Politici ladri e incapaci ma questo governo è inadeguato

 

di Filippo Ghira

 

I giovani imprenditori di Confindustria, tanto per dimostrare di esistere, sono andati all’attacco della classe politica considerata ladra, ignorante ed incapace e del governo in carico accusato di avere trasformato la pressione fiscale in una confisca mentre i cittadini vengono trattati come cavie. Diceva Benedetto Croce, che il problema dei giovani è quello di diventare adulti.
Così, avendo imparato a gestire l’azienda di famiglia, i giovani virgulti di Viale dell’Astronomia vogliono ora  dimostrare di saper camminare da soli e di scrollarsi dalle spalle un sistema politico accusato di aver creato una burocrazia oppressivo capace soltanto di porre lacci e lacciuoli a chi voglia intraprendere una qualsiasi attività economica.
In ogni caso, attaccare l’attuale classe politica composta per lo più di cialtroni e di mezze calzette ignoranti, come ha fatto il presidente dei giovani imprenditori, Jacopo Morelli, è un po’ come sparare sulla Croce Rossa.
La necessità di un ricambio della classe politica richiesto dai giovani confindustriali, riuniti ovviamente a Capri, finirà inevitabilmente per cozzare con l’impossibilità di trovare personale adeguato. La campagna di Mani Pulite spazzò infatti via due partiti come DC e PSI che, nonostante le ruberie effettuate, avevano fornito ai governi della Prima Repubblica, un personale politico di prim’ordine e soprattutto in grado di guidare il nostro Paese nel mondo, curarne gli interessi e difenderne la sovranità nazionale. Finita quell’epoca sul palcoscenico della politica della cosiddetta Seconda Repubblica c’è stata l’irruzione delle terze linee, che al massimo avrebbero potuto fare i portaborse. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una nuova classe politica che non soltanto pensa unicamente ad arricchirsi ma che non conosce e non vuole conoscere niente non solo del mondo ma della stessa Europa. Politici che provengono da nuovi partiti i cui dirigenti e militanti si sono convertiti al liberismo puro e duro e che più di fare generiche dichiarazioni a favore del cosiddetto Libero Mercato non sono in grado di fare. Politici ai quali pare più che normale che le grandi banche anglo-americane possano speculare contro i nostri titoli di Stato, senza minimamente pensare che dietro vi possa essere qualche strategia anti-italiana che punta a togliere allo Stato il controllo di imprese pubbliche come Eni, Enel e Finmeccanica.
Questa totale inadeguatezza della politica italiana si è accentuata nel ventennio berlusconiano con il centrodestra preoccupato più che altro di tutelare il proprio capo e il centrosinistra impegnato soprattutto a scalzarlo, cercando realizzare un gioco di sponda con le vicende giudiziarie del Cavaliere. Il risultato è stato un generale crollo del livello della classe politica italiota, sia come cultura che come preparazione. Il fatto che a sostituire Berlusconi sia stato imposto un uomo vicino agli ambienti dell’Alta Finanza anglo-americana come Mario Monti, la dice lungo su un Paese che ha smarrito da tempo il senso del suo ruolo nell’area mediterranea e come ponte verso i Paesi del Nord Africa e del Vicino Oriente.
In tale ambito, anche i giovani di Confindustria sembrano condizionati da questa mancanza di una idea su una strategia internazionale necessaria al nostro Paese per sopravvivere. Sembra infatti che la loro visione delle cose si fermi sull’uscio della loro impresa. E non sembrano in grado di andare oltre alla richiesta di una maggiore efficienza e snellezza della macchina amministrativa dello Stato e a quella di un ricambio della classe politica. Per i giovani confindustriali i politici devono dimostrare di essere più che altro dei buoni amministratori. Non conta insomma che abbiano una visione di cosa debba far l’Italia in Europa e nel mondo che non sia semplicemente quello di fare tutto quanto è richiesto dai tecnocrati della Commissione europea.
Morelli ha lamentato soprattutto la pressione fiscale che quest’anno toccherà il 45% del Pil e che grava sulle imprese per il 68% tanto che la base industriale si è ridotta del 20%. Si perdono duemila occupati al giorno. C’è poca crescita oggi e molto rigore. Soprattutto è grave che chiudano le imprese dei giovani perché in tal modo il Paese brucia il futuro, le speranze, il dinamismo. E’ necessario allora creare nuove occasioni di lavoro, dare ossigeno alle imprese. A coloro che si candidano a  governare l’Italia, Morelli ha chiesto cosa vogliono fare per i giovani che non hanno lavoro e non riescono a rendersi indipendenti. Lo stesso messaggio di saluto di Monti non è stato accolto molto bene proprio perché il governo è stato accusato di avere trasformato cittadini ed imprese in sudditi da torchiare.
L’Italia, ha accusato Morelli, non puntando sul cambiamento, sta bruciando il futuro, le speranze ed il dinamismo. A sua volta l’Europa è sotto pressione. Ma senza azioni su investimenti, produttività e competitività, la sola lotta al deficit porterà alla desertificazione industriale e alla fine dell’euro. Certo, ha aggiunto, il rigore è essenziale per il nostro credito internazionale, ma l’Italia ha già superato i controlli, aggiunge. Basta allora con il rigore perché non si possono chiedere altri sacrifici a chi ha stretto i denti oltre il limite. E sopratutto quando lo stesso non è stato fatto da chi vive di politica.

 

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