La magistratura all’attacco dell’industria nazionale?

La settimana s’è aperta con la condanna a sei anni per gli esponenti della Commissione Grandi Rischi e della Protezione Civile, giudicati colpevoli di non aver “alleartato” e peggio ancora d’aver “minimizzato” sui rischi d’un terremoto a L’Aquila. Si sono così dimessi il fisico Luciano Maiani, il presidente emerito Giuseppe Zamberletti ed il vicepresidente Mauro Rosi. Maiani, riporta l’Ansa, ha deciso di dimettersi per “l’impossibilità di lavorare serenamente e offrire pareri di alta consulenza scientifica allo Stato in condizioni così complesse”. Hanno lasciato anche altri membri della Grandi Rischi come come Roberto Vinci del CNR ed il direttore dell’ufficio rischio sismico della Protezione Civile Mauro Dolce. L’appello ci sarà tra un anno, e nel frattempo la Protezione Civile paventa il rischio che la sentenza paralizzi l’attività della pubblica amministrazione. Essa è interpretata come un’intimidazione agli uomini di scienza da parte di tutto il mondo scientifico internazionale.
Secondo il ricercatore Michael Halpern, della ONG americana Union of Concerned Scientists, la sentenza “è avvenuta nel paese natale di Galileo. Certe cose non cambiano mai”, ed aggiunge: “il presidente Napolitano dovrebbe intervenire”. Per Shinichi Sakai, professore associato dell’Earthquake Research Institute di Tokyo, “Se fossi stato io lì avrei detto le stesse cose perché non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica”. Secondo Koshun Yamaoka, ordinario di sismologia all’Università di Nagoya, la sentenza sarebbe addirittura “rigida, da choc” e se fosse applicata in Giappone impedirebbe di “accettare qualsiasi incarico in commissioni di esperti vista la possibilità di condanna”. Anche la Fondazione Eucentre, specializzata nella ricerca sui terremoti, ha lasciato in bianco il suo sito internet in segno di solidarietà col suo presidente, Gian Michele Calvi, tra i membri della Grandi Rischi condannati.
Una seconda indagine riguarda direttamente Finmeccanica, per le forniture militari a Panama e Brasile. Stavolta l’inchiesta parte dalla procura di Napoli e coinvolge, oltre all’ex ministro Claudio Scajola, gli imprenditori Graziano e Nicolucci ed il dirigente di Finmeccanica Paolo Pozzessere, attualmente senior advisor della società per i rapporti con la Russia. Che ci sia del malaffare in Finmeccanica (e non solo) non sarebbe certamente una novità, ed è un bene che i dirigenti ed i politici disonesti siano fermati e sostituiti da altri onesti. Ma sorprende che, come al solito, a venire colpiti e messi sotto la lente d’ingrandimento siano proprio i rapporti coi Paesi emergenti, in primo luogo Brasile e Russia, che a livello internazionale hanno anche la colpa di sottrarsi alle logiche imperialistiche atlantiche.
Non è certo una novità che i rapporti con questi paesi, intrattenuti in primo luogo proprio attraverso collaborazioni e forniture in materia energetica, tecnologica e militare, stessero lentamente sottraendo l’Italia dal suo tradizionale allineamento “senza se e senza ma” all’alleato-padrone d’oltre Oceano. Si pensi per esempio al ruolo dell’ENI nei confronti di Libia, Russia e Kazakistan. Guardacaso anche l’ENI, mesi fa, è stata colpita da un’inchiesta sulla corruzione con relativo corollario d’avvisi di garanzia. Guardacaso proprio mentre si cominciava a parlare d’una privatizzazione di questi enti da parte del governo Monti che poi, rendendosi conto della loro strategicità ed indispensabilità per il paese, ha preferito prendere tempo e rimandare. Ed ecco arrivare allora anche la pallottola al dirigente d’Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, di cui già ci siamo occupati nel maggio scorso.
Ci sono veramente troppe strane coincidenze in questa vicenda che un giorno ci piacerebbe vedere chiarite. Si spera solo che quel giorno giunga presto.

Fonte

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One Response to La magistratura all’attacco dell’industria nazionale?

  1. Da geologo quale sono, anche se la mia specializzazione non è in sismologia, posso affermare che scientificamente non è possibile prevedere quando potrebbe scattare un terremoto. La raccolta dei dati storici ha consentito di tracciare la mappa sismica d’Italia, ma questa consente di valutare la probabilità di un sisma ma non la sua magnitudo. Anche quelli che possono essere citati come “segni premonitori” sono assolutamente poco indicativi (ben lo sa la Protezione Civile quando venne messa in allarme un’area dell’Appennino Ligure-Piemontese per nulla rischiando l’imputazione di “procurato allarme”). Condannare dei tecnici per non aver previsto un evento imprevedibile o per aver invitato la popolazione alla calma è un assurdo assoluto,contrario ad ogni logica scientifica ma mosso solo da una spinta emotiva e dal desiderio di trovare un capro espiatorio (se c’è stato il terremoto e ci sono stati morti e distruzioni non è perchè io ho costruito la mia città e vivo in un’area sismica ma è perchè non mi hanno avvertito che arrivava il terremoto). Questa sentenza è una vergogna nazionale ed una offesa alla scienza ed a quanti operano coscienziosamente per il bene della popolazione. Inoltre questa sentenza butta ulteriori ombre sulla nostra magistratura già ridicolizzata dalle inchieste di PM d’assalto poi finite in gigantesche bolle di sapone però costate molti soldi pubblici.

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