Elezioni americane: sempre la solita pagliacciata

di Enrico Galoppini

 

I sudditi italiani e, immagino, tutti gli altri europei più o meno “americanizzandi” (cioè sulla via dell’americanizzazione totale), si stanno sorbendo la minestra riscaldata della “sfida” tra Obama e Romney, propinata da “corrispondenti” infoiati oltre il limite del ridicolo e della decenza ad un pubblico di babbei che, in questo modo, viene illuso di assistere al massimo esercizio di quel feticcio dei moderni chiamato “democrazia”.

 

La scena più pietosa è sicuramente quella dei “faccia a faccia” tra i due candidati-fotocopia, enfatizzati come “sfide all’O.K. Corral” da cui dovrebbe uscire chissà quale miracolo. Con una morbosa e stucchevole tendenza a cogliere il particolare, ci si affanna ad evidenziare la “gaffe”, la “frase infelice”, la “battuta”, la “stoccata”, il “fendente”. E, in un delirio da feticisti, il colore della cravatta, il capello bianco, il polsino fuori posto ecc. E tralasciamo la scena della “moglie in lacrime”, che è quanto di più falso possa essere imbastito, tanto si tratta di personaggi senza scrupoli, anche tra le mura domestiche.

 

Insomma, è evidente che a fronte di questo autentico spettacolo (senza virgolette), con un pubblico in sala che non si sa quanto è pagato per non mettersi ad urlare dalla disperazione (o addirittura mettersi a sparare, visto che in America non è difficile procurarsi un’arma), chi conserva ancora un barlume del significato di che cos’è la politica non può che provare un inesprimibile disgusto.

 

Eppure, sembra che, come per un sortilegio, in “democrazia” (qui il virgolettato esprime l’idea che vi sia una incoerenza di fondo nei suoi stessi fautori: la realizzazione pratica non corrisponde a nulla di quanto viene predicato) tutto diventi posticcio, senza sapore e inautentico.

 

Ci provano anche qua, da qualche anno, ad imporre questo baraccone tutto apparenza, al quale si arriva dopo la trafila estenuante e completamente inutile, nonché ininfluente sui concreti destini della nostra patria, delle cosiddette “primarie”, la passerella degli illustri sconosciuti e delle nullità umane, col contorno di giornalisti e “questuanti” a conferire importanza all’evento. “Primarie” che non appassionano nessuno, tranne i finti tonti che accorrono alla greppia di questi partiti per assicurarsi qualche tornaconto, così come si va da un capo-camorra a chiedere un favore, una raccomandazione, un posto di lavoro eccetera.

 

Le persone serie dovrebbero stare alla larga da questi insulti alla dignità umana.

 

Ed è quello che effettivamente sono riusciti a provocare, poiché la percentuale dell’astensionismo è in costante aumento ovunque vi sia la “democrazia”.

 

Da una parte si sarebbe indotti ad esultare, perché il primo passo per togliersi dai piedi un sistema marcio fradicio è quello di non legittimarlo in alcun modo. Ma questi farabutti, esperti nell’arte della recitazione (la “democrazia” è tutta una recita), hanno blindato il loro giocattolo con una serie di accorgimenti, anche di tipo “legale” (qui il virgolettato forse nemmeno basta, tanto l’idea di “legalità” è svuotata di senso).

 

E non mi riferisco certo ai palloncini, ai festoni, al pubblico in visibilio che ricorda più quello del carnevale di Viareggio piuttosto che uomini consapevoli dell’importanza dell’arte della polis, ma tutti quegli schifosi marchingegni e sotterfugi che vanno dalla “legge elettorale” (che addirittura loro chiamano “porcellum”!) agli “election day” (ci mancava pure questa…), dall’impossibilità de facto per un movimento alternativo a tutti gli altri di accedere al pubblico dei “media”, all’extrema ratio costituita da leggi ad hoc che vietano espressamente, pena la galera, di affrontare politicamente determinati argomenti: ovvero tutti quelli che hanno un interesse davvero generale.

 

Di che cosa trattano infatti i “duellanti” in queste “tenzoni dialettiche”? Di tutto e di più, ma mai di argomenti pesanti, quali la proprietà e l’emissione della moneta, la vera “qualità della vita”, il vivere insieme all’insegna della concordia, la presenza – nelle colonie del “faro della democrazia” – di una rete tentacolare e soffocante di basi militari straniere eccetera eccetera… Cincischiano con questioni di una futilità disarmante o, se s’addentrano in qualche tema di maggior consistenza lo trattano intenzionalmente in maniera fuorviante, settoriale, limitata e comunque atta a non far capire al “popolo bue” che uno di questi due bei signori impomatati e stirati di tutto punto sarà né più né meno quello che lo manderà alla prossima tornata dell’ordinario macello fatto di  moneta-debito, vita da schifo, discordia permanente e sottomissione ad ogni tipo di “lobby”… Con la ciliegina sulla torta, da parte degli “emuli europoidi” di cotanta mistificazione, dell’assoluta omertà per quanto riguarda la condizione servile, di schiavi felici di esserlo, imposta alle nostre nazioni da settant’anni a questa parte.

 

Cosicché, di fronte a questa come ad altre situazioni-limite che pongono alla coscienza – ad una coscienza non ancora compromessa – seri interrogativi, gli uomini sono chiamati a disporsi o di qua o di là.

 

Chi ancora crede a questa barzelletta non ha dunque che l’imbarazzo della scelta su come interessarsene, poiché, praticamente, sulle centinaia di canali e le decine di giornali-pappagallo non si parla d’altro, mentre chi la considera insultante e ripugnante non sa che pesci prendere, perché se l’astensionismo è uno degli esiti voluti da Lorsignori (in America la maggior parte della gente non va a votare, poiché si sente comunque non rappresentata, e non perché ha un’aprioristica fiducia nella “rappresentanza per delega”), ritrovarsi sul desco zuppa o pan bagnato, per giunta stantio, è pur sempre una brodaglia immangiabile ed inaccettabile per chi, piuttosto, auspica di potersi abbeverare finalmente alle sorgenti della libertà, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione e della sovranità politica, economica, culturale e militare per il nostro così come per tutti i popoli-nazione del mondo.

 

Liberi di poter scegliere, o meglio riconoscere, chi è più degno di reggere le sorti della comunità, e liberi perciò da tutte queste pagliacciate il cui risultato, coerentemente, non può che essere l’imposizione di una classe politica di buffoni e teatranti il cui degno proscenio è il circo o qualche cabaret d’infima categoria.

 

 

P.S.: naturalmente, i pagliacci veri, quelli che fanno ridere i bambini, riscuotono la mia stima incondizionata!

 

Fonte

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