Sigonella, un anniversario taciuto

 

 

Non è un caso che quest’anno l’anniversario del “braccio di ferro” di Sigonella tra l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi ed il presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan stia passando così sotto silenzio. Raramente come di questi tempi, infatti, il nostro Paese s’era ritrovato in una simile condizione di vassallaggio e sottomissione agli interessi atlantici, ovvero, senza troppi giri di parole, nordamericani. Il confronto tra Craxi e Monti, per non parlare del ministro Giulio Terzi, risulterebbe allo stesso tempo penoso e fastidioso.
Ma cosa successe esattamente in quell’intensa settimana di ventisette fa?
Il 7 ottobre 1985, di lunedì, un commando palestinese sequestra la nave da crociera Achille Lauro con a bordo 545 passeggeri mentre si trova in acque egiziane e la dirotta verso la Siria. Il giorno successivo la nave è in vista della Siria, che tuttavia non consente all’approdo. I dirottatori uccidono il cittadino americano d’origine ebraica Leon Klinghoffer. La notizia giunge immediatamente in patria. Scattano a quel punto complesse trattative tra il commando e l’OLP, che ottiene di far rientrare l’Achille Lauro a Port Said, in Egitto, dove gli ostaggi vengono liberati.
Siamo ormai giunti al 10 ottobre ed il governo statunitense reclama l’estradizione del commando palestinese alle autorità egiziane. Interviene Bettino Craxi, da sempre vicino alla causa palestinese, che avvia trattative con l’OLP affinchè i quattro dirottatori siano giudicati in Italia. Diritto della navigazione e diritto internazionale alla mano, infatti, una nave è territorio della bandiera che batte e per tale ragione l’assassinio di Leon Klinghoffer deve considerarsi avvenuto in Italia.
Nel frattempo, però, Hosni Mubarak ha già preso la decisione di spedire il commando in Tunisia, che negli ultimi anni di Bourguiba è divenuta quartier generale dell’OLP. I quattro dirottatori, due intermediari palestinesi nominati da Arafat, Abu Habbas ed Hani el-Hassan, un ambasciatore egiziano ed alcuni uomini del servizio di sicurezza del Cairo vengono così imbarcati su un aereo di linea appositamente requisito dal governo al quale, tuttavia, Tunisi nega il permesso d’atterrare.
A quel punto l’aereo viene intercettato nel Canale di Sicilia da caccia statunitensi F14. Washington chiede al governo italiano di poterlo far atterrare presso la base NATO di Sigonella, in provincia di Siracusa. Craxi concede l’autorizzazione. E’ ormai la mezzanotte di giovedì 10 ottobre.
A mezzanotte e quindici minuti l’aereo atterra nella base di Sigonella. Ad attenderlo sulla pista, con l’ordine di circondarlo, ci sono i soldati italiani: per la precisione 20 Carabinieri e 30 uomini della Vigilanza Aeronautica Militare (VAM). Sei minuti dopo atterrano due C141 statunitensi. Armi in pugno, scendono 50 militari della Delta Force guidati dal Generale Steiner. Si dirigono verso il Boeing egiziano, ormai fermo sulla pista, e lo circondano a loro volta. Hanno ricevuto l’ordine di farsi consegnare l’aereo egiziano e Abu Abbas, identificato come il vero comandante del commando palestinese.
A mezzanotte e quarantacinque minuti Bettino Craxi ordina all’ammiraglio Fulvio Martini, allora capo del SISMI, d’assumere le operazioni militari per il rispetto della sovranità nazionale italiana. Craxi rivendica le proprie ragioni: per il diritto internazionale l’omicidio è come se fosse avvenuto in territorio italiano ed inoltre non esistono ancora prove che sia Abu Abbas il vero colpevole. Mezz’ora più tardi giungono così a Sigonella dalle vicine caserme di Catania e Siracusa nuovi rinforzi militari italiani che circondano a loro volta gli uomini della Delta Force. Italiani ed americani si trovano disposti in tre cerchi concentrici, con un’autocisterna, una gru e mezzi anti-incendio chiusi a chiave e piantonati dinanzi ai velivoli onde impedir loro di muoversi dalla base ed ivi disposti su ordine della torre di controllo da parte del Capitano Marzo. Seguono a quel punto minuti d’altissima tensione, nei quali si sfiora lo scontro tra italiani e statunitensi.
Steiner, collegato con gli Stati Uniti in tempo reale grazie ad apparecchiature satellitari, avverte il colonnello Ercolano Annicchiarico d’essere in contatto con lo Studio Ovale: “Il Governo Italiano ha promesso di consegnarci i palestinesi; non capisco la resistenza di voi militari”. L’ammiraglio Martini chiama a Roma e fa quindi rispondere a Steiner: “Abbiamo istruzioni di lasciarli lì”. Le autorità italiane, infatti, restavano convinte che in assenza di richiesta d’estradizione non sia consentito a nessuno di sottrarre alla giustizia italiana persone sospettate d’aver preso parte ad un atto criminale avvenuto in territorio italiano.
Da Washington giungono immediatamente al governo italiano intimazioni rivolte per via diplomatico – militare, nelle quali la questione viene semplicemente presentata come un’operazione di polizia internazionale in cui poco importano le diverse priorità imposte dall’ordinamento giuridico italiano. Non avendo ottenuto risposta positiva, il presidente statunitense Reagan, infuriato per il comportamento italiano, telefona nel cuore della notte a Craxi per chiedegli la consegna dei dirottatori. Craxi non si smuove dalle sue posizioni: i reati sono stati commessi in territorio italiano e quindi sarà l’Italia a decidere sull’estradizione.
Alle 5.30, quando su ordine di Craxi il generale dei Carabinieri Bisogniero fa intervenire a Sigonella i blindati dell’Arma dei Carabinieri ed altri rinforzi, il reparto d’attacco americano ricevette l’ordine di rientrare. A quel punto la polizia italiana arresta i quattro dirottatori.
Nella tarda mattinata l’ammiraglio Martini arriva a Sigonella per avviare una trattativa con gli egiziani rimasti a bordo dell’aereo. Si decide di trasferire l’aereo a Ciampino e di scortarlo con aerei da caccia dell’aviazione italiana. E qui avviene la penultima sorpresa: alle 21.30 un caccia americano F14 tenta d’interferire con l’aeroconvoglio italiano allo scopo di dirottare il Boeing egiziano, ma senza riuscirvi. L’ultima sorpresa è alle 23.00 quando, atterrato il Boeing a Ciampino, un secondo aereo militare americano dichiara l’emergenza e chiede l’autorizzazione all’atterraggio immediato, ottenendola. Una volta atterrato, si dispone di traverso sulla pista con l’evidente intenzione d’impedire all’aereo egiziano ogni ulteriore manovra. L’ammiraglio Martini comunica al pilota americano d’avere solo cinque minuti di tempo per liberare la pista, perchè dopo ordinerà di buttarlo fuori con le ruspe. Al terzo minuto il caccia F14 riparte, sconfitto.
Finisce così il braccio di ferro di Sigonella.

12 Ottobre…

di Eduardo Galeano

Cristoforo Colombo ha scoperto l’America nel 1492? O prima di lui la scoprirono i vichinghi? E prima dei vichinghi? Quelli che lì vivevano, non esistevano?
La storia ufficiale racconta che Vasco Nuñez di Balboa fu il primo uomo che vide, da una cima di Panama, i due oceani. E coloro che lì vivevano? Erano ciechi?
Chi mise i primi nomi al mais, alla patata e al pomodoro e al cioccolato e alle montagne e ai fiumi dell’America? Hernàn Cortés, Francisco Pizarro? Coloro che lì vivevano, erano muti?
Ci hanno detto, e continuano a dirci, che i pellegrini della Mayflower popolarono l’America. L’America era vuota? Siccome Colombo non capiva ciò che dicevano, credete che non sapessero parlare?
Siccome andavano in giro nudi, erano mansueti e davano tutto in cambio di niente, credete che fossero persone senza intelletto?
E siccome era sicuro di essere entrato in Oriente dalla porta posteriore, credete che fossero indiani?
Durante il suo secondo viaggio, l’Ammiraglio dettò una legge stabilendo che Cuba faceva parte dell’Asia.
Il documento del 14 luglio 1494 riconosceva che era così e chi avesse sostenuto il contrario sarebbe stato colpito cento volte, avrebbe pagato una pena di dieci mila maravedi e avrebbero avuto la lingua tagliata.
Il notaio Hernan Perez de Luna diede fede. E al piè firmarono i marinai che sapevano firmare.
I conquistatori esigevano che l’America fosse ciò che non era. Non vedevano ciò che vedevano, ma ciò che volevano: la fonte della giovinezza, la città dell’oro, il regno degli smeraldi, il paese della cannella. E ritrassero gli americani come avevano immaginato fossero i pagani d’Oriente.
Cristoforo Colombo vide nelle coste di Cuba sirene con volti d’uomo e piume di gallo, e seppe che non lontano da lì gli uomini e le donne avevano code.
Nella Guayana, secondo sir Walter Raleigh, c’era gente con gli occhi nelle spalle e la bocca nel petto.
In Venezuela, secondo un frate ,Pedro Simon, c’erano indios con orecchie così grandi che le trascinavano per terra.
Nel Rio delle Amazzoni, secondo Cristobal de Acuña, i nativi avevano i piedi al contrario, con i talloni davanti e le dita dietro, e secondo Pedro Martin di Angleria, le donne si mutilavano un seno per sparare meglio le loro frecce.
Angleria, che scrisse la prima storia d’America non essendoci mai stato, affermando che nel Nuovo Mondo c’erano persone con la coda, come aveva raccontato Colombo, e le code erano così lunghe da impedire loro di sedere se non su sedie bucate.
Il Codice Nero vietava la tortura degli schiavi nelle colonie francesi. Ma i padroni picchiavano i neri e quando fuggivano li tagliavano i tendini.Erano commoventi le leggi d’India, che proteggevano gli indios nelle colonie spagnole. Ma più commoventi erano la gogna e la forca collocate al centro di ogni Piazza Maggiore.

Molto convincente risultava la lettura del Requerimento, che alla vigilia dell’assalto a ogni villaggio spiegava agli indios che Dio era venuto al mondo,che aveva lasciato al posto suo San Pietro,che San Pietro aveva come successore il Santo Padre,che il Santo Padre aveva concesso alla Regina di Castiglia tutte quelle terre e che per quel motivo dovevano andarsene da lì o pagare un tributo in oro e che in caso di negazione o ritardo sarebbero stati trasformati in schiavi,donne e bambini compresi.
Ma questo Requerimento di obbedienza si leggeva sul monte, in piena notte, in lingua castigliana e senza interprete, in presenza del notaio e di nessun indio, perché gli indios dormivano, a qualche km di distanza e non avevano la più pallida idea di quel che stava per succedere.
Fino a non poco tempo fa il 12 Ottobre era il Giorno della Razza. Ma esiste una simile cosa? Cos’è la razza oltre ad una bugia utile per sfruttare e sterminare il prossimo?
Nell’anno 1942, quando gli Stati Uniti entrarono nella guerra mondiale, la Croce Rossa decise che il sangue “nero”non sarebbe stato ammesso nelle sue banche del plasma. Così da evitare che la mescolanza delle razze, vietata sessualmente, si concretizzasse attraverso iniezione.
Qualcuno ha mai visto il sangue “nero”?
Successivamente, il Giorno della Razza è diventato il Giorno dell’Incontro.
Sono incontri le invasioni coloniali? Quelle di ieri, e quelle di oggi, sono incontri? Non sarebbe corretto definirle, piuttosto, violazioni?
Forse l’episodio maggiormente rivelatore della storia d’America avvenne nel 1563 in Cile. Il fortino di Arauco era occupato dagli indios, senza acqua ne cibo, ma il capitano Lorenzo Bernal si negò alla resa. Dallo steccato urlò:
“Noi saremo sempre di più!
-Con quali donne, chiese il capo indio.
-Con le vostre. Noi faremo figli che saranno i vostri padroni.

Gli invasori chiamarono cannibali i nativi americani, ma più cannibale fu Cerro Rico de Potosì, le cui bocche mangiavano carne d’indios per alimentare lo sviluppo capitalista d’Europa.
E furono chiamati idolatri, perché credevano nella sacralità della natura e che siamo fratelli di tutti coloro che hanno gambe, zampe, ali o radici.
E li chiamarono selvaggi. In questo, almeno, non si sbagliarono. Erano così grezzi gli indios che ignoravano di dover esigere visti, certificati di buona condotta e permessi di lavoro a Colombo, Cabral, Cortés, Alvardao, Pizarro e ai pellegrini di Mayflower.

 

Traduzione: FreeYourMind!

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