Dignità e lavoro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Di Marco Cedolin

 Sul fatto che il lavoro possa rappresentare la dignità, così come si evince da uno striscione “lavoro é dignità” srotolato da un manipolo di operai dell’Ilva di Taranto, impegnati ad occupare a turno l’altoforno in odore di chiusura, continuiamo ad avere molti dubbi.

Il lavoro  molto spesso non é altro che un sacrificio necessario per vivere o sopravvivere e nel migliore dei casi può rivestire un ruolo importante nell’ambito della realizzazione personale, ma non rende liberi, nè tanto meno dignitosi. La dignità é un qualcosa che alligna nel nostro animo e traspare dalle azioni che compiamo tutti i giorni, a prescindere dal fatto che noi si lavori o si sia disoccupati. L’unico fattore che accomuna i due termini é l’evidenza del fatto che nell’Italia di oggi tanto il lavoro quanto la dignità latitano drammaticamente, senza che nessun segnale possa indurci a sperare che in tempi brevi il deficit venga colmato… In quella guerra fra poveri nella quale si é ormai trasformato il moribondo mondo del lavoro italiano esistono una marea di lavoratori che stanno per essere trascinati nell’inferno della precarietà e della disoccupazione dalle scelte di un sistema di potere che loro stessi, ostentando ben poca dignità ed ancor meno lungimiranza, hanno nel tempo avallato, per comodità, per “timidezza” e per paura di perdere quelli che consideravano privilegi acquisiti.

Non era certo impossibile comprendere il punto di arrivo della politica iper liberista applicata dai mentori della globalizzazione negli ultimi decenni, con il consenso di larga parte della popolazione. Con tutto il suo carico di delocalizzazioni, dumping sociale, scempi ambientali e ricatti occupazionali. Per realizzare quale sarebbe stato il punto di arrivo di tutte le scelte scellerate (compiute scientemente con uno scopo preciso) che ci hanno portati allo stato in cui siamo oggi, sarebbe bastato applicarsi un poco e dedicare qualche ora ad informarsi, magari rubandola alla full immersion nel calcio di sky, nelle sitcom a lustrini, nei paradisi dello shoppimg o nelle immancabili corse ai weekend fuori porta. Per contrastare attivamente l’incedere del treno costruito per trasportarci verso l’abisso sarebbe forse stato sufficiente recuperare un poco di dignità e molto coraggio, puntare i piedi e dire no a tutte quelle scelte velenose che la politica ed i media presentavano come imprescindibili, quasi fosse stato lo spirito santo ad imporle. Mi dispiace, ma pur con l’ausilio di svariati quintali di buona volontà, non riesco a vedere alcun barlume di dignità allignare fra gli operai della Fiat che hanno accettato di buon grado ogni passo del gambero sia stato loro imposto dalla proprietà e dai sindacati collusi con la stessa. Non vedo dignità fra gli operai dell’Ilva che mai si sono preoccupati del fatto che il lavoro con il quale mantenevano le proprie famiglie riempisse le corsie dei reparti di oncologia di malati condannati ad una morte atroce, ma oggi ritengono di ostentarne una qualche forma, salendo su un altoforno per difendere il posto di lavoro e fare gli interessi della proprietà che da decenni costruisce profitti miliardari sulla pelle della popolazione. Così come non vedo alcuna dignità fra gli operai della CMC che a Vicenza hanno costruito una base di guerra e in Val di Susa stanno sbancando la montagna contro il volere dei cittadini ai quali regaleranno tanti nuovi tumori e sotto la protezione della polizia.

Il lavoro, a maggior ragione quando si tratta di un lavoro “sporco” non é dignità. La dignità é saper dire di no, quando si rivela necessario, anche se per aver puntato i piedi occorrerà pagare dazio, mettersi in discussione e rendere più duro il presente dei nostri figli, consapevoli del fatto che si tratta di un sacrificio necessario perchè loro e gli altri abbiano un futuro.

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5 Responses to Dignità e lavoro

  1. liliana says:

    è così incredibilmente rassicurante leggere questo tipo di post su migliaia di blog…peccato che coloro che li redigono ce l’abbiano un lavoro. Allucinante.
    Liliana

    • vanesalia says:

      Probabile, non so se Cedolin abbia un lavoro ne quale lavoro sia ne se è sceso a compromessi con se stesso e con la sua salute per averlo. Sicuramente io mi sento di sottoscrivere parola per parola quanto espresso nell’articolo. Se per te avere dignità significa avere un lavoro che ti riduce a zero…è una scelta tua, rispettabile quanto lo è non accettare ricatti ne sfruttamenti.
      Se si è dignitosi perchè si ha un lavoro comprensibile, quindi, che la propria vita non valga nulla nel momento in cui si resta disoccupati al punto tale di uccidersi perchè non si sono trovati altri modi di concepire cosa significa dignità ne si è dato valore alla propria esistenza se questa non passa attraverso lo sfruttamento continuo che il più potente esercita.

  2. liliana says:

    Debbo ancora capire cosa ci sia di dignitoso nel non avere un centesimo. Che poi si possa discutere tra lavori appaganti e disumani non lo metto in dubbio, solamente a mio modesto avviso è fuorviante.
    Liliana.

  3. liliana says:

    Perchè qui, si noti bene, non si tratta di persone che hanno fatto una scelta.
    Liliana.

    • vanesalia says:

      Mi dispiace ma la scelta c’è e questa implica la responsabilità doppia che tale scelta comporta: si accetta non solo di essere schiavi ma anche che i “signori” continuino ad esercitare il loro potere. Troppo facile accomodarsi ad uno sfruttamento secolare e poi dire che NOI non abbiamo scelto ne abbiamo responsabilità alcuna.

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