Il paziente è morto ma l’operazione è perfettamente riuscita

 

E’ notizia di questi giorni che il governo Monti ha dovuto rivedere al ribasso le stime sull’economia italiana rispetto ai dati previsti nel Documento di Economia e Finanza dello scorso aprile: quest’anno la contrazione del PIL dovrebbe essere del 2,4%, ma si ritiene che il prossimo anno vi sarà una “crescita negativa” solo dello 0,3% e una leggera crescita è prevista nel periodo 2014-2015. Per quanto riguarda invece il debito pubblico nel comunicato del governo si legge: «Considerata la ripresa dell’attività economica e il programma di dismissione del patrimonio dello Stato, sia degli immobili che delle partecipazioni pubbliche, è prevista una riduzione del debito pubblico dai 123,3 punti percentuali dell’anno in corso, a 122,3% nel 2013, 119,3% nel 2014 e 116,1% nel 2015, al netto dei sostegni erogati o in corso di erogazione ai paesi dell’area dell’euro»(1).
Si potrebbe affermare, riferendosi ai disastrosi anni Novanta, déjà vu o déjà vécu. Adesso però il sistema produttivo italiano, già gravemente indebolito dalle misure di politica economica prese appunto negli anni Novanta, deve pure subire le conseguenze di una crisi mondiale causata dal comportamento criminale della finanza angloamericana, che svolge il ruolo di punta di diamante del capitalismo occidentale e, in particolare, della potenza capitalistica predominante. Per questo motivo, quand’anche le previsioni di Monti dovessero rivelarsi corrette, la riduzione di qualche punto del debito pubblico non solo consentirà ancora ai “mercati” di fare il bello e cattivo tempo, ma vi è il rischio che venga “pagata” con la distruzione della base produttiva dell’Italia e con la trasformazione del nostro Paese in una riserva di manodopera qualificata a basso costo.
Gli indici macroeconomici e sociali non lasciano molti dubbi al riguardo: una spirale recessiva che si accompagna ad una disoccupazione giovanile alle stelle (32,2% al Nord e 49,2% al Sud, il che significa che più di un disoccupato su due ha meno di 35 anni)(2), un aumento costante della povertà e del lavoro precario e/o sottopagato, una riduzione fortissima del potere d’acquisto e dei consumi (secondo la Confcommercio si tratta della peggiore variazione negativa dal 1946, con un calo superiore al 3%)(3), la perdita di fiducia da parte delle famiglie e delle imprese, la maglia nera per la produttività, la fuga dei “cervelli” all’estero e la chiusura di quasi mille aziende della PMI ogni giorno che passa. Inoltre, si deve aggiungere una pressione fiscale effettiva del 55%, nettamente superiore a quella che si registra nei Paesi scandinavi – in questa classifica l’Italia precede la Danimarca (48,6%), la Francia (48,2%) e la Svezia (48%)(4) – e dei servizi pubblici sempre più simili a quelli di uno Stato del Terzo Mondo. E mentre la scuola sopravvive in alcuni casi più per i contributi delle famiglie che non per i fondi stanziati dal MIUR, e crolla non solo in senso metaforico, essendo a rischio un edificio scolastico su cinque(5), i Soloni del Circo Mediatico non sanno far altro che tessere le lodi delle cosiddette “tre I” (impresa, inglese, informatica), di berlusconiana memoria, quasi a rendere manifesta tutta l’insipienza di una classe dirigente, talmente dipendente dai potentati stranieri da non impegnarsi nemmeno a implementare un piano di sviluppo nazionale, che sia al contempo organico e strategico.
Ed è proprio l’assoluta mancanza di iniziativa strategica da parte del governo Monti che pare condannare il nostro Paese ad un declino irreversibile, non solo sotto il profilo economico, ma soprattutto sotto quello politico e culturale. Infatti, questo governo, per favorire la ripresa della economia italiana, punta esclusivamente sulla pressione fiscale (come se, indipendentemente dalla più che giusta condanna dei “veri” evasori, il nostro sistema fiscale non fosse iniquo ed aberrante), sui tagli al settore pubblico e sulla ulteriore liberalizzazione del mercato del lavoro (un settore già caratterizzato, tra l’altro, da fattori che penalizzano non poco chi lavora o chi è senza lavoro, come la mancanza del salario minimo e del reddito minimo garantito). Peraltro, ben difficilmente si potrebbe mutare rotta dovendo pagare circa 80 miliardi di euro di interessi sul debito pubblico, una cifra che, grosso modo, è pari al debito che lo Stato ha nei confronti delle Pmi, le quali sono spesso costrette, per cercare di rimanere sul mercato e pagare i propri dipendenti, ad indebitarsi con Equitalia, che non esita a “strozzare” i piccoli e medi imprenditori, forte di un qualunquismo ed un moralismo “peloso”, che da sempre contraddistingue i pescecani “nostrani”.
Non è possibile allora non pensare che, in realtà, si miri ad eliminare ogni autonomia politica ed economica del nostro Paese, privandolo anche della sua unica risorsa strategica., tanto che si vuole portare a termine il progetto di “globalizzazione” (ovverosia di colonizzazione) del nostro Paese con la cessione delle ultime quote della sovranità nazionale, “liquidando” quel che è rimasto delle nostre imprese strategiche (Eni, Enel e Finmeccanica). Sotto questo aspetto, purtroppo si deve prendere atto che il nostro disgraziato Paese, grazie ai suoi tecnocrati “europeisti”, si trova a fungere da tramite per la politica di potenza dei “mercati”, il cui obiettivo è, in sostanza, la definitiva “occidentalizzazione” dell’Europa, mediante l’imposizione al Vecchio Continente del modello capitalista angloamericano. (Un modello che secondo dati diffusi del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti vede circa 50 milioni di americani, di cui 17 milioni di bambini, essere “in condizioni di insicurezza alimentare”, ovvero non avere soldi sufficienti per nutrirsi in modo adeguato)(6).
Tuttavia, quel che più è preoccupante è la “decomposizione” del sistema dei partiti e il diffondersi della corruzione e dell’inefficienza in ogni ambito sociale (compresi la pubblica amministrazione e il mondo della cultura e dell’informazione). Perciò, oltre a non esserci nessuna forza politica che voglia seriamente opporsi alle scelte dei funzionari dei “mercati”, non vi è nemmeno alcuna forza politica e/o culturale che sia in grado di difendere validamente la sovranità nazionale e le condizioni di vita (si badi, condizioni sia di natura materiale che di natura spirituale) del popolo italiano, che del resto pare ignorare – tranne alcune eccezioni – i reali pericoli che corre l’Italia. Di fatto, si deve tener conto che il degrado culturale e istituzionale della Repubblica rende assai più agevole il compito di Monti, che può strumentalizzare e sfruttare il disprezzo che gran parte degli italiani nutre verso la nostra classe politica e, in generale, verso qualsiasi istituzione, affinché quelle (pochissime, in verità) realtà “sane” ancora presenti in Italia non abbiano ad intralciare il “cammino” del governo tecnico. Né si può contare sulla stampa o sulla intellighenzia per una corretta “formazione” dell’opinione pubblica, dato che, com’è noto, sono asservite quasi completamente agli interessi dell’oligarchia atlantista
Si è così passati nel giro di pochi decenni dalla necessità di una crescita in funzione del benessere dell’intera comunità (come sostenevano i vari Federico Caffè, Claudio Napoleoni etc.) alla necessità di soddisfare le richieste dei “mercati”, anche a costo di promuovere una “crescita negativa”, senza neanche più prendere in considerazione la questione della giustizia sociale. I noti difetti del nostro sistema socio-economico possono quindi facilmente nascondere le vere ragioni della crisi mondiale, al punto da far dimenticare che è stato lo stesso Draghi, in una relazione del 2011, a riconoscere che i “mercati” hanno “scippato” il 5% della ricchezza prodotta dagli italiani; uno “scippo” che dopo il 2008 ha dato origine ad un processo di “involuzione” economica (e non solo) le cui conseguenze sono certamente drammatiche per il nostro Paese(7). Ecco perché, a nostro avviso, non è esagerato ritenere che l’Italia sia al centro di una complessa manovra strategica, iniziatasi circa vent’anni fa e che si configura come una vera e propria aggressione straniera contro il nostro Paese. Una manovra strategica che purtroppo sta per giungere a compimento grazie all’azione di una “quinta colonna” e con il paradossale, ma non sorprendente, consenso del popolo italiano, la cui capacità di intendere e di volere, dopo due decenni di berlusconismo grottesco e di antiberlusconismo demenziale, si deve considerare radicalmente compromessa. Sicché, ove non dovesse verificarsi un mutamento del panorama geopolitico internazionale tale da incidere significativamente sugli equilibri che sono alla base della vita politica ed economica degli europei, si deve temere che, se e quando gli italiani comprenderanno qual è obiettivo che realmente persegue il duo Monti-Draghi, sarà troppo tardi per porre rimedio ai danni causati dall’operazione “salva Italia”. E non rimarrà altro che constatare che il paziente è morto, ma l’operazione è perfettamente riuscita.

 

Note:
1. http://www.repubblica.it/economia/2012/09/20/news/pil_governo_rivede_stime_nel_2012_a_-2_4_nel_2013_-0_2_-42923110/
2. http://www.ilgiornale.it/news/cronache/istat-aumenta-disoccupazione-giovanile-841919.html
3. http://www.repubblica.it/economia/2012/09/25/news/confcommercio_consumi_a_picco_il_peggior_trend_dal_1946-43234234/
4. http://www.corriere.it/economia/12_luglio_19/confcommercio-nota-evasione-sommerso_26b41b1e-d178-11e1-aa2d-fec7547fb733.shtml
5. http://www.gazzettadelsud.it/news/attualita/13807/Una-scuola-su-cinque–non-e-sicura.html
6. http://www.marx21.it/internazionale/stati-uniti-e-canada/7546-manlio-dinucci-a-radio-italia-irib-oltre-50-milioni-di-persone-negli-usa-soffrono-di-fame-audio.html
7. Tutto ciò lo spiega benissimo il prof. Bruno Amoroso: http://www.radioradicale.it/scheda/339901/leredita-di-federico-caffe

 

Fonte

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