Si scrive “Italia”, si legge “la truffa eretta a sistema”

di Enrico Galoppini

 

Ogni giorno se ne sente o se ne legge una “nuova”. Una più grave dell’altra, al punto che non esiste quasi più spazio per lo sbalordimento. Anche questo deve far parte del piano delle élite: assuefarci ad una sequela di “scandali” e “cose dell’altro mondo”, in maniera da far sembrare “normale” anche l’abominio più conclamato.

Ma ogni tanto qualcosa riesce ancora a far drizzare i capelli.

Da privati cittadini italiani è stata infatti depositata una dettagliata denuncia su una questione che riguarda tutti. Ma tutti davvero. Ascoltate attentamente quanto viene detto e rendiamoci conto di che cosa viene architettato da una ventina d’anni, di quali raggiri fraudolenti sono oramai capaci Lorsignori, per taglieggiare la gente

 

 

Ora, che solo un manipolo d’impavidi patrioti (riuniti sotto la sigla “Albamed – Alba Mediterranea”) riesca a far emergere quello che dovrebbe uscire, coralmente, dall’animo di un popolo sano, non è una cosa da “paese normale”.

Ma da una ventina d’anni, ormai, da quando hanno inscenato a più riprese la farsa della “moralizzazione”, che nei fatti – al di là dello spettacolo delle “inchieste” e degli “avvisi di garanzia” – si traduce nel sistematico saccheggio dello Stato, ci gabellano per “paese normale” una marea di assurde cretinate e di patenti falsità.

Ne cito una che vale come paradigma della malafede di sedicenti “opinionisti” ed “esperti”. Alcuni ricorderanno che per un po’ di tempo hanno avuto libera circolazione “autorevoli pareri” a senso unico, in stile lavaggio del cervello, sulla “anormalità” del fatto che in Italia la maggioranza del “debito pubblico” fosse detenuta da creditori nazionali. “Non è una cosa da paese normale”, “in Europa, nei paesi avanzati (nello sfacelo!), fanno così e cosà”, sfoggiando la consueta sicumera di chi fa intendere “ma che ne volete sapere voi, noi siamo gli esperti!”. Bene, sono riusciti, con leggi-truffa (mentre dei “nominati” venivano piazzati al posto di chi ricopriva un ruolo dirigenziale dopo un concorso vinto), l’euro, la BCE e tutti i “trattati” cosiddetti (imposizioni), a ribaltare le percentuali del “debito pubblico” detenute da soggetti nazionali e non, a tutto vantaggio dei secondi; nello specifico, le medesime “banche d’affari” che poi si occupano, una volta fatto scoppiare il tal “scandalo” e fatto salire lo “spread”, di occuparsi della svendita dei “gioielli di famiglia”…

Se a rendersi conto del livello della truffa in atto sono solo pochi coraggiosi italiani – e sottolineo italiani perché l’Italia bisogna anche amarla – armati unicamente del loro coraggio e dei residui spazi di libertà esistenti, mentre la maggioranza va dietro a questioni di nessuna importanza anche quando crede di “impegnarsi” (tipico il caso dell’odio indotto verso “la casta”), si può affermare di non essere più un “paese normale”.

Che cosa fa invece il popolo? La mitica “maggioranza” che in “democrazia”, per definizione, “ha sempre ragione”? Bofonchia e tira a campare. Considera questi eroi dei nostri tempi come dei “mattacchioni” o “gente che non c’ha un c… da fare”. Degli “illusi” che battagliano coi mulini a vento. Al massimo dello slancio che può produrre, quest’ingombrante massa abituata a pane e circo, non vede l’ora di fare come in Spagna e in Grecia: scendere in piazza a “protestare”! Ma contro che cosa? Contro “la casta”? E in nome di che cosa, se non ha capito un fico secco di come viene truffata? Ma quando mai la “rivoluzione” la si fa nelle “piazze” e con la “presa della Bastiglia”?

La “rivoluzione” comincia quando capisci dove e come ti stanno fregando. Che sei immerso in una truffa eretta a sistema.

Bisogna lavorare per un cambiamento del paradigma dominante. Adesso ce n’è uno, perfettamente integrato nelle sue “parti” e a suo modo “coerente”, che sorregge, nella sua cerchia esterna, tutto quest’apparato di potere (“la casta”) che i più individuano come “il problema”. Ma quello è solo la scorza. Il problema vero è il nocciolo, la sostanza, altrimenti non sarebbe così difficile “cambiare le cose”. Basterebbe “indignarsi” e “protestare”, no?

È difficile perché dentro, anche in quelli che “si oppongono”, circolano le medesime convinzioni, o meglio suggestioni, di fondo: più “democrazia”, più “diritti”, bla… bla… bla. Mai che ciascuno reclamasse di starsene finalmente al suo posto, nella posizione che la sua specifica natura gli ha assegnato. Sproloquiano di “casta” ma non hanno alcuna idea di che cosa significhi essenzialmente una vera casta: qui tutt’al più esiste solo una sterminata ed amorfa massa desiderante senza un alto e un basso.

E poi, la fisima dell’onestà! Va bene che in democrazia i peggiori – i più arrivisti, i più scaltri, i più famelici – si piazzano sulla “poltrona”… Ma se chiedi “più democrazia” te la danno eccome, non vedono l’ora! Tutto questo “moralismo” non può produrre alcunché di buono perché la “morale” è solo un elemento, importante quanto si vuole, ma solo un pezzo di un mosaico che va ricomposto per intero a partire dalle sue tessere più importanti, che sono dentro di noi. Se l’ego vuole da mangiare, ci sarà sempre cibo in abbondanza.

No, non è quella delle “piazze” la via. Bisogna ridare forma ai “valori tradizionali”, gli unici che – declinati in vario modo secondo le condizioni di tempo e luogo (la “tradizione” non è “immobilismo” né “conservatorismo”) – hanno permesso a tutte le comunità umane di funzionare bene e in ordine, con una legge certa, autorevole e rispettata a partire da chi dovrebbe dare l’esempio. L’esatto opposto della discrezionalità, dell’abuso e della truffa eretta a sistema, di questa parvenza di “legalità” contraddetta platealmente nei fatti (ma all’insaputa dei gonzi), così come impietosamente ed esemplarmente è stato messo a nudo dagli autori di questa denuncia, la quale, proprio perché non siamo un “paese normale”, verrà bellamente ignorata, a partire dagli organi preposti a prenderla in esame e a darle seguito.

 

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