Elogio della donna di classe

 

Che cos’è una donna di classe?
È una Signora con la “s” maiuscola; una donna che, qualunque cosa faccia (o non faccia) e dica (o non dica), rimane sempre al di sopra di se stessa.
Non si dà mai interamente: nel senso che non si svende, non si regala alle mode più facili, ma conserva sempre una parte di mistero, ossia di fascino.
Sì, perché il mistero è affascinante: è il non detto, il suggerito, l’implicito; è il riserbo, la discrezione, il pudore; è l’intimità che non si mette mai in piazza, che rimane fedele a un proprio codice di onore e di riservatezza.
È la femminilità che mantiene il rispetto di sé, che si veste di sobrietà e di senso della misura, perché consapevole che lo strafare non è mai veramente femminile e che l’esibire, l’ostentare, il gridare e il dimenarsi, si addicono alle donne da poco.
Una donna di classe è una persona di valore; una persona che sa di valere, ma senza superbia e senza altezzosità: anzi, che sa essere aristocratica anche nel poco, anche nel vestito modesto ma di buon gusto, così come nel trucco leggero, ma di sicura efficacia o nel profumo appena accennato, ma di ottima scelta.
Donne di classe si nasce e non si diventa; e lo si è a qualunque classe sociale si appartenga. Una donna del popolo, a determinate condizioni, può avere più classe di una gran dama o di una ricca borghese.
Non è questione di soldi e nemmeno di lignaggio. O si è signori nell’anima, o non lo si è; e questo vale per le donne, così come per gli uomini.
Un tempo le donne di classe si incontravano per via: erano la signora della porta accanto, la madre di famiglia, la commessa, l’impiegata.
Poi hanno cominciato a scomparire: messe in ombra da un esercito di ragazzine, di ragazzotte, di donne di mezza età e anche di donne più che mature, le quali, scimmiottando lo stile più volgare di mamma TV e facendosi avanti a gomitate, assumendo pose da bambola sexy e sfoderando un linguaggio da trivio, hanno fatto di tutto per attirare l’attenzione su di sé: sulla loro banalità, sulla loro vuotezza, sulla loro immensa, totale mancanza di buon gusto.
Sono scomparse anche dal mondo dello spettacolo, dal cinema, dalla televisione, dalla musica leggera, dallo sport e dalla stessa pubblicità.
Sono passati i tempi in cui una grande attrice come Virna Lisi, con garbo inimitabile, si prestava al piccolo schermo per la réclame di un dentifricio («con quella bocca può dire ciò che vuole»); o in cui Elsa Martinelli, diva controvoglia, faceva impazzire Hollywood, ma senza mai assumere, della diva, i capricci e la superbia.
È triste e desolante lo spettacolo delle donne di spettacolo che, al posto di queste autentiche signore, imperversano oggi: grossolane, sguaiate, disposte a fare qualunque cosa, ad abbassarsi a qualunque sconcezza, pur di ottenere un servizio fotografico su qualche rivista-spazzatura di gossip o una comparsata nei più mediocri programmi televisivi.
Le più giovani sognano di “sfondare” grazie ad «Amici» di Maria De Filippi o magari al «Grande Fratello», convinte di possedere chissà quali eccelse doti naturali e che molto esibizionismo e un po’ di faccia tosta possano compensare la mancanza di talento, di intelligenza, di gusto.
Sono le stesse che, nella vita di ogni giorno, se ne vanno in strada, a scuola e perfino in chiesa (quelle che ci vanno) con il perizoma a vista, la scollatura vertiginosa e i jeans talmente stretti da scoppiarci dentro; che si lasciano dietro una scia di profumo così forte, da costringere gli altri ad arieggiare le stanze dove sono passate; che si muovono con andatura grottesca su tacchi vertiginosi, atteggiandosi invano a donne fatali, mentre solo soltanto patetiche.
La donna di classe non teme le rughe e accetta di invecchiare senza ricorrere alla chirurgia estetica, che trasforma il viso in una maschera felina.
Sa di valere, anche se la modestia fa parte del suo abito mentale; perciò non tenta disperatamente di inseguire i perduti vent’anni, ma asseconda con grazia e intelligenza le diverse stagioni della vita, conscia del fatto che il fascino è qualcosa di molto più sottile e di molto più prezioso della bellezza che proviene dalla sola giovinezza.
Non si può essere giovani per sempre e non si deve cadere nel ridicolo di atteggiarsi a ventenni, quando si hanno sessant’anni; ma si può essere sempre raffinate, affascinanti, intriganti, purché si abbia classe.
Quando si ha classe, l’età diventa un elemento secondario o, addirittura, un ulteriore fattore di fascino; perfino le rughe, portate con dignità e naturalezza, possono accrescere il fascino, non diminuirlo; così come le belle persone restano tali anche indossando un vestito vecchiotto, purché pulito e di buon gusto; mentre nessun vestito nuovo, per quanto costoso e all’ultima moda, riuscirà mai a trasformare in meglio delle brutte persone.
La vera bellezza viene da dentro, non da fuori; e una donna di classe di settant’anni vale dieci volte più di tutte queste insulse ventenni che si agitano, smaniano e si contorcono per attirare, seminude, l’attenzione dei maschi che valgono quanto loro: vale a dire pressoché zero.
La donna di classe sa che uno spacco vale più di cento minigonne e sa che uno sguardo può lasciare il segno più di cento perle sull’ombelico, esibito coi pantaloni a vita bassa; sa che alludere è più raffinato che strillare, come sa che sussurrare è molto più sensuale che dire.
La donna di classe è affascinante anche quando non è più bella; o meglio, anche quando la sua bellezza, per motivi di età o altro, non rientra nei canoni stereotipati delle solite bellocce a un tanto il chilo che, oggi fanno molto parlare di sé ma che, domani, saranno già rientrate in quel nulla da cui sono uscite all’improvviso.
La donna di classe si muove con garbo, parla di cose interessanti, e nello sguardo le brilla una luce particolare: perché ama la vita, ma la ama con sensibilità e intelligenza, non con avidità e prepotenza.
Non è schiava delle mode, che vengono e vanno, perché possiede un’eleganza naturale, istintiva: si fa guardare anche se non veste firmato; ma gli sguardi che attira sono più di ammirazione che di volgare desiderio, perché suscita rispetto, non brame disordinate.
Certo, non tutti la sanno vedere e non tutti la sanno apprezzare: perché le persone di classe non si esibiscono e, quindi, passano inosservate a quanti hanno un animo volgare; ma proprio qui sta la loro forza; richiamano l’interesse di quelle che assomigliano loro, di quelle che sono loro parenti spirituali.
Sono la stupidità e la volgarità degli uomini che hanno decretato il successo delle donne narcisiste e grossolane; in compenso, queste ultime hanno gli ammiratori che si meritano: cervelli vuoti e, molto spesso, animi poco virili.
L’autentica virilità, infatti, riconosce d’istinto la vera femminilità e ne è subito attratta; e la vera femminilità non è quella delle bellone chiassose e volgari, ma quella delle autentiche signore, tanto raffinate quanto discrete.
Forse il più bell’elogio della donna di classe è stato scritto migliaia di anni fa e si trova nel libro in cui, forse, meno ci sarebbe venuto in mente di andarlo a cercare: nella «Bibbia», e precisamente nel «Cantico dei cantici» (2, 10-14; 4, 1-7):

«Andiamo,
amica mia,
mia bella,
vieni.
È finito l’inverno,
sono terminate le piogge.
Già spuntano i fuori nei campi,
la stagione del canto ritorna.
Si sente cantare la tortora.
I fichi già danno i primi frutti,
le viti sono in fiore
e mandano il loro profumo.
Andiamo,
amica mia, mia bella,
vieni.
Colomba mia,
nascosta nelle fessure delle rocce,
in nascondigli segreti,
fammi vedere il tuo viso,
fammi ascoltare la tua voce;
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è grazioso.
[…]
Quanto sei bella, amica mia,
quanto sei bella!
I tuoi occhi, dietro il velo,
sono come colombe.
I tuoi capelli ondeggiano
Come un gregge
che scende dalle pendici del Galaad.
I tuoi denti mi fanno pensare
A un gregge di pecore da tosare,
appena lavate.
Tutte in fila, una accanto all’altra,
e non ne manca nessuna.
Un nastro di porpora
sono le tue labbra!
Com’è bella la tua bocca!
Dietro il velo,
le tue guance sono rosse
come uno spicchio di melagrana.
Il tuo collo
è come una fortezza,
fa pensare alla Torre di Davide;
mille scudi vi sono appesi,
sono gli scudi degli eroi!
I tuoi seni
sembrano cerbiatti
o gemelli di una gazzella
che pascolano tra i gigli.
Prima che soffi la brezza della sera
o le ombre si allunghino,
verrò di certo
alla tua montagna profumata di mirra
e alla tua collina d’incenso.
Sei bellissima,
amica mia,
sei perfetta.»

Sono passati almeno duemilatrecento anni, ma c’è ben poco da aggiungere.
Ci sembra di vederla, questa straordinaria donna di classe, che scende dai monti del Libano, snella e leggera, nella luce sfolgorante del mattino.
Fortunati gli occhi che la sanno vedere, che la sanno riconoscere…

 

Fonte

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