Alcoa, purtroppo è funerale annunciato

 

Lo stabilimento Alcoa di Portovesme va verso il suo ultimo mese di vita.
I vertici italiani della multinazionale statunitense hanno deciso di congelare lo spegnimento dell’impianto elettrolitico sino al vertice del dieci settembre. Da qui a una settimana nelle stanze del cosiddetto “Sviluppo economico” si deciderà il futuro dell’unico stabilimento italiano in cui si produce alluminio primario. Un comparto fondamentale per garantire un domani industriale a tutto il Paese.
Ma la società di Pittsburgh ha deciso di voltare le spalle alla Sardegna. Una sentenza senza appello. Poi inizierà il lungo funerale del Sulcis, la provincia più povera della nostra Italia.
L’unica alternativa è riposta nella multinazionale elvetica Glencore, già presente sul territorio sardo e interessata all’acquisto dell’azienda. Alcoa ha però fatto sapere di non aver più avuto contatti formali con gli svizzeri. Un silenzio iniziato lo scorso marzo solo interrotto da annunci senza seguito della Regione Sardegna sul’esistenza di due altri acquirenti.
Un mese. E poi il territorio tra Carbonia e Iglesias si vedrà proiettato in un vicolo cieco. La chiusura di Alcoa significa disoccupazione per diverse migliaia di opera: tute blu in servizio a Portovesme e lavoratori delle tante realtà dell’indotto. Un dato “sfuggito” a Claudio De Vincenti, sottosegretario allo Sviluppo economico ed economista. L’inquilino del dicastero non ha avuto esitazioni nel garantire il sostegno della cassa integrazione per i dipendenti della fabbrica – rassicurazione inutile in quanto prevista dalla legge – ma ha del tutto ignorato il contesto generale.
Il tavolo tecnico del dieci si annuncia come ultima sponda. L’ennesimo documento di intenti non servirebbe a nulla. Ieri, una delegazione di lavoratori sulcitani ha incontrato separatamente i leader dei soliti partiti politici. Naturalmente tutti hanno assicurato “pieno sostegno” alla questione Sulcis. Marco Bentivogli, segretario nazionale Fim Cisl, è uscito fiducioso dall’incontro in via dell’Umiltà, durante il quale Alfano, affiancato dai parlamentari Cicu, Cossiga, Pili e Testoni aveva chiesto di illustrare “il terreno più concreto su cui esercitare pressione”. Il Sel di Vendola e il Pd hanno “recepito”, anche loro, le due strade su cui i partiti che appoggiano l’esecutivo Monti possono far sentire la voce “disperata” dei lavoratori: “Rallentare lo spegnimento delle celle elettrolitiche; chiedere al governo di creare condizioni di maggiore competitività per rendere più appetibile l’azienda agli occhi del potenziale acquirente”. “Il campo d’azione più concreto – secondo i rappresentanti degli operai – riguarda la questione energetica. Il governo, su questo fronte, può far la differenza per offrire condizioni competitive più favorevoli, soprattutto considerando che in Sardegna l’energia è più cara di circa il 40 per cento. Dunque l’esecutivo potrebbe far sentire la propria voce su Enel”. Un’ipotesi messa in campo durante gli ultimi mesi di vertenza è quella di giungere a tariffe bilaterali, come avviene per Alcoa in Spagna.
La Sardegna non può permettersi di perdere una delle migliori fabbriche nell’intero panorama nazionale. Servono provvedimenti concreti. Il Sulcis non può essere condannato ad un limbo fatto di false promesse e vuote parole.

 

Fonte

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: