Siria: ecco l’unita’ di 300 terroristi stranieri guidati da un ufficiale turco+VIDEO

DAMASCO – Ecco l’ultimo video diffuso in rete sulla Siria nella quale un mercenario ammette di far parte di una unita’ dil 300 combattenti, “per lo piu’ turchi e libici”, che agiscono in Siria sotto comando di un ufficiale turco.”

“E’ la Turchia che ha messo a nostra disposizione il denaro e le armi. Nel nostro gruppo c’erano anche cittadini giordani, egiziani, sauditi … la nostra missione era quella di commettere attentati e uccidere civili, e se possibile persone importanti”, dice il terrorista spiegando cosi’ il motivo per cui abbia accettato di svolgere queste azioni.

“Il nostro comandante turco mi ha offerto un sacco di soldi ed una valanga di armi ed e’ per questo che ho accettato”.

Quì sotto il video(ndr)

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Saviano è molto peggio della camorra

di Paolo Barnard

 

Potrei fare a pezzi l’ultima uscita di Roberto Saviano sul New York Times con una pesante e uggiosissima sfilza di critiche tecniche a molte delle sue parti. Ma non è necessario. Che questo sciagurato falsario morale – un servile apologista dei colossali crimini d’Israele mai mosso da un grammo di pietà per il genocidio dei palestinesi, ma ostentatamente dilaniato dal ‘genocidio’ dei campani per mano della Camorra (che ha ammazzato in 30 anni quello che Israele ha ucciso in un singolo bombardamento sui contadini del Libano in pochi mesi, solo uno dei tanti crimini contro l’umanità di Tel Aviv) – sia una vergogna nazionale l’avevo già scritto, un pupazzo editoriale autore di un libro sulla Camorra che ha rivelato di quell’organizzazione cose che hanno fatto sbadigliare mezza Campania.

Oggi Saviano piazza sul massimo quotidiano USA uno scritto (ndr trad. italiana qui ) dove, fra immense svirgolate di finanza bancaria da bar, ci dice questo: in Grecia, ma anche in Spagna e Italia, la povera gente è ridotta alla schiavitù degli usurai per colpa delle commistioni fra criminalità organizzata e politici locali marci. Ah, davvero?

Ma dove si informa Saviano? No, Saviano non s’informa, balbetta ciò che gli dettano, ed è così da troppo tempo, troppo. Era scarsamente tollerabile che costui, col pretesto di denunciare la Camorra, facesse il burattino nel ruolo del Vate disceso dal cielo di De Benedetti-Editoriale La Repubblica a predicare la brodaglia di Silvioèilmalechepiùmalenoncen’èneppurecolcandeggio. E ci turavamo il naso, noi italiani ancora liberi di pensare.

Ma ora, a fronte delle evidenze più autorevoli sul compimento del Più Grande Crimine sociale in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale: leggi Colpo di Stato Finanziario nell’Eurozona; di fronte alle cifre immani in termini di perdite di economia reale causate dalla catastrofe delle Spirali di Deflazione Economica Imposte a interi popoli, fra cui i greci per primi: leggi le rapine delle Austerità della Troika Neoliberista e Neomercatile, che fanno impallidire nel ridicolo le cifre della criminalità organizzata; a fronte di uno tsunami di disperazione sociale di milioni di famiglie del sud Europa causato precisamente da quanto appena scritto, con un collasso degli standard di vita che le scaraventa all’abbruttimento ottocentesco del proletariato con la perdita della stessa dignità umana… Roberto Saviano si prostituisce ai suoi padroni per ruttare l’ennesima insabbiatura delle loro colpe. Qual è la tragedia Greca? E’ per caso il sadismo prezzolato di Angela Merkel o di Mario Draghi che stanno riducendo quel popolo fiero allo stato animale? Nooo! Ma sono gli usurali e la politica in loco, il cortiletto del potere, il raket del petrolio! Ma certo, e non una parola su chi ha saputo sottrarre a un intero continente la sua sovranità politica e monetaria per la prima volta in 3000 anni; su chi ha creato in due mesi un trilione di euro per salvare le banche mentre sottrae centinaia di miliardi di euro a sanità, pensioni e redditi di famiglie degne, spedendo al macero decine di migliaia di aziende. Non una parola su chi veramente ha costretto i greci all’usura, mentre sto servo buffone li offende pure falsificando i dati sul loro stato patrimoniale (si legga i lavori di Dimitri Papadimitriou e Yeva Nersisyan).

Purtroppo milioni di cittadini ci cascano.

Ma questa volta è troppo grossa. Gli intellettuali (non che Saviano lo sia, ma facciamo di sì) che si prestarono a mascherare i crimini del nazi-fascismo, cioè gli apologisti del nuovo ordine sociale nero che ignorarono gli orrori che esso stava commettendo, furono tanto colpevoli quanto i tiranni che servivano. Saviano è precisamente oggi corresponsabile dei crimini epocali delle tecnocrazie che guidano l’Economicidio europeo sulla pelle e sul destino di milioni di noi. Crimini immensamente più odiosi e pianificati di quelli della Camorra. Saviano è molto peggio della Camorra. L’Italia, oggi sul baratro come mai in 50 anni, ha urgente bisogno della scorta per difendersi dai Saviano. E non è una battuta.

 

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Pu$$y Riot, l’affare non s’ingrossa. Anzi si sgonfia

 

In Occidente a strepitare sono stati in tanti, soprattutto i “soliti noti” degli ambienti gauche-caviar, del mondo dello spettacolo, dei circoli liberal di vari colori (viola, arancioni…), del giornalismo e culturame prog in servizio permanente effettivo. Più vecchie star in naftalina come Paul McCartney, Peter Gabriel, Madonna, Yoko Ono e da noi il compulsivo Vasco Rossi, che a sessant’anni ha scoperto Facebook e ormai pontifica quotidianamente sull’universo mondo. Era arrivata anche la scomunica di Sting, ma il biondo ex Police è stato immediatamente sputtanato via Twitter quando si è saputo che nei giorni scorsi si è esibito, dietro ricco cachet, alla festa di compleanno della sorella di Putin in Costa Smeralda. Pecunia non olet.

In Russia, invece, dopo la sentenza che ha condannato a due anni di galera le tre componenti del gruppo punk Pussy Riot, non c’è stata poi una gran rivoluzione. Cinquecento persone in piazza a Mosca, tra cui l’immarcescibile Garri Kasparov, che da quando non gioca più a scacchi invece che ai giardinetti, come ogni pensionato che si rispetti, passa il tempo a contestare Putin. E basta. Anzi, secondo i sondaggi della vigilia circa la metà degli intervistati si augurava per le tre ragazzotte il massimo della pena (7 anni); e su alcuni siti circola la notizia di una grande manifestazione anti-Pussy Riot di 100 mila persone, oscurata però dai mass-media occidentali. Siccome in effetti non c’è traccia sui siti internet considerati “attendibili”, facciamo finta che non sia vero.

Però in giro per la rete si raccolgono alcune notizie interessanti, che passata l’onda emozionale della condanna la dicono lunga sul fenomeno delle tre “eroiche” contestatrici del despota Putin. Intanto si legge che il nome del gruppo  diventerà un marchio, come ha annunciato Mark Feigin, avvocato delle tre musiciste in carcere. Il legale ha precisato che l’iter di registrazione del marchio è stato avviato lo scorso aprile per evitare l’uso del nome del gruppo in varie azioni e progetti.

«Il merchandising delle Pussy – informa il Corriere della Sera – però è già iniziato. Sono numerose le iniziative che su internet vendono t-shirt di ogni fattezza e colore con la scritta “Pussy Riot libere” e le tre ragazze incappucciate con gli inconfondibili passamontagna colorati».

Alla più carina delle tre, Nadezhda Tolokonnikova, è già arrivata l’interessante offerta di Playboy, che da sedicente rivoluzionaria vorrebbe trasformarla in coniglietta. Vedremo se accetterà, però l’interesse del più noto giornale mondiale di bellezza femminile fa ben capire come viene percepito lo spessore di questo gruppo di protesta anti-Putin e anti-Chiesa ortodossa: un logo da sfruttare al più presto, prima che il mondo si dimentichi di loro. Insomma, da Pussy Riot pare si stia passando a Pu$$y Riot, come del resto insinuano da alcune settimane i loro detrattori affermando che il gruppo punk russo è finanziato da Otpor, l’organizzazione messa in piedi dal finanziere e speculatore internazionale George Soros per “esportare” la democrazia nei Paesi dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente. Lo stesso che in passato ha “oliato” la cosiddetta Rivoluzione Arancione in Ucraina, le femministe radicali del gruppo Femen (sempre ucraine),  la Rivoluzione delle Rose georgiana e le rivolte studentesche in Tunisia ed Egitto.

Il dubbio che le “fighette in rivolta” (Pussy Riot si può tradurre più o meno così) non siano delle eroiche rivoluzionarie pure di cuore ora si va facendo strada anche in alcune teste pensanti della sinistra, quelle che non si rassegnano al riflesso pavloviano per cui a qualsiasi strillo mediatico in difesa di presunti diritti umani violati bisogna correre alla mobilitazione. Ne incroci qualcuno che vaga su Facebook, isolato dai suo stessi compagni che di solito non amano le avanguardie e chi si pone troppe domande. E nei giorni scorsi è apparsa un’analisi molto interessante su www.militant-blog.org, un sito – tanto per essere chiari – che si definisce organo di un “collettivo politico comunista, formato da compagni dei movimenti antagonisti romani”. E che sulla vicenda Pussy Riot ha sviluppato un ragionamento altamente condivisibile dal titolo «Le insegne luminose attirano gli allocchi», di cui riportiamo uno stralcio qui di seguito:

 

La politica imperialista statunitense ha come obiettivo primario la normalizzazione del Medio oriente. Da più di un anno è attiva su tutti i fronti (culturale-ideologico, mediatico, politico, militare) per ridurre la resistenza dei paesi mediorientali non allineati alla volontà imperialista. In questo complesso gioco di posizione, la Russia è il principale problema geopolitico occidentale, perché è il fondamentale punto di riferimento di alcuni paesi mediorientali (Siria, Iran) che ancora resistono al più o meno violento processo di asservimento. La Russia, tramite il veto ONU, tramite il finanziamento diretto e indiretto di questi stati, tramite i suoi accordi politici con la Cina, dev’essere riequilibrata, e Putin non sembra accettare questo ridimensionamento (per sue ragioni geopolitiche, non certo per una qualche coscienza di classe in favore dei popoli oppressi). L’obiettivo, dunque, è creare un vasto consenso attorno ad un eventuale cambio di regime in Russia. Cambiamento che non può evidentemente avvenire manu militari, ma che può essere promosso dall’interno, sfruttando i mille legami che gli oligarchi russi hanno con l’occidente. La creazione artificiosa di questi episodi fa parte di questo progetto. I primi a cascarci, come sempre, i diritto-umanisti della folcloristica sinistra europea, sempre pronta a mobilitarsi per qualche presunto diritto umano violato (quei diritti umani che emergono dalle pagine di Repubblica, nel nostro caso). In degna compagnia di attori e cantanti multimiliardari, orchestrati e manovrati dallo sponsor di turno. Uno schema già visto. Evitiamo di citarvi tutte le volte che in questi ultimi due anni si è riproposto (gli ultimi due anni, non gli ultimi venti..).

 

Apriti cielo! Sul sito sono fioccate le accuse di essere “servi di Putin”, “maschilisti”, “fallocentrici”, “misogini”. Tanto da costringere il collettivo a una successiva precisazione, che volendo si può leggere sul sito.

Intanto, com’era prevedibile visto che la madre degli idioti è sempre incinta, le Pu$$y Riot hanno fatto scuola, trovando degli emuli anche in Germania: domenica scorsa una donna e due uomini, travestiti da membri della punk band russa, hanno fatto irruzione nella cattedrale di Colonia inneggiando alla libertà per le tre componenti della band. Nel videodiffuso dall’agenzia di Mosca Rt si vedono i manifestanti mentre vengono trascinati via dalla chiesa. I tre, di 20, 23 e 35 anni, sono stati accusati di aver disturbato una cerimonia religiosa e potrebbero rischiare fino a tre anni di prigione. Tre anni? Se dovesse davvero succedere che cosa dirà fraulein Merkel, che nei giorni scorsi aveva criticato la pena eccessiva inflitta alle “fighette in rivolta” dal Tribunale moscovita?

A cura di George Best

Germania-Russia: l’alleanza eurasiatica

GERMANIA – RUSSIA.  L’ALLEANZA EURASIATICA

La rigidità che contraddistingue il rapporto che Berlino ha instaurato con l’Europa mal si concilia, tuttavia, con ildinamismo attraverso cui laGermania sta avvicinandosi a Cina, Russia ed India, che rappresentano i pilastri delBRICS. La visita di Angela Merkel a Nuova Delhi nel maggio 2011 corona la collaborazione con l’India, soprattutto per quanto concerne il campo dell’alta tecnologia. L’interscambio tra Germania e Cina nel 2011 tocca i 144 miliardi di dollari ed è destinato a raddoppiare entro il 2015, quando si stima che raggiungerà i 280 miliardi. Queste cifre permetteranno ai tedeschi di assestarsi in cima alla classifica dei paesi esportatori versola Cina, surclassando gli Stati Uniti, e a Berlino di stringere ulteriormente il rapporto strategico con Pechino. Nell’aprile 2012, il primo ministro cinese Wen Jibao si reca a Wolfsburg allo scopo di siglare un accordo che prevede l’installazione di una nuova fabbrica della Volkswagen nellaregione dello Xinjiang. Si prevede che ciò attenuerà l’alto tasso didisoccupazione locale, che finora ha contribuito primariamente ad alimentare le pulsioni centrifughe delle popolazioni indigene.

Questa intensificazione dei rapporti con la Cina costituisce la parte integrante e maggioritaria di un processo che prevede il riposizionamentodell’economia tedesca in direzione dei mercati emergenti. Secondo un rapporto redatto dall’European Council on Foreign Relations, «La Germania è portata a considerare se stessa come una forza credibile in un mondo multipolare, il che alimenta a sua volta l’ambizione di divenire “globale” con le sue forze»1. Leggi il resto dell’articolo

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