Wikileaks, “Il fatto quotidiano”: “io sto con Assange, e voi?”. No!

di Claudio Moffa

 

“Io sto con Assange, e voi?”. Così chiama a raccolta il popolo della rete Enzo Di Frenna sull’edizione dello scorso 18 agosto de “Il fatto quotidiano”, a sostegno del padre padrone di Wikileaks. Per quel che mi riguarda, io rispondo no, un no netto. Innanzitutto l’articolo di Di Frenna è omissivo di alcuni dati di fatto ascrivibili senz’altro alla serie “la scomparsa dei fatti” di cui al libro di Marco Travaglio, e che riguardano proprio la posizione russa sulla vicenda: russa? Della “Russia di Putin”, come scrive Di Frenna per ammiccare all’ala “eurasiatista” e dintorni della rete?
In realtà a leggere bene il web Russia Today le dichiarazioni non sono del ministro degli esteri ma del “ministero degli esteri” (ministry) russo. Di chi? Del solito portavoce anonimo: una dichiarazione ufficiosa dunque (l’articolo non parla di comunicato) di un dicastero che vive da anni – come tutta la Russia – il dualismo Putin-Medvedev: il primo odiato dall’Occidente oltranzista e dai suoi corifei nei mass media, il secondo ben apprezzato soprattutto dopo il voto all’ONU a favore della risoluzione 1973 che ha dato il via libera alla guerra di Libia.
Quanto al contenuto della dichiarazione, esso sembra più un avvertimento preventivo che una vera e propria accusa: “lo spirito e la lettera” della Convenzione è locuzione che dice tutto e il contrario di tutto, ma il citato articolo 22 recita di una violazione dell’inviolabilità dei locali della rappresentanza diplomatica che almeno fino ad adesso non si è ancora che verificata. Infine Di Frenna ha omesso di riferire la contestualizzazione della presa di posizione ufficiosa russa, quale correttamente proposta da Russia today. “Che fare del diritto al rifugio di Assange”, quando la Gran Bretagna protegge le “decine di persone sospettate di aver commesso gravi crimini”, che sono richieste in altri paesi, ma che la Gran Bretagna non molla? Come dire, prendetevi pure il “vostro” Assange, e date a noi i “nostri”. Come ad esempio – per citare il nome fatto da Russia today -“il capo fila dei critici del Cremlino Boris Berezeovsky”, l’ex presidente della Sinagoga russa e grande magnate della finanza della famiglia Eltsin, condannato a Mosca e fuggito in Inghilterra dove ha continuato a delinquere contro la legge e la sovranità dello Stato russo, finanziando tra l’altro la guerriglia binladenista dei terroristi Ceceni.
Ma a parte questi motivi secondari, il discorso di fondo è un altro: innanzitutto la pretesa di divulgare in libertà e sistematicamente le corrispondenze segrete di quale che sia Stato, viola la loro sovranità a livello più generalizzato e profondo di una minaccia di intervento in quale che sia sede diplomatica. Assange non è altro che la versione “diplomatica” dell’aggressione mondialista agli Stati sovrani, di cui a tante pesantissime pagine del “nuovo” diritto internazionale e postbipolare e del diritto comunitario europeo post-Maastricht. Non a caso è difeso dal giudice spagnolo Garzon, bel simbolo della pretesa mitomane-eversiva di certi magistrati europei di bypassare gli Stati sovrani in nome di veri o presunti diritti umani che permetterebbero loro di invadere le giurisdizioni di cui non sono competenti. Leggi il resto dell’articolo

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