Si può avere ancora fiducia in chi ci ha profondamente deluso?

 

«La fiducia è una cosa seria», recitava – molti anni fa – la pubblicità televisiva di una nota azienda produttrice di formaggi; e lo slogan era divenuto proverbiale.
Sì, la fiducia è una cosa seria; ma, come valore sociale, potremmo dire che le sue azioni sono scese, ultimamente, alquanto in ribasso.
Non è un caso che non se ne parli quasi più; altri valori l’hanno sostituita, nell’era della tecnologia imperante e dei rapporti umani sempre più anonimi e spersonalizzati: primi fra tutti, l’efficienza e la caccia al risultato, comunque e a qualsiasi prezzo.
Basterebbe dire che, tre o quattro generazioni fa, una stretta di mano fra contadini era sufficiente a sanzionare una transazione economica anche d’una certa importanza (relativamente parlando), come la compravendita di una mucca; non c’era bisogno di contratti, di firme e di notai: la parola data era garanzia più che sufficiente.
Oggi le cose stanno altrimenti, sia nei rapporti privati che in quelli professionali. Si promette con facilità, ma ci si cura pochissimo di mantenere; al punto che, quando ci s’imbatte in una persona veramente di parola, anche nelle piccole e piccolissime cose d’ogni giorno (che so, un elettricista che si presenti puntuale per eseguire un lavoro a domicilio), viene spontaneo provare un piacevole stupore e complimentarsi con l’interessato, come se avesse fatto qualche cosa di eccezionale: mentre non ha fatto altro che rispettare quanto convenuto. Leggi il resto dell’articolo

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