L’ILVA DI TARANTO


di Luigi Longo

 

 

1.Avanzerò alcune riflessioni sui recenti fatti giudiziari accaduti all’Ilva di Taranto provando a fare delle ipotesi sul perché oggi la magistratura sferra un attacco così forte ad una delle industrie più importanti del Paese.

A mio parere i fatti giudiziari sono finalizzati ad indebolire ( decapitando di fatto, con gli arresti domiciliari, quasi tutto il gruppo dirigente strategico e tecnico) una impresa di livello mondiale con il più grande impianto siderurgico d’Europa (1) che produce acciaio, una merce base dell’economia italiana e mondiale (2).

Nel 2011 l’Italia ha prodotto quasi 29 milioni di tonnellate d’acciaio. Assai meno della Germania ( prima produttrice in Europa), ma quasi il doppio di quante non ne abbiano prodotte, a testa, Francia e Spagna, e tre volte la produzione del Regno Unito. Più o meno la metà dell’acciaio italiano proviene da Taranto. Non è dunque un caso se le aziende siderurgiche italiane sono al secondo posto in Europa dopo la Germania e al primo nel settore del forno elettrico (3).

 

2.L’indebolimento dell’Ilva avviene in una fase delicata per la produzione dell’acciaio, soprattutto in Europa, dove si stabiliranno a breve gli aiuti finanziari con una ricapitalizzazione di 10 miliardi di euro della Banca Europea per gli Investimenti (BEI): << Per Eurofer, che rappresenta le imprese siderurgiche europee, non bisogna tuttavia illudersi: l’output di acciaio nella Ue, dopo una crescita di circa il 6% nel 2011 (più che dimezzata rispetto al 2010), l’anno prossimo rallenterà il ritmo a un +2,6 per cento. Per tutti i settori utilizzatori Eurofer prevede infatti una netta frenata, che deprimerà i consumi apparenti (cioè comprensivi delle scorte). >> (4). È in questo contesto che << il Vicepresidente della Commissione europea e responsabile per l’Industria e l’Imprenditoria, Antonio Tajani, ha incontrato lo scorso 30 luglio a Bruxelles gli amministratori delegati delle principali aziende siderurgiche europee. Presenti anche i rappresentanti dell’Associazione Europea dell’Industria dell’Acciaio (Eurofer), per discutere di eventuali iniziative a favore della competitività del settore, in un’ottica globale e con una prospettiva di lungo termine >>. Inoltre ha dichiarato << il settore siderurgico è parte essenziale della base industriale europea. Dobbiamo sostenere i suoi sforzi verso una modernizzazione e rafforzamento della competitività, basata anche su maggiore sostenibilità ambientale e utilizzo efficiente delle risorse. Per questo ho deciso di creare un gruppo di lavoro con attori politici e stakeholder, che fornisca gli input necessari all’elaborazione di una strategia europea >> (5).
Ovviamente in queste condizioni di debolezza gli aiuti finanziari della BEI saranno a favore soprattutto della grandi imprese europee tedesche e francesi (e delle ramificazioni nazionali dei grandi colossi come ArcelorMittal), che hanno Stati forti dietro le spalle (decisamente meno servili dell’Italia – la servitù è in riferimento ai gruppi strategici dominanti degli USA) e non certamente dell’Ilva che ha alle spalle uno Stato soltanto servile. Le dichiarazioni del Presidente della Repubblica e del ministro dell’Ambiente sembrano confermarlo. Il Presidente Giorgio Napolitano << Deve essere possibile – nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e delle sue valutazioni ai fini dell’applicazione della legge – giungere a soluzioni che garantiscano la continuità e lo sviluppo dell’attività in un settore di strategica importanza nazionale, fonte rilevantissima di occupazione in particolare per Taranto e la Puglia, e insieme procedere senza ulteriore indugio agli interventi spettanti all’impresa e alle iniziative del governo nazionale e degli enti locali che risultino indispensabili per un pieno adeguamento alle direttive europee e alle norme per la protezione dell’ambiente e la tutela della salute dei cittadini (corsivo mio)>>. Il ministro Corrado Clini << La nostra convinzione è che l’Ilva possa continuare a produrre acciaio e rapidamente allinearsi agli standard e alle indicazioni dell’Unione Europea in quattro anni (corsivo mio) >>. I rappresentanti delle associazioni del settore industriale, invece, mettono in evidenza le carenze e il mancato ruolo dello Stato nella protezione del settore e delle sue imprese, sia a livello europeo che mondiale, oltre la necessità di costruire relazioni con la Russia fornitrice di gas alle imprese italiane(6).

3. L’azione della magistratura si innesta nelle relazioni capitale-lavoro e capitale-ambiente, insufficienti per capire lo svolgimento sotterraneo delle strategie degli agenti dominanti (USA) e sub-dominanti (europei e italiani). In realtà, attraverso un’azione di superficie come quella della difesa della salute e dell’inquinamento ambientale, che non risolverà nella sostanza né il problema della salute dei lavoratori e della popolazione, nè della tutela ambientale (la dialettica della norma e del diritto non ha mai risolto i problemi perché altra dalla dialettica intesa come << valore concettuale d’una portata reale >>), il vero obiettivo della magistratura è quello di coinvolgere a) le sfere politiche ( il ruolo dell’Italia nella strategia USA), b) le sfere economiche (il ridimensionamento di una grande impresa con il continuo indebolimento della struttura economica del Paese; di fatto si stanno smantellando le poche imprese competitive e strategiche di livello mondiale), c) le sfere istituzionali ( gestione degli ingenti finanziamenti per le famigerate bonifiche dei territori inquinati) (7).

Tutto ciò a partire da una questione nota e conosciuta come le morti dei lavoratori e delle lavoratrici, i tumori della popolazione, l’inquinamento ambientale, la distruzione di un territorio e di una città, un mare irrimediabilmente inquinato che non riguarda soltanto l’inquinamento dell’Ilva (secondo i dati Eurispes, Taranto rientra tra le principali aree ad alto rischio ambientale, rappresentando un grande problema nazionale per le allarmanti emissioni di sostanze inquinanti attribuibili ai grandi stabilimenti industriali presenti: Ilva, Eni, Edison, Cementir) ma anche la base Nato-USA e il vicino petrolchimico di Brindisi. Non va dimenticato che l’Ilva è stata costruita , nella prima metà degli anni sessanta del secolo scorso,secondo il modello di Oscar Sinigaglia, il ricostruttore della siderurgia italiana , con grandi spazi a bordo mare, con un porto per le materie prime e i prodotti, e un grande quartiere operaio ( Tamburi ) alle spalle (8).

 

4.La questione dell’Ilva di Taranto e dell’intervento della magistratura se la riduciamo alle tristi problematiche della salute e dell’inquinamento ambientale soprattutto dopo  quaranta anni di devastante inquinamento sanitario, ambientale, territoriale, senza nessun monitoraggio e senza nessun intervento delle istituzioni preposte alla tutela della salute e della natura ( il linguaggio costituzionale è per i difensori di una Costituzione dai grandi principi, ma vuota nella materialità) non disvela il conflitto in atto tra le suddette sfere politiche, economiche e istituzionali e la nuova configurazione che la città di Taranto ( non a caso definita da Napoleone la porta della penisola tra i due continenti: l’Europa e l’Asia) potrebbe avere come polo NATO : da polo siderurgico a polo strategico della NATO ad egemonia armata degli USA nella fase multipolare mondiale (9). Gli scenari che si prefigurerebbero, a mio parere, sono: un allargamento della base Nato con l’approntamento di infrastrutture e l’accelerazione del porto di Taranto a grande terminal container intermodale principale ( hub portuale attraverso la realizzazione della piattaforma logistica ) verso i poli di sviluppo territoriali- direzionali dell’Europa balcanica (10); la delocalizzazione dell’Ilva, perché oltre al duro colpo inferto dalla magistratura si aggiunge la crisi del mercato interno che favorisce la deindustrializzazione del Paese così come affermano i maggiori attori e associazioni del settore (11); il grande affare del risanamento della città e del territorio che vedrebbero il Ministero dell’Ambiente e la regione Puglia come i luoghi istituzionali più importanti di composizione dei blocchi egemoni sub-dominanti per la gestione delle ingenti risorse finanziarie che interessano soprattutto il settore edilizio, il settore delle infrastrutture e il settore ecologico ( il quadro complessivo degli interventi ammonta a euro 336.668.320 di cui euro 329.468.000 di parte pubblica ed euro 7.200.000 di parte privata, cfr il Protocollo d’Intesa per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto firmato il 26 luglio 2012)

La storia territoriale di Taranto ( una città sviluppata prima intorno all’Arsenale della Marina Militare e poi intorno alla Italsider-Ilva), così come quella di tutti i poli siderurgici e petrolchimici, è una storia tutta da ri-scrivere sia perché è stata trattata solo con una logica parziale (economica, ecologica, ambientale, epidemiologica, eccetera) e non con una logica dell’insieme delle relazioni e dei rapporti sociali e territoriali che trova nel conflitto strategico degli agenti dominanti le dinamiche fondamentali della loro strategia per il domino e l’egemonia sociale e territoriale (12), sia perché non è stata mai condotta una ricerca sistematica storicamente data sulle diverse forme di inquinamento, sulle diverse modalità e azioni di prevenzione, sulle gravi malattie presenti negli/nelle operai/e e nella popolazione e sulla incapacità della classe operaia di mettere in atto quello che Giulio Maccacaro chiamava << la politicizzazione della medicina, come scelta della classe >> (13).

E’ utile ricordare, inoltre, che la produzione di merci nel sistema sociale a modo di produzione capitalistico è incompatibile con la difesa della natura e dei suoi grandi cicli con buona pace degli ambientalisti, dei decrescisti e dei sostenitori dello sviluppo sostenibile e della qualità della vita. La riduzione a merce del lavoro (la << merce specifica >>) e della natura, intesi << come unità inscindibile dell’elemento naturale e dell’elemento storico >> (14), è una delle contraddizioni fondamentali che si risolve soltanto cambiando il rapporto sociale di produzione e riproduzione della società a modo di produzione capitalistico e su questo Karl Marx ha speso una intera vita dimostrando scientificamente, per il suo tempo, una possibilità di cambiamento.

 

5.Voglio dire che la lotta per il lavoro, per la salute, per l’ambiente, per migliori condizioni di vita è sacrosanta e va combattuta qui ed ora; sostengo altresì che ingabbiandola nel rapporto capitale-lavoro, capitale- ambiente e capitale-salute (15) e ignorando le strategie degli agenti sub-dominanti italiani ed europei ( per la sfera economica) e dominanti americani (per la sfera politica), non si riesce a capire, a interpretare e a creare una strategia credibile ( dov’è il principe?) per l’uscita da una situazione di crisi creata dall’azione della magistratura.

Gli USA hanno assegnato nuova importanza al territorio italiano come spazio da utilizzare per la loro strategia mediterranea e mediorientale (nuovo ruolo che la NATO si sta dando a partire dalla fine della guerra fredda, il dissolvimento del Patto di Varsavia e l’implosione dell’ex URSS).

Qualunque sarà il corso della storia dell’Ilva di Taranto è ormai chiaro che si rilanciano settori importanti per l’economia di un Paese suddito e si affossano settori strategici per lo sviluppo e l’autodeterminazione del Paese ( Eni, Finmeccanica, Enel, Ilva).

 

 

NOTE

  1. L’Ilva << rappresenta a inizio anni 2000 il più grande stabilimento industriale italiano, con oltre 13.000 dipendenti; privatizzato nel maggio 1995, fronteggia tra 1996 e 2005 un elevato turnover.Tra 1995 e 2002 sono stati realizzati dai privati investimenti per quasi 1.700 milioni di euro, e altri 1.841 milioni di euro si prevedevano per il periodo 2003-2007. Il gruppo del quale lo stabilimento rappresenta un 80% circa si caratterizza a inizio anni 2000 per una forte redditività, e ciò induce a ipotizzare una elevata redditività dell’impianto; è attivo esportatore sui mercati internazionali. Nel 2005 le imprese pugliesi subfornitrici sono 188, con un fatturato di 310 milioni di euro. In particolare riguardo il porto di Taranto, è da segnalare l’impulso impresso dalla movimentazione di materie prime e beni finiti soprattutto a seguito dell’attività dell’Ilva e dell’Eni. Il porto di Taranto risulta nel 2006 il secondo porto italiano per movimento commerciale, dietro Genova e davanti Trieste >> in Elio Cerrito, La politica dei poli di sviluppo nel Mezzogiorno. Elementi per una prospettiva storica in Banca d’Italia, Quaderni di Storia Economica n.3/2010, p.15.
  2. Per una bella sintesi del ciclo dell’acciaio ( ma un’analisi di fondo non condivisa ), si veda Giorgio Nebbia, Il caso Ilva in << La Gazzetta del Mezzogiorno >> del 31 luglio 2012.
  3. Luciano Gallino, Ilva no allo scambio lavoro-salute in << La repubblica >>, 2 agosto 2012. Per una analisi dettagliata dei dati e delle problematiche presenti nel settore siderurgico si rimanda allo Speciale sulla Siderurgia del << il Sole 24 Ore >> pubblicato il 25 giugno 2012; Federacciai, Industria siderurgica italiana, relazione annuale, Assemblea annuale 2012 in www.federacciai.it
  4. Sissi Bellomo, L’acciaio europeo frena per la domanda debole in << Il sole 24 ore >> del 22 ottobre 2011
  5. Le dichiarazioni di Antonio Tajani sono tratte da Redazione, Siderurgia europea alla svolta ambientale in << Building, Energy & Environmente >> del 27 luglio 2012.
  6. La dichiarazione del Presidente della Repubblica è tratta da Redazione, Ilva, Napolitano: operare rapidamente, dobbiamo garantire continuità al sito in << La Repubblica>> del 30 luglio 2012. La dichiarazione del ministro Corrado Clini è tratta da G. Fas., Ilva dopo la tensione la tregua in << Corriere della sera >> del 28 luglio 2012; si veda anche l’intervista rilasciata a Eleonora Martini dal ministro Clini su << il Manifesto >> del 27 luglio 2012. Per comprendere la retorica istituzionale del Presidente della Repubblica e del suo ministro si rimanda allo Speciale sulla Siderurgia del << il Sole 24 Ore >> pubblicato il 25 giugno 2012.
  7. La storia territoriale delle bonifiche dei poli siderurgici e petrolchimici, dal polo padano a quello pugliese-lucano, dal polo siciliano a quello sardo, dimostra la relatività e in molti casi la impossibilità del disinquinamento.
  8. Sul piano Sinigaglia si rimanda a Valerio Catronovo, La storia economica in Storia d’Italia, Vol.IV, Einaudi, Torino, 1975, pp.351-439; Augusto Graziani-Enrico Pugliese, Investimenti e disoccupazione nel Mezzogiorno, il Mulino, Bologna, pp.233-287; per una ricostruzione storica dei poli di sviluppo, in particolare di Taranto, si rimanda a Elio Cerrito, La politica dei poli, op. cit.; per una storia dei grandi insediamenti produttivi e le ricadute sulle città e sul territorio in Marcello Fabbri, L’urbanistica italiana dal dopoguerra a oggi, De Donato, Bari, 1983, pp.139-174; per una lettura della situazione ambientale di Taranto attraverso uno dei tanti programmi europei (FESR) si veda Domenico Camarda e Carmelo Torre, Il patrimonio storico-ambientale come risorsa complessa: un caso di pianificazione integrata a Taranto in << Archivio di Studi Urbani e Regionali >> n.73/2002.
  9. La Nato si sta ri-disegnando come un luogo istituzionale internazionale di grande rilevanza ad egemonia americana come suggerisce Robert Kaplan, analista di geostrategia di Stratfor, << L’Alleanza atlantica è l’unico foro esistente nel quale i partner europei e americani vanno d’accordo: non ci sono divisioni di interessi, risse e disaccordi come quelli a cui stiamo assistendo sul terreno dell’economia. …Il ritiro dall’Afghanistan non segna la fine della Nato bensì la sua rigenerazione come foro strategico euro atlantico ( corsivo mio), l’unico in grado di funzionare e proteggere l’Occidente dalla Russia, la cui intenzione evidente è di infiltrarsi nella zona atlantica per poterla indebolire». Le riflessioni di Kaplan sono riportate nell’intervista di Maurizio Molinari sulla << La Stampa >> del 20 maggio 2012. Si pensi al ruolo della Nato nei corridoi europei, nelle strategie dei poli territoriali per reintegrare l’Europa balcanica, nella << operazione terrestre o operazioni urbane (UO-2020) >>.
  1. Comidad scrive che << La nuova base navale sarebbe stata collocata nel Porto di Taranto, nella nuova megastruttura del Molo Polisettoriale. La base NATO dovrebbe ospitare un grande centro di comunicazioni e spionaggio e servire da sito per i sommergibili nucleari della USNavy. Dalla mappa del porto di Taranto risulta che il Molo Ovest (o 5° Sporgente), in uso all’Ilva, ed il Molo Polisettoriale, destinato alla NATO, sono a ridosso l’uno dell’altro, ed hanno anche un’insenatura in comune. La stessa insenatura che dovrebbe essere usata dai sommergibili nucleari. >> in www.comidad.org del 31 luglio 2012. La questione potrebbe diventare interessante se si analizzasse il processo di forte militarizzazione che la Puglia (considerata dalla Nato e dagli USA come avamposto strategico nel Mediterraneo) sta avendo, in questa fase, dal Gargano fino a Brindisi. E’ opportuno precisare che << a tutt’oggi in Italia non esiste una distinzione chiara tra basi USA e basi NATO con presenza statunitense. È, infatti, difficile determinare se e a quale titolo le basi, le installazioni e le infrastrutture presenti nel territorio italiano siano riconducibili alla NATO oppure siano legate ad accordi bilaterali Italia – Stati Uniti.
    Da ciò deriva che tutte le installazioni gestite dagli statunitensi sono al tempo stesso comandi o infrastrutture della NATO e delle forze armate nordamericane. Tale ambiguità ha come conseguenza che non si sa mai con certezza chi dovrebbe esercitare la sovranità su queste installazioni, se gli statunitensi o gli italiani >> in Gianni Viola, Le basi militari statunitensi in Italia in www.interkosmos.it (2011).
  1. Si rimanda al già citato Speciale sulla Siderurgia del << il Sole 24 Ore >>.
  2. Sul conflitto strategico si rinvia agli ultimi lavori di Gianfranco La Grassa pubblicati.
  3. Giulio A. Maccacaro, Per una medicina da rinnovare. Scritti 1966-1976, Feltrinelli, Milano, 1979, p.445. Il merito di aver dimostrato che la classe operaia ( non marxianamente intesa) è incapace come classe di egemonia e di intermodalità storica va a Gianfranco La Grassa e a Costanzo Preve.
  4. Costanzo Preve, Marx inattuale, Bollati Boringhieri, Milano, 2004, p.160.
  5. Per i limiti di questa impostazione si vedano gli articoli di Asor Rosa, Operai e padroni, strana alleanza in << il Manifesto >> del 28 luglio 2012; Rossana Rossanda, Ilva: i corni del dilemma in << il Manifesto >> del 31 luglio 2012; Giorgio Nebbia, Il caso Ilva in << La Gazzetta del Mezzogiorno >> del 31 luglio 2012; Luciano Gallino, Ilva no allo scambio lavoro-salute in << La repubblica >>, 2 agosto 2012; Loris Campetti, Inquinamento ideologico in << il Manifesto >> del 3 agosto 2012; Alessandro Marescotti, Ilva di Taranto: lettera ai sindacati in www.peacelink.org ( 3 agosto 2012); Asor Rosa, Neo-operaismo e neo-ambientalismo in << il Manifesto >> del 5 agosto 2012.

Fonte

 

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