L’amore al tempo della connessione tecnologica

Tra lui e lei quasi sempre, c’è un altro. La sua presenza non fa bene al rapporto, lo indebolisce sempre di più. Ruba attenzione, concentrazione, distrae. Non si tratta però di una persona fisica, ma di un gadget tecnologico: generalmente un cellulare, uno smart phone, un tablet. La sua presenza, sempre più invadente, sta profondamente trasformando i rapporti di coppia. Il discorso, l’intimità, ilsilenzio è sempre più spesso rotto da uno squillo, un sms, una schermata sul mondo, fuori.
Non è un cambiamento da poco. L’innamoramento, ilcorteggiamento, lo stare insieme è sempre meno una vicenda dei due della coppia, e sempre di più un fatto sociale, nel quale entrano in continuazione altre persone, informazioni, notizie. Tutta roba che mette in fuga quelloche una volta veniva definito l’incanto dell’amore.
L’agghiacciante statistica secondo la quale circa un quarto delle americane sposate parla al cellulare durante i rapporti sessuali può essere messa sul conto delle patologie che si sviluppano nei matrimoni in crisi, come illustrato nelle serie televisive dedicate alle casalinghe disperate. Ma questo è solo il risultato di molte cose chesono già accadute prima, quando i due hanno cominciato a frequentarsi. E’ durante quei “magic moments”, illustrati de una canzone evergreen degli anni 60, che si può sentire se davvero si è fatti l’uno per l’altro.
Per questo, però, è necessario essere totalmente presenti alla situazione, all’altro, vederlo veramente, e lasciarsi vedere, fin nel profondo. Serve insomma concentrazione, profondità. Persino silenzio, oppure colonne sonore adatte all’ascolto e accoglimento dell’altro, come erano le musichediffuse, o eseguite dal vivo nei piano bar dove ci si corteggiava e ci si innamorava prima dell’avvento della connessione perenne.
A quei luoghi ovattati sono da tempo subentrati gli happy hour, gli “aperitivi” squillanti di cento suonerie, luoghi dove l’intimità e l’ascolto dell’altro sono sovrastati dall’esibizione, il mostrarsi, il dover essere “brillanti” nella compagnia, più che interessanti e interessati all’altro chepotrebbe amarti.
La “connessione” col mondo ha così scavalcato l’attenzione all’altro. Lei risponde allo squillo dell’amica, o della mamma, lui non resiste a controllare dal tablet gli ultimi sviluppi della partita. La tensione amorosa si trasforma in scambi episodici, curiosità , qualche battuta. Il sentimento sbiadisce e il desiderio rimane come espressione del sistema nervoso, più che come slancio del cuore.
Non tutto, nella trasformazione informatica dell’innamoramento, è però da buttare. La presenza continua degli altri, della società, delle informazioni sul mondo, ad esempio, rende più difficile quel chiudersi nella coppia frequente negli adolescenti timidi o in difficoltà, chefino a non molto tempo fa sequestrava gli innamorati separandoli dagli altri e dal loro tempo, e metteva così in pericolo il loro benessere psicologico successivo.
La connessione ti aiuta a non perderti completamente nella tua fiaba d’amore. Ma se non la tieni a bada impedisce del tutto che la fiaba nasca, trasformando la persona chepotrebbe amarti in una conoscenza come le altre.

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Il verbo dell’unanimità

“(Non mi piace) l’unanimità sacerdotale, clericale dei comunisti. Sono sempre stato di sinistra e non sarei diventato di destra perché non mi piacevano i clericali comunisti, allora sono diventato trotzkista. Quello che è successo dopo è che sono stato tra i trotzkisti,  non mi piaceva l’unanimità dei trotzkisti, e ho finito per diventare anarchico (….). In Spagna ho incontrato molti anarchici e ho cominciato a smettere di essere anarchico. L’unanimità mi rompe moltissimo”. Roberto Bolaño.

Il modo in cui il potere impone la sua versione della realtà è mutata nel tempo. Quello che prima veniva imposto con la forza, oggi, con precisione crescente,avviene attraverso il verbo. Verso la fine del XX secolo era ancora possibile esporre, con un certo margine di manovra, la propria prospettiva della realtà. Oggi, nella seconda metà di un nuovo secolo saturato di meccanismi di informazione, il discorso dell’unanimità schiaccia la particolarità di ogni singola esistenza.

La costruzione di un “pensiero unico”, disegnato da clan, il cui obiettivo è d’imporre una trama (finanziaria) alla totalità del pianeta, nello sviluppo della trama ha creato un abito a misura di ogni storia. Attualmente, in mezzo agli avvenimenti che sembrano essere presi da un B movie, quella trama opera come una franchigia accessibile a qualunque potere la voglia usare, in “sana pace”, nel “suo pezzo di terra”. Sempre che rispetti, nella pratica più che nel verbo, i proprietari del marchio. Ogni paese, a modo suo, è vittima del discorso dell’unanimità. Un tipo di fondamentalismo che predica la “difesa” dell’opinione della maggioranza si è trasformato in una specie di “tribunale invisibile della verità”. Non sono necessari i divieti diretti, le norme che prima t’insegnavano i genitori adesso vengono inculcate dal governo. A mancanza di genitori diversi, le stesse norme per tutti i figli. Non ci sono sfumature che valgano, già il racconto contiene il profilo sia del dio come del diavolo che attuano la storia. I complici della caricatura della guerra ( perfino le polarizzazioni s’inventano) si son messi d’accordo per annunciare la “buona nuova”: finalmente, dopo tanta diatriba, si è riusciti ad ottenere il gusto esatto della maggioranza. (zittendo la voce di ogni singolo). Qualcuno penserà che esiste forma più perfetta di consolidare l’auto-censura?.

La franchigia del verbo dell’unanimità, come ogni franchigia, è priva di ideologia. Allo stesso modo la possono adottare governi di destra che di sinistra. Quello che segue è l’alterazione dei significati e il saccheggio dei contenuti. Si tratta di governare al di sopra del rumore che perturba la quotidianità della maggioranza. Se da sempre per la filosofia è stato più importante domandarsi che rispondersi, adesso, grazie, all’”abito della realtà su misura”, la rassegnazione non ha bisogno ne di domande ne di risposte. Bisognerebbe approfondire nelle forme in cui ogni (vera) opposizione sta mettendo in dubbio la realtà del suo paese, dato che il reticolo della franchigia è più complesso di quanto appare a semplice vista. (E l’onestà molte volte non sa per chi lavora), Dal verbo questa forma di potere impone tutte le regole della sua realtà. (Si cambia il senso delle parole e si ritratta- tanto quanto si dispensa- l’interpretazione). Mercato, capitalismo, socialismo, destra, sinistra, rivolta, riformismo, rivoluzione. Tutte le parole sono valide per conseguire lo stesso sistema. L’ordine dei fattori non cambia i risultati. Vince il potere e perde il popolo.

La confusione dei contenuti ci sta facendo perdere la prospettiva del cammino. Non c’è sguardo, non c’è udito. Uno strano detonante ha frammentato l’ordine delle cose. Non ci sono strade diverse per il cammino che ci hanno disegnato i padroni della franchigia. Non c’è spazio per formare parte di un nuovo intento. Ci siamo persi tra le ceneri della nozione di massa. Il direttore ordina ogni (dis)movimento. La somma di tutte le voci potrebbe dare come risultato un terribile urlo senza senso ( e la conseguente sordità dei partecipanti). Una sola somma avrà coerenza se si rispetta il valore di ognuna delle sue parti. La nuova inquisizione ha cambiato il rogo per il rumore. Potrai criticare il sistema quanto vuoi ma la tua voce si perderà nel carnevale dei (dis)contenuti. Sarà la strega che brucia nel fuoco interno delle sue domande. Il problema dell’unanimità è che da sopra controllano chi in segreto si sa diverso. In contrapposizione, la soggettività si libera anche dalla distinzione delle parti. Essere altro (i), ricuperare lo sguardo, l’udito, il ritmo, le sensazioni; lo spazio-tempo. Aprire una ( e un’altra) delle molte porte che ci sigillano. Essere soggetto in movimento, il salto dei punti. Non accettare i muri invisibili delle circostanze. Essere un punto in ribellione. Andare alla ricerca del vero tutto- come fattore delle sue molteplici differenze.

Fonte

Traduzione: FreeYourMind!

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