Vaccino epatite B danneggia il fegato che invece dovrebbe proteggere

 

“Vaccinare i bambini per l’epatite B è oltraggioso nei loro confronti: la grande maggioranza dei bambini non sono a rischio di contrarre l’epatite, ma sono sicuramente a rischio per gli effetti collaterali del vaccino”
Jane Orient M.D. – 1999
“Tutta la politica vaccinale americana è decisa in base a “legami incestuosi” con le ditte produttrici di vaccini!”
Dr. Jane Orient MD – “VIA”, del 14/06/1999  
“I programmi di vaccinazione obbligatoria sono una violazione del codice di Norimberga poichè costringono gli individui a subire un trattamento medico contro la loro volontà, che diventa l’equivalente funzionale di un vasto esperimento completamente senza consenso informato.”
Dr. Jane Orient M.D.
….

www.drjaneorient.com/cv.pdf“Tutte le raccomandazioni ufficiali americane a proposito delle vaccinazioni sono inquinate senza speranza dall’intreccio di interessi esistente fra le ditte produttrici di vaccini, l’accademia americana CDC.”
Michael Belkin, testimonianza al congresso USA, 18.05.1999

http://www.whale.to/vaccines/belkin.html“Mia figlia Lyla Rose Belkin è morta il 16 settembre 1998 all’età di 5 settimane, 15 ore dopo aver ricevuto la sua seconda iniezione di vaccino di epatite B. Era una bambina vitale, sveglia, di 5 settimane, quando la tenni per l’ultima volta tra le mie braccia. Non potevo immaginare, quando mi guardava intensamente negli occhi con tutta la innocenza e la meraviglia di ogni nuovo nato, che sarebbe morta quella notte”.
Michael Belkin Testimony to Congress. Tuesday, May 18,1999

http://www.whale.to/vaccines/belkin.html

Lyla Rose Belkin died on September 16, 1998
http://www.curezone.com/forums/fm.asp?i=368574 Leggi il resto dell’articolo

La Droga:uno strumento di politica globale

 

Sulla scia della Seconda Guerra mondiale, le elite politiche statunitensi e britanniche si ritrovarono ad affrontare la minaccia del socialismo su scala globale. Nonostante le incombenti perplessità circa il futuro, decisero di reagire mobilitando risorse – pubbliche e nascoste – al fine di implementare un programma di “Roll Back” atto a invertire l’avanzata comunista mondiale.

Un vero e proprio blocco sulla strada della mobilitazione anti-comunista era rappresentato dal fatto che la maggior parte della popolazione statunitense era diffidente verso un progetto di politica estera di così ampia portata. Per lo statunitense medio il mondo era rappresentato unicamente dall’America del Nord e l’interesse per la politica estera era minimo. A causa di questo radicato isolazionismo, negli Stati Uniti, agli esordi della Guerra Fredda, spese governative ingenti nella politica estera erano fuori questione. Inoltre la CIA, principale fonte economica nel reame della politica estera americana, rappresentava, per la maggioranza degli americani nell’epoca post-bellica, un’agenzia come un’altra, mentre in realtà questa stava diventando un protagonista chiave. Pur perseguendo l’impegno di portare a termine massicce operazioni mondiali, la CIA chiese alla Casa Bianca una licenza per inserirsi in fonti di finanziamento alternativi. La droga figurava come il business più remunerativo tra quelli più noti. La natura criminale del business dettava quindi le regole del gioco. Mentre alcuni dei guadagni erano effettivamente utilizzati a supporto di operazioni sotto copertura, altri erano deviati verso l’arricchimento personale di agenti e dirigenti dell’agenzia oppure rimanevano nelle mani di gruppi finanziari con potere di lobby nell’amministrazione statunitense. Di conseguenza, la complicità nel business della droga iniziò a diffondersi verso il livello più alto dell’establishment nordamericano. Leggi il resto dell’articolo

NAPOLITANO E LA TRATTATIVA STATO-MAFIA-NATO

 

 

 

 

 

 

 

(1992-Elezione del Presidente alla Camera G.Napolitano)

Era prevedibile che la caduta del Buffone di Arcore, con la conseguente fine del suo effetto di distrazione, mettesse in rilievo altri conflitti d’interesse rimasti precedentemente privi della dovuta attenzione. In questo senso, non sarebbe corretto dire che Giorgio Napolitano abbia “ereditato” lo scontro con le Procure, dato che egli ne era già ampiamente partecipe in precedenza. Nel luglio dello scorso anno, nel corso di un’udienza al Quirinale ai magistrati in tirocinio, il presidente Napolitano, in una sorta di slancio profetico, emise un suo pubblico anatema contro l’abuso delle intercettazioni giudiziarie. In quell’occasione, molti commentatori affermarono che Napolitano aveva parlato da supremo garante dell’equilibrio dei poteri costituzionali; in realtà i fatti successivi hanno dimostrato che Napolitano già pensava esclusivamente al suo interesse personale di possibile indagato. [1]

Per correre in soccorso di Napolitano, un Eugenio Scalfari scucito e sconnesso, dalle colonne de “La Repubblica”, si è gettato in una difesa d’ufficio di quella che è passata agli onori delle cronache come la “trattativa Stato-Mafia”, rivelando così a tutti il vero movente di Napolitano, cioè che cosa questi avesse da nascondere. Un Ezio Mauro più contorto ed involuto che mai, ha cercato di correre ai ripari, ma ormai il guaio era fatto.
Grazie anche a Scalfari risulta evidente che non soltanto Nicola Mancino, ma anche altri ministri degli Interni degli anni ’90, fra cui Napolitano, hanno svolto un ruolo nella cosiddetta “trattativa Stato-Mafia”. Ma quale sarebbe stato l’oggetto di questa trattativa, e perché lo Stato avvertì l’urgente bisogno di scendere a patti? Furono davvero le stragi il motivo del cedimento dello Stato, o si trattò dell’ennesimo sanguinoso depistaggio?
I segreti veri e propri non esistono, tutti sanno ciò che c’è da sapere, solo che fanno finta di non saperlo quando il conformismo lo impone. Infatti, se Ezio Mauro cercasse davvero una risposta a quelle domande, la troverebbe sulle colonne del suo giornale. “La Repubblica” del 18 dicembre del 1993 riportava una notizia sulle rivelazioni del pentito Francesco Marino Mannoia alla magistratura americana. Mannoia raccontò al giudice Fitzgerald che la base NATO di Sigonella alla fine degli anni ’70 era in effetti la centrale di un traffico di droga verso gli USA. Lo stesso Mannoia forniva anche i nomi del personale della base NATO coinvolto nel traffico. Per queste preziose rivelazioni Mannoia è rimasto sedici anni in custodia presso l’FBI, cosa che pare gli abbia tolto ogni voglia di aggiungere ulteriori dettagli. Finché Mannoia accusava Andreotti poteva andar bene, ma se tira in ballo la NATO, allora andava rimesso in riga. [2]
Ma questi fattacci di droga sono di più di trenta anni fa, mentre oggi le cose vanno diversamente. Infatti un’inchiesta de “La Repubblica” dello scorso anno rivelava che il super-radar USA attualmente in costruzione a Niscemi, e che dovrebbe essere in funzione dal 2015, viene costruito con la partecipazione di un’impresa già coinvolta in altre inchieste di mafia. [3]
Ormai è persino una banalità ricordare che da settanta anni la USNavy si serve della Mafia per controllare il territorio e per collaborare a tutte le innumerevoli attività illegali di cui le basi USA e NATO sono il crocevia. Se si considera che il Consiglio Atlantico costituisce la principale agenzia di lobbying delle grandi multinazionali finanziarie e commerciali, che lì vengono accolte in qualità di sponsor e consulenti, ecco che si comprende come la NATO rappresenti il punto di raccordo tra la grande criminalità multinazionale e la criminalità sul territorio.
Per averne la documentazione basta pescare negli archivi dei grandi quotidiani; anche se si tratta di notizie isolate, oppure minimizzate all’interno di contesti che danno la priorità ad altri dettagli. In un articolo lunghissimo su “La Repubblica” del 2007, il solito Roberto Saviano concedeva solo tre righe al fatto che era stato Zagaria, il boss dei Casalesi, a costruire la centrale radar della NATO di Licola in Campania, e tutto il resto era dedicato alla conquista del centro di Milano da parte della camorra del cemento. La strana coincidenza che le centrali radar della NATO vengano invariabilmente costruite da imprese legate alla criminalità locale, dovrebbe essere oggetto di un minimo di attenzione e sottolineatura da parte dell’informazione; ma sarebbe ingenuo aspettarselo. [4]
Quando poi la NATO persegue i suoi obiettivi, come per l’aggressione alla Libia e alla Siria, o come per l’accerchiamento della Russia, allora l’informazione risulta anch’essa completamente irreggimentata e militarizzata; perciò la stessa NATO viene divinizzata senza riserve dai media, mentre il pericolo mafioso viene identificato con Putin.
Non fu quindi una Ragion di Stato a motivare la trattativa dei governi italiani con la Mafia, ma una “Ragion di NATO”, ovvero obblighi di alleanza, cioè di servitù coloniale dell’Italia nei confronti degli USA. Appare quindi irrealistico ritenere che la magistratura sia davvero intenzionata ad andare sino in fondo nella vicenda della cosiddetta trattativa Stato-Mafia, assumendosi così il rischio di scoperchiare il verminaio NATO.
La reazione alle iniziative della Procura Distrettuale Antimafia di Palermo risulta perciò sproporzionata, improntata ad un isterico eccesso di difesa, dovuto non solo alla psicologia da imputato di Napolitano, ma soprattutto allo storico dilettantismo del gruppo dirigente di provenienza PCI. Dirigenti del PD in evidente stato confusionale trattano oggi Ingroia o Grillo come se li avessero scambiati per Trotsky, e ci fosse ancora l’Unione Sovietica da difendere. Ma non hanno abbandonato l’URSS e aderito alla NATO già dagli anni ’70?
Del resto anche la magistratura ha ritenuto di inchinarsi alla “Ragion di NATO”, visto che lo scorso anno il tribunale di Catania ha mandato assolti i mafiosi che gestivano gli appalti nella base USA di Sigonella. I giudici hanno assolto gli imputati in base alla formula secondo cui “il fatto non sussiste”, il che vuol dire che se gli USA hanno ritenuto di attribuire degli appalti a ditte mafiose, non si può certo pensare che siano stati costretti a farlo. Inoltre le basi militari, di fatto o di diritto, hanno acquisito una extraterritorialità, e l’esperienza ha dimostrato che il segreto militare costituisce per la magistratura una soglia ancora più invalicabile del segreto di Stato. [5]

[1] http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/22/Napolitano_chiede_misura_intercettazioni_arresti_co_9_110722031.shtml
[2] http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/12/18/dalla-base-nato-di-sigonella-la-mafia.html
[3] http://inchieste.repubblica.it/it/espresso/2011/10/31/news/base_usa_chiama_mafia-24199992/
[4] http://milano.repubblica.it/dettaglio/la-mafia-del-cemento-conquista-milano-gli-affari-del-clan-dei-casalesi/1336226/4
[5] http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/appalti-base-usa-sigonella-tribunale-catania-assolve-i-sette-imputati-22384

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Il disastro di una nazione

Di seguito sono elencate le più importanti privatizzazioni operate nel periodo 1992-1998. Quando è possibile sono indicati il ricavo, i beneficiari dell’operazione, le dimensioni delle aziende privatizzate, etc.
Per la compilazione dell’elenco, che non ha pretese di completezza né di assoluta precisione, sono state consultate documentazioni di varia fonte (principalmente la “Relazione sulle privatizzazioni” del Ministero del Tesoro e notizie di stampa). Tuttavia dobbiamo rilevare come fino ad oggi manchi una documentazione, accessibile al pubblico, che fornisca l’elenco completo delle innumerevoli privatizzazioni grandi e piccole, indicandone ricavo effettivo, debiti trasferiti, etc.

a) Nell’anno 1993/93 (Governo Amato, poi Ciampi)

– ITALGEL (IRI-SME) –1600 dipendenti – quota ceduta 62% per 431 miliardi a Nestlè
– CIRIO-BERTOLLI-DE RICA (IRI-SME) – quota ceduta 62% per 310 miliardi a FISVI poi Unilever e Cragnotti
– CREDITO ITALIANO (IRI) – 15.800 dipendenti – quota ceduta 55% per 1801 miliardi – l’80% a piccoli azionisti, controllo Mediobanca ed altri<br>
– SIV (vetro EFIM) – 3800 dipendenti – quota ceduta 100% per 210 miliardi all’inglese Pilkington
– NUOVIO PIGNONE (ENI) – 5100 dipendenti -.quota ceduta 70% per 713 miliardi a GENERAL Eletric (USA) – (ulteriore 9% ceduto a G.E. nel 1997)

b) Nel 1994 (Governo Ciampi, poi Berlusconi)

– IMI (Min.Tesoro) – 900 dipendenti – ceduta prima tranche 33% per 2180 miliardi – controllo a banche (San Paolo, Cariplo, Montepaschi)
– BANCA COMMERCIALE ITALIANA (IRI) – 18.000 dipendenti quota ceduta 51% per 2891 miliardi – piccoli azionisti 85%, controllo a Mediobanca, Generali, Paribas, Commerzbank
– INA (Min.Tesoro) – 4600 dipendenti – ceduta prima tranche 47% per 4530 miliardi – controllo a banche ( San Paolo, Cariplo)
– ACCIAI SPECIALI TERNI (IRI) – 24.300 dipendenti – quota ceduta 100% per 600 miliardi a KAI (Krupp, Falk, etc.)
– SME (IRI) 18.900 dipendenti – ceduta prima tranche 32% per 723 miliardi a Luxottica /Benetton

c) Nel 1995 (Governo Dini)

– ITALTEL (IRI-STET) – 15.000 dipendenti – quota ceduta 50% per 50% per 1000 miliardi a Siemens (Germania)
– ILVA LAMINATI PIANI –18.000 dipendenti – quota ceduta 100% per 1929 miliardi a Gruppo Riva
– IMI (Min Tesoro) – ceduta seconda trance 19% per 1200 miliardi
– SME (IRI) – ceduta seconda tranche 15% per 341 miliardi a Luxottica/Benetton
– ENI (Min. Tesoro) – 95.000 dipendenti – ceduta pirma tranche 15% per 6229 miliardi ad azionariato diffuso
– ISE (IRI settore energia) – 150 dipendenti – quota ceduta 74% per 370 miliardi as Edison-EDF (Francia)
– ENICHEM-AUGUSTA (ENI) – 1100 dipendenti – quota ceduta 70% per 336 miliardi a cessionari non noti<br>
– INA (Ministero Tesoro) – ceduta seconda tranche 18,4% per 1887 miliardi a banche

d) Nel 1996 (Governo Dini, poi Prodi)<br><br>

– DALMINE (IRI) – 4700 dipendenti – quota ceduta 84% per 301 miliardi a Technit/Rocca<br>
– ITALIMPIANTI (IRI) – 1200 dipendenti – quota ceduta 100% per 42 miliardi a cessionari non noti
– NUOVA TIRRENIA (CONSAP – navigazione) – 900 dipendenti – quota ceduta 91% per 548 miliardi
– SME (IRI) – ceduta terza ed ultima tranche 15,2% per 121 miliardi
– INA (Min Tesoro) – ceduta terza tranche 312% per 3260 miliardi
– MAC – quota ceduta 50% per 247 miliardi a GEC- Marconi (GB)
– IMI (Min Tesoro) – ceduta terza tranche 5,9% per 501 miliardi
– MONTEFIBRE – quota ceduta 65% per 183 miliardi
– ENI (Min Tesoro) – quota ceduta seconda tranche 15,8% per 8872 miliardi azionariato diffuso
– ALFA ROMEO AVIO (IRI –FINMECCANICA) – quota ceduta 75% per 200 miliardi a Fiat

e) Nel 1997 (Governo Prodi)

– ENI (Min Tesoro) – cediìuta terza tranche 17,6% per 132309 miliardi ad azionariato diffuso
– TELECOM (Min Tesoro) – quoat ceduta 92,5% per circa 26.000 miliardi ad azionariato diffuso – controllo a nucleo stabile (7,5% azioni) costituito da banche, FIAT/IFIL, soci stranieri
– FINCANTIERI (IRI) – ceduto 100% NEW SULZER AG per 151 miliardi a società finlandese<br>
– SEAT (IRI) ceduto 44,7% per 1600 miliardi a Comit, De Agostini, etc.
– Banco di Napoli (Min Tesoro) 60% per 62 miliardi

f) Nel 1998 primo semestre (Governo Prodi )

– ENI (Min Tesoro) – ceduta quarta tranche 14,2% per 13000 miliardi ad azionariato diffuso ( con la quarta tranche ENI risulta privatizato al 62% con 41000 miliardi di incasso totale)
– ITALIA NAVIGAZIONE (IRI – Finmare) – quota ceduta 100% per 150 miliardi ad armatori privati italiani (D’Amico)
– AEM (Comune di Milano)- quoata ceduta 49% per 1400 miliardi ad azionariato diffuso
– ALITALIA (IRI) – cessione controllo alla olandese KLM – (attraverso scambio azioni o cosidetta “joint venture”)
– ELSAG – BAILEY (IRI-Finmeccanica) – quota ceduta 100% per cifra non nota ad acquirenti stranieri
– LLOYD TRIESTINO (IRI-Finmare) – quota ceduta 100% per cifra non nota a gruppo Evergreen (Taiwan)
– Banca Nazionale del Lavoro (Min Tesoro) – quota ceduta 67,8% per 6707 miliardi ad acquirenti non noti

Succesivamente sono state eseguite altre importanti operazioni di privatizzazione, fra cui quella della società AUTOSTRADE (IRI), conclusa nel 1999.
Tratto da: Antonio Venier, “Il disastro di una nazione”. Saccheggio dell’Italia e globalizzazione, presentazione di Bettino Craxi, Padova, Edizioni di Ar (“Le due bestie 1”) 1999, 157 pp..

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Guerra di robot: uno scenario possibile per gli USA nel 2025.

Gli specialisti hanno immaginato come il Pentagono applicherebbe le tecnologie moderne in un’eventuale guerra futura.
In un collegio militare dello stato nordamericano della Pennsylvania si è tenuto un incontro a porte chiuse nel quale si è discusso in merito ai possibili scenari di una eventuale guerra tra gli USA e un nemico fittizio nel 2025, con l’uso di tecnologie avanzate.
Di fatto, l’incontro, tenutosi sotto l’epigrafe NextTech Workshop, è stato un video game di guerra di due giorni organizzato dalla compagnia australiana Noetic. Si tratta del secondo evento di una serie di quattro incontri dedicati alla ricerca su “come le future scoperte in diverse aree tecnologiche potrebbero essere usate in determinati scenari”, secondo la Noetic.
Il primo incontro della serie, che si è tenuto a Washington a giugno, si focalizzava sulle seguenti tecnologie: robotica, software, energia guidata, biotecnologie e stampe 3D. Il secondo incontro era dedicato alla possibile applicazione militare di tali tecnologie.
Tra i partecipanti del gioco di guerra c’erano funzionari civili, scienziati, ricercatori, ingegneri e ufficiali dell’Esercito, la Forza Aerea, la Marina da guerra USA e militari australiani.
Secondo le regole del gioco, un rappresentante della Noetic descriveva uno scenario e dopo gli esperti nelle diverse aree spiegavano che tipo di armi i partecipanti potevano usare per lo scenario scelto.
Robot spie e robot killer fanno il “lavoro sporco”.
In base al primo scenario, i giocatori dovevano agire in una città piena di carri da guerra nemici. In questa situazione hanno optato di dispiegare un primo esercito composto da robot e droni equipaggiati con missili allo scopo di isolare e disarmare il nemico. Prima i droni, simili a quelli che usa il Pentagono in differenti parti del mondo, dispiegano nel cielo a caccia del nemico. Dopo apparivano droni spia per localizzare le loro posizioni.
Suvvessivamente i microdroni, della misura di un insetto, entravano nel campo di battaglia e divoravano i pneumatici dei veicoli nemici togliendo loro la possibilità di far rifornimento di ogni tipo. Allo stesso tempo altri piccoli robot sorvolavano l’esercito nemico incitandoli a consegnarsi attraverso messaggi sonori. Quelli che non si arrendevano venivano attaccati e distrutti dalle bome e missili dei droni.
Solo dopo che il nemico veniva sconfitto, la fanteria statunitense entrava nella città.
I giocatori hanno calcolato che lo sviluppo e mantenimento di un esercito composto da robot costerebbe un miliardo di dollari, più di quanto costa un esercito formato da persone e che ci sarebbe bisogno di una riorganizzazione completa delle Forze Armate del paese.
Non bisogna, però, escludere che si possa materializzare il peggior incubo di alcuni e di uno degli argomenti più frequenti nei film di fantascienza e che i robot si sollevino e armi in mano attacchino i loro creatori.

Le armi elettromagnetiche fermeranno la marina nemica.
Nel secondo scenario, le navi da guerra di due stati rivali navigano verso le coste di un’ isola oggetto della loro disputa. Da una parte ci sono due portaerei statunitensi con navi distruttrici, sottomarini e circa 140 aerei. Dall’altra parte una portaerei del nemico con 60 aerei e 24 navi distruttrici. In totale circa 20.000 militari da entrambi le parti potrebbero perdere la vita se tutte le forze entrassero in combattimento.
In questa situazione i giocatori hanno scelto di non spargere molto sangue e di fermare la flotta nemica prima che iniziasse la carneficina. Droni, sottomarini e mine acquatiche equipaggiate con generatori di microonde avrebbero la funzione di danneggiare i sistemi elettrici e meccanici delle navi da guerra nemiche, in modo che solo premendo un tasto paralizzante, il Pentagono potrebbe disattivare i principali sistemi della flotta nemica senza decessi,o quasi.
Però, l’uso di armi elettromagnetiche ha provocato alcuni dubbi nei giocatori. Dato che il nemico in questo scenario era assimilabile alla Cina, i partecipanti del gioco hanno segnalato che il paese asiatico non si sarebbe affidato eccessivamente alla tecnologia elettronica in un conflitto simile con un rivale come gli USA, che li supera di parecchio in questo tipo di “scoperte”.
Un’antiarma biologica serve a prevenire una catastrofe globale.
Il terzo scenario e il più estremo di tutti, incarnava il compito di eliminare le armi biologiche del nemico senza far scoppiare una guerra a grande scala.
I giocatori hanno proposto di usare un’antiarma biologica. Cioè di combattere un agente biologico con un altro per neutralizzarlo, ad esempio un virus che infetta solo batteri. In altre parole: creare un killer di malattie.
Il primo compito è stato quella di individuare che tipo di arma possedeva il nemico. Localizzare le persone coinvolte nel programma di armi biologiche e marcarli con la tecnologia d’identificazione per frequenza radio (Rfid). Il passo successivo consisteva nel modificare l’abbigliamento usato nel lavoro per trasformarlo in una sorta di sensore capace di determinare il tipo d’agente biologico presente negli arsenali della nazione nemica. Gli abiti potevano essere usati anche per trasportare l’antiarma nei luoghi dove si conservavano gli agenti biologici mortali.
Però uno dei giocatori ha fatto notare che l’uso di armi biologiche è vietato secondo le leggi USA e una fuga d’informazione prodotta da infiltrazioni come quelle pubblicate da Wikileaks poteva colpire seriamente la sicurezza nazionale degli Stati Uniti.
Il gioco si centrava su ciò che gli USA potevano fare in una guerra nel 2025 ma un altro punto che si è posto è quello che gli USA dovrebbero fare. “Consideriamo che le tecnologie aumentano il nostro controllo, i leader mondiale devono essere più prudenti”, ha segnalato Peter Singer, uno degli organizzatori dell’evento. “Ma, storicamente, ogni volta che abbiamo avuto una tecnologia che cambiava le regole del gioco, è aumentata la velocità e il caos nelle guerre”, ha aggiunto.
La tecnologia 3D aiuterebbe a riparare le infrastrutture danneggiate da un terremoto.
Secondo il quarto scenario, un terremoto di 7 ° della scala Richter aveva scosso un povero paese della zona equatoriale. migliaia i morti. Decine di migliaia di persone sono rimaste senza case, acqua, cibo, elettricità e senza assistenza sanitaria. Un corpo di marines statunitensi doveva prestare aiuto alle vittime del disastro naturale. I giocatori dovevano presentare un piano d’azione del Pentagono nelle prime 48 ore in seguito al sisma, applicando la tecnologia 3D.
I partecipanti del gioco proposero di inviare al paese colpito dal terremoto squadre di ingegneri militari equipaggiati da stampanti 3D. La loro missione era quella di riparare i sistemi di rifornimento d’energia e d’acqua con l’aiuto di tali stampanti ricreando le parti danneggiate di tali sistemi. Questo permetteva risparmiare tempo, dato che installare un trasformatore elettrico, ad esempio avrebbe portato via qualche giorno invece di settimane o mesi. Una ricostruzione più veloce delle infrastrutture danneggiate in modo che il paese tornasse alla normalità in un tempo più breve-
I giocatori, però, hanno avvertito che era importante ritirare i dispositivi avanzati una volta compiuta la missione, in modo che le tecnologie moderne non lasciassero senza lavoro coloro che dipendono dai lavori manuali tradizionali, creando così un nuovo problema sociale.

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Traduzione: FreeYourMind!

Siria: ecco l’unita’ di 300 terroristi stranieri guidati da un ufficiale turco+VIDEO

DAMASCO – Ecco l’ultimo video diffuso in rete sulla Siria nella quale un mercenario ammette di far parte di una unita’ dil 300 combattenti, “per lo piu’ turchi e libici”, che agiscono in Siria sotto comando di un ufficiale turco.”

“E’ la Turchia che ha messo a nostra disposizione il denaro e le armi. Nel nostro gruppo c’erano anche cittadini giordani, egiziani, sauditi … la nostra missione era quella di commettere attentati e uccidere civili, e se possibile persone importanti”, dice il terrorista spiegando cosi’ il motivo per cui abbia accettato di svolgere queste azioni.

“Il nostro comandante turco mi ha offerto un sacco di soldi ed una valanga di armi ed e’ per questo che ho accettato”.

Quì sotto il video(ndr)

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Saviano è molto peggio della camorra

di Paolo Barnard

 

Potrei fare a pezzi l’ultima uscita di Roberto Saviano sul New York Times con una pesante e uggiosissima sfilza di critiche tecniche a molte delle sue parti. Ma non è necessario. Che questo sciagurato falsario morale – un servile apologista dei colossali crimini d’Israele mai mosso da un grammo di pietà per il genocidio dei palestinesi, ma ostentatamente dilaniato dal ‘genocidio’ dei campani per mano della Camorra (che ha ammazzato in 30 anni quello che Israele ha ucciso in un singolo bombardamento sui contadini del Libano in pochi mesi, solo uno dei tanti crimini contro l’umanità di Tel Aviv) – sia una vergogna nazionale l’avevo già scritto, un pupazzo editoriale autore di un libro sulla Camorra che ha rivelato di quell’organizzazione cose che hanno fatto sbadigliare mezza Campania.

Oggi Saviano piazza sul massimo quotidiano USA uno scritto (ndr trad. italiana qui ) dove, fra immense svirgolate di finanza bancaria da bar, ci dice questo: in Grecia, ma anche in Spagna e Italia, la povera gente è ridotta alla schiavitù degli usurai per colpa delle commistioni fra criminalità organizzata e politici locali marci. Ah, davvero?

Ma dove si informa Saviano? No, Saviano non s’informa, balbetta ciò che gli dettano, ed è così da troppo tempo, troppo. Era scarsamente tollerabile che costui, col pretesto di denunciare la Camorra, facesse il burattino nel ruolo del Vate disceso dal cielo di De Benedetti-Editoriale La Repubblica a predicare la brodaglia di Silvioèilmalechepiùmalenoncen’èneppurecolcandeggio. E ci turavamo il naso, noi italiani ancora liberi di pensare.

Ma ora, a fronte delle evidenze più autorevoli sul compimento del Più Grande Crimine sociale in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale: leggi Colpo di Stato Finanziario nell’Eurozona; di fronte alle cifre immani in termini di perdite di economia reale causate dalla catastrofe delle Spirali di Deflazione Economica Imposte a interi popoli, fra cui i greci per primi: leggi le rapine delle Austerità della Troika Neoliberista e Neomercatile, che fanno impallidire nel ridicolo le cifre della criminalità organizzata; a fronte di uno tsunami di disperazione sociale di milioni di famiglie del sud Europa causato precisamente da quanto appena scritto, con un collasso degli standard di vita che le scaraventa all’abbruttimento ottocentesco del proletariato con la perdita della stessa dignità umana… Roberto Saviano si prostituisce ai suoi padroni per ruttare l’ennesima insabbiatura delle loro colpe. Qual è la tragedia Greca? E’ per caso il sadismo prezzolato di Angela Merkel o di Mario Draghi che stanno riducendo quel popolo fiero allo stato animale? Nooo! Ma sono gli usurali e la politica in loco, il cortiletto del potere, il raket del petrolio! Ma certo, e non una parola su chi ha saputo sottrarre a un intero continente la sua sovranità politica e monetaria per la prima volta in 3000 anni; su chi ha creato in due mesi un trilione di euro per salvare le banche mentre sottrae centinaia di miliardi di euro a sanità, pensioni e redditi di famiglie degne, spedendo al macero decine di migliaia di aziende. Non una parola su chi veramente ha costretto i greci all’usura, mentre sto servo buffone li offende pure falsificando i dati sul loro stato patrimoniale (si legga i lavori di Dimitri Papadimitriou e Yeva Nersisyan).

Purtroppo milioni di cittadini ci cascano.

Ma questa volta è troppo grossa. Gli intellettuali (non che Saviano lo sia, ma facciamo di sì) che si prestarono a mascherare i crimini del nazi-fascismo, cioè gli apologisti del nuovo ordine sociale nero che ignorarono gli orrori che esso stava commettendo, furono tanto colpevoli quanto i tiranni che servivano. Saviano è precisamente oggi corresponsabile dei crimini epocali delle tecnocrazie che guidano l’Economicidio europeo sulla pelle e sul destino di milioni di noi. Crimini immensamente più odiosi e pianificati di quelli della Camorra. Saviano è molto peggio della Camorra. L’Italia, oggi sul baratro come mai in 50 anni, ha urgente bisogno della scorta per difendersi dai Saviano. E non è una battuta.

 

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Pu$$y Riot, l’affare non s’ingrossa. Anzi si sgonfia

 

In Occidente a strepitare sono stati in tanti, soprattutto i “soliti noti” degli ambienti gauche-caviar, del mondo dello spettacolo, dei circoli liberal di vari colori (viola, arancioni…), del giornalismo e culturame prog in servizio permanente effettivo. Più vecchie star in naftalina come Paul McCartney, Peter Gabriel, Madonna, Yoko Ono e da noi il compulsivo Vasco Rossi, che a sessant’anni ha scoperto Facebook e ormai pontifica quotidianamente sull’universo mondo. Era arrivata anche la scomunica di Sting, ma il biondo ex Police è stato immediatamente sputtanato via Twitter quando si è saputo che nei giorni scorsi si è esibito, dietro ricco cachet, alla festa di compleanno della sorella di Putin in Costa Smeralda. Pecunia non olet.

In Russia, invece, dopo la sentenza che ha condannato a due anni di galera le tre componenti del gruppo punk Pussy Riot, non c’è stata poi una gran rivoluzione. Cinquecento persone in piazza a Mosca, tra cui l’immarcescibile Garri Kasparov, che da quando non gioca più a scacchi invece che ai giardinetti, come ogni pensionato che si rispetti, passa il tempo a contestare Putin. E basta. Anzi, secondo i sondaggi della vigilia circa la metà degli intervistati si augurava per le tre ragazzotte il massimo della pena (7 anni); e su alcuni siti circola la notizia di una grande manifestazione anti-Pussy Riot di 100 mila persone, oscurata però dai mass-media occidentali. Siccome in effetti non c’è traccia sui siti internet considerati “attendibili”, facciamo finta che non sia vero.

Però in giro per la rete si raccolgono alcune notizie interessanti, che passata l’onda emozionale della condanna la dicono lunga sul fenomeno delle tre “eroiche” contestatrici del despota Putin. Intanto si legge che il nome del gruppo  diventerà un marchio, come ha annunciato Mark Feigin, avvocato delle tre musiciste in carcere. Il legale ha precisato che l’iter di registrazione del marchio è stato avviato lo scorso aprile per evitare l’uso del nome del gruppo in varie azioni e progetti.

«Il merchandising delle Pussy – informa il Corriere della Sera – però è già iniziato. Sono numerose le iniziative che su internet vendono t-shirt di ogni fattezza e colore con la scritta “Pussy Riot libere” e le tre ragazze incappucciate con gli inconfondibili passamontagna colorati».

Alla più carina delle tre, Nadezhda Tolokonnikova, è già arrivata l’interessante offerta di Playboy, che da sedicente rivoluzionaria vorrebbe trasformarla in coniglietta. Vedremo se accetterà, però l’interesse del più noto giornale mondiale di bellezza femminile fa ben capire come viene percepito lo spessore di questo gruppo di protesta anti-Putin e anti-Chiesa ortodossa: un logo da sfruttare al più presto, prima che il mondo si dimentichi di loro. Insomma, da Pussy Riot pare si stia passando a Pu$$y Riot, come del resto insinuano da alcune settimane i loro detrattori affermando che il gruppo punk russo è finanziato da Otpor, l’organizzazione messa in piedi dal finanziere e speculatore internazionale George Soros per “esportare” la democrazia nei Paesi dell’Europa dell’Est e del Medio Oriente. Lo stesso che in passato ha “oliato” la cosiddetta Rivoluzione Arancione in Ucraina, le femministe radicali del gruppo Femen (sempre ucraine),  la Rivoluzione delle Rose georgiana e le rivolte studentesche in Tunisia ed Egitto.

Il dubbio che le “fighette in rivolta” (Pussy Riot si può tradurre più o meno così) non siano delle eroiche rivoluzionarie pure di cuore ora si va facendo strada anche in alcune teste pensanti della sinistra, quelle che non si rassegnano al riflesso pavloviano per cui a qualsiasi strillo mediatico in difesa di presunti diritti umani violati bisogna correre alla mobilitazione. Ne incroci qualcuno che vaga su Facebook, isolato dai suo stessi compagni che di solito non amano le avanguardie e chi si pone troppe domande. E nei giorni scorsi è apparsa un’analisi molto interessante su www.militant-blog.org, un sito – tanto per essere chiari – che si definisce organo di un “collettivo politico comunista, formato da compagni dei movimenti antagonisti romani”. E che sulla vicenda Pussy Riot ha sviluppato un ragionamento altamente condivisibile dal titolo «Le insegne luminose attirano gli allocchi», di cui riportiamo uno stralcio qui di seguito:

 

La politica imperialista statunitense ha come obiettivo primario la normalizzazione del Medio oriente. Da più di un anno è attiva su tutti i fronti (culturale-ideologico, mediatico, politico, militare) per ridurre la resistenza dei paesi mediorientali non allineati alla volontà imperialista. In questo complesso gioco di posizione, la Russia è il principale problema geopolitico occidentale, perché è il fondamentale punto di riferimento di alcuni paesi mediorientali (Siria, Iran) che ancora resistono al più o meno violento processo di asservimento. La Russia, tramite il veto ONU, tramite il finanziamento diretto e indiretto di questi stati, tramite i suoi accordi politici con la Cina, dev’essere riequilibrata, e Putin non sembra accettare questo ridimensionamento (per sue ragioni geopolitiche, non certo per una qualche coscienza di classe in favore dei popoli oppressi). L’obiettivo, dunque, è creare un vasto consenso attorno ad un eventuale cambio di regime in Russia. Cambiamento che non può evidentemente avvenire manu militari, ma che può essere promosso dall’interno, sfruttando i mille legami che gli oligarchi russi hanno con l’occidente. La creazione artificiosa di questi episodi fa parte di questo progetto. I primi a cascarci, come sempre, i diritto-umanisti della folcloristica sinistra europea, sempre pronta a mobilitarsi per qualche presunto diritto umano violato (quei diritti umani che emergono dalle pagine di Repubblica, nel nostro caso). In degna compagnia di attori e cantanti multimiliardari, orchestrati e manovrati dallo sponsor di turno. Uno schema già visto. Evitiamo di citarvi tutte le volte che in questi ultimi due anni si è riproposto (gli ultimi due anni, non gli ultimi venti..).

 

Apriti cielo! Sul sito sono fioccate le accuse di essere “servi di Putin”, “maschilisti”, “fallocentrici”, “misogini”. Tanto da costringere il collettivo a una successiva precisazione, che volendo si può leggere sul sito.

Intanto, com’era prevedibile visto che la madre degli idioti è sempre incinta, le Pu$$y Riot hanno fatto scuola, trovando degli emuli anche in Germania: domenica scorsa una donna e due uomini, travestiti da membri della punk band russa, hanno fatto irruzione nella cattedrale di Colonia inneggiando alla libertà per le tre componenti della band. Nel videodiffuso dall’agenzia di Mosca Rt si vedono i manifestanti mentre vengono trascinati via dalla chiesa. I tre, di 20, 23 e 35 anni, sono stati accusati di aver disturbato una cerimonia religiosa e potrebbero rischiare fino a tre anni di prigione. Tre anni? Se dovesse davvero succedere che cosa dirà fraulein Merkel, che nei giorni scorsi aveva criticato la pena eccessiva inflitta alle “fighette in rivolta” dal Tribunale moscovita?

A cura di George Best

Germania-Russia: l’alleanza eurasiatica

GERMANIA – RUSSIA.  L’ALLEANZA EURASIATICA

La rigidità che contraddistingue il rapporto che Berlino ha instaurato con l’Europa mal si concilia, tuttavia, con ildinamismo attraverso cui laGermania sta avvicinandosi a Cina, Russia ed India, che rappresentano i pilastri delBRICS. La visita di Angela Merkel a Nuova Delhi nel maggio 2011 corona la collaborazione con l’India, soprattutto per quanto concerne il campo dell’alta tecnologia. L’interscambio tra Germania e Cina nel 2011 tocca i 144 miliardi di dollari ed è destinato a raddoppiare entro il 2015, quando si stima che raggiungerà i 280 miliardi. Queste cifre permetteranno ai tedeschi di assestarsi in cima alla classifica dei paesi esportatori versola Cina, surclassando gli Stati Uniti, e a Berlino di stringere ulteriormente il rapporto strategico con Pechino. Nell’aprile 2012, il primo ministro cinese Wen Jibao si reca a Wolfsburg allo scopo di siglare un accordo che prevede l’installazione di una nuova fabbrica della Volkswagen nellaregione dello Xinjiang. Si prevede che ciò attenuerà l’alto tasso didisoccupazione locale, che finora ha contribuito primariamente ad alimentare le pulsioni centrifughe delle popolazioni indigene.

Questa intensificazione dei rapporti con la Cina costituisce la parte integrante e maggioritaria di un processo che prevede il riposizionamentodell’economia tedesca in direzione dei mercati emergenti. Secondo un rapporto redatto dall’European Council on Foreign Relations, «La Germania è portata a considerare se stessa come una forza credibile in un mondo multipolare, il che alimenta a sua volta l’ambizione di divenire “globale” con le sue forze»1. Leggi il resto dell’articolo

Il futuro soldato USA

 

 

 

 

 

 

L’Agenzia della Difesa degli USA, DARPA, creatrice di idee apparentemente strampalate ma che a volte diventano realtà, adesso è concentrata a modificare geni umani per eliminare limitazioni come la fame e la stanchezza.

L’obiettivo degli “specialisti” dell’agenzia è di creare soldati immuni a quei grandi “inconvenienti” dell’essere umano. Potranno combattere durante più tempo, con maggior efficacia e senza tante spese in alimenti, che adesso dipendono da un’industria di circa 40.000 milioni di dollari l’anno.

Lo scrittore Simon Conway, che ha avuto accesso ai progetti della DARPA, dice che l’ambizioso progetto cerca di “migliorare l’efficienza della creazione di energia nel corpo”.

Così i ricercatori dell’agenzia cercano di attivare i geni che aiuteranno ad usare con maggiore profitto le riserve di grasso del corpo umano, cosa che permetterà ai soldati di vivere di tali riserve per molti giorni e senza cibo ne riposo.

“I soldati saranno capaci di correre a velocità “olimpiche” e sopportare grandi pesi senza bisogno di dormire e mangiare” afferma Conway sul Sunday Express.

Si sa che gli scienziati militari hanno già provato una medicina che ha permesso a un gruppo di soldati di non dormire per più di 40 ore e incluso di migliorare i loro livelli di concentramento dopo due giorni senza riposo. Leggi il resto dell’articolo

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