Grande finanza e collaborazionismo europeo

 

Dal novembre 2012 entreranno in vigore le norme stabilite dal Regolamento Europeo 232. Sul versante economico, la misura più importante riguarda l’imposizione del divieto di compravendita dei derivati finanziari denominati Credit Default Swaps (CDS) ai non detentori di titoli di Stato. I CDS vengono accesi per fungere da polizze assicurative, attivando un meccanismo che prevede il risarcimento delle perdite di titoli azionari in caso di fallimento dei loro erogatori. Nel caso specifico, i CDS vengono utilizzati per assicurare i titoli di Stato dal rischio di fallimento delle nazioni che li emettono. Adottando il pacchetto di norme, l’Unione Europea mira a sbarrare una delle vie maestre maggiormente battute dalla speculazione, poiché la deregolamentazione totale dei mercati finanziari attuata in ottemperanza del mantra ultra-liberista ha permesso anche a investitori che non detengono alcun titolo di Stato nel proprio portafogli di accendere queste polizze assicurative, alimentando un circolo vizioso in cui coloro che acquistano i CDS hanno tutto l’interesse affinché si verifichi l’evento negativo (Credit Event) contro cui si sono assicurati. Il meccanismo perverso che è alla base dei CDS è assolutamente proibito al di fuori dell’ambito finanziario, perché consentirebbe a qualsiasi teppista o vandalo di incassare il risarcimento, garantito dall’assicurazione, derivante dalla distruzione o dal danneggiamento di un bene detenuto da altri.
In campo finanziario, tuttavia, non valgono i regolamenti tesi a disciplinare la libertà individuale che vigono a livello sociale, dal momento che fino a novembre rimarrà ampiamente garantita la possibilità di vendere allo scoperto (cioè senza detenerne la proprietà) i titoli di Stato sui quali sono stati preliminarmente attivati i Credit Default Swaps. Negli scorsi mesi, i venditori allo scoperto hanno degradato il corso azionario dei titoli di debito emessi dai vari Stati, provocando la crescita dei tassi d’interesse – con il parallelo aumento dei differenziali (spreads) – e dissestando le finanze nazionali, sospingendo i vari Paesi verso la bancarotta, cioè l’ambito Credit Event che sbloccherebbe il pagamento dei CDS a massimo coronamento delle più selvagge manovre speculative.
La scure di Standard & Poor’s e Moody’s, ripetutamente abbattutasi su tutti i Paesi che compongono l’Eurozona, ha portato ulteriore acqua alla speculazione e delineato le sagome dei veri committenti dei corsari del rating, che – nonostante le farneticazioni pronunciate “trasversalmente” a questo riguardo – manovrano da Washington e non da Berlino.
I mesi che separano fine luglio/inizio agosto da novembre sono probabilmente troppi e il clamoroso anacronismo dell’Unione Europea potrebbe trasformare il Regolamento Europeo in una cura inutile, perché somministrata ad un corpo già cadavere. Nel corso degli ultimi anni il fenomeno ha assunto dimensioni tali da instillare il sospetto che non di inadeguatezza e incapacità istituzionale (Monti, Draghi, Rehn, Van Rompuy, Barroso, ecc. Tutti frequentatori assidui dei vertici del Bilderberg Club e della Commissione Trilaterale) si tratti, ma di ossequiosa e tacita connivenza con i “poteri forti” internazionali collegati al centro geopolitico dominante. Questi «Attori paradigmatici reali – scrive Aleksandr Dugin – che predeterminano le fondamentali tendenze dei mercati finanziari (esteriormente rappresentati come indipendenti dai fattori non di mercato, staccati dai fondamentali del calcolo economico) sono proprio la geopolitica e l’univoco dominio degli Stati Uniti. Il carattere ludico di queste tendenze è il mito per i “proletari della Borsa Valori”, semplici brokers che non vengono ammessi al di là delle quinte della finanza, dove siedono non soltanto speculatori di successo, ma esperti del Council on Foreign Relations, del Bilderberg Club e della Commissione Trilaterale – come George Soros. E’ qui che vengono stabilite le regole del gioco. Il collasso delle Borse o delle valute nazionali non è una questione di brillanti operazioni, ma di piani dettagliatamente elaborati e preparati».
George Soros è uno specialista a questo riguardo. Nel 1992 vendette allo scoperto oltre 10 miliardi di dollari in sterline britanniche – ricavando circa 1 miliardo di dollari – per poi sferrare un pesantissimo attacco speculativo teso a schiantare la lira, che si svalutò del 30% costringendo il governo italiano a decretare la momentanea uscita dal Sistema Monetario Europeo (SME). Per questa ragione i continui moniti riguardanti l’euro e le reiterate critiche rivolte nei confronti della Germania – pilastro fondamentale dell’Europa – pronunciati dal famoso magnate tendono ad assumere le fattezze di vere e proprie minacce, in particolar modo alla luce del fatto che nell’inverno del 2010 alcuni potenti potentissimi fondi speculativi (hedge funds) – Greenlight, Goldman Sachs e quelli che fanno riferimento a George Soros e ad Henry Paulson – impostarono un attacco sincronico all’euro a una manciata di giorni dall’intervento cinese a sostegno della moneta europea. «La Storia – sosteneva Karl Marx – si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa». Se ne traggano le debite conclusioni.

 

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