Eni-Snam, scorporo vicino

 

All’assemblea dell’Eni che ha approvato l’annullamento delle azioni proprie in portafoglio, senza riduzione del capitale sociale, l’amministratore delegato, Paolo Scaroni, ha parlato dell’operazione che porterà alla vendita del 29,99% della Snam alla Cassa Depositi e Prestiti. Il primo passo, imposto dalla Commissione europea, per arrivare alla creazione di un gestore indipendente della rete di distribuzione del gas e del tutto separato dall’Eni. Quello che volevano i concorrenti anglo-americani del colosso energetico italiano. Concorrenti come Exxon-Mobil, Chevron-Texaco, BP e Shell, che non hanno mai apprezzato la politica dell’Eni sui mercati internazionali e il suo essere un vero e proprio secondo Ministero degli Esteri, tale da permettere all’Italia una strategia autonoma e l’approvvigionamento energetico.
La Snam (controllata al 50,031% dall’Eni) verrà quindi scorporata progressivamente dalla capogruppo che non sarà più, caso unico nel mondo, una società presente in tutte le tappe della filiera produttiva del petrolio e del gas, dalla ricerca dei giacimenti alla distribuzione del prodotto finale ai consumatori. Uno scorporo che l’anglofono Monti non ha incontrato problemi nell’avviare, mettendo in atto una operazione che si esplica come una vera e propria partita di giro, considerato che la Cassa Depositi e Prestiti controlla il 26,37% dell’Eni (di cui è il primo azionista) e che essa a sua volta è controllata dal Tesoro per il 70% del capitale. Il fatto incredibile, perché di questo si tratta, è che per definire tale operazione, una partita di giro dentro il sistema di società pubbliche, la Cassa Depositi e Prestiti abbia scelto come consulente (advisor) quella Goldman Sachs che da anni specula massicciamente contro i titoli pubblici italiani e della quale Mario Monti è stato apprezzato (dalla GS non certo da noi) consulente. Dovendo ingoiare una svolta che fino all’ultimo non aveva accettato, Scaroni ha cercato di consolarsi con l’aspetto finanziario dell’operazione che renderà l’Eni finanziariamente “più solido” grazie ad un entrata di 17-18 miliardi che servirà pure a ridurre il debito e farlo scendere ad un livello basso (10 miliardi) come quello dei principali concorrenti che, ha ricordato, hanno stati patrimoniali fortissimi. E questo rappresenta un elemento di tranquillità per l’Eni. Meno tranquillo Scaroni si è detto per le voci incontrollate messe in giro ad arte su un blocco delle tariffe del gas che potrebbero spingere alcuni potenziali investitori ed acquirenti dell’altro 23,661% dello Snam a tirarsi indietro.
Quanto alla realizzazione del gasdotto South Stream, che dalle coste russe del Mar Nero raggiungerà la Bulgaria e poi l’Italia, Scaroni ha fissato una decisione finale sul progetto tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2013. C’è la volontà dei quattro soci (Eni, i russi di Gazprom, Electricité de France e  i tedeschi di Wintershall) per andare avanti ma è necessario che siano a posto la parte tecnica, quella economica, quella burocratica e quella finanziaria.

 

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