Anche a Roma festeggiamo l’indipendenza

Marco Cedolin
Potrebbe essere una buona notizia, ma purtroppo l’oggetto delle celebrazioni è l’indipendenza degli americani e non dagli americani, come sarebbe invece auspicabile dopo 60 anni di colonialismo a 360 gradi che spazia dalle basi militari all’immaginario collettivo.
Le celebrazioni per il 4 luglio, svoltesi presso la villa dell’ambasciatore americano a Roma, con grande dispiegamento di forze dell’ordine e militari italiani e il giusto corrollario di ospiti vip equamente distribuiti fra la politica e la finanza che “contano”, hanno bloccato il traffico e comportato la deviazione del percorso degli autobus, causando non pochi disagi ai cittadini di Roma Nord che già si trovano a fare i conti con la canicola….
Sarebbe senza dubbio interessante portare una riflessione nel merito di quanto il nostro paese sia pronto a genuflettersi di fronte al padrone a stelle e strisce (l’Indipendenza americana viene da sempre festeggiata nella maggior parte dei comuni che ospitano basi militari statunitensi) ogni qualvolta la cosa si renda necessaria. Così come gioverebbe comprendere in base a quali criteri di opportunità vengano mobilitati uomini e mezzi pagati con il denaro dei contribuenti, per festeggiare le indipendenze altrui, mentre in Italia si chiudono gli ospedali e si negano le medicine ai malati.
Come sempre non ci saranno risposte, nè reazioni, dal momento che gli italiani a genuflettersi hanno ormai preso gusto. Non ci resta che mettere nel freezer il tacchino per novembre e prepararci a “ringraziare” anche noi.

La leggenda della sensibilità femminile

 

Che la donna, in generale, possieda una sensibilità più accentuata e più squisita di quella dell’uomo, è una di quelle leggende che si tramandano tenacemente e che, nonostante la loro palese inconsistenza, sembrano destinate a durare per sempre, evidentemente perché entrambi – uomini e donne, ma per ragioni diverse – hanno bisogno di credervi.

Gli esseri umani hanno bisogno di credere in tante cose – in tutte: dalla chiromanzia alla fisica quantistica, dalla stregoneria alla logica razionale, dal progresso tecnologico alle mitologie cosmiche, dalle religioni del cargo ai dischi volanti; quel che importa, se si vuole imparare qualcosa su di essi, è il grado di convinzione con cui vi credono e le ragioni per le quali vi credono, non il valore oggettivo delle loro credenze.

Gli uomini medievali credevano, ad esempio, all’esistenza dell’araba Fenice: un mitico uccello che, morendo, risorgeva ogni volta dalle proprie ceneri; gli uomini moderni hanno bisogno di credere che la donna sia più sensibile del maschio, così come gli uomini civilizzati hanno bisogno di credere al mito del “buon selvaggio”.

Se si immagina di togliere all’Illuminismo, con uno sforzo della fantasia,  il mito del buon selvaggio, ci si rende subito conto che l’Illuminismo stesso crolla, si affloscia su se stesso, scompare: tolta la credenza nella bontà originaria dell’uomo, cade anche quella della sua incessante perfettibilità; dunque, cade l’idea di progresso, così come cade l’idea della ragione naturale quale guida infallibile verso il progresso medesimo. Leggi il resto dell’articolo

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