L’essenza del Satanismo

 

Una musichetta inquietante di sottofondo, teschi, candele nere e rosse sopra un tavolo.
Sulle pareti stelle a cinque punte e crocifissi rovesciati, mentre in sovrimpressione appaiono inquietanti figuri vestiti di nero, con capelli lunghi e trasandati, dallo sguardo truce.
In questo modo inizia e si sviluppa ogni “servizio” che si rispetti trasmesso dalle televisioni nazionali, ogniqualvolta la cronaca nera riporta in risalto il tema del “satanismo”.
Ed irrimediabilmente, nell’immaginario collettivo, il satanismo si confina all’interno di questi elementi: si ha quasi l’impressione che incontrando un “satanista” per strada lo si riconoscerebbe subito, dal momento che se ne andrebbe in giro vestito di nero, con collane fatte di teschi e croci capovolte sul petto, mentre sottobraccio stringe una gallina pronta per essere sgozzata in uno dei suoi rituali.
Tutti questi aspetti, seppur romanzati, hanno a che fare col satanismo, ma di  esso ne rappresentano solo una piccola parte, quella più prettamente scenografica, anche se non per questo meno pericolosa.

Definizioni di Satanismo

Il satanismo è un fenomeno vasto, un atteggiamento pseudo spirituale, una sorta di contro religione che ha accompagnato da sempre, nell’ombra, la storia della civiltà umana, e che nei nostri giorni sta uscendo da quell’ombra per proporsi quale “nuova religiosità” del nuovo ordine prossimo a venire.
Darne una definizione esatta non è semplice, naturalmente, dal momento che non esiste una “istituzione” che ne determini l’ortodossia, e le varie “Chiese di Satana” della modernità sono sempre in acceso contrasto tra loro (ricordiamo, ad esempio la Church of Satan di LaVey e il Tempio di Seth di Michael Aquino, così come i vari ordini affini alla Golden Dawn influenzati dal pensiero del maestro Aleister Crowley).
Se inoltre avessimo l’opportunità di conoscere delle persone che si dichiarano “sataniste”, è molto probabile che ognuno di loro fornirebbe una definizione di satanismo diversa, ed assai personalizzata.
Pochi ammetterebbero di adorare una divinità di nome Satana, e qualcuno identificherebbe questa entità con la figura biblica del serpente, colui che voleva trasmettere agli esseri umani la conoscenza e che per questo venne punito da Adonai, il “dio malvagio” dell’antico testamento.
Quest’ultima è propriamente la nota visione pseudo-gnostica, detta anche luciferianesimo e fatta propria da numerosi ordini iniziatici della modernità.
Nella maggior parte dei casi, comunque, il satanismo verrebbe descritto come una sorta di “credenza nell’uomo”, una sorta di ricerca personale che si rifiuta di accettare ed essere limitata dalle concezioni morali, un percorso “spirituale” che trascende il bene ed il male ed ha come scopo la piena conoscenza di se stessi e delle proprie potenzialità più remote.

Essenzialmente, quindi, nel moderno studio delle religioni si individuano tre fondamentali filoni nel satanismo:

- Il satanismo propriamente detto, ovvero lo schierarsi dalla parte dell’avversario del Dio cristiano, dalla parte del “male”, nello stesso modo in cui ci si pone al servizio di un signore malvagio in cambio di benefici e favori.
- Il luciferianesimo gnostico, ovvero il considerare la figura di Satana-Lucifero positivamente, come un alleato dell’umanità ingiustamente punito da un dio-demiurgo malvagio.
- il satanismo “filosofico”, una sorta di pensiero che in Satana contempla una realtà simbolica, e non un essere vero e proprio, una allegoria alla ribellione alle regole moralistiche ed opprimenti della società cristiana, regole atte a limitare la libertà del singolo.

Ancora un volta, queste catalogazioni, seppur aiutino ad avere una comprensione un po’ più ampia del fenomeno, non toccano a fondo la reale essenza di tale forma di pensiero.
In cosa consiste, allora, il satanismo, al di là delle descrizioni che di esso danno gli stessi satanisti e gli autorevoli studiosi dei nuovi movimenti religiosi?
Occorre innanzitutto specificare che la concezione satanista è un qualcosa che va al di là di una contro-religione che si oppone al cristianesimo: il satanismo è una ideologia che prescinde le religioni tradizionali, e ad esse si pone in contrasto dal momento che queste ultime rappresentano la forza della creazione ed indicano la via per una unione con la componente celeste del creato stesso.

Contro la Creazione


Il satanismo è, a tutti gli effetti, la teorizzazione concreta dell’azione volta alla dissoluzione, in contrapposizione alla forza unificante dell’universo che si sviluppa e celebra la creazione.
Anche dal punto di visto etimologico, la religione è quell’attività spirituale umana atta ad unire (da re-ligo, metto insieme): unire in primis gli uomini sotto una comune appartenenza, ed in secondo luogo ristabilire il rapporto con la realtà superiore, divina.
Così come il simbolo, ovvero l’elemento fondamentale del linguaggio religioso, trae origine etimologicamente dai termini greci syn e balo, ovvero “metto insieme”, unisco, dove l’atto di unità si riferisce nuovamente al processo di avvicinamento delle realtà terrestre e celestiale.
Ecco quindi che il diavolo, la personificazione delle tendenze disgreganti, è letteralmente colui che separa (da dia-balo, divido), ovvero colui che ha il compito di rescindere i legami tra gli esseri umani e gli stati di esistenza superiori, ancorando l’umanità alla sua mera componente corporale, immanente.
Quando questi legami sono stati distrutti, l’essere umano irrimediabilmente direziona le sue aspirazioni spirituali su se stesso, ed in seguito verso le realtà inferiori dell’esistenza, quelle realtà propriamente psichiche e “demoniache”.
Non sorprende quindi che i satanisti che affermano di non riconoscere alcun dio, e che di conseguenza considerano Satana come un mero simbolo senza alcuna essenza trascendentale, si soffermino sul fatto che la loro è solamente una ideologia di “glorificazione dell’essere umano”, un percorso atto alla deificazione del sé, alla ricerca delle proprie più recondite potenzialità, prescindendo da ogni concezione morale e andando al di là dei concetti di “bene” e “male”.
Questo “satanismo filosofico”, quindi, lungi dall’essere un qualcosa di distinto dal cosiddetto “satanismo occultista”, ovvero il considerare Satana quale vero e proprio dio da adorare, ne condivide l’intrinseca essenza, e ad esso è del tutto affine, spesso ad insaputa dei suoi stessi propagatori.
Per comprendere meglio la vera essenza del Satanismo, quindi, occorre considerare il concetto di “creazione”, concetto che sta alla base di ogni realtà esistente e scopo ultimo di ogni essere vivente, e non.

Ogni cosmogonia tradizionale descrive l’atto iniziale dell’esistenza del mondo come una creazione,  un atto di amore della divinità primordiale ed inconoscibile che si scinde da se stessa e crea l’altro da sé, ed invero creazione ed amore sono sostanzialmente due termini dalla medesima valenza, dal momento che il secondo conduce al primo, e viceversa.
E lo stesso compito degli esseri umani, dal punto di vista tradizionale, consiste nel compartecipare a questo atto creativo, a perpetuarlo in sé – non smettendo mai, durante la propria esistenza, di continuare a “creare se stessi” – e con i propri simili, generando legami, relazioni, ricchezza, ed infine nuova vita.
La realtà stessa è una immensa celebrazione dell’atto creativo, ed è quindi proprio a questo atto che il satanismo si oppone, rinunciando ai legami, racchiudendosi unicamente nelle espressioni inferiori della propria essenza e concentrandosi nell’alimentare queste proprie componenti infere.
Un atto disgregativo, un opporsi al flusso ininterrotto espansivo che dalla prima creazione in poi si espande in ogni cosa visibile e non visibile.
Di conseguenza, il pensiero satanista rappresenta a tutti gli effetti una contro-religione, anche dal punto di vista semantico, ed è caratterizzato da una avversione nei confronti della creazione e delle leggi morali che regolano la realtà tangibile.
Il rapportarsi alla realtà secondo una concezione che va “al di là del bene e del male” è infatti una caratteristica che mette d’accordo le correnti più varie del satanismo stesso.

Al di là del Bene e del Male


Bene e male, giusto e sbagliato, divengono concetti superati e privi di senso, dal momento che traggono origine da una visione moralistico-religiosa dell’esistente, e ad essi si sostituisce la dicotomia utile-non utile.
Non esisteranno più azioni buone ed azioni malvagie, ma atti utili a perseguire uno scopo ed atti che non portano alcuna utilità.
La violenza, l’omicidio, lo sterminio ed ogni genere di distruzione verranno valutate solamente in base ai benefici che al singolo possono portare, dal momento che il singolo, ed il suo benessere, sono l’unico metro di paragone per analizzare l’utilità delle azioni.
Per quanto possa apparire una forma mentis estrema, tale modo di concepire le azioni è una perfetta e logica conseguenza della presa di posizione iniziale (il superamento dei concetti di bene e male e il rifiuto della moralità comunemente accettata): una volta che si ritiene superato il moralismo religioso, basato su asserzioni dogmatiche e non dimostrabili, tutto diviene lecito.
Questa è anche, sostanzialmente, l’essenza stessa di quella concezione che tradizionalmente viene definita “via della mano sinistra”, ovvero l’intraprendere un percorso pseudo spirituale che anziché concentrarsi sull’elevazione e sul ricongiungimento con il principio generatore celeste si direziona verso i meandri psichici inferiori con lo scopo dell’esaltazione del proprio ego.
Tale via passa necessariamente per la negazione di tutto ciò che è sacro e propriamente “morale”, e la trasgressione di ogni legge scritta e non scritta diviene mezzo attraverso il quale ogni barriera che separa dalla propria realizzazione viene infranta.
L‘anomia, ovvero il disconoscimento di ogni valore etico, diviene prassi, l’esaltazione di ogni forma di perversione un modo per ribadire la propria personalità in contrasto con le limitazioni della creazione.

Il superamento della dicotomia bene-male a favore della contrapposizione utile-svantaggioso è altresì tipico dei soggetti psicopatici, ovvero incapaci di compiere valutazioni morali nel giudicare le proprie azioni: non sorprende quindi che il satanismo sia diventato nel tempo anche la “contro-religione” di riferimento per le élite più potenti del pianeta, composte principalmente da soggetti psicopatici che non hanno esitato a calpestare ogni remora morale pur di arrivare nelle stanze decisionali più importanti.

Il satanismo, in conclusione, lungi dall’essere fenomeno limitato ad elementi problematici ed isolati della società, rappresenta una realtà diffusa all’interno delle élite che compongono i centri decisionali della nostra società, ed i suoi elementi fondanti sono sempre più diffusi e propagandati dalla cultura popolare in una forma apparentemente più soft, patinata ed appetibile per le nuove generazioni.
La musica pop, i movimenti neospirituali imparentati con la teosofia* e con la new age non fanno altro che diffondere ulteriormente quella che si appresta a divenire la vera forma religiosa dei prossimi anni, una parodia della autentica religiosità che avrà come scopo la dissoluzione dell’esistente, in vista di una agognata “nuova era” fatta su misura per i seguaci della dissoluzione.

 

 

*“Il Grande Serpente del Giardino dell’Eden e il “Signore Dio” sono identici…
Sosta in soggezione davanti ad egli, e non peccare, pronuncia il suo nome con timore..
E’ Satana che è il dio del nostro pianeta, e l’unico dio…
Quando la Chiesa, quindi, maledice Satana, maledice la riflessione cosmica di Dio…
In questo caso è naturale… vedere Satana, il Serpente della Genesi come il vero creatore e benefattore, il Padre dell’Umanità Spirituale…”
Elena Petrovna Blavatsky, The secret doctrine

Il movimento tosofico, fondato da madame Blavatsky, fu il precursore dei movimenti New Age che tanta diffusione hanno avuto nella modernità, movimenti in apparenza innocui ma che traggono ispirazione da una ideologia palesemente, e propriamente, satanista, come quella professata dalla Blavatsky stessa.
L’insistere stesso di tali movimenti sul “miglioramento” ed “esaltazione” del sè sono chiari indici, d’altra parte, della filosofia di fondo da cui ebbero origine.

 

Santaruina

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