Quando sono finiti gli anni dell’ingenuità?

Gli anni passati sembrano sempre gli anni dell’ingenuità, se non altro perché sono gli anni della giovinezza o addirittura quelli dell’infanzia; ed è proprio dei bambini e dei ragazzi, o almeno lo era, essere ingenui.

Così, a una persona anziana possono sembrare ingenui, visti dal presente, gli anni che precedettero la seconda guerra mondiale; a una persona adulta, gli anni che la seguirono; e poi… e poi, è difficile dire, perché, dopo gli anni del “boom economico” e quelli dei primi cantanti beat, o almeno dei primi giunti in Italia, si direbbe che l’ingenuità si sia perduta per strada.

Ci spieghiamo meglio: i bambini di oggi non sembrano ingenui, così come non lo sembrano i ragazzi delle medie o del liceo; e nemmeno i loro padri devono esserlo stati, se non hanno vissuto in prima persona gli anni Cinquanta e i primissimi anni Sessanta del secolo scorso. Questa, almeno, è l’impressione che si ha, guardando indietro dalla soglia del presente: di quel presente che noi chiamiamo “oggi”, ma che un tempo sarà divenuto “ieri”.

È difficile, insomma, separare l’elemento soggettivo, personale, autobiografico, in una riflessione di costume sulla scomparsa dell’ingenuità, da quello collettivo; è difficile, soprattutto, individuare il momento preciso in cui essa si è consumata; però il fatto è quello: a un certo punto, l’ingenuità è divenuta una moneta fuori corso, e ha cessato di circolare. Leggi il resto dell’articolo

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