Il “governo della paura” esiste perché accettiamo la paura dentro di noi

di Enrico Galoppini

Quello di tenere in scacco gli esseri umani con paure d’ogni tipo è un giochetto vecchio come il cucco.

Ne abbiamo una tipica rappresentazione – da oltre dieci anni – con tutto il can can sull’11 settembre e la “guerra al terrorismo” (“islamico”). Con la scusa delle “misure di sicurezza”, hanno fatto digerire di tutto. Intrusioni sempre più invadenti ed insolenti nella vita delle persone. Ed inimmaginabili, fino a pochi anni fa.

Come quelle delle telecamere, praticamente in ogni dove, o delle “intercettazioni”, o della “tracciabilità” di ogni transazione. Sempre per difenderci da qualche terribile “minaccia”.

E, già che c’era, qualcuno ne ha approfittato per farsi il solito gruzzolo, come le ditte dell’acqua minerale, le uniche beneficiarie dirette del divieto imposto ai passeggeri di portare con sé, prima del “check-in” in aeroporto, anche una banale bottiglietta d’acqua.

Quello di un grave pericolo incombente, tra cui rientra la “minaccia terroristica”, è un espediente al quale chi detiene il potere ricorre quando non ha alcun carisma per farsi seguire in maniera spontanea. Su questo bisogna essere molto chiari, perché al riguardo l’uomo “moderno” brancola praticamente al buio, sempre alla ricerca di “soluzioni” ad un problema che è molto più semplice di quanto creda e che non ha bisogno di qualche “trovata” innovativa, immancabilmente “democratica”.

Vige difatti l’illusione, foriera di sciagure, secondo la quale l’uomo, se lasciato in pace ad ascoltare i suoi più profondi aneliti, non si disporrebbe naturalmente a seguire, affidandosi, chi percepisce come migliore di lui. Al contrario, in base al pensiero dominante, per stabilire chi è “la guida” – in altre parole “chi comanda” – vi sarebbe bisogno sempre di qualche criterio arbitrario, ideologico, frutto di un “ragionamento” ammantato di “morale”, da cui discende anche l’illusione democratica (politica, sociale ed antropologica), a causa della quale oggi gli uomini accettano dei “capi” (pudicamente chiamati “dirigenti” o “amministratori”) per tutta una serie di motivi che possono anche sembrare convincenti ma che esulano da uno spontaneo e sincero riconoscimento di un carisma discendente dall’Alto. Così i “capi” dei sistemi democratici d’ogni colore – compresi quelli camuffati da “tecnici” – sono esattamente i più furbi, scaltri e farabutti individui espressi da una comunità, e questo è sotto gli occhi di tutti come mai prima d’ora.

L’uomo inoltre ricerca spontaneamente la “sicurezza” per sé e i suoi cari, e questo è un istinto sano, di conservazione. Ma di fronte a scenari sempre più foschi ed apocalittici nei quali si agitano ‘saraceni’, anarchici (“informali”, però!) e “black bloc”, “pirati informatici” e pirati veri (somali), “preti pedofili” (mai però “rabbini pedofili”!), “la Mafia”, gli immancabili “(neo)nazisti” e il “pazzo” incontrollabile, modello “bravo ragazzo” della porta accanto che poi fa una strage in una scuola o in un supermercato, questo povero essere umano finisce per non capirci più nulla, rassegnandosi a farsi comandare da chi offre appunto la “sicurezza” proprio dopo aver posto accuratamente le basi del diffuso senso di “insicurezza”! Insomma, ci si accontenta del “minimo sindacale”, che in mezzo ad un andazzo generale poco esaltante perlomeno assicura – s’ingannano i più – il classico “meno peggio”. Ogni giorno, per puntellare questa “scelta” estorta con l’inganno e la frode (comprese le “elezioni”), a seguire le “notizie” sembra così un film del terrore, ‘girato’ – analogamente a quelli del cinema – per infondere insicurezza nell’intimo e spingere ad aggrapparsi, così, a qualcuno che ci può “difendere”.

Tutte queste paure, compendiate nella “guerra al terrorismo” (in inglese è ancor più ad effetto: “War on Terror”), non hanno alcunché di razionale, eppure si va avanti così da più di dieci anni. Come si possa in effetti fare la “guerra al terrorismo” resta un mistero della logica. È una pura e semplice assurdità, un non senso assoluto, con tutti quanti che, tra “dichiarazioni”, “esercitazioni”, “rivelazioni” e l’immancabile strage che ogni tanto deve accadere altrimenti il giochetto viene a noia, recitano una pantomima degna del più squallido teatrino.

Eppure sui banchi di scuola insegnano ancora che la Francia fece la guerra alla Germania, che la Germania la fece alla Russia, che l’Inghilterra la fece alla Spagna e così via… Ma una guerra ad un entità così sfuggente ed indescrivibile come “i terroristi” permette, a chi la promuove senza tradire la minima incertezza, di protrarla indefinitamente, di allungare il brodo a piacimento senza alcun timore di smentite né di precipitare in abissi di ridicolo: che cosa pensare se anche per la bomba che ha ucciso quella povera studentessa di Brindisi non è stata esclusa una “pista islamica” perché gli “islamici”, si sa, “odiano le ragazze”?

Quest’andazzo, che presenta un’impressionante somiglianza con una specie di Gotham City, uno scenario infestato dai criminali i più “pazzi”, incontrollabili ed efferati modello “Pinguino” o “Jolly Joker” (insomma, “Bin Laden”), a sua volta provoca un progressivo istupidimento della massa bombardata di scemenze senza né capo né coda.

Se però si trattasse solo di un rimbecillimento indotto dall’esterno, ad un certo punto potrebbe sempre darsi un provvidenziale “risveglio”. Ma questa strategia della “paura” lavora ad un livello profondo, in sinergia con altri aspetti della “vita moderna” che apparentemente non hanno alcun nesso con la “politica” e le questioni della “sicurezza”. Perché non si ha a che fare solo con un “potere”, bensì con un “dominio” tentacolare che poggia sulla forza di persuasione instillata nelle masse attraverso strumenti, modelli e modi di vita che preparano il terreno, il brodo di coltura, per l’accettazione di quello che superficialmente viene percepito semplicemente come “politico”, compresa la sua appendice “securitaria”.

Chi ci comanda sa benissimo che la paura fondamentalmente agisce dall’interno delle persone, che vanno non tanto spaventate, poiché quella è più la conseguenza che la causa, ma abituate a non avere coraggio, a non essere se stesse fino in fondo. A non credere, in fondo, che “là fuori” non esiste nessun “terrorista che vuole ammazzarci tutti”. Ad essere uomini, e non le “pecore matte” di dantesca memoria.

La semplice verità che tutti dimentichiamo è infatti che tutto comincia e finisce dentro di noi.

Per comprendere ciò, propongo un banalissimo esempio che a prima vista non ha alcun nesso con quanto andiamo dicendo: quello degli “impianti a norma”. Il primo punto, al riguardo, è che ad esempio non trovi un idraulico che non ti dice: “Eh, ti fanno un controllo a casa se la caldaia non è a norma”. Sarà, ma non possono “entrarti in casa” per un motivo simile, e questo è pacifico. E se glielo dici, loro, macché, insistono a dirti che invece “possono entrarti in casa”. Ora, fin lì posso capire, perché gli idraulici “fanno il loro gioco”, ovvero vogliono venderti ed installarti una carissima caldaia nuova. Ma questa “leggenda metropolitana” viene fatta propria anche da chi non è un idraulico, che con impressionante sicumera ti dirà le stesse identiche cose, tra l’altro anche in maniera più concitata e goffa.

La faccenda del canone Rai segue la stessa falsariga. Anche in questo caso, tutti quanti sostengono che “possono entrarti in casa”, anche se non è affatto vero! Si può andare avanti all’infinito con questa faccenda dei “controlli” e delle “ispezioni”, per questioni davvero risibili, come “tettoie”, “gazebo”, “certificazioni energetiche” eccetera, fino alla “finestrella di aerazione” nella cucina, e tutte insinuano l’idea che sia possibile, per tutta una serie di motivi, un’intrusione così grave come quella nel proprio domicilio, la propria casa. Quella che ancora ai tempi dei romani era concepita alla stregua di un tempio (“duomo” ha la stessa radice di domus, “casa”), sacro ed inviolabile, tant’è che ospitava un altare per il culto domestico.

La “Commissione Europea”, per anni, ha praticamente legiferato sulla “messa a norma” di qualsiasi cosa, dalla consistenza della mozzarella alla misura del cetriolo europeo, costringendo i produttori del settore agro-alimentare ad adeguarsi per paura di beccarsi qualche “sanzione”.

La piccola e media impresa italiana, che tira la caretta della traballante economia italiana, vive ormai costantemente col terrore di “Equitalia”.

E non parliamo poi dei “vaccini”: una povera creatura viene al mondo, perfetta, perché la Natura è perfetta, e cosa le viene fatto, approfittando del fatto che è indifesa e che sui genitori vengono operate insistenti pressioni? La si vuole “migliorare” iniettandole un “cocktail” di porcherie! Le “leggende nere” si sprecano poi su quei genitori che scelgono (senza infrangere alcuna legge dello Stato!) di educare in autonomia i loro figli, senza mandarli nella scuola-fabbrica-parcheggio che predispone il fanciullo a diventare un “bravo cittadino”, coi suoi begli “orari” e “doveri”, anche attraverso la tanto decantata “socializzazione” con coetanei provenienti da famiglie in cui vige il disastro eretto a norma di vita. Anche su queste persone un tantino più consapevoli di altre, circolano le storie più fantasiose, come se si trattasse di incalliti criminali.

Dove voglio arrivare, allora? Alla questione che l’oppressione inizia dentro di noi perché diamo spazio alle paure. Siamo noi che accogliamo la possibilità di essere “ispezionati”, “controllati” ecc., già con la semplice accettazione e ripetizione di simili dicerie. Che alla fine scavano ed “entrano”,  predisponendo le persone ad accettare altre e più pervasive violazioni della propria intimità, come quella del “microchip sottocutaneo”, di cui si fa un gran parlare su internet in relazione alla “riforma della sanità” negli Stati Uniti. Sono certo che alcuni penseranno che questa è una preoccupazione esagerata: lo vedremo, quando dopo l’ennesima “pandemia” o qualche altro allarme mediatico-sanitario, sfruttando anche la “crisi” e l’immancabile “emergenza sicurezza”, imporranno, inizialmente a categorie-pilota “a rischio” (militari, personale ospedaliero), di alzare anche quest’altra ‘bandiera bianca’.

Ma ancora più a monte, prima dell’accoglienza di fesserie che non stanno né in cielo né in terra e che generano le “paure”, vi è un altro punto importante da chiarire. Un uomo che si considera ben poca cosa, ovvero una scimmia solo un po’ più intelligente dei macachi o delle bertucce, e non il “vicario (khalîfa) di Dio sulla terra” come ribadiscono le tradizioni religiose regolari, non concepirà se stesso come sacro ed inviolabile, con la conseguenza di predisporsi a tutta una serie di intromissioni nei differenti domini della sua esistenza. Si pensi, ad esempio, ai poteri assoluti attribuiti ai “servizi sociali”, che in molti casi fanno a pezzi le famiglie per i motivi più assurdi.

Ora da ciò si potrebbe però dedurre una conclusione errata: quella secondo cui – in linea col postulato democratico operante anche nella pubblicità – tutti sono “il centro del mondo” e sono quindi in grado di “governarsi da sé”. Ma se è vero che ciascuno, secondo il proprio grado, partecipa a quel grande mistero che è l’Unità Divina, di fronte alla quale siamo “tutti uguali”, anche nella migliore delle situazioni al livello politico e sociale una comunità di esseri umani si dispone necessariamente in maniera “funzionale”, “organica”, affinché i membri della comunità stessa possano prosperare, in questa vita e nell’altra.

Reclamare una “democrazia buona”, “partecipativa” e “trasparente” è perciò un altro inganno, in cui cadono anche molte persone oneste, sinceri paladini della giustizia che non si danno pace per come vedono andare la cose. Non dobbiamo chiedere “più democrazia”. La “democrazia” l’hanno inventata loro, o meglio gliel’hanno suggerita i demoni al cui servizio si sono messi (e su questo torneremo dopo). L’uomo deve pretendere, per se e per i suoi fratelli (non è affatto una “fantasia” melensa che siamo come tante gocce di un oceano), una vita sana che lo aiuti, lo conduca, alla “prosperità” (falâh) in questa vita e nell’altra. Il sistema politico e sociale è solo una conseguenza di ciò, un’applicazione di questa “vita in ordine”.

Guardiamo invece cosa succede da quando hanno instillato la fisima della “democrazia”. Vediamo forse i migliori nei posti di responsabilità? No, è esattamente il contrario!

Questo punto va ribadito con forza. Chi vuole, e sente improrogabile, un reale e sostanziale cambiamento deve pretendere che a guidare una comunità siano i migliori, non i peggiori, perché l’esempio viene sempre dall’alto. Ora, il problema è che qui da noi, dopo secoli di “disordine”, in pochi hanno le idee chiare su cosa significhi essere “il migliore”. Ma nelle tradizioni ortodosse, tra cui quella islamica, il “migliore” è presto detto: è il più pio, il più devoto, il più ligio ai precetti e agli ammonimenti indicati provvidenzialmente dal suo Signore. Altri criteri, sensatamente, non ve ne sono, poiché sono tutti invariabilmente frutto di una valutazione ideologica, che conduce al famigerato “contratto sociale”, col corollario dell’affidamento ad una “ingegneria istituzionale”, ad un “proceduralismo” che illusoriamente prescinde dall’elemento umano (che invece conta eccome: si pensi a come selezionano accuratamente i loro agenti fidati, in ogni campo).

Pertanto, l’unico criterio gerarchico sano per stabilire chi ha i titoli per guidare e chi viene guidato è il Timor di Dio (taqwà). Tutte le altre gerarchie – da quella del denaro a quella della “cultura”, fino a quella particolarmente subdola del “primato morale” (“della sinistra”, ad esempio, o di una qualsiasi forma religiosa sclerotizzata) – sono solo imposizioni arbitrarie che conducono all’oppressione, alla tirannia, di cui la “democrazia” – con tutto il suo corollario di “paure” indotte, necessarie per far accogliere un sistema profondamente ingiusto perché non “a misura d’uomo”, della sua “natura profonda” (fitra) – è solo l’ultima e più aggiornata versione.

In questa prospettiva, davvero “rivoluzionaria” nel vero senso della parola (un “ritorno all’origine”) conta solo il “cuore”, e quello non mente mai. Chi tiranneggia se stesso, facendosi letteralmente “torto”, precludendosi la Luce preferendole, per ignoranza, l’oscurità, non può avere alcun titolo alla “guida” di una comunità, i cui membri, in cuor loro, se solo si ‘ascoltassero’ ogni tanto, sanno che l’unico “sistema” sano è quello di una “guida illuminata”.

Ma in “democrazia” gli uomini vengono ingannati di continuo, stuzzicando il loro ego con ogni artificio, poiché la stragrande maggioranza, me compreso, hanno un certo grado di oscuramento interiore che non permette loro una “chiara visione”, visto che l’unica possibilità di accedere almeno ad un barlume di “luce” è data da un costante e ben orientato “sforzo” (jihâd) contro l’ego, il “sé” illusorio che, come cantava Battiato, “ci tiene prigioniero il cuore”. Girano e rigirano indefinitamente in una giungla di paure, che nascono dall’errata e scimmiesca concezione che hanno di sé e, una volta insinuata tale perniciosa e devastante convinzione, alimentata di continuo con ogni tipo di allarme come quello della “minaccia terroristica”, è un gioco da bambini tiranneggiarli come si vuole.

Da questo si comprende bene da dove provenga e come sia possibile liberarsi – o meglio “proteggersi” – da un potere oppressivo.

Parto dal secondo punto, affinché poi sia più chiaro il primo.

Ci si deve liberare in ogni modo dalle oppressioni che albergano nel nostro cuore. Infatti, “l’uomo universale”, il “sufi”, il “liberato” non ha più paura di nulla. Perché ha capito, o meglio ha realizzato comprendendolo intimamente – facendolo cioè un tutt’uno col proprio essere -, che tutte le paure sono dei trucchi dell’Avversario per immobilizzarlo, per depotenziarlo, per ingabbiarlo nella prigione del proprio ego illusorio, che si nutre appunto di paure, fino al punto di provare addirittura un certo piacere per questa situazione (si pensi al “depresso”). Già, chissà cosa mai potrà succedere se smettiamo di tenerci alla sottana della mamma-potere… Allora facciamoci ispezionare tutto, la borsa, le scarpe, e magari anche… sì, proprio quello, in aeroporto, e accettiamo l’idea che possano violare noi e i nostri beni sempre con qualche scusa, ovviamente dotata dei crismi della “legalità”.

E, già che ci siamo, proseguiamo ad inorridire come automi al solo pensiero che, in luogo della “democrazia”, da qualche parte del mondo altri uomini certo più “veri” di noi preferiscano governarsi con le leggi ancestrali, o la famigerata “legge divina”, la sharî‘a, individuando un sovrano illuminato in grado di difenderla ed applicarla, che “ordina il bene e proibisce il male”, senza tante sarabande elettorali né parlamenti – quelle “aule sordide e grigie”… – che si sono dimostrati, ovunque, uno sperpero di risorse e una truffa sistematica. No no, teniamoci ben stretto questo capolavoro della “democrazia” e continuiamo a considerarci i parenti stretti degli scimpanzé! Tra l’altro l’etologia dimostra che gli stessi animali, in natura, non sono affatto “democratici”, vengono nutriti e riparati dal loro Signore, quindi non si “preoccupano”, e non si sognano affatto d’inventarsi qualche ipocrisia come la “guerra al terrorismo” per giustificare i loro comportamenti. Ma questo è un altro discorso… Fatto sta che il leone fa il leone, l’aquila fa l’aquila e il cavallo fa il cavallo. Mentre l’uomo “moderno” s’è incaponito d’essere un quadrumane parlante e non il rappresentante di Dio sulla terra, la “corona della Creazione”.

Ma “liberarsi” non è facile. Per comprendere come mai è così difficile “liberarsi”, ci si può anche chiedere da dove provenga l’obbedienza, la supina acquiescenza ad un potere tirannico. La prima remora che scatta nei più è proprio la paura. Dalla paura di “rimetterci” qualche cosa, qualsiasi cosa, alla paura per eccellenza, quella di morire.

Ora, la paura di morire ha senso solo per chi non crede fermamente, intimamente, che “dopo” vi sia ancora… “vita”. Per questo vien fatto di tutto per screditare la prospettiva religiosa tradizionale dall’orizzonte esistenziale di un uomo “moderno” e vanamente “liberato” (“sessualmente”, ad esempio, ma anche “dall’autorità” ecc.). Eppure, man mano che procedono le “liberazioni” (delle donne, dei giovani, degli omosessuali eccetera, con sempre nuove “categorie” che saltano fuori), l’uomo, anziché “elevarsi”, sprofonda sempre più nelle paludi del proprio ego, scambiando la “vita mondana” con una parodia della “vita eterna”.

Per traviarlo da quello che resta il suo improrogabile compito, la realizzazione dell’Unità, che coincide con l’Amore universale che tutto abbraccia perché tutto “conosce”, esso viene attaccato prioritariamente sul piano psichico, rimasto senza “protezione” in seguito all’abbandono della tradizione, che va di pari passo con la svalutazione di sé a livelli animaleschi. Questo punto è importantissimo. Se ci si concepisce “da poco” pretenderemo poco da noi stessi, e tutto il resto, compreso l’ordinamento politico, economico e sociale risulterà una fatale conseguenza di tale svalutazione avvenuta primariamente dentro di noi. È un po’ come la questione dell’“inquinamento” e dei “disastri ambientali”, giustamente denunciati dai “verdi”, la cui ragione ultima sta però nell’’inquinamento interiore’, col che si comprende come un ambiente disastrato sia solo lo specchio della devastazione interna delle persone che lo abitano: tutti i popoli tradizionali hanno trattato l’ambiente in cui vivevano come sacro perché un dono di Dio, e solo con la “modernità” sono cominciati i problemi di “inquinamento”.

Quei popoli, di cui restano davvero pochi esemplari “in via d’estinzione”, avevano un’elevata concezione di sé e si davano dei veri capi, delle “guide” che sapevano qual è il “viaggio” più importante che aspetta l’uomo. La “democrazia”, con tutti i suoi orpelli, non gli passava neanche per l’anticamera del cervello. Erano consci che una vita trascorsa nel correre dietro a “questo mondo”, scambiandolo per il fine e non il mezzo, conduce al terrore della “fine”, al “dopo di me il Diluvio”. Di qui l’assoluta immoralità dei comportamenti dei capi delle “democrazie”, che non credendo più a nulla se non a se stessi e alla loro “maschera”, s’ingozzano a più non posso, opprimendo se stessi e gli altri col cattivo esempio che danno, perché ritengono che “dopo” sarà tutto “finito”.

Ma giunti ad un simile livello di abbrutimento, di deviazione dalla “retta via”, di sadico compiacimento nell’errore, si può ancora pensare di farla franca con qualche “provvedimento” o “insurrezione”? Con una “presa della Bastiglia” da parte di una massa abbrutita ed inferocita? O non resta che “proteggersi” da tutte queste influenze nefaste che insinuano sempre nuove ed immobilizzanti “paure”?

In questa fase, le forze della dissoluzione miranti a rendere preda l’uomo dei suoi istinti più bassi stanno giocando le loro ultime e più potenti carte. Sanno che il loro tempo sta per scadere. Si tratta di quelle che nella tradizione islamica vengono definite le orde di “Gog e Magog”, ovvero la nefasta influenza dello psichismo che possiamo osservare oggi.

Questo piano intermedio, a sua volta articolato, è tuttavia il campo d’elezione delle forze infere, poiché lo Spirito (Rûh, in arabo, della stessa radice di rîh, “vento”) è completamente precluso a costoro.

Da qui si capisce da dove proviene la presente tirannia che flagella praticamente tutti i “moderni”. E veniamo alla prima delle due questioni, una volta stabilito che è necessario “proteggersi”.

Provvidenzialmente, la “fine delle ideologie” ci ha messo di fronte alla possibilità di vedere la cruda realtà.
Che è quella di individui, di gruppi, addirittura di Stati, che se su determinati piani entrano in una competizione anche spietata, su un altro convergono a rendere la vita di tutti quanti sempre più disanimata e senza senso. Non si salva nessuno, praticamente, né politici, né religiosi, perché tutti quanti sembrano agire solidalmente – ripeto, in mezzo a scontri talvolta molto aspri – per realizzare un “mondo unito”, un “ordine mondiale” che riduce il concetto di Unità ad una parodia satanica.

È come se tutti quanti rispondessero ai medesimi impulsi malefici, mentre noialtri dovremmo parteggiare sempre per l’uno o per l’altro. Per questo ci chiedono di votarli, di assistere ai loro “talk-show”, di “tifare” per questo o quell’altro, di trovare comunque una nostra collocazione all’interno di uno schema blindato, sui cui ruoli e regole nulla possiamo.

La verità è che l’umanità sta finendo a rotta di collo nelle mani di gente che risponde letteralmente a dei diavoli. Ho detto forse “diavoli”? Sì, proprio così.

Nella tradizione islamica è molto chiaro che cosa sono gli “intimi del Demonio” (awliyâ’ ash-Shaytân) e gli “intimi del Misericordioso” (awliyâ’ ar-Rahmân).

Per difendersi dalle molteplici insidie dei primi, che agendo prioritariamente sul piano psichico instillano la paura dentro gli uomini, non si può che affidarsi ai secondi. Mettersi sotto la loro “protezione”. E non mi riferisco certo alla “religione spettacolo”, quella degli “eventi” che vanno tanto di moda, con tanto di schitarrate e saltimbanchi, e in diretta in mondovisione; né a quella dei “telepredicatori” d’ogni ordine e grado.

Intendo che è essenziale impostare la propria vita, nel quotidiano, secondo uno stile di vita “in ordine”, quanto più lontano possibile dagli impulsi di questa cosiddetta “modernità”, seguendo le istruzioni fornite dagli “Amici di Dio”.

Che cosa facciamo ad un computer se sappiamo che sta per arrivare un terribile “virus”? Installiamo il miglior “antivirus” sulla piazza. Bene, si deve fare la stessa cosa.

I demoni cui fanno riferimento i capi del “mondo moderno” – la cui ultima e più sofisticata maschera è la “democrazia” (sistema di governo, tipo umano ecc.) – fanno di tutto per convincere che questo è “il migliore dei mondi possibili”. Che di meglio non si può avere. Per raggiungere il loro scopo stuzzicano in ogni modo l’ego delle persone, e ognuno ha un suo “prezzo”. L’arma principale usata da costoro è lo psichismo, attraverso il quale instaurano il “governo della paura” che genera conformismo: perderò la considerazione degli “altri”? Perderò il lavoro? Perderò la mia vita?

Quando si agisce in questo modo il ‘marchio di fabbrica’ è chiaro. Se a guidarci avessimo dei “santi”, che hanno realizzato nel loro intimo che non esiste alcun motivo per avere “paura” perché conoscono che l’unica vera Realtà – sotto tutti i “veli” – è l’Amore, essi incoraggerebbero gli altri, considerati come fratelli e non come “sudditi” e bestie da soma da disprezzare, a percorrere la medesima via che essi hanno percorso. Li esorterebbero in ogni modo, invitandoli a non farsi distrarre in alcun modo. A “ricordare” chi sono e a predisporre il loro cuore ad essere “pulito”, un ricettacolo di quello Spirito di cui tanto si parla a sproposito negli ambienti “filosofici” e “religiosi”.

Li chiamerebbero ad aiutarsi e non incoraggerebbero la “competizione”. Sarebbero di sprone per edificare una società virtuosa, e non il degrado delle “società democratiche”. A chi non piacerebbe tutto ciò? Ma ci hanno abituato a pensarci ben “poca cosa”, cosicché pretendiamo poco da noi stessi e ci barcameniamo nel “meno peggio”, pensando che uno schifo sia la “normalità”.

Una volta entrati in questo ordine d’idee e sviluppata la consapevolezza che ci vuole “un’altra vita”, può anche arrivare un momento in cui si rende necessaria una separazione da tutto un andazzo contro il quale si rischia di condurre solo una battaglia contro i mulini a vento e che può ostacolare irrimediabilmente il lavoro che si fa per “proteggersi” e non finire dominati dal loro strumento privilegiato, la “paura”.

In fondo li capisco quegli americani che, avendo a che fare con una situazione ancor più degenerata ed insostenibile, decidono di costituire delle “comunità”, che anche fisicamente si separano da un andazzo visto – anche confusamente – come corrotto e marcio. Ma laggiù, mancando punti di riferimento sicuri, sovente la risposta contempla elementi spuri, frutto essi stessi della situazione da cui ci s’intende separare (vedasi quelle comunità armate fino ai denti in lotta col governo federale). Resta il fatto che l’esigenza di “tirarsi fuori” è sentita anche là, nell’‘occhio del ciclone’, da parte di chi avverte che non è possibile andare avanti sulla china dell’autodistruzione; ma non sanno dove sbattere la testa, così si attaccano a quello che hanno imparato…

È altamente probabile che la situazione precipiti anche da noi entro breve tempo, costringendo le persone a vivere una vita sempre più infernale, nel vero senso della parola, una vita senza senso, tiranneggiate e controllate con mille paure, in un modo subdolo che neppure verrà percepito come una “dittatura”. In fondo, è già così, o no?

Ma non c’è da fare nessuna “rivoluzione”. Non servono sommosse e insurrezioni. Le barricate in piazza, la “contestazione”, abbiamo visto dove ci hanno portato. Dobbiamo rispedire al ‘mittente’ la paura. Far sì che dentro di noi non vi sia più posto per essa. Questa è l’unica grande Liberazione.

Fonte

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One Response to Il “governo della paura” esiste perché accettiamo la paura dentro di noi

  1. asia says:

    Bellissimo post. Chi e’ libero dalla paura impaurisce i poteri degenerati che ci governano.
    Allah dice: TEMI SOLTANTO ME.
    Allora, per questi satanisti al governo sara’ una fine dolorosa.

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