Una parata che non piace ai pacifisti imperialisti

 

E sia; siamo abituati a sentirne e leggerne di tutti i colori, ma questa ci mancava. Le opposizioni, ma anche parte della maggioranza, invocano la soppressione della Parata del 2 giugno per destinarne i fondi alle popolazioni emiliane colpite dal terremoto. A fronte dei danni da esso provocati, la somma risparmiata sarebbe solo una goccia nel mare e non basterebbe comunque a sostituire un ben più serio programma d’assistenza a quanti son rimasti senza un tetto o senza un lavoro, ed un ancor più serio ed importante programma di ricostruzione tale da rimettere prontamente in marcia una regione strategica per la nostra industria. Ecco, di questo le opposizioni non ne hanno parlato davvero; eppure, com’è noto, ciò che gli emiliani invocano è un aiuto immediato, non che il Paese si divida sul mantenimento o la soppressione di una festa nazionale. Gli imprenditori emiliani, che rappresentano una delle eccellenze produttive del nostro Paese, chiedono aiuti economici per salvare le loro imprese dalla rovina anziché chiacchiere sul 2 Giugno che si possono riassumere in due filoni: o ragionamenti da virtuosi del taglio alle spese (risparmiamo 900.000 euro non facendo volare le Frecce Tricolori, come se quel milione di euro scarso bastasse a ricostruire tutta l’Emilia, magari anche con edifici a prova di bomba) o sproloqui da pacifisti vale a dire da “pacifinti”, del tipo: “Che schifo le armi, i militari, la polizia, i carabinieri!” e “mettetei dei fiori nei vostri cannoni”, muniti di bandiere arcobaleno rigorosamente da sventolare solo quando ce se ne ricorda e fa comodo, per esempio durante la guerra all’Iraq per dar contro a Bush e Berlusconi, ma non durante quella alla Serbia o alla Libia perchè in quel caso erano coinvolti “papà” D’Alema e gli “zii” Clinton e Obama; motivi per cui, per costoro, una parata militare è qualcosa di ben più scandaloso di un bombardamento su Tripoli, Belgrado, Gaza o, prossimamente, anche sulla Siria.
Certo, vi è stato un precedente, allorchè Arnaldo Forlani soppresse la Parata del 2 Giugno in seguito al terremoto del Friuli, nel maggio del ’76. Ma in quel caso le vittime furono 989, con oltre 100.000 sfollati e danni al territorio stimati in 4.500 miliardi di lire d’allora, vale a dire 18,5 miliardi di euro di oggi. Inoltre non esisteva ancora la Protezione Civile, e pertanto la macchina dell’esercito serviva tutta per fronteggiare l’emergenza: la soppressione della Parata rispondeva dunque all’esigenza non tanto d’osservare il lutto (per quello si sfila con la fascia nera al braccio, come si fa anche all’estero) quanto piuttosto di concentrare tutte le risorse della macchina dell’esercito nelle zone colpite dal sisma. Tant’è che non si sono soppresse le celebrazioni in altre occasioni come, ad esempio, il terremoto che colpì L’Aquila nell’aprile del 2009; anche allora i danni ed il numero di vittime e sfollate superavano ampiamente quelli patiti dall’Emilia nel maggio di quest’anno.
Un altro segno della stupidità di questa nostra classe politica è data dalla decisione di fronteggiare l’emergenza con l’ennesima accisa, per quanto minima, sui carburanti. Scelta iniqua, giacchè tale accisa verrà pagata anche dagli stessi cittadini emiliani, oltre a restare sul groppone agli italiani per tutti gli anni a venire, come quelle per le guerre in Abissinia, Bosnia, Libano e Libia, per l’alluvione di Firenze del ’66, il disastro del Vajont del ’63, i terremoti in Belice, Friuli ed Irpinia, il rinnovo del contratto degli autoferrotramvieri del 2004 e così via. Checchè ne dicano i nostri governanti “professori” e i loro ultras dei partiti al governo, una miserrima tassa dello 0,1% sui capitali rientrati avrebbe garantito un gettito maggiore senza colpire gli italiani, a cominciare da quelli che si trovano alle prese con una situazione di giorno in giorno più difficile.
Le opposizioni e la maggioranza, semmai, dovrebbero pensare a proporre iniziative più concrete: riformare la Protezione Civile, che dopo gli scandali di Bertolaso e della “cricca” è stata eccessivamente depotenziata al punto di comprometterne l’efficienza nei teatri in cui viene chiamata ad agire; mobilitare il paese, anche attraverso le macchine propagandistiche ed organizzative dei loro partiti, per raccogliere quanti più fondi ed aiuti possibili per le popolazioni colpite dal terremoto; e, del pari, mandare come soccorritori nelle zone colpite quanti tra i loro militanti si dichiarino volontari (tra l’altro questo sarebbe anche un buon modo per redimere di un poco l’immagine oggi pessima dei loro movimenti politici agli occhi degli italiani); fare un provvedimento d’emergenza che consenta e mantenga l’apertura al credito delle imprese colpite dal sisma, alle quale già adesso le banche stanno sbattendo le porte in faccia; insistere perchè le detrazioni, le esenzioni e le sospensioni di tipo fiscale siano aumentate; chiedere una presenza più massiccia dell’esercito nelle aree terremotate, affinchè possa coadiuvare la Protezione Civile offrendo il massimo aiuto possibile. Questi sarebbero solo i primissimi interventi che si potrebbero fare e che delle forze politiche serie e responsabili nei confronti dei loro cittadini dovrebbero avanzare.
E’ con la proposta e con lo spirito di solidarietà che si salva un paese; non con la critica ai simboli, alle bandiere, alle festività e a tutto ciò che nasce per unire e donare un’identità ad un popolo e ad una nazione o col fiscalismo becero ed indiscriminato. Ma a quanto pare la deideologizzazione frutto del pensiero unico e della globalizzazione, uniche bandiere del pensiero liberale imperante, non permette ai nostri politici e ai loro elettori e militanti di rendersene conto.

 

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