DIVINIZZAZIONE DELLA NATO STA PER TERRORISMO DELLA NATO

 

 

 

 

 

 

Prevedibile e puntuale è arrivato il calo di brache di Putin sulla questione siriana, anche se la diplomazia russa può accampare l’alibi di essere riuscita ad ottenere dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU una risoluzione che non scarica completamente la responsabilità della strage di Hula sul regime siriano. Di fatto anche questa risoluzione può essere oggi usata dalla NATO, e dal suo devoto e umilissimo servitore – l’inviato ONU Kofi Annan -, come un viatico per un’ulteriore intensificazione dell’aggressione della stessa NATO; perciò ogni dettaglio ed ogni sfumatura della risoluzione sulla necessità di ulteriori indagini, sono già andate a farsi benedire. [1]
Il governo russo dovrebbe sapere molto bene che le risoluzioni ambigue vengono trasformate dalla NATO in autorizzazioni a far tutto ciò che le pare. Infatti, appena il giorno dopo l’ambigua risoluzione ONU, i Paesi “occidentali”, con la parziale eccezione della Gran Bretagna, hanno formalizzato il loro stato di guerra con la Siria cacciando i suoi ambasciatori.
In effetti i resoconti degli osservatori ONU avevano smentito le affermazioni occidentali, date per scontate sino a qualche giorno fa, le quali raccontavano che le vittime civili fossero state causate da un bombardamento governativo. Risulta infatti che molte vittime siano state passate per le armi. A sentire le fiabe occidentali, i pacifici oppositori del regime siriano, stanchi della repressione, sarebbero stati costretti a passare alla insurrezione armata. Ma allora le armi chi gliele ha date? Sembrerebbe proprio che le armi da guerra crescano sugli alberi.
C’era quindi quanto bastava per chiedere da parte della Russia un’inchiesta che appurasse non soltanto ciò che avviene sul terreno siriano, ma soprattutto da dove partano le milizie che conducono l’aggressione nei confronti della Siria. Si sarebbe trattato semplicemente di mettere sul terreno della discussione ciò che ormai è evidente, e cioè che l’attacco armato alla Siria sta partendo da un Paese della NATO come la Turchia, e da altri Paesi militarmente coordinati con la NATO, come il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.
Questa ennesima ambiguità diplomatica della Russia non è un compromesso, ma un vero cedimento, poiché alimenta ancora una volta la fiaba di stretta marca occidentale: la NATO è considerata come una sorta di entità superiore che nulla ha a che vedere con le umane miserie, ma che si degna ogni tanto di sporcarsi le mani per andare a risolvere quelle miserie. Che la NATO possa essersi sporcata le mani ben prima, allo scopo di creare i pretesti e le circostanze utili alle proprie aggressioni, questa è un’ipotesi che non può neanche essere presa in considerazione.
Insomma, un terrorismo della NATO in Siria o altrove non esiste, e seppure esistesse non ci deve riguardare, perché non ti puoi mica mettere a criticare le divinità.
In realtà, proprio il fatto che oggi il potere della NATO sia incontrastato, e venga addirittura considerato scontato come se facesse parte del paesaggio, dà la misura della sua crescente e micidiale pericolosità. L’impunità e l’insospettabilità possono diventare esse stesse dei moventi criminosi, ed oggi la NATO può fare tutto quello che vuole anche perché non è mai costretta a dare spiegazioni su nulla.
Ogni potere è abuso di potere; il potere non conosce senso di responsabilità o lungimiranza, tutto in esso è schematico; perciò, se non ha da temere di essere contrastato o smascherato, non si porrà freni. Tanto più che l’emergenza-terrorismo e la caccia ai “terroristi” ti gratificano immediatamente con dei bei business miliardari a spese del contribuente; come, ad esempio, quello dei droni, che vede ora la collaborazione tra USA e Italia. La NATO non è un’organizzazione esclusivamente militare, ma è un intreccio affaristico tra militarismo e finanza, cioè un ente assistenziale per ricchi; e non c’è nessun pretesto migliore del terrorismo per costringere i poveri a versare l’elemosina ai ricchi. [2]
Anche molti che si dichiarano in astratto avversari della NATO (nemici non si può dire: sarebbe troppo violento), si rifiutano poi di prendere atto che la NATO è un’agenzia di destabilizzazione a livello globale; una destabilizzazione che coinvolge direttamente la situazione interna di molti degli stessi Paesi “alleati”(sudditi) della stessa NATO. Non esistono mai fenomeni puramente ideologici, perciò questo stare “contro” la NATO e dentro la NATO corrisponde ad ambiguità/ubiquità anche per ciò che concerne le frequentazioni e gli sportelli di pagamento. Un giornalista di presunta origine libica, un certo Farid Adly, ha scritto un libro che riconfeziona la propaganda NATO sulla Libia in funzione del pubblico di sinistra. Il libro è falso già dalla copertina, che mostra un “insorto” in stile Dolce&Gabbana, con sciarpa e chioma al vento. Ebbene, il nostro Farid ha collaborato con il “Manifesto”, con Radio Popolare e con il … “Corriere della Sera”. [3]
Ci si vuole convincere che il terrorismo è esclusivamente l’arma dei poveri e dei deboli, mentre i ricchi e potenti queste cose non avrebbero bisogno di farle, perché sono ad un altro livello. Si dice che anche fra i deboli e i poveri ci sono i cattivi ed i fanatici, quindi che la minaccia terroristica sia cosa loro sarebbe del tutto scontato. Quindi non c’è neppure bisogno di dimostrare che Assad abbia effettivamente bombardato il suo popolo; basta dire che è un dittatore, ed il gioco è fatto. Un gioco facilissimo, dato che i buoni non esistono e, seppure esistessero, nessuno li riconoscerebbe come tali; ecco allora che la NATO può arrogarsi il diritto di aggredire chiunque; ovviamente chiunque sia debole. E gli altri potenti “emergenti” come la Russia – e i vari BRICS – lasciano fare, perché non si possono perdere gli affari già avviati. C’è solo da sperare che i militari russi costringano Putin a tener duro; altrimenti in Siria ci sarà parecchio lavoro per i droni, ed anche le stragi di bambini non faranno più scandalo, perché opera di dio.
La cattiveria ed il fanatismo dei deboli e dei poveri sono in grado di spiegare tutto, e rendono credibile ogni fiaba. Ciò vale ovviamente anche per le vicende del terrorismo nostrano. Il comunicato a firma degli “informali” sull’attentato di Genova non aveva alcun titolo per essere ritenuto attendibile, perché arrivato a troppa distanza di tempo dai fatti, e poi perché il mitomane estensore del comunicato dimostrava di sapere poco o nulla di Ansaldo Nucleare. Tanto più che non sta scritto da nessuna parte che un attentato debba essere per forza rivendicato. Il successivo comunicato “informale” del Kommando Bestia poi era talmente ridicolo da risultare un po’ troppo indigesto anche per i nostri media dallo stomaco forte. [4]
Il direttore dell’AISI (un Piccirillo che già sa il fatto suo) piombava allora in parlamento a proclamare che la minaccia “informale” sarebbe incombente. Si è dovuto scomodare persino il capo della polizia Manganelli per sostenere l’insostenibile, pur di fronte all’evidenza che gli estensori dei comunicati sono dei cittadini al di sotto di ogni sospetto. A conferma del fatto che Manganelli non sa neppure di cosa parla, c’è anche il dettaglio che egli ha declinato la sigla FAI al maschile: il FAI. In tal modo Manganelli ha fatto torto non solo alla vera Federazione Anarchica Italiana fondata nel 1945, ma anche al FAI-Fondo Ambiente Italiano.
Meno male che c’è la solidarietà occidentale contro il terrorismo. Voi non volete credere che gli “informali” costituiscano una minaccia in Italia?
Peggio per voi. Allora ve li trasformiamo addirittura in una minaccia mondiale, nella nuova Al Qaeda.
Le autorità di polizia britanniche sono infatti accorse anch’esse a puntellare la consistenza della minaccia ai giochi olimpici di Londra da parte dei cosiddetti anarchici informali; proprio quelli che esibiscono il logo con l’ingorgo di freccette e stellette. La pseudo-notizia ha trovato origine su un giornalaccio scandalistico di Murdoch (lo stesso dello scandalo delle intercettazioni), ed in Gran Bretagna non ha avuto risonanza, ma è stata pomposamente rilanciata dai nostri media, i quali si sono fatti forti dell’avallo delle autorità di polizia britanniche. [5]
Del resto anche Al Qaeda è un’organizzazione “informale”, cioè una non-organizzazione, in cui qualche decina di deficienti veri fa da copertura a migliaia di agenti della CIA e di mercenari della SAS. Questa “al-qaedizzazione” della minaccia anarco-informale fa supporre che i media stiano preparandosi a fabbricare anche un Magdi Allam in versione anarchica, uno che percorra, una ad una, le stesse tappe della mistificazione; dapprima spiegandoci la differenza tra “anarchismo moderato” ed “anarchismo terrorista”, poi ammettendo che l’anarchismo è intrinsecamente violento; ed infine convertendosi e facendosi battezzare in nome del vero dio: la NATO.

[1] http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2012/05/28/Siria-strage-Hula-Onu-condanna-Assad-violati-impegni-presi_6942248.html
[2] http://www.corriere.it/esteri/12_maggio_29/droni-usa-italia-bombe_b464e5f2-a986-11e1-a673-99a9606f0957.shtml
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-05-30/armano-droni-italiani-063850.shtml?uuid=AbVtRXkF
[3] http://www.ibs.it/code/9788842817864/adly-farid/rivoluzione-libica-dall.html
[4] http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/24/dopo-gruppo-olga-spunta-kommando-bestia-lettera-minatoria-tempo/240209/
[5] http://www.repubblica.it/esteri/2012/05/27/news/terrorismo_olimpiadi_minacce_anarchici-36004374/

Fonte

I FANTASMI DEL CAPITALE

 

Arundhati Roy ha scritto il pluripremiato romanzo Il dio delle piccole cose. Roy e’ anche una giornalista e una militante. “I fantasmi del capitale” è un suo articolo molto lungo, ma vale la pena darci una occhiata per come viene descritto il business della povertà, come le multinazionali costituiscono fondazioni che si insinuano in organizzazioni non governative, istituzioni di beneficenza, volontariato, azioni umanitarie e soccorrevoli, mettendo in evidenza le funzioni di depistaggio, corruzione, anestetizzazione e intossicazione delle opposizioni sociali.

L’articolo in origine è apparso su OUTLOOK India

I FANTASMI DEL CAPITALE
di Arundhati Roy

da http://www.znetitaly.org
Pubblicato da Internazionale n. 943 del 12 aprile 2012

E’ un edificio o una casa? Un tempio della nuova India o un deposito dei suoi fantasmi? Sin da quando Antilla è arrivata ad Altamont Road a Mumbai, essudando mistero e una minaccia silenziosa, le cose non sono più state le stesse. “Eccoci qua” ha detto l’amico che mi ha portata lì, “Presenta i tuoi ossequi al nuovo Sovrano”.
Antilla appartiene all’uomo più ricco dell’India, Mukesh Ambani. Avevo letto di questa abitazione, la più costosa mai costruita, ventisette piani, tre piattaforme di atterraggio per elicotteri, nove ascensori, giardini pensili, sale da ballo, stanze climatiche, palestre, sei piani di parcheggi, e seicento addetti. Niente mi aveva preparata al prato verticale, una torreggiante parete d’erba che cresce su una vasta griglia metallica. L’erba aveva chiazze secche; parti erano cadute in rettangoli precisi. Chiaramente la ‘ricaduta dall’alto’ non ha funzionato.
Ma di sicuro ha funzionato lo ‘zampillo verso l’alto’. E’ per questo che in una nazione di 1,2 miliardi di abitanti, i 100 più ricchi dell’India possiedono un patrimonio equivalente a un quarto del PIL.
Le voci che corrono tra il popolo (e nel New York Times) sono, o almeno sono state, che dopotutto quello sforzo e quel giardinaggio, gli Ambani non vivono ad Antilla. Nessuno lo sa per certo. Si continua a sussurrare di fantasmi e malasorte, Vaastu e Feng Shui. Forse è tutta colpa di Carlo Marx. (Tutte quelle bestemmie). Il capitalismo, diceva, “ha evocato mezzi di produzione e di scambio così giganteschi è come il mago che non è più in grado di controllare i poteri dei mondi inferi che egli ha richiamato con i suoi incantesimi.”
I India i 300 milioni tra noi che appartengono alla nuova classe media delle “riforme” post-FMI – il mercato – vivono fianco a fianco con spiriti del mondo infero, i poltergeist dei fiumi morti, delle sorgenti secche, delle montagne spoglie e delle foreste denudate; i fantasmi dei 250.000 agricoltori perseguitati dai debiti che si sono suicidati e gli 800 milioni che sono stati impoveriti ed espropriati per far spazio a noi. E che sopravvivono con meno di 20 rupie al giorno [circa 30 centesimi di euro – n.d.t.].
Mukesh Ambani vale personalmente 20 miliardi di dollari. Detiene la maggioranza azionaria di controllo della Reliance Industries Limited (RIL), una società con una capitalizzazione di mercato di 47 miliardi di dollari e interessi imprenditoriali globali che includono la petrolchimica, il petrolio, i gas naturali, le fibre in poliestere, le Zone Economiche Speciali, il commercio al dettaglio di cibo fresco, le scuole superiori, la ricerca nelle scienze naturali e i servizi di conservazione delle cellule staminali. La RIL ha recentemente acquistato il 95% delle azioni della Infotel, un consorzio televisivo che controlla 27 canali televisivi giornalistici e di intrattenimento, compresi CNN-IBN, IBN Live, CNBC, IBN Lokmat ed ETV in quasi ogni lingua regionale. Infotel detiene l’unica licenza a livello nazionale per la banda larga a 4G, un “canale informativo” ad alta velocità che, se la tecnologia funzionerà, potrebbe essere il futuro dello scambio di informazioni. Il signor Ambani è proprietario anche di una squadra di cricket.
La RIL è una di un pugno di imprese che governano l’India. Alcune altre sono le Tatas, Jindals, Vedanta, Mittals, Infosys, Essar e l’altra Reliance (ADAG) di proprietà del fratello di Mukesh, Anil.
La loro corsa alla crescita si è rovesciata sull’Europa, l’Asia Centrale, l’Africa e l’America Latina. Le loro reti sono gettate su grandi spazi; sono visibili e invisibili, in superficie e sotterranee. Le Tatas, ad esempio, gestiscono più di 100 imprese in 80 paesi. Sono una delle più antiche e più vaste compagnie indiane nel settore energetico. Sono proprietarie di miniere, di giacimenti di gas, di impianti siderurgici, di reti telefoniche, televisive via cavo e a banda larga, e governano interi distretti. Producono auto e camion, possiedono la catena Taj Hotel, la Jaguar, la Land Rover, la Daewoo, la Tetley Tea, una società editrice, una catena di librerie, uno dei principali marchi di sale iodato e il gigante della cosmetica Lakme. Il loro motto pubblicitario potrebbe essere facilmente: Non Potete Vivere Senza di Noi.
In base alle regole del Vangelo dei Flussi Verso l’Alto, quanto più hai, tanto più puoi avere. L’era della Privatizzazione di Tutto ha reso l’economia indiana una delle più velocemente in crescita del mondo. Tuttavia, come ogni buona vecchia colonia, una delle sue principali esportazioni è quella dei suoi minerali. Le nuove mega-imprese indiane – Tatas, Jindals, Essar, Relianca, Sterlite – sono quelle che sono riuscite ad aprirsi a forza la strada fino al rubinetto che fa scorrere denaro estratto dalle profondità della terra. E’ il sogno diventato realtà di ogni uomo d’affari: poter vendere ciò che non si è costretti a comprare.
L’altra fonte principale di ricchezza imprenditoriale è costituita dalle terre. In tutto il mondo, governi locali deboli e corrotti hanno aiutato gli operatori di Wall Street, le industrie agroalimentari e i miliardari cinesi ad ammassare enormi estensioni di terreno. (Ovviamente ciò implica anche il dominio sull’acqua). In India la terra di milioni di persone viene acquistata e passata alle industrie private per “interesse pubblico”, per Zone Economiche Speciali, progetti infrastrutturali, dighe, autostrade, fabbriche di automobili, centri chimici e gare di Formula Uno. (La sacralità della proprietà privata non si applica mai ai poveri.) Come sempre, alle popolazioni locali viene promesso che il loro trasferimento dalle loro terre e l’espropriazione di tutto ciò che abbiano mai posseduto fa davvero parte della creazione di occupazione. Ma a questo punto sappiamo che il collegamento tra la crescita del PIL e i posti di lavoro è un mito. Dopo vent’anni di “crescita”, il 60 per cento della forza lavoro indiana lavora in proprio, il 90 per cento della forza lavoro indiana opera nel settore non sindacalizzato.
I movimenti popolari Post-Indipendenza, sino agli anni ’80, dai Naxaliti al Sampoorna Kranti di Jayaprakash Narayan, hanno combattuto per le riforme agrarie, per la redistribuzione della terra dai signori feudali ai contadini che ne erano privi. Oggi qualsiasi discorso di redistribuzione della terra o della ricchezza sarebbe considerato non solo non democratico, ma addirittura folle. Persino i movimenti più militanti sono stati ridotti a lottare per conservare quel poco di terra che la gente ha ancora. I milioni di senza terra, la maggioranza di essi Dalit e Adivasi, cacciati dai loro villaggi, residenti in baraccopoli e ghetti in piccoli paesi e in megalopoli non compaiono nemmeno nel dibattito radicale.
Con i Flussi Verso l’Alto che concentrano la ricchezza sulla punta di uno spillo scintillante su cui piroettano i miliardari, maree di denaro si abbattono sulle istituzioni della democrazia: i tribunali, il parlamento nonché i media, compromettendo gravemente la loro capacità di funzionare nel modo in cui dovrebbero. Più è rumoroso il carnevale che accompagna le elezioni, meno siamo sicuri che esista davvero la democrazia.  Leggi il resto dell’articolo

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