Il fantasma del terrorismo per coprire la realtà

 Di Marco Cedolin 

Nessuna persona in buona fede e nella pienezza delle sue facoltà mentali potrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi dell’avvento di una stagione di terrorismo nell’Italia del 2012, così come stanno vaticinandoalcuni ministri del governo Monti, coadiuvati nella mistificazione da larga parte del bestiario politico e di quello mediatico, deputato all’orientamento del pensiero.
Tutti i parametri della società sono cambiati così radicalmente nel corso degli ultimi 40 anni, da far si che oggettivamente diventi assolutamente improponibile qualsiasi parallelismo con la stagione del terrorismo che sconvolse il paese a cavallo degli anni 70.
Quaranta anni fa, sull’onda della rivoluzione cubana e della contrapposizione ideologica fra comunismo e capitalismo, l’immaginario collettivo era fondalmentalmente ancora così ingenuo da prendere in considerazione la possibilità di sovvertire l’ordine costituito attraverso la pratica della lotta armata.
La “lotta di classe” era un qualcosa di tangibile, in una società molto semplice e schematica, dove le classi più povere, prevalentemente composte da operai, mantenevano un certo grado di coesione al proprio interno e una forte volontà di rivalsa nei confronti di quelle dominanti.
La televisione, agli albori, non aveva ancora esplicitato nella sua interezza il proprio ruolo di lavaggio del cervello che inibisce il senso critico, anestetizza le coscienze e sostituisce la cultura ponderata con l’informazione urlata. Si leggeva molto di più, si parlava molto di più e si “sognava” molto di più di quanto non accada oggi……

Quaranta anni fa la libertà individuale era estremamente elevata rispetto a quella di oggi, il peso della tecnologia molto più scarso, quello dell’elettronica quasi inesistente e il “miraggio” di una contrapposizione in armi con lo stato poteva ancora aspirare a guadagnarsi qualche nota di realismo.
Tutti questi fattori (e molti altri che per breviloquenza non ho elencato) contribuivano a rendere in qualche modo credibili le due basi sulle quali per forza di cose deve poggiarsi qualsiasi progetto che miri a sovvertire l’ordine costituito per mezzo della forza, qualora esso sia portato avanti in buona fede da soggetti che ritengano di possedere le potenzialità per attuarlo.
La capacità da parte dei gruppi eversivi di conquistare la solidarietà e la simpatia di ampi strati della popolazione e la dimostrazione di una forza tale da potersi contrapporre in maniera credibile agli apparati di polizia e più in generale allo stato.
Se negli anni 70, almeno in nuce, queste basi potevano possedere un fondo di credibilità, poi smentito nei fatti dall’evolversi degli eventi, come sarebbe possibile nell’Italia del 2012 riscontrarne anche una sola molecola?
Oggi nessuna persona normodotata sarebbe così ingenua da pensare anche solo per un attimo che un manipolo di “terroristi” potrebbe essere in grado di sovvertire l’ordine costituito con l’uso delle armi.
La situazione internazionale é quella di un immenso oligopolio governato dalla grande finanza, dove non c’è più spazio non solo per le rivoluzioni e le ideologie, ma neppure per gli stati nazione, immolati sull’altare del globalismo e del potere finanziario.
La popolazione italiana versa in condizioni ben più drammatiche di quelle degli anni 70 ma non esistono più classi, nè coscienza delle stesse.
La televisione ha omologato gli individui, appiattendo sui dogmi del consumo e dell’individualismo di massa qualsiasi aspirazione culturale o ideologica e trasmutando ogni approccio di coscienza collettiva nella creazione di soggetti atomizzati che vivono in un proprio microcosmo.
Non si legge quasi più e quel poco che si legge é cositutito da informazione urlata “modello sms”. I rapporti con gli altri prescindono dalla condivisione delle sensibilità e dei saperi ma si basano esclusivamente sulla competizione. Non si sogna, non si lotta, non si aspira ad un mondo migliore, ma ci si limita a seguire le regole, con l’unica aspirazione di risultare vincenti rispetto ai nostri simili. E nel caso questo non accada si preferisce il suicidio alla lotta, perchè la società del senso di colpa ci ha insegnato che il “perdente” non ha diritto di sopravvivere.
Qualcuno sano di mente riuscirebbe a ritrovare in questo retroterra culturale il germe di una popolazione disposta a sostenere anche solo a livello di opinione, la causa di qualche gruppo che pratichi la lotta armata?
La libertà e la privacy dell’uomo di oggi iniziano e finiscono all’interno del suo bagno, dove si rade o si trucca la mattina prima di uscire di casa.
Per tutto il corso della giornata ciascuno é taggato, scrutato, catalogato decodificato. La tecnologia é entrata in profondità nel nostro dna e qualsiasi nostra azione risulta di pubblico dominio. Dal cellulare alla carta di credito, dal bancomat al telepass, dal navigatore nella nostra auto alle telecamere che hanno sostituito le foglie degli alberi, tutto ci osserva e ci registra, 24 ore su 24.
Chi potrebbe essere così folle da immaginare, in una realtà di questo genere la costruzione di cellule terroristiche che agiscano segretamente nell’ombra, per un periodo che riesca a durare dall’alba al tramonto?
Le forze di polizia dispongono oggi di una capacità di contrasto mostruosa che procede di pari passo con le potenzialità dell’intelligence, accresciute in maniera esponenziale dai nuovi apparati tecnologici.
Perfino per contrastare lotte fondalmentalmente pacifiche, come quella NO TAV o contro gli inceneritori, chi gestisce il potere non ha esitato a schierare apparati dell’esercito, con tutto il corollario di mezzi da guerra abitualmente usati in Afghanistan. Mentre gli investimenti praticati nell’ambito dell’ordine pubblico sono colossali e spaziano dalle armi non letali a microonde a quelle ad ultrasuoni, passando attraverso una selva di nuovi strumenti di varia natura, atti ad immobilizzare e rendere innocue perfino folle di grande consistenza.
Potrebbe mai essere credibile il delirio onirico consistente in un manipolo di terroristi che con fucili e pistole intenda contrapporsi ad una simile macchina di guerra?
Alla luce di questa serie di riflessioni, per quale ragione il ministro Cancellieri e lo stesso Monti lanciano l’allarme terrorismo, sulla misera base del ferimento di un dirigente Ansaldo e di qualche tensione che ha coivolto gli uffici di Equitalia, e prontamente il mondo politico e quello mediatico lo raccolgono, amplificandone scientemente la portata, fino a coinvolgere i servi dei sindacati e coloro che gestiscono la “società civile”?
Senza dubbio perchè lo spettro del terrorismo è un elemento a tinte forti che rappresenta un ottimo viatico utile per giustificare tutta la serie di misure repressive che sono state e saranno introdotte nel paese, al fine di far fronte ai problemi veri.
Problemi veri che non consisteranno sicuramente nell’assalto di una banda di terroristi che intende sovvertire l’ordine costituito, bensì nelle masse atomizzate d’individui disperati che ben presto affolleranno le strade, senza un progetto e senza la velleità di sovvertire qualcosa, ma strabordanti di confusione e disperazione.
Chiamare terroristi questi poveracci ed affrontarli con estrema violenza in quanto tali, senza che la “società civile” abbia nulla da eccepire, rappresenterà sicuramente un ottimo valore aggiunto, nel momento in cui il paese precipiterà nel caos.
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