Dare e avere

 

La vita, si dice, è un continuo dare e avere: oggi a te, domani a me.

Pure, è evidente che moltissime persone ignorano questa semplice verità, ossia l’indispensabile reciprocità fra gli esseri umani; e cercano, più o meno sfacciatamente, di ricavare dagli altri più di quanto esse siano disposte ad offrire di sé.

Altre, e non sono meno inconsapevoli delle prime, sono, sì, disposte a dare, anzi, non chiedono di meglio che poter dare molto, moltissimo; ma poi, consciamente o meno, quando viene un certo momento, si aspettano di ricevere altrettanto, vale a dire fuor di misura: creando pesanti obblighi, ricatti morali e sensi di colpa nei loro cari e nei loro amici.

E allora bisogna comprendere che la regola del dare e dell’avere ha senso e funziona se viene intesa con naturalezza, con misura, con spontaneità: non può e non deve corrispondere a una forma di contabilità affettiva, né, meno ancora, a una sorta di investimento preventivo. Leggi il resto dell’articolo

Il fantasma del terrorismo per coprire la realtà

 Di Marco Cedolin 

Nessuna persona in buona fede e nella pienezza delle sue facoltà mentali potrebbe seriamente prendere in considerazione l’ipotesi dell’avvento di una stagione di terrorismo nell’Italia del 2012, così come stanno vaticinandoalcuni ministri del governo Monti, coadiuvati nella mistificazione da larga parte del bestiario politico e di quello mediatico, deputato all’orientamento del pensiero.
Tutti i parametri della società sono cambiati così radicalmente nel corso degli ultimi 40 anni, da far si che oggettivamente diventi assolutamente improponibile qualsiasi parallelismo con la stagione del terrorismo che sconvolse il paese a cavallo degli anni 70.
Quaranta anni fa, sull’onda della rivoluzione cubana e della contrapposizione ideologica fra comunismo e capitalismo, l’immaginario collettivo era fondalmentalmente ancora così ingenuo da prendere in considerazione la possibilità di sovvertire l’ordine costituito attraverso la pratica della lotta armata.
La “lotta di classe” era un qualcosa di tangibile, in una società molto semplice e schematica, dove le classi più povere, prevalentemente composte da operai, mantenevano un certo grado di coesione al proprio interno e una forte volontà di rivalsa nei confronti di quelle dominanti.
La televisione, agli albori, non aveva ancora esplicitato nella sua interezza il proprio ruolo di lavaggio del cervello che inibisce il senso critico, anestetizza le coscienze e sostituisce la cultura ponderata con l’informazione urlata. Si leggeva molto di più, si parlava molto di più e si “sognava” molto di più di quanto non accada oggi…… Leggi il resto dell’articolo
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