Continua l’assedio a Finmeccanica

 

E’ notizia di questi giorni la gambizzazione dell’amministratore delegato d’Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi. Un episodio del tutto oscuro, sul quale però si è sin da subito imposta come una certezza indiscutibile la responsabilità delle BR. Diciamocela francamente: queste Brigate Rosse, che appaiono sempre nei momenti più inopportuni, magari sotto elezioni o mentre il Paese è in grave crisi o diviso da polemiche feroci come quelle sulla riforma del mercato del lavoro e dell’articolo 18 ai tempi dell’assassinio di Marco Biagi, non sono mai state una pista particolarmente credibile. Al pari degli “anarco-insurrezionalisti”, un pallino questo dell’allora ministro degli Interni Scajola, sembrano più che altro una di quelle etichette da tirare fuori ogni qual volta vi sia bisogno di un depistaggio da dare in pasto alla stampa credulona ed al popolino distratto. Anche ammettendo che queste BR esistano davvero, verrebbe infatti prima di tutto da chiedersi come mai siano state subito chiamate in causa visto che ancora da parte loro non è giunta alcuna rivendicazione. Non a caso qualche giornalista in cerca di esotismi ha tirato fuori la pista della Mafia russa: questo perchè la gambizzazione di Adinolfi è avvenuta grazie ad una pistola di produzione ex sovietica, la Tokarev T-33. Possiamo dire che è una grandissima fesseria? La semiautomatica T-33 della Tokarev è in produzione in quel di Tula dal lontano 1934 ed è stata la pistola con cui i soldati dell’Armata Rossa hanno fatto la Seconda Guerra Mondiale, un po’ come i nostri che la fecero con la coeva Beretta M-34. Dire che siano russi gli attentatori di Adinolfi solo perchè russa era la pistola sarebbe come sostenere che fossero svedesi se, anziché gambizzarlo, avessero cercato d’investirlo con una Volvo. Purtroppo, nell’era dell’informazione massificata e caotica, ad uso e consumo di un pubblico reso apatico e distratto, ci tocca anche sorbire certe castronerie.
Parliamo, piuttosto, d’Ansaldo Nucleare e dei motivi per cui qualcuno avrebbe potuto voler recapitare un così inquietante segnale d’avvertimento ad Adinolfi. Le modalità dell’attentato, infatti, fanno subito pensare all’intimidazione: non solo per la gambizzazione in sé, che esclude a priori l’intenzione dell’assassinio, ma anche per il fatto che il responsabile abbia mirato al polpaccio anziché alla tibia. Tutte le volte che avviene qualcosa di grave, come quest’episodio, la prima domanda che dobbiamo porci è: “cui prodest?”, vale a dire: “a chi giova?”. L’Italia si trova certamente in una delle fasi più difficili della sua storia, ma certo non per colpa d’aziende come l’Ansaldo Nucleare. A molti quindi sarebbe parso più logico che, a venir colpito, fosse un dirigente d’Equitalia o anche, perchè no, dell’Inps. Ma l’Ansaldo Nucleare, proprio… E’ una delle poche aziende italiane che stiano andando attualmente bene, macinando utili su utili; detentrice di tecnologie e brevetti che riscuotono grande successo all’estero; attiva in un campo oggi sempre più disertato dalle nostre imprese, che è quello della ricerca; impegnata nella realizzazione, fuori dal nostro paese, di reattori di terza generazione avanzata; e, ultima cosa ma certamente non la meno importante, ancora di proprietà pubblica.
Già, di proprietà pubblica. E se fosse proprio questo uno dei motivi che più disturbano i mandanti di quest’attentato? Ansaldo Nucleare è parte di Ansaldo Energia, a sua volta in Finmeccanica, uno dei nostri fiori all’occhiello e gioielli di famiglia oggi al centro d’intricate polemiche ed inchieste in materia di corruzione. Esattamente come l’Eni di Mattei, è certamente vista e percepita come un elemento di disturbo da parte di una concorrenza che sta sempre più affilando i coltelli in un’epoca in cui l’impellenza di ridurre il consumo d’idrocarburi ad Occidente e la costante crescita di richiesta d’energia ad Oriente ha dato nuovi impulsi al settore del nucleare; e questo malgrado lo scandalo di Fukushima, su cui Ansaldo Nucleare non s’è certamente fatta trovare impreparata, esprimendo proprio per bocca del suo ad Adinolfi l’indispensabilità di una gestione trasparente e possibilmente controllata dal basso sia degli impianti nucleari che delle scorie. Quanto basta, certamente, ad innervosire più di una lobby.
Senza poi dimenticare le grandi commesse, joint ventures e partecipazioni che vedeva e vede Ansaldo Nucleare, al pari di altre aziende del ramo di Finmeccanica (si pensi per esempio ad Alenia in attività con Sukhoi) o di Eni, in prima fila in Russia, spodestando l’agguerrita concorrenza degli altri grandi gruppi europei ed americani. Le sinergie tra l’industria di Stato italiano e quella russa, dal nucleare all’aeronautica passando per tutto ciò che vi è in mezzo, hanno una ricaduta di dimensioni titaniche sul livello qualitativo e quantitativo di entrambe. Non c’è da meravigliarsi che infastidiscano qualcuno. E allora lo vogliamo dire? Forse sono soltanto sospetti, ma noi crediamo che a qualcuno non piacciano queste sinergie con le grandi realtà industriali russe ed orientali, perchè danno vita a nuovi colossi la cui concorrenza risulterebbe poi difficilmente sostenibile; ed altresì crediamo che sempre a questo qualcuno farebbe molto più comodo assistere ad uno spezzatino di Eni e di Finmeccanica, dopo previa e debita privatizzazione, che permetterebbe d’appropriarsi di ciò che di buono hanno queste imprese, arricchendosene e usandolo per potenziarsi; tra l’altro col vantaggio, tutt’altro che trascurabile, d’essersi tolto di mezzo dei pericolosi e fastidiosi concorrenti. Perchè questi sono, agli occhi di qualcuno, aziende come Eni e Finmeccanica.

 

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