La Mani Pulite Globale che il pubblico esigeva

”E’ difficile sapere quale sia la verità, ma a volte è molto facile riconoscere una falsità.” Albert Einstein

Savonarola

Ci risiamo. Arriva la cavalleria. I cattivi stanno per ‘pagare’.

La querelle complottologa del momento è questa: “Perché, se le élites dominanti sono potenti come crediamo, avvengono tutti questi arresti e dimissioni ai piani alti di multinazionali e banche?”

Vedi vedi che è in corso un golpe silenzioso?

Va detto, anzitutto, che c’è un buon 90% degli italiani (ma potremmo anche dire ‘esseri umani’) che non ha la più pallida idea della circostanza che qualche centinaio di direttori di filiale o vicepresidenti di dipartimento finanziario stanno attualmente sulla carbonella. Tra l’altro, anche la minoranza che ha sentito parlare della faccenda non ha la più pallida idea di chi si tratti. Quella che gira è una lista di nomi e cariche. Tutta gente di un certo livello, d’accordo, il che fa immediatamente presagire che ciascuno avesse il suoscheletro nell’armadio d’ordinanza per stare dove stava. A prescindere da quali siano, pare comunque che, a tutti gli effetti, stiano cadendo delle teste.

Gli accadimenti in corso, corroborati anche da un paio di recenti denunce alle più alte cariche dello Stato italiano (nell’era post-Prepuzio questo fa notizia), sono ben visti dalla maggior parte dei forcaioli, ma anche dagli osservatori moderati e pure dai complottologi. E’ opinione diffusa che sia l’inizio di un repulisti destinato a mondare la nostra società dai suoi peccati. Insomma, una sorta di Mani Pulite su scala globale. Leggi il resto dell’articolo

UN MONDO ROVESCIATO

 

Alzarsi storti e vedere il mondo andare alla rovescia. L’ambasciatore siriano convocato alla Farnesina e dichiarato persona non gradita da un terzino dell’Atlantica (la quadra che vince sempre perché trucca le partite internazionali e si compra gli arbitri mondiali), per un massacro di adolescenti la cui responsabilità è stata attribuita dal legittimo governo di Damasco a bande di mercenari che ormai scorrazzano liberamente per la Repubblica Araba, grazie ai soldi e all’appoggio strategico occidentale. La Russia conferma quest’ultima versione ed anche qualche organizzazione mondiale dubita fortemente che un esercito regolare possa agire in quella maniera utilizzando armi da cucina e da macelleria per compiere un tale eccidio. Ma tant’è, si è stabilito all’Onu senza prove e alla velocità della luce che la colpa è di quel mangiabambini di Assad amico del Cremlino, noto ristorante esotico dove i bambini diventano cremini sin dal 1917. Graditissimo ospite resta invece sul suolo italiano l’ambasciatore di un Paese che da qualche mese ci schiaffeggia pubblicamente con tutte le mani di Vishnu. Del resto, lo sanno tutti che come fanno gli indiani al nostro Ministero degli Esteri nemmeno a Nuova Delhi. Essendo cattolici siamo costretti a porgere l’altra guancia, ma non è una idea intelligente al cospetto di Kali la dea quadrumane e così ogni giorno ci arriva un dritto ed un manrovescio nello stesso istante, da ultimo il respingimento del ricorso sulla giurisdizione dell’incidente che ha coinvolto due nostri marò imbarcati su un mercantile battente bandiera italiana, i quali avrebbero sparato su pescatori scambiati per pirati, che in molti sostengono essere accaduto in acque extraterritoriali.

Nel frattempo Monti, il raddrizzatore degli italici mores, continua a tirare la cinghia allo stivale bloccando la circolazione al popolo che diventa paonazzo e sempre più smunto. La nenia è sempre quella secondo la quale avremmo vissuto fin qui al di sopra delle nostre possibilità ed ora, a causa degli sperperi e degli scialacquamenti passati, ci tocca fare la dieta cosicché i mercati vedendoci esangui e scarni la smettano di mangiare le nostre carni. Sobrietà, penitenza e razionamento ci irrobustiranno lo spirito, pazienza se il corpo dovrà sottostare a qualche mortificazione. Ancora una volta siamo cattolici e ci può stare. Ma siamo cristiani e cattolici, portatori di pace e di speranze, anche quando ci costringono a finanziare guerre di aggressione come quella in Afghanistan. Lì muoiono civili inermi, intere famiglie vengono sterminate dai droni, come accaduto ancora qualche giorno fa e Monti che ti fa in tempi di sobrietà e di austerità? Tarataratatà (mitragliatrice),  si fa perfezionare predator e raeper, i famigerati aerei senza pilota, con armi di distruzione hellfire pagate a caro prezzo agli statunitensi. Inoltre, mentre gli altri partner fuggono da questa missione ormai perduta che sta costando un occhio della testa all’Alleanza lui promette che si accollerà, nei prossimi anni, le spese necessarie a riportare la civiltà tra i talebani, sgravando Washington dell’incombenza. Quanta modernità e sacralità stiamo trasmettendo a quelle genti arretrate e adoranti un dio sbagliato lo abbiamo notato, a cominciare dal rito dell’estrema unzione accordata ai combattenti afghani caduti sul campo di battaglia, ai quali si è pisciato in faccia in nome di una superiore e benevola cristianità. Comunque, il Premier non può raccontarci che la cassa è vuota se poi si mette a fare l’americano con gli americani, continuando invece a trattare gli italiani da pezzenti.

Infine, in questo mondo rovesciato vediamo il Vicario di Nostro Signore tirato per la mozzetta dai cardinali romani, da quelli ambrosiani, da tutta una Curia che si sta facendo un guerra senza quartiere approfittando del trasporto ultramondano di un uomo di grandi studi, fine teologo e buon filosofo, un po’ troppo disattento alle miserie ecclesiastiche. Ma un Papa non può essere solo una guida spirituale essendo anche l’amministratore delegato di una società per azioni (sante e non), per cui è obbligato a trovare il giusto mezzo tra gli oggetti spirituali e le cose mondane, deve benedire i fedeli e neutralizzare tra questi gli infedeli che lo circondano minacciando la tenuta della Cupola o un suo smottamento negli inferi. Anche nella Chiesa, come Stato assoluto, si stanno enfatizzando gli scontri tra catene di comando che vogliono guidare la politica estera e finanziaria del Vaticano nelle differenti situazioni geopolitiche di questa caotica fase storica. Gli attacchi al fulmicotone provenienti da tanta parte del pianeta alle abitudini sessuali dei prelati sono colpi sotto la cintola di chi vuole indebolire il papato per ragioni politiche, circoscrivendone competenze, pertinenze, istanze e settori d’investimento e di penetrazione. La Casa di Dio poggia su questo globo benché le sue colonne si slancino sempre verso la volta divina. Per questo le alleanze non conformi al campo gravitazionale mondiale in cui è inserito anche l’esercito del Signore possono far tremare le fondamenta della santa istituzione qualora non dovesse accodarsi a determinati e sovrastanti interessi. Benedetto XVI da porporato entrava più facilmente nella diatriba storica e politica, tanto da prendersi una frecciatina da Althusser nella sua autobiografia L’Avenir dure longtemps (“il cardinale che non dormiva la notte per la lotta di classe e che non voleva aprire un po’ di più la sua mente alle ragioni del proletariato), mentre oggi sembra in balia dei giochi di potere interni alla Corte pontificia ed ai suoi drappelli clericali appoggiati da questo o da quello Stato estero. In siffatto recente periodo abbiamo osservato la Chiesa cambiare sveltamente posizione dopo qualche scandaletto infilato lì di proposito per modificare le sue scelte, ad esempio nel conflitto libico prima condannato e poi incredibilmente giustificato. Non vorremmo che Dio rimediasse troppe sconfitte dal demonio a causa di crociati delle fede arrendevoli e traditori che potrebbero debilitare in noi la fiducia nella sua immane potenza.  La strada che porta all’inferno, oltre che essere lastricata di pie intenzioni, è soprattutto quella storta che procede per ripensamenti eccessivamente lesti. Occhi sempre rivolti al paradiso ma orecchi ben sintonizzati sulle basse frequenze terrestri.

 

Fonte

La lunga marcia di logoramento dell’Italia

Dietro le forti pressioni esercitate dalla Commissione Europea e dagli organismi dell’Antitrust sia europeo che italiano, l’ENI si accinge a cedere la propria quota di controllo (51%) della Snam. Le ragioni che stanno alla base dello scorporo discendono tutte dal mantra liberista venerato acriticamente dalle istituzioni europee, secondo il quale sottraendo la distribuzione all’azienda si attiverebbe un circolo virtuoso di “sana” concorrenza che garantisca a tutti gli operatori del settore le pari condizioni di accesso che il controllo della Snam da parte dell’ENI avrebbe compromesso. Le compagnie statunitensi, francesi e britanniche avevano caldeggiato con forza questa svolta, in virtù del fatto che dal loro punto di vista lo scorporo della Snam comporta un netto indebolimento dell’ENI.
L’hedge fund statunitense Knight Winke, che controllava una quota ridotta del pacchetto azionario dell’ENI, aveva invece svolto un lavoro “interno” all’azienda, intraprendendo un’opera di convincimento nei confronti dell’azionariato incardinata sul concetto che vendendo la Snam, l’Ente Nazionale Idrocarburi avrebbe incamerato ricchi proventi che avrebbero a loro volta reso possibile l’allargamento del raggio operativo della società. Quando l’Amministratore Delegato di questo hedge fund è volato in Italia per partecipare alla presentazione del bilancio 2011, egli ha sottolineato che la fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia è subordinata all’implementazione dei piani di privatizzazione delle ultime aziende su cui lo Stato è ancora in grado di esercitare un controllo effettivo, più che nei confronti del debito pubblico.
Il parossismo generale nei riguardi del debito pubblico – che, lungi dall’essere il fulcro del problema come vorrebbe qualcuno, costituisce invece la vera cartina tornasole capace di misurare grado di deterioramento delle altre attività economiche nazionali – non è altro che uno specchietto per le allodole, utile per giustificare lo smantellamento totale e definitivo dell’industria strategica italiana in nome dell’imperativo categorico di “far cassa”.
Per questa ragione il nuovo piano strategico elaborato da Finmeccanica ha suscitato l’approvazione di Morgan Stanley, che ha alzato il rating sulla società romana poche ore dopo che l’Amministratore Delegato Giuseppe Orsi ebbe esternato pubblicamente l’intenzione di “alleggerire” la holding attraverso la dismissione di alcune aziende “meno produttive”. Leggi il resto dell’articolo

Il moto elicoidale della Storia: accettasi scommesse, al di là del Bene e del Male


Bene: è giunto il momento di cercare di operare una sintesi tra tutti i dati finora raccolti, dati che, nonostante tutto, ancora non hanno una loro organicità, una chiara logica interpretativa, un coerente legante interno.

Troppe restano le contraddizioni, e troppe le domande senza risposta: la prima delle quali è: “PERCHE’ ??” …

Se è infatti a questo punto evidente che la classe dominante stia seguendo un proprio preciso progetto che a noi non viene comunicato, restano per ora senza risposta alcuni forti interrogativi: vediamoli, e poi vediamo se riusciamo a formulare una più coerente teoria storica avvalendoci di tutte le teorizzazioni fin qui enunciate: teorizzazioni a cui manca ancora la “chiave di volta”, la chiusura del cerchio, la chiara visione della loro escatologia finale.
Scorriamo quindi brevemente i principali interrogativi che ancora rimangono senza risposta:

– SONO DUNQUE TUTTI DIABOLICAMENTE PERVERSI E MALVAGI ??  Questo è senza ombra di dubbio il primo quesito che ci si pone non appena ci si rende conto di quanto diverse siano le reali dinamiche del mondo da quelle cui la nostra educazione tradizionale ci ha indotto a credere. ( E si badi bene: non è solo questione di questi ultimi anni: come abbiamo visto, questo è un modo di procedere che appartiene almeno agli ultimi secoli, almeno a partire da quel ‘600 quando il “debito pubblico”, introdotto attraverso la Banca d’ Inghilterra ed in seguito sempre mantenuto, anzichè venire periodicamente “rimesso” come avveniva nelle precedenti società teocratiche, assurge a dinamica sociale costante e viene trasformato in vero e proprio “motore storico”. Del resto, il sibillino enunciato di “Corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico stava a propagandare, elevandola a scienza, proprio tale pratica, con un’ operazione di “induzione del giusto pensiero” del tutto simile a quelle che vediamo anche oggi essere messe in pratica allo stesso scopo … )
Ma c’è ancora qualcosa che ci sfugge … Leggi il resto dell’articolo

Il Grande Fratello ti prende la parola: “ghiaccio”, “maiale” e “aiuto”….vocabolario terrorista?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ stata pubblicata una lista di parole “sospette” che se usate nella Rete potrebbero richiamare l’attenzione dei servizi di sicurezza degli Stati Uniti.

Sei ritornato dalle vacanze trascorse in qualche spiaggia messicana ed hai deciso di condividere l’esperienza su un blog? O ha scritto qualcosa su twitter relativo ad un corso sci? Attenzione…i servizi di sicurezza USA potrebbero considerare i tuoi commenti come “sospetti”.

Nella sua ossessiva lotta anti-terrorismo, il Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli USA (DHS), ha elaborato una lista di parole sospette. Se molte di queste possono avere un evidente richiamo, come Al-Qaeda o bomba, altri casi sorprendono. Ad esempio l’allarme del Grande Fratello può scattare se si scrive qualcosa sulla neve o sulla carne di maiale. Leggi il resto dell’articolo

A BRINDISI IL FUMO DELLE PSYOPS

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’attentato di Brindisi sembra avviarsi verso l’archivio dei misteri italiani. Sono troppe le lacune e le contraddizioni della versione ufficiale, mentre ogni pista avanzata dagli inquirenti già appare come un depistaggio. Le autorità prospettano per il momento una soluzione alla norvegese, con un “pazzo isolato” da usare come unico colpevole, ma anche questa “soluzione” del caso potrebbe dissolversi per strada. I “pazzi isolati” potrebbero persino diventare in futuro un soggetto stabile e costante dello scenario ufficiale.
Ciò che invece emerge distintamente è la consueta spettacolarizzazione dell’ideologia dell’antiterrorismo, con l’immagine di una convivenza civile minacciata dai violenti. Una delle formule più in voga è che il “disagio sociale può favorire l’insorgenza del terrorismo”. Il messaggio immancabile è quindi che il terrorismo sarebbe l’arma dei poveri e dei deboli, mentre i ricchi queste cose non le farebbero mai. Con questo semplice suggerimento subliminale, ogni opposizione sociale viene implicitamente sottoposta alla mannaia del sospetto ed alla forca caudina della discolpa. Per ogni attentato il potere può quindi presentarsi a riscuotere un profitto politico, che consiste non solo nella criminalizzazione del dissenso, ma soprattutto nell’assunto che il dissenso non esiste: contro il potere c’è solo il nonsenso.
Se si tiene conto di questa rappresentazione politico-mediatica, l’attentato di Brindisi potrebbe essere considerato come una PSYOP, cioè una operazione di guerra psicologica. Questa è la pagina Web dell’USACAPOC, cioè della sezione specializzata in guerra psicologica delle forze armate statunitensi, la quale così accoglie il visitatore: “Benvenuti alla pagina Web ufficiale della US Army Affari Civili & Psychological Operations Command (Airborne). Il nostro comando si compone di oltre 40 unità di riservisti in 30 stati e Puerto Rico. Con sede a Fort Bragg, NC, USACAPOC(A) si sforza di sostenere gli obiettivi della nazione all’estero con la spada, l’azione e la parola.” [1]
In questa pagina invece si illustrano diffusamente le operazioni di guerra psicologica, che: “… si basano sulla logica, paura, desiderio o altri fattori mentali per promuovere specifiche emozioni, atteggiamenti o comportamenti. L’obiettivo ultimo degli Stati Uniti nelle operazioni psicologiche e degli affari civili è quello di convincere i nemici, le nazioni neutrali, e amiche e le forze ad agire favorevolmente agli Stati Uniti e ai suoi alleati.” [2]
Vediamo in cosa potrebbe consistere un esempio di questo sostegno della nazione all’estero con la spada, l’azione e la parola, il cui scopo è demoralizzare il nemico e conquistare il sostegno delle popolazioni “amiche”, come l’Italia, alla tutela statunitense. L’attentato di Genova del 7 maggio scorso aveva avuto come bersaglio un vero potente, cioè il supermanager di Ansaldo Nucleare. Anche se si fosse trattato di un regolamento di conti tra poteri italiani o stranieri, non sarebbe comunque un messaggio “positivo” per le masse il fatto che persino un potente possa essere colpito.
Ecco che si è resa dapprima necessaria una rivendicazione fittizia, che desse all’attentato di Genova motivazioni puramente ludiche e futili, una sorta di edonismo armato. Non è neppure detto che il comunicato degli “informali” sia necessariamente un elaborato poliziesco, visto che risulta così pretenzioso – e, al tempo stesso, naif – che potrebbe trattarsi di uno tra i tanti prodotti di mitomani. L’operazione di guerra psicologica è quindi consistita nel riconoscere attendibilità ed attenzione mediatica ad un comunicato del genere.
Successivamente però si è andati ad un brusco rovesciamento dello scenario, presentando bersagli del terrorismo che avessero i tratti inequivocabili della gente comune. Dell’attentato di Brindisi si dice che sia stato confezionato con mezzi poveri, come bombole di gas. Ma è poi vero? Sembra infatti che in quest’occasione sia stato riciclato quanto era già accaduto a Castel Volturno, in provincia di Caserta, il 14 maggio scorso. Anche lì una bombola di gas ed una specie di timer accanto ad un istituto scolastico, anche se senza conseguenze. [3]
Sta di fatto che l’immagine “povera” dell’attentato di Brindisi è stata ufficializzata dagli inquirenti e dai media, con in più il dato di fatto che l’attentato stesso è stato indirizzato davvero contro un obiettivo particolarmente debole ed inerme. Insomma, ne viene fuori l’immagine di una caotica guerra dei poveri contro i poveri. Quale situazione potrebbe essere più convincente di questa per indurre la popolazione ad accettare la tutela armata di un Paese straniero, ed “amico”, che si è assunto generosamente il ruolo di gendarme planetario?
Ci si è chiesti chi possa essere tanto pazzo o malvagio da commettere un attentato come quello di Brindisi. Ma forse è la domanda sbagliata. La vera domanda forse è un’altra: chi è che può vantare tanta impunità da potersi tranquillamente permettere un crimine di questa efferatezza?
Se si tiene conto di questa domanda, i possibili sospetti si riducono ad uno solo: la NATO.

[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.usacapoc.army.mil/&ei=q8S7T6TIMsTetAaHh8XaBw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CFwQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dusacapoc%26hl%3Dit%26sa%3DG%26prmd%3Dimvns
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.psywarrior.com/psyop.html&ei=_ci7T4CaNsTvsgbkmtzoBw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=9&ved=0CJEBEO4BMAg&prev=/search%3Fq%3Dpsyop%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns
[3] http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=197417&sez=NAPOLI

Fonte

Bloggers, non fatemi cascare le braccia -e i maroni- parbleu !

La sindrome da masochismo vittimista continua a segnare imperterrita i suoi inutili e controproducenti autogol …
Sinceramente in questi giorni, leggendo qui e là i soliti blog e siti di informazione alternativa, rimpiango il buon Domenico Schietti ( sì, proprio quello della serpentina ), secondo il quale, stringi stringi, il tutto si riduceva ad un complotto per rubargli la figa … lui almeno ti strappava un sano sorriso di tregua ad ogni post.

Invece voi no, imperterriti a darvi martellate sui coglioni in perfetto stile tafazziano, non avete ancora capito che la continua reiterazione chiusa e negativa degli stessi concetti, priva di una qualsivoglia visione escatologica come di un’ autentica via di fuga, fa proprio parte del “gioco” del Pensiero Unico, finendo per imbrigliare senza speranza l’ Immaginario in una trappola ripetitiva delle stesse icone a cui, giocoforza, non potrà mai esistere alternativa … TINA, appunto, e questo anche, seppur involontariamente, a causa vostra.

Così facendo ( ossia limitandovi solo a rimarcare le ormai ben note e inique dinamiche criminali del potere pur senza sapervi adeguatamente staccare dal loro “gioco” -inteso alla Berne- subdolamente ed eternamente invischiante ), entrate automaticamente a far parte della schiera dei gatekeepers, degli utili idioti quanto inutili e controproducenti “temporeggiatori”, insomma parte viva dello stesso sistema che pretendete di criticare, e fautori voi stessi dell’ imbrigliamento di quella capacità critica e di quel dissenso che vorreste invece favorire. Insomma “venite involontariamente agiti”, anche voi, dal grande spot globale che sta conducendo la massa verso una colossale regressione emozionale infantile ( quanto masochisticamente gratificante pur nella sua immensa frustrazione ) proprio per commercializzarle alla fine il proprio prodotto pre-confezionato. Un meccanismo basilare di ogni persuasione occulta, tanto semplice quanto perverso nella sua efficacia, in parte già visto e trattato qui. Leggi il resto dell’articolo

Monti incontra i terremotati: fatti vostri!

 

In Italia negli ultimi 60 anni i terremoti sono stati parecchi, dal Belice all’Irpinia, dal Friuli all’Umbria, fino ad arrivare all’ultima tragedia in ordine di tempo che fu quella dell’Aquila. Così come sono stati molti i governi ritrovatisi a gestire queste catastrofi, talvolta operando con una discreta efficienza, molto spesso dando prova di profonda disorganizzazione. In alcuni casi, penso ad esempio al Friuli, i cittadini sono potuti rientrare nelle proprie abitazioni, completamente ricostruite da stato e regione, in tempi ragionevolmente brevi, in altri hanno dovuto attendere decenni all’interno dei container. In alcuni casi la gestione della calamità é filata via liscia, in molti altri i fondi destinati ai terremotati sono stai oggetto d’intrallazzi, speculazioni e tangenti senza fine.
Mai e poi mai è però stato messo in dubbio il principio basilare in virtù del quale lo stato aveva la piena responsabilità di procedere alla ricostruzione delle case distrutte e alla ristrutturazione degli edifici lesionati.
Poi é arrivato il governo golpista delle banche, capitanato da Mario Monti e le cose sono cambiate radicalmente, riducendo allo status di dilettanti tutti i truffatori del passato….

Dimostrando un tempismo che ha dell’incredibile, l’usuraio di Goldman Sachs aveva infatti inserito, nel decreto di riforma della protezione civile, un articolo che sgrava totalmente lo stato dalla responsabilità di ricostruire (o rifondere) gli immobili distrutti o danneggiati dalle calamità naturali, subordinando i diritti dei cittadini colpiti alla stipula di assicurazioni private, secondo un meccanismo che nel testo non é ancora stato approfondito.
In parole povere i cittadini dell’Emilia Romagna, vittime del terremoto della scorsa notte, che ha provocato 7 morti ed oltre 5000 sfollati, saranno i primi figli di un dio minore, che nel nome delle banche li priva del diritto a vedere le proprie case ricostruite o ristrutturate dallo stato, come accaduto nei decenni passati a tutti i loro sventurati predecessori e come qualsiasi senso etico, umano e solidale imporrebbe di fare, senza neppure prendere in considerazione una diversa eventualità.
Monti il banchiere, troppo impegnato negli Usa a ricevere gli ordini del padrone, per interessarsi in qualche misura dell’attentato di Brindisi e del terremoto che ha devastato l’Emilia Romagna, solo stamattina ha trovato il tempo per recarsi nelle zone terremotate, a testimoniare la presenza di uno stato che ormai alligna solamente nelle cartelle di Equitalia e nei progetti di militarizzazione e repressione sul territorio.
Accolto da sonore bordate di fischi ed improperie di vario genere, ma imperturbabile come sempre, l’algido funzionario si é limitato a bofonchiare qualche frase di circostanza, unitamente alla promessa (troppo buono lei) di una sospensione dell’IMU, da lui introdotta, per gli edifici lesionati o distrutti. Ci mancherebbe solamente che il governo, oltre a disinteressarsi della ricostruzione, pretendesse anche una tassa sulle macerie da chi dorme in macchina, per chiudere compiutamente il cerchio della follia.
Poi si é affrettato, con il suo codazzo di auto blu e agenti speciali, ad abbandonare questi luoghi di disperazione, per dedicarsi a cose ben più importanti, come la messa in pratica degli ordini ricevuti da Washington e la messa in strada degli italiani che ancora posseggono una casa in cui abitare.
Se Silvio Berlusconi, solo per citare una delle figure più misere che abbiano governato questo paese, avesse affrontato il terremoto dell’Aquila con una simile “partecipazione” e partendo da questi presupposti, avrebbe senza dubbio ricevuto in faccia un Duomo di Milano a grandezza naturale, se é vero che fu oggetto di critiche feroci, anche da parte del sottoscritto, proprio in merito alla gestione del suddetto terremoto, pur non essendosene lavato le mani con indifferenza come sta accadendo oggi che l’Italia è in mano ad una congrega di banchieri.
State piangendo i vostri morti, rimasti ammazzati nei capannoni dove lavoravano nella notte di sabato su domenica? Dormite in auto o in tenda da tre giorni sotto una pioggia scrosciante, perché le vostre case sono state lesionate dal sisma? Siete in difficoltà ed avete paura, perchè un terremoto di grossa entità ha colpito la zona in cui vivete che era considerata a basso rischio sismico? La crisi e le nuove tasse vi hanno già spolpato e dopo il terremoto non sapete più dove sbattere la testa?
Cazzi vostri, sfigati!

Troppa attenzione su Saviano è un errore

 

L’ultima serata di “Quello che (non) ho” non poteva non concludersi anche con una sparata sulla Cina. Molti dei nostri lettori sapranno certamente di cosa stiamo parlando ma, per coloro che non avessero seguito la puntata e più precisamente la parte in oggetto, riassumeremo dicendo che Saviano s’è prodotto in uno dei suoi soliti monologhi, stavolta sui cosiddetti “Laogai” accusati d’essere una riserva di manodopera a costo zero per i piani d’espansionismo commerciale della Repubblica Popolare Cinese. Mostrando un tavolo ingombro d’oggetti dei più disparati, dai giocattoli all’elettronica, Saviano ha detto che facendo realizzare gratuitamente tutta quella roba nei laogai la Cina ha potuto raggiungere l’elevato livello di sviluppo economico e commerciale odierno, fino a garantirsi l’immunità e l’impunità per la sua “immoralità umanitaria” acquistando ingenti quote del debito statunitense.
E’ quindi seguita l’ovvia descrizione di cosa siano i laogai e delle loro condizioni di vita interne, chiaramente raffigurate a tinte molto fosche, così come del modo con cui essi verrebbero “riempiti” di prigionieri: una recita precisa e pedissequa di quanto già avevamo letto, decenni or sono, nei libri di Solgenitzin. Campi di lavoro, o meglio ancora di sfruttamento, al servizio delle supposte ambizioni imperialistiche e finanziarie del regime comunista cinese: questa, in sintesi, è la morale del sermone di Saviano, conclusosi col riferimento al prigioniero d’eccellenza Liu Xiao Bo – cioè colui che ha augurato al proprio Paese, per “civilizzarsi”, di vivere un altro secolo di colonismo occidentale, venendo premiato per questa come per altre simili sortiti col Nobel per la Pace – e col discorso al pubblico dell’ospite Harry Wu. Questi, presidente e fondatore della “Laogai Fundation”, si presenta come un reduce dei laogai, da anni residente negli Stati Uniti dove s’occupa di questioni relative ai diritti umani in Cina e nel programma di Fazio e Saviano ha raccontato la propria storia, sostenendo d’essere stato imprigionato (e che la sua famiglia sia stata imprigionata) per aver espresso, giovane studente universitario, la propria contrarietà all’intervento sovietico in Ungheria nell’ormai lontano 1956. Conosciamo anche queste figure ed ancor più le fondazioni e le ONG che guidano, sempre così solerti nell’occuparsi delle problematiche interne dei paesi considerati rivali degli Stati Uniti, dell’UE e d’Israele, ma chissà come mai completamente assenti dai guai di quest’ultimi.
In effetti c’è da dubitare che assisteremo mai, in futuro, a monologhi di Saviano relativi alle vergognose condizioni di vita di Guantanamo o delle prigioni segrete della CIA, di Abu Grahib o delle carceri di Tripoli, sulle prigioni e le torture praticate da Israele in Libano e nei Territori Palestinesi, e così via: di sicuro fino ad oggi non ve ne sono stati. Molto meglio sparare a zero sulla Cina, sulla Russia, su Cuba o sul Venezuela, mettendo insieme un po’ di luoghi comuni, mistificando le notizie ed aizzando le tradizionali paure del pubblico occidentale impregnato dalla cultura eurocentrica ed etnocentrica. Intanto Vittorio Arrigoni ed il Centro Impastato, che hanno ripreso Saviano per i suoi svarioni, da parte sua attendono ancora ed inutilmente una qualche rettifica: nel caso del primo, una rettifica che arriverà (se mai arriverà) post mortem.
Il monologo di Saviano ce n’ha fatto venire in mente un altro, invero molto più apprezzabile, in cui (nel corso della trasmissione “Vieni via con me” andata in onda lo scorso anno) spiegava il funzionamento della cosiddetta “macchina del fango”. Si prende qualche notizia vera, la si altera quanto basta e la si mette insieme ad un bel po’ di maldicenze, presentandole come insinuazioni che un poco alla volta entrano nella mente d’ognuno, un po’ come una specie di virus del dubbio. Ecco, ciò che ha fatto Saviano parlando dei laogai cinesi (o, se preferite, della strage di Beslan, nel corso della prima serata) risponde proprio a questa metodologia. Non dubitiamo del fatto che Saviano sia rimasto vittima, in passato, della “macchina del fango”; certamente oggi, che è diventato un tuttologo ed una prima punta dell’ambiente liberal, con tutte le sue tipiche fobie occidentaliste e globaliste, ha dimostrato di saperla utilizzare a sua volta, a danno di altri.
Con tutto ciò, riteniamo che sia comunque inopportuno concedere troppa attenzione all’autore di Gomorra: questo perchè, in ogni caso, qualunque critica finirebbe col rispondere al principio del “che se ne parli bene o se ne parli male, purchè se ne parli”. Meglio, molto meglio, in questi casi, lasciar perdere ed andare avanti: né a Pechino, né a Mosca, né a L’Avana, né a Caracas sanno chi sia Saviano e men che meno si preoccupano di ciò che potrebbe dire sul loro conto: hanno ben altri problemi a cui star dietro. Come disse quell’anonimo cittadino milanese a Renzo, nei “Promessi Sposi”: “Va’, va’, povero untorello; non sarai tu quello che spianti Milano”.

 

Fonte

Libia: la disfatta delle imprese italiane e la nuova ondata migratoria

 

La Presidenza del Consiglio dei Ministri convocherà a breve un tavolo di lavoro con le imprese, le banche creditrici e i ministeri coinvolti per valutare le
possibili soluzioni diplomatiche e finanziarie per le 90 imprese italiane che operavano in Libia prima della caduta di Gheddafi e che vantano crediti insoluti per oltre 600 milioni di euro. A darne notizia è l’on. Ettore Rosato (Pd), dopo che il Governo Monti ha accolto un ordine del giorno al decreto sulle commissioni bancarie. Rosato ha ricordato che “le imprese italiane sono in attesa della liquidazione dei crediti maturati e che questo ritardo creditizio è motivo di grande sofferenza e difficoltà per molte di queste aziende, spesso medie o piccole, che potrebbero trovarsi molto rapidamente sull’orlo del fallimento. Le banche italiane – prosegue – chiedono alle imprese la restituzione dei prestiti concessi per gli investimenti in Libia ma queste, in assenza dell’incasso dei crediti, sono impossibilitate a evadere la richiesta”.
Rosato esprime “soddisfazione” per la volontà del governo di convocare al più presto il tavolo “per recuperare i crediti o, in alternativa, ottenere una forma di garanzia bancaria pubblica su quei crediti vantati e accertati dalla controparte prima della caduta del regime di Gheddafi e non ancora incassati”.
A leggere queste notizie sembra di sognare. Non è proprio il PD il partito che più ha spinto per la partecipazione italiana alla guerra contro la Jamahirya libica, prendendo a pretesto la propaganda mediatica fabbricata da Al Jazeera e dalle veline della NATO?
Ora il partitone di via Botteghe Oscure chiede di intervenire per compensare le ovvie perdite subite dalle imprese italiane che nella Libia di Gheddafi conducevano ottimi affari, a tutto vantaggio dell’occupazione dei nostri lavoratori? Oltre 100 miliardi di euro d’affari per un totale di 130 ditte che operavano in Libia sono le cifre esatte del nostro impegno economico in quel Paese, andato quasi completamente in fumo a causa dell’aggressione atlantista dello scorso anno. Nella disfatta, accertata dallo stesso Parlamento, fa eccezione, ma solo in parte, l’ENI, la cui statura internazionale le ha permesso di recuperare qualche posizione ma che si trova ora di fronte alla concorrenza ingombrante, perché imposta manu militari, delle multinazionali francesi, anglo-americane e qatariote.
Facciamo allora noi una proposta all’On. Rosato: il PD destini i circa 20 milioni di euro sottratti dal tesoriere Lusi dai conti della Margherita alle imprese italiane che vantavano crediti nei confronti della Libia e di Gheddafi e che, grazie alla dabbenaggine e al servilismo della nostra classe politica, si ritrovano oggi con le pive nel sacco.
Un altro politico che sicuramente potrebbe contribuire è Franco Frattini, visto che in occasione degli sbarchi di immigrati sulle nostre coste durante l’aggressione della NATO alla Libia ebbe il coraggio di accusare Gheddafi di un complotto volto a destabilizzare l’Italia. Patetico tentativo di rendere giustificabili agli occhi dell’opinione pubblica i bombardamenti degli aerei che partivano dalle base militari degli Stati Uniti in Italia.
Gradiremmo allora sapere dall’ex inquilino della Farnesina se sia a conoscenza di sedute spiritiche tenutesi recentemente a Tripoli, visto che l’attuale Ministro degli Interni, Anna Cancellieri, ha appena chiesto il sostegno dell’Europa per affrontare l’ondata di sbarchi di clandestini in arrivo dalla Libia. Ma forse era vero il contrario?
Può essere che il Governo Berlusconi, grazie al Trattato di Amicizia italo-libico, avesse trovato una soluzione per frenare l’arrivo di nuovi immigrati dall’Africa, magari combattendo proprio quella mafia di Bengasi che è poi stata portata al potere dalle bombe della NATO? Ora, ci dicono, il Trattato sarà riattivato ma si crede forse di poter raggiungere gli stessi risultati di allora?
Si crede forse che i nuovi governanti di Tripoli abbiano lo stesso interesse e la stessa capacità di Gheddafi nello stabilizzare la Libia, nel combattere i traffici criminali di droga e di esseri umani, nel favorire le imprese italiane negli appalti? Forse si crede che la NATO e i suoi alleati abbiano bombardato per niente?
Se certo l’attuale crisi economica deriva da cause globali, cioè l’effetto domino provocato dal fallimento dei “titoli spazzatura” statunitensi, le guerre imposteci dall’Alleanza Atlantica contribuiscono ad aggravare la situazione economica e sociale del nostro paese. In un momento di riassetto dell’Italia come quello che stiamo attraversando non si può dimenticare la difesa dell’interesse nazionale che, così come nel caso delle sanzioni economiche alla Siria e all’Iran, non coincide mai con quello degli Stati Uniti d’America.
Una politica di servilismo non aiuterà perciò a risollevarci.

 

Fonte

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: