Lo shock energetico

Per il mese di aprile, l’autorità italiana per l’energia ha decretato un aumento dell’1,8 del prezzo del gas e del 5,8% del prezzo dell’energia elettrica al netto, tra l’altro, degli incentivi diretti alle fonti rinnovabili. Cosa che eserciterà un peso consistente sulla bolletta di maggio. L’aumento del costo dell’energia elettrica, in particolare, è strettamente connesso al rincaro del petrolio, il cui prezzo è lievitato dell’8,5% negli ultimi tre mesi e di quasi il 40% rispetto al dicembre 2010. Ad aggravare la situazione è poi sopraggiunta la svalutazione dell’euro, che ha provocato un’impennata dei prezzi a quote da record. Ciò ha sortito pesanti ripercussioni sul costo dei trasporti, che ha attualmente superato quello per i generi alimentari nella classifica delle spese a carico delle famiglie italiane. Questa preoccupante situazione venutasi a creare ha ispirato un confuso e caotico coro di voci inneggianti alle energie rinnovabili e alla revisione delle aliquote IVA sull’energia, come se concentrare gli sforzi su questi problemi derivati possa in qualche modo provocare un salvifico riequilibrio generale.
Dal momento che le energie rinnovabili non possono in alcun modo fungere da alternativa radicale agli idrocarburi – ma possono al limite integrare il ruolo di gas e petrolio – occorre orientare l’attenzione sulla radice del problema, costituita dalle ragioni per cui il petrolio stia attualmente fluttuando a livelli così alti e dalla strategia energetica adottata dall’Unione Europea e, di riflesso, dall’Italia. Che nella determinazione del prezzo del petrolio concorrano fattori esterni, come la speculazione, capaci di esercitare un’influenza diretta del tutto sproporzionata è un fatto che pochi oseranno contestare. Per prendere atto di questo fenomeno è sufficiente osservare come il prezzo del petrolio, che nel gennaio 2007 si assestava attorno ai 60 dollari al barile, abbia sforato quota 100 dollari nella primavera 2008 per toccare il record di 147 dollari nel luglio successivo, per effetto delle manovre speculative messe in atto principalmente dalle banche d’investimento Goldman Sachs e JP Morgan Chase, che poterono scommettere pesantemente sul rialzo dei prezzi grazie alla compiacenza della Commodity Futures Trading Corporations, l’agenzia governativa incaricata di regolare i mercati dei derivati.
Seguì un crollo che portò il prezzo del petrolio a circa 30 dollari al barile nel 2009, un prezzo sufficientemente basso per attirare nuovamente le “attenzioni” dei grandi istituti finanziari statunitensi.
Dall’ottobre del 2011 alla fine di marzo 2012 il prezzo del Crude Brent Oil crebbe, passando da circa 100 ad oltre 125 dollari al barile, del 25%, malgrado i dati ufficiali evidenzino una netta discrepanza tra l’elevata offerta e la declinante domanda mondiale di petrolio. La recessione europea, l’inesorabile declino statunitense e l’attenuazione dei ritmi di crescita cinesi provocarono un netto calo dell’utilizzo dei derivati del petrolio, a fronte della scoperta di nuovi e vasti giacimenti nella semi-inesplorata Africa orientale (Somalia, Eritrea) e centrale (Uganda) e della ripresa produzione irachena. Alcuni analisti sottolineano il ruolo che la tensione tra Stati Uniti ed Israele da una parte ed Iran dall’altro starebbero svolgendo nel mantenimento del prezzo del petrolio a questi elevatissimi standard.
E’ opportuno sottolineare il fatto che negli anni ’80 Goldman Sachs acquisì la compagnia Aron & Co. specializzata nelle operazioni speculative a carico di commodities – ovvero quei beni non classificabili in quanto a qualità e provenienza – e da allora la determinazione del prezzo del petrolio sfuggì alle leggi della domanda/offerta per assumere una logica di mercato, in cui la speculazione, incentivata dalla deregolamentazione intensiva promossa dal governo statunitense in combutta con il Congresso e con la Federal Reserve, finì per acquisire un peso analogo (se non superiore) a quello dell’effettiva richiesta internazionale di greggio. Ciò significa che la speculazione permette alle grandi banche d’investimento di incamerare utili da capogiro grazie a scommesse sul rialzo a 30, 60 e 90 giorni.
D’altro canto, tuttavia, il loro operato concorre essenzialmente a mantenere alto il prezzo del petrolio, cosa che rientra negli interessi nazionali statunitensi poiché contribuisce a frenare la crescita economica della Cina.
I reiterati ultimatum intimati a Teheran da parte di Washington e Tel Aviv riguardo alla questione nucleare, inoltre, offrono effettivamente un ottimo terreno alla speculazione, ma ciò che da parte del governo statunitense ha principalmente contribuito a far crescere il prezzo del petrolio è indubbiamente il pacchetto di sanzioni economiche riguardanti il petrolio applicate alla Banca Centrale iraniana. Dal momento che gli Stati Uniti non importano petrolio dalla Repubblica Islamica, l’impatto diretto sulla loro economia rimane pressoché nullo, in quanto non altera il regolare flusso di approvvigionamenti, ma qualora l’elevata quotazione del petrolio dovesse perdurare a lungo, la stessa economia statunitense vedrebbe svanire ogni possibilità di ripresa.
Ma un discorso radicalmente diverso vale invece per l’Unione Europea e per il Giappone, che cedendo alle pressioni statunitensi si vedranno costrette a trovare partner strategici alternativi. Il governo guidato da Mario Monti in particolare dovrà assolvere al non facile compito di ovviare alla voragine rappresentata dai 180.000 barili giornalieri di petrolio che dall’Iran confluivano regolarmente verso l’Italia e che l’adozione delle sanzioni volute da Washington impone ora di interrompere. Tutto ciò facilita la comprensione dei motivi che stanno alla base del brusco aumento del prezzo del gas e dell’energia elettrica e colora di tinte piuttosto ridicolo le infinite rivendicazioni relative alle energie rinnovabili, utili come sempre a distogliere l’attenzione dalle reali responsabilità in gioco.

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6 Responses to Lo shock energetico

  1. Francesco says:

    Non è corretto secondo me dire che le energie rinnovabili non possono risolvere in toto il problema delle forniture elettriche, perché non stiamo parlando solo di fotovoltaico, ma dobbiamo pensare anche al solare a concentrazione (detto in soldoni è in grado x esempio di generare energia anche di notte..), all’idroelettrico, all’eolico. Tutte gocce certo, ma in un sistema di democratizzazione energetica non può che funzionare. Un sistema centralizzato di generazione non fa altro che mettere in mano a pochi il potere di staccare la spina. Un sistema distribuito e fittissimo sarà invece in grado di stare su da solo. Un esempio banale, che può vagamente dare l’idea, sono le strade: esse non sono fatte tutte dallo stato. Ogni regione, ogni città e ogni comune pensa al proprio territorio, ma sulle proprie strade fa passare tutti. Poi certo lo stato potrebbe fornire le “autostrade elettriche” per distribuire il traffico energetico ed equilibrare così domande e offerte. Certo il problema non è tutto qui, ma sono convinto che è una ottima strada che vale la pena imboccare.

    • Donato says:

      Si Francesco,ma per ora non ci sono alternative alle fonti energetiche che restano primarie come gli idrocarburi e il nucleare.

      Non è un caso che le maggiori potenze economiche e industriali del pianeta(USA,Germania,Giappone,Francia etc),utilizzino tutte l’energia nucleare a piene mani,ad esempio.

      Forse un giorno quelle che vengono definite fonti alternative,saranno in grado di esaurire la richiesta energetica ma in questa fase storica non è così,proprio come scritto nell’articolo,si tratta di complementi energetici e null’altro.

      A questo proposito ti consiglio la lettura di questo articolo di Luigi Longo.

      https://freeyourmindfym.wordpress.com/2011/11/23/limbroglio-delle-fonti-energetiche-rinnovabili-di-luigi-longo/

      • Francesco says:

        Ma sta proprio qua secondo me l’opportunità! Possiamo, dal basso, impostare le basi per un cambiamento futuro! Possiamo perfino metterla in barba al governo che rema contro! E poi se co fermeranno poco importa! Avremo raccolto esperienza e saremo pronti per ricominciare meglio di prima. Se ci arrendiamo e basta allora forse vuol dire che meritiamo quel che subiamo. Nel nostro piccolo possiamo fare pochissimo, ma facciamolo quel pochissimo!

  2. Donato says:

    Scusami Francesco,non vorrei apparire disfattista ma temo che non sia chiaro il quadro di quale sia la provenienza del vero potere decisionale.

    Temo che i buoni propositi in merito a certe tecnologie,esistano solo in funzione dell’incoraggiamento proprio di quel potere che con il popolo e le dinamiche “dal basso” non ha nulla a che vedere.

    Senza alcun dubbio il tuo è un entusiasmo encomiabile e certamente figlio delle migliori intenzioni,come nel caso di milioni di persone che credono ferventemente nel cambiamento possibile e sostenibile,anche sul piano energetico.

    Ma la realtà racconta tutt’altro e tra le pieghe di questo racconto,emerge anche come questo entusiasmo venga cavalcato al preciso scopo di speculare ed al contempo frenare la crescita di quei paesi che decidono di gettarsi ora in quella che rappresenta un’avventura romantica e non certamente un piano energetico basato sulla concretezza necessaria,quella realtà che non può attendere lo sviluppo dell’energia verde ma che di energia ha bisogno adesso.

    • Francesco says:

      Allo stesso tempo però le richieste energetiche son più basse di qualche anno fa, e un risultato con il fotovoltaico comunque sta per essere ottenuto. Quindi dico, Andiamo Avanti Comunque. Se qualcosa di buono vien fuori, per quanto piccolo, per quanto subito soffocato, è sempre meglio che restare a guardare..

  3. Donato says:

    Le richieste energetiche sono più basse in funzione del costo dell’energia e della conseguente contrazione del mercato,anche a causa degli ingenti incentivi erogati a favore delle fonti alternative,che poi vengono ripartiti sulle nostre bollette,senza generare alcun vantaggio di sorta(se non a favore di chi specula attraverso queste tecnologie).

    La politica energetica che il nostro paese sta portando avanti è quanto di più autodistruttivo si possa immaginare ed a sostegno di quanto affermo,basta guardarsi intorno.

    Non c’è tempo di attendere che venga fuori qualcosa di buono perchè non è con la speranza che si alimenta un altoforno industriale,ad esempio.

    Ripeto,probabilmente un giorno le fonti alternative saranno in grado di sostenere il fabbisogno energetico di questo paese ma non oggi e nemmeno domani.

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