Bombe ad orologeria e orologi che avanzano come bombe

Marco Cedolin

Leggendo i giornali dell’ultima settimana si percepisce per molti versi la sensazione di essere ritornati indietro di almeno un paio d’anni, al periodo del “bunga bunga”, quando in un’Italia che stava inesorabilmente sprofondando nel baratro, tutti i media fingevano d’ignorare quanto stesse accadendo, preferendo concentrare la propria attenzione sulle storielle di escort, sui festini presidenziali, sulle avvenenti fanciulle in abiti discinti e sulle improbaili performance sessuali di un anziano megalomane, trasformatosi per l’occasione nel novello Rocco Siffredi.
Oppure ancora un poco più indietro, quando due intraprendenti giornalisti come Rizzo e Stella svelavano i “segreti” della casta, in un libro sponsorizzato dal maggior quotidiano italiano e coccolato dalla casta stessa, dando di fatto il via alla “stagione dell’antipolitica” che si sarebbe rivelata prodromica all’avvento di un governo tecnico, in grado di restituire al paese la perduta serietà.
Oggi è il turno della Lega Nord, con il Bossi, il Trota, i “ladroni” a casa nostra….

Ordinarie storie di partito (di tutti partiti) fatte di fondi neri distratti all’interno dei conti personali dei leader, di mazzette, di gestione disinvolta della spesa pubblica.
Storie riguardo alle quali qualsiasi giornalista e magistrato era al corrente da molti anni, basti pensare che perfino io (che giornalista o magistrato non sono e non annovero la Lega fra gli argomenti di mio interesse) conoscevo dal 2006 almeno una dozzina di affari sporchi legati al Carroccio, in merito ai quali ero stato ragguagliato da amici leghisti della “prima ora” che furono epurati dalle file del partito, quando lo stesso venne colonizzato dai reduci della DC, del PSI e del PCI, nonché posto sotto ricatto da parte di Berlusconi per una torbida storia di banche che ricordava da vicino quella dell’Unipol con protagonisti Fassino e Latorre.
Ma gli orologi e le bombe troppo spesso intersecano le loro strade e per una strana ironia del destino il malaffare leghista esplode, con una deflagrazione che ricorda gli anni di “mani pulite”, proprio al quarto mese del governo Monti, di cui Lega ed IDV sono l’unica opposizione, in concomitanza con l’approvazione della nuova riforma del lavoro (che non c’é) che dispenserà ulteriori dosi di licenziamenti e precarietà, ed esplode catalizzando sulle vicende del Trota tutta l’attenzione mediatica e la pressione dell’opinione pubblica.
Il centrosinistra festeggia il “nemico” caduto a terra, ostentando genuina gioia dell’animo, i fan di Berlusconi (quelli rimasti) sogghignano impudenti, mentre il “popolo” leghista si divide fra chi piange la disillusione e chi giura resterà con Bossi fino alla morte.
Visto con occhio disincantato potrebbe essere anche un bel quadretto, nel quale leggere i risultati del rimbambimento politico-televisivo di cui sono vittima tanti italiani, di quei quadretti in grado d’ispirare qualche dotta dissertazione in merito alla manipolazione delle masse, ma così facendo temo cadremmo vittima anche noi della stessa manipolazione.
Mentre Bossi si dimette, il Trota boccheggia, la Lega cade nelle mani di Maroni che la porterà in dono a Monti e tanti festeggiano questa novella liberazione, l’Italia, con dentro gli italiani, continua a sprofondare sempre più giù.
Le industrie e le attività commerciali chiudono o delocalizzano, i dipendenti vengono licenziati, i salari e le pensioni crollano, le tasse aumentano a ritmo quasi giornaliero, la gente si ammazza per la disperazione, lo spettro della Grecia avanza a grandi passi verso di noi, troppo impegnati a guardare il Trota per rendercene conto e in fondo proprio per questo assai più “trota” di lui.
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