LAVORO: FINTO NEGOZIATO E VERO COLONIALISMO N.A.T.O.

La cosiddetta riforma del diritto del lavoro è il risultato di precise direttive da parte di organismi internazionali di cui l’Italia fa parte, come la BCE, il FMI e l’OCSE, perciò la trattativa tra governo e “parti sociali” ha assunto esclusivamente il ruolo di un rituale o, addirittura, di una messinscena. Questo dato non costituisce in sé una novità assoluta, anzi i precedenti non mancano.
Nel 1956 l’Italia fu ammessa a far parte dell’ONU e, in base ai patti vigenti nell’organizzazione, lo Stato italiano venne costretto a rinunciare al suo ruolo di tenutario dello sfruttamento della prostituzione. Ma la famosa “chiusura delle case chiuse”, attuata nel 1958, venne rigorosamente presentata dalla politica e dalla stampa come una vicenda interna, in modo da preservare l’immagine dell’ONU da una decisione che, all’epoca, fu molto impopolare. L’impopolarità della scelta fu scaricata quindi su un partito della sinistra, e presentata come un’iniziativa di una parlamentare socialista, la senatrice Merlin. La Convenzione ONU sulla prostituzione è congegnata in modo tale da vietare solo lo sfruttamento della prostituzione da parte degli Stati, mentre offre vari escamotage per ciò che riguarda la legalizzazione dello sfruttamento privato. I primi due governi Berlusconi hanno cercato di usare la diffusa nostalgia delle vecchie case di tolleranza per introdurre il modello di sfruttamento privato alla tedesca, ma i tentativi sono andati a scontrarsi contro la realtà che in Italia il business dello sfruttamento delle case di appuntamento costituisce un feudo in appannaggio ai vari corpi di polizia. 
Tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, in tutti i Paesi occidentali fu contestualmente decisa la chiusura dei manicomi, resi obsoleti dal business degli psicofarmaci. Anche questa scelta in Italia risultava impopolare, poiché scaricava sulle famiglie l’assistenza ai malati di mente, contribuendo inoltre ad ingrossare le file dei clochard. Si pensò ancora una volta di scaricare la responsabilità dell’abbandono dei malati di mente alla demagogia della sinistra, perciò nel 1978 fu varata la famosa Legge 180 o “Legge Basaglia”, dal nome dello psichiatra che, per primo, in Italia aveva denunciato gli orrori della concentrazione manicomiale, ed aveva indicato vie alternative di autentica assistenza. D’altra parte l’unico aspetto concreto di quella legge si risolse nella chiusura tout court dei manicomi, che poi fu ufficializzata del tutto nel 1994 dal primo governo Berlusconi. Per capire quanto c’entrasse davvero Basaglia con la chiusura dei manicomi, basti ricordare che negli Stati Uniti questa misura fu attuata nel 1981 dal presidente Reagan, che non aveva mai neppure sentito nominare Basaglia.
Memore di quel precedente di falsa attribuzione, il governo Berlusconi-bis nel 2003 attribuì addirittura ad un morto, il giuslavorista Marco Biagi, la Legge 30 sulla precarizzazione del lavoro. Con quell’espediente la legge sulla precarizzazione fu santificata col sangue di un martire del terrorismo, ma in effetti il testo era stato ricalcato su protocolli del FMI e dell’OCSE. La Legge 30/2003 fu firmata da Roberto Maroni, allora ministro del Lavoro, ma materialmente scritta da Maurizio Sacconi, che proveniva, manco a dirlo da un’agenzia ONU, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, che scrive quasi tutti i suoi rapporti insieme con l’OCSE.
Ma già alla fine degli anni ’90, un’altra trovata dell’OCSE, l’autonomia scolastica, era stata presentata dall’allora ministro dell’Istruzione, Giovanni Berlinguer, come una propria creatura, sebbene non ce ne fosse traccia nel programma elettorale del centrosinistra. Berlinguer riuscì persino a suscitare un acceso dibattito sui media ed a convincere parte dell’opinione pubblica che si stava assistendo ad una vera discussione. Ci voleva la Gelmini per scoprire che in Italia il vero ministro dell’Istruzione è l’OCSE.
La mistificazione più clamorosa a riguardo rimane però quella dell’avvio dell’istituzione della Comunità Europea, attribuito al genio di statisti come De Gasperi, Adenauer e Schuman, alla loro lungimiranza, bla bla bla. In realtà l’articolo 2 del Patto Atlantico prevede e sollecita l’integrazione economica tra i Paesi membri dell’alleanza o tra gruppi di essi:
“Le parti contribuiranno allo sviluppo di relazioni internazionali pacifiche e amichevoli, rafforzando le loro libere istituzioni, favorendo una migliore comprensione dei principi su cui queste istituzioni sono fondate, e promuovendo condizioni di stabilità e di benessere. Esse si sforzeranno di eliminare ogni contrasto nelle loro politiche economiche internazionali e incoraggeranno la cooperazione economica tra ciascuna di loro o tra tutte. Le parti contribuiranno allo sviluppo di relazioni internazionali pacifiche e amichevoli, rafforzando le loro libere istituzioni, favorendo una migliore comprensione dei principi su cui queste istituzioni sono fondate, e promuovendo condizioni di stabilità e di benessere. Esse si sforzeranno di eliminare ogni contrasto nelle loro politiche economiche internazionali e incoraggeranno la cooperazione economica tra ciascuna di loro o tra tutte.” (Patto Atlantico, articolo 2).
Chissà perché, ma in pochi fanno caso al fatto che la NATO e la CEE – oggi UE -, hanno entrambe la loro sede centrale a Bruxelles; come, del resto, in pochissimi sanno che la NATO ha, tra le sue prerogative istituzionali, di esercitare una diretta ingerenza nelle questioni economiche dei Paesi membri. La NATO si configura perciò come un assetto imperiale formalizzato, ufficializzato e tutt’altro che acefalo, anzi, con tanto di centri decisionali in bella evidenza.
Di precedenti di direttive sovranazionali spacciate come politica interna italiana, ce ne sono; ma, in tutti questi casi appena citati, la mediazione politica era riuscita in gran parte a mistificare la vera natura colonialistica dei provvedimenti. Oggi invece risulta chiaro quasi a tutti che l’attuale governo Monti agisce come emissario di organismi sovranazionali; anche perché sia la BCE che l’OCSE non si sono minimamente preoccupate di nascondere le proprie pressioni per far approvare la “riforma” del diritto del lavoro. Il fatto che Mario Monti sia addirittura un “advisor” del Consiglio Atlantico, l’organo supremo della NATO, è però molto meno noto all’opinione pubblica.
C’è infatti un’omertà di tutta l’informazione circa i rapporti organici esistenti tra la NATO, il FMI, la BM, il WTO, la UE, la BCE, l’OCSE e tutte le altre sigle del terrorismo internazionale. Anzi, nel momento in cui la nozione di imperialismo potrebbe assumere per l’opinione pubblica una valenza concreta e quotidiana, Rossana Rossanda è venuta a rivelarci che: “Oggi non è più così; gli Stati Uniti non sono più la indiscussa prima potenza capitalista, e non è sicuro che il loro fine si possa definire, come prima, imperialista.”[1]
Infatti, secondo la psicoguerra coloniale in atto, gli Stati Uniti non farebbero imperialismo, ma beneficenza. Sul giornale “Il Fatto Quotidiano” del primo marzo scorso si pubblicava la “notizia” secondo cui il governo della Corea del Nord avrebbe acconsentito ad una moratoria sul nucleare in cambio di “aiuti alimentari” da parte degli USA. Quindi l’allentamento delle ferree sanzioni economiche, che sono in vigore dal 1945, viene fatto passare come un “aiuto” ad un governo comunista che affama la popolazione; e solo perché l’ottuso governo non ha voluto accettare i consigli del Fondo Monetario Internazionale. [2]
Durante la finta trattativa sul lavoro le Confederazioni sindacali, come vuole il rituale, hanno finto di resistere solo per calarsi le brache con più slancio. Come al solito la CGIL ha lasciato a CISL e UIL i dettagli più osceni, conservando per sé la foglia di fico della presunta difesa dell’articolo 18. Ma la resa sul provvedimento nel suo insieme è stata comunque unanime, poiché si è accettato il principio fondante della pseudo-riforma, che non era quello di creare un nuovo quadro normativo, semmai il caos. L’unica costante del volatile rapporto di lavoro sarebbe infatti l’ASPI, cioè un sussidio basato su un prelievo forzoso sul salario, e che sarà erogato, ovviamente, con carte di credito. Potevano dirlo subito che lo scopo di tutte le chiacchiere sul libero mercato, era di fare assistenzialismo per banchieri.
La sola opposizione appare quella della FIOM, che sembra volersi porre come il catalizzatore dell’opposizione sociale. Sarebbe un’ottima cosa, ma la FIOM nei prossimi mesi sarà costretta a fare i conti con l’ambiguità occidentalistica di molti suoi sostenitori. Negli anni ’70 si diceva che per capire la vera linea politica di un giornale, occorreva leggerne la pagina economica. Oggi la verifica andrebbe fatta sulla politica estera. Risulta infatti sin troppo chiaro che non sarà possibile un’opposizione interna allo strapotere coloniale degli organismi sovranazionali, senza mettere in discussione le aggressioni coloniali della NATO contro i “dittatori” di turno.

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