La Siria e la crisi terminale della potenza militare statunitense

 

Per le forze armate degli Stati Uniti, la Siria è già una guerra prima di esserla per davvero, anche se non lo è mai realmente. La situazione reale sul terreno, che si distingue sempre più chiaramente, implica molti avvertimenti ai militari statunitensi sulla loro capacità di intervenire (“proiezione della forza“) e di controllare una situazione esterna di questo genere, sulla loro capacità di influenzare, ecc., una zona strategica di tale importanza. Abbiamo già notato la posizione espressa al Congresso, all’inizio del mese, dai capi statunitensi (il presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti e Comandante del Comando Centrale, il 3 marzo 2012). I chiarimenti recenti, tra cui quelli diDEBKAfiles, (del 19 Marzo 2012 ), ma anche di altre fonti, non sono rassicuranti per il Pentagono; se si osserva tenendo in conto l’essenziale, cioè quel che costituisce l’identità e lo scopo del Pentagono, del complesso militare-industriale, dei concetti americanisti, – vale a dire la capacità di proiezione necessariamente globale della forza vittoriosa…
Ci siamo concentrati su tre aspetti, diretti e indiretti, della situazione in Siria, in termini di potenza militare statunitense, e della relativa postura strategica.
– DEBKAfiles informa sull’assistenza fornita dalla Russia alla Siria, riguardo la difesa aerea, nel concetto che punta all’ambizione d’interdire lo spazio aereo siriano alle forze aeree straniere ostili. Si tratta dell’impiego dei 50 sistemi mobili Pantsir-S1, il successore dei formidabili ZSU-23 con affusti quadrinati di cannoni da 23 millimetri a tiro rapido e radar-guidati. Il sito Australian Air Power, la migliore fonte tecnica per i sistemi russi, fornisce i dettagli che descrivono le capacità impressionanti del Pantsir-S1, nella sua versione attuale con due cannoni da 30 mm a tiro rapido e a otto postazioni lanciamissili terra-aria SA-22, montati su un unico autoveicolo, e dotato anche di un apparato di guida radar e di contro-misure elettroniche. Le funzionalità descritte si riferiscono a una capacità di risposta estremamente mobile ognitempo, una potente protezione elettronica, in particolare contro missili anti-radar HARM, una capacità di risposta contro aerei, elicotteri, missili e anche Tomahawk, bombe e missili aria-superficie Walleye 2 e Maverick. Si tratta di un vero e proprio sistema di interdizione tattica dello spazio aereo, senza eguali nel mondo per capacità, efficienza e flessibilità. Questa rete di sistemi di interdizione antiaerei della Siria è gestita da specialisti russi.
– La precisazione data da DEBKAfiles riguardo i voli iraniani sull’Iraq, per appoggiare l’intervento dell’Iran in Siria, implica l’incapacità degli Stati Uniti nel convincere il governo iracheno a vietare all’Iran di praticare queste vie aeree (“Questo tentativo è reso possibile dal permesso di Baghdad di sorvolare l’Iraq direttamente verso la Siria. Secondo le nostre fonti di Washington, il presidente statunitense Barack Obama ha cercato di intercedere presso il primo ministro iracheno Nouri al-Maliki, per bloccare i voli di transito iraniani in Siria, solo per essere respinto.”). La cosa era già stata ufficialmente avviata dal Dipartimento di Stato (AFP 17 marzo 2012 ):
Senza entrare in questioni d’intelligence, siamo preoccupati per il sorvolo dell’Iraq dei voli cargo iraniani diretti in Siria“, aveva detto ai giornalisti la portavoce del Dipartimento di Stato Victoria Nuland. “Ci stiamo consultando con l’Iraq riguardo a essi, e stiamo facendo il punto che ogni esportazione di armi o materiale bellico dall’Iran per, francamente, qualsiasi destinazione, sarebbe una violazione della risoluzione 1747 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite“, aveva detto. […]
Il premier iracheno Nuri al-Maliki ha insistito che tutti gli elementi trasportati attraverso l’Iraq in Siria fossero beni umanitari, dopo che un giornale degli Stati Uniti aveva segnalato che l’Iran inviava armi alla Siria attraverso lo spazio aereo iracheno. “L’Iraq non consente che il suo territorio o i suoi cieli siano una via di passaggio per le armi in qualsiasi direzione e da qualsiasi provenienza”, aveva detto Maliki in una dichiarazione rilasciata dal suo ufficio“.
In realtà, ci sono stati diversi interventi degli Stati Uniti presso gli iracheni per impedire tali transiti iraniani nello spazio aereo iracheno, tutti respinti. Non vi è alcuna prova che gli iracheni cambieranno il loro atteggiamento verso ciò che costituisce un rafforzamento strategico iraniano di così grande importanza regionale. L’episodio è particolarmente evidente, in primo luogo a causa della impotenza degli Stati Uniti nell’influenzare il governo iracheno su una questione di tale importanza, in secondo luogo, a causa dell’impotenza, o riluttanza, degli Stati Uniti nel compiere da sé le manovre per vietare lo spazio aereo iracheno, o anche per controllare se la risoluzione 1747 non sia violata (per quanto riguarda una legittimità estrema e assurda degli Stati Uniti a tal riguardo, perché sappiamo che sono i guardiani intangibili della legalità internazionale nel campo delle Nazioni Unite, ed essi stessi sono assolutamente rispettosi della cosa) … Comunque, nel complesso, non vi è un quadro incoraggiante sulla capacità di risposta e d’influenza degli Stati Uniti su un paese che dovrebbe essere tra i suoi servitori più obbligati, dopo il trattamento che è stato applicato su di esso da parte degli Stati Uniti, dal 2003 fino a poco tempo fa.
– Nelle stesso campo delle osservazioni e delle ipotesi circa l’attività aerea statunitense attorno al caso siriano, si deve rilevare che una recente analisi di Loren B. Thompson incontra le preoccupazioni generali nell’USAF e nellaNavy. Beninteso, l’intervento di Thompson è essenzialmente mercantile, il “columnist” non è altri, in questo caso, che un commerciante di zuppe che cerca di promuovere le sue carabattole. Thompson, lamentandosi del fatto che l’USAF non accelera la produzione degli F-35, alias JSF, non si sofferma sullo stato catastrofico del programma che oramai è una sorta di rappresentanza permanente del disastro finanziario-tecnologico dell’industria degli armamenti degli Stati Uniti. Questo non ha impedito il ragionamento teorico, per essere onesti, che anche si può dubitare che l’F-35 ideale (durante il normale funzionamento) possa fornire le prestazioni di cui Loren B. giudica essere capace, e non solo … (In Early Warning del 10 Marzo 2012 .)
“… Ma non è questo il grande problema che ci si attende nell’avere l’F-35 nell’aviazione. Il problema principale è stato esposto questa settimana nelle audizioni al Congresso, quando il presidente dei Capi di Stato Maggiore Riuniti, Gen. Martin Dempsey, aveva avvertito i legislatori sulle capacità della difesa aerea siriana. Secondo Dempsey, i missili superficie-aria e i radar di sorveglianza della Siria sono più avanzati di quelli che erano in possesso della Libia, vale a dire che una campagna per bombardare la brutale dittatura del presidente Assad, sarebbe un’operazione assai dura rispetto a quella lanciata lo scorso anno a sostegno dei ribelli della Libia. 
“Le difese aeree della Siria non sarebbero molto importati se l’esercito USA avesse un’ampia forza di velivoli tattici stealth, poiché i radar non sarebbero in grado di tracciare essi e i missili, e non sarebbero in grado di intercettarli. Ma allo scopo c’è solo una manciata di simili aerei nell’aviazione di oggi, e l’F-35 sta progredendo in modo tale che rimarrà fuori discussione ancora per qualche tempo. Tutti e tre i servizi militari che sono destinati ad operare con gli F-35, hanno ritardato l’inizio dell’operatività del velivolo, in risposta al programma di ristrutturazioni, e con il basso ritmo di produzione, ci vorranno due decenni prima che l’aereo d’attacco furtivo sia completamente operativo. Questo è un tempo di attesa lungo, in un mondo che vede i politici affrontare periodicamente minacce inaspettate. 
“Così il rischio reale nel ritardare la produzione dell’F-35 non è il prezzo di ogni velivolo che schizza in alto, ma che la nazione si possa trovare impreparata ad affrontare un avversario in futuro…
(Propaganda thompsoniana a parte, è vero che l’Aviazione (e la Marina) non posseggono più equipaggiamenti adeguati nel condurre campagne aeree di alta intensità, nelle attuali condizioni di impiego delle loro forze. In tutti i casi la stima che di solito viene fatta dai capi militari statunitensi, ha colpito Dempsey quando ha detto che era quasi incapace di garantire che tale campagna potesse svolgersi, in Siria, con la certezza totale della vittoria. Abbastanza comprensibilmente, quando si sa che il JSF è sia la soluzione che la causa di questo problema, sempre secondo queste stime statunitensi: perché è considerato un sistema altamente avanzato, in grado di sconfiggere la difesa aerea più avanzata grazie alle sue capacità stealth (che di per sé è una dichiarazione teorica estremamente contestata, se non altro ancora), perché i suoi enormi problemi, i suoi problemi irrisolti, paralizzano qualsiasi progresso nel campo dell’equipaggiamento della forza aerea, drenando tutto il bilancio a disposizione e impedendo una qualsiasi altra soluzione, o la ricerca di una soluzione a questo problema creato da esso stesso. L’argomento di Thompson, che è quello del suo padrone Lockheed-Martin, è sia accettabile che assolutamente specioso, cosa che non sorprenderà nessuno. In ogni caso, si tratta di una situazione di attrito e d’incapacità vera e propria delle forze aeree degli Stati Uniti.)
I tre fattori di cui sopra, riguardanti i diversi aspetti della potenza aerea e del controllo dello spazio aereo, considerati in una prospettiva globale, misurano i limiti ormai evidenti della potenza complessiva degli Stati Uniti e conferma la constatazione già fatta da noi il 3 marzo 2012: “Dobbiamo renderci conto, come abbiamo fatto gradualmente da soli, dissezionando all’inizio in modo inconsapevole, poi sempre più precisamente, le frasi del generale Mattis, che è la prima volta dalla fine della Guerra Fredda, che gli Stati Uniti ritengono di affrontare una formidabile capacità militare, che li rende incerti circa la propria capacità di compiere una missione.”
È inoltre molto importante che questa constatazione riguardi la potenza aerea in generale (USAF e Navy), che è il mezzo principale di “proiezione della forza” e, quindi, il mezzo essenziale della potenza militare e d’influenza americanista. Tutti i disegni strategici globali degli Stati Uniti, tutti i piani di egemonia e di controllo degli spazi e dei diversi campi si basano sul controllo dell’aria, la superiorità aerea è diventata anche, da oltre venti anni, “il dominio aereo” – dalla superiorità aerea al dominio dell’aria. (Il cambiamento semantico, deciso nel 1990, ha segnato ulteriormente l’aumento dell’importanza che gli strateghi statunitensi davano alla potenza aerea, al di là dell’accento capitale già messovi, la fiducia che avevano nel loro potere in tal senso e come, al contrario, l’impotenza attuale sia uno sviluppo gravissimo.) Dato che nella guerra di Corea, durante il periodo 1950-1951, la superiorità aerea/predominio aereo degli Stati Uniti era stato un fattore costante dello schieramento e della proiezione delle loro forze in tutte le operazioni pianificate, anche quando queste forze non erano necessariamente superiori sul campo. Questo dogma è ora in grave pericolo, rischia di essere distrutto, ed è in ogni caso soggetto a maggiore incertezza. La limitazione decisiva della potenza statunitense che abbiamo messo in evidenza il 3 marzo 2012, appare ancora più decisiva. Essa colpisce la base della potenza statunitense, secondo i concetti che gli strateghi statunitensi hanno sempre sostenuto prioritari affinché l’aviazione esistesse come l’arma operativa principale.
Prima di diventare un evento per i suoi effetti nella zona interessata, questa osservazione sarà fatta a Washington, al Pentagono, al Congresso, ecc. E sempre più appare come un fattore fondamentale per la discussione generale delle capacità militari degli Stati Uniti, immersi in una profonda crisi di cui sappiamo con precisione quali potrebbero essere i mezzi per risolverla. Sappiamo, in particolare, che la soluzione solita (mettere più soldi nel circuito senza fine e senza fondo del Pentagono), oltre ad essere infinitamente complessa, se non impossibile, nella situazione del bilancio attuale, è anche del tutto inadeguata. L’inefficienza e la sterilità produttiva del Pentagono oggi hanno superato qualsiasi contributo finanziario, in un  classico movimento d’inversione del sistema (superpotenza-autodistruzione), a tal punto che più denaro conduce solo ad aumentare gli sprechi, la corruzione e, infine, l’inefficienza. Il caso drammatico dei limiti della potenza statunitense in Siria, è uno dei primi effetti operativi di una crisi generale e terminale del sistema del complesso militare-industriale, e della crisi generale del sistema con la dinamica da superpotenza che si trasforma nella dinamica da autodistruzione.

 

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