Il conflitto arabo-israeliano: Una fallacia imperiale

Per forza d’abitudine e  per l’uso continuo di alcune parole o definizioni è nella norma che le stesse si trasformino in concetti che finiscono per essere ripetuti senza studio previo e che, anche, diventino precetti che si stabiliscono come verità scientifica senza che lo siano.

Nel campo delle relazioni internazionali è comune parlare di “conflitto arabo- israeliano”, ma quando si approfondisce l’argomento si vedrà che in realtà allude alla politica espansionistica dello Stato israeliano contro il popolo palestinese violentando la sua giusta e legittima richiesta d’indipendenza, per la quale il  popolo palestinese lotta instancabilmente. 

Non esiste tale conflitto arabo- israeliano, almeno per quanto riguarda la volontà e la decisione della maggior parte dei governi di quella regione. Quello che in realtà succede è il confronto tra gli alleati degli Stati Uniti e l’Europa che possono essere arabi e/o israeliani,i popoli arabi doppiamente oppressi dall’intervento imperialista nei loro territori insieme ai loro governi  e il carattere repressivo , autoritario e antidemocratico della maggioranza di essi. E’ così che Israele ha eccellenti rapporti con una buon numero di governi dei paesi arabi con i quali in teoria è in conflitto. Segnaliamo alcuni esempi.

La cooperazione dell’Arabia Saudita con Israele risale alle origini stesse dello Stato sionista quando si cominciarono a coordinare azioni contro nemici comuni degli Stati Uniti e Israele, perché quei gruppi erano vicini all’Unione Sovietica e, anche nemici dell’Arabia Saudita in quanto minacciavano la loro egemonia nel mondo arabo. Più di recente Israele e l’Arabia Saudita hanno stabilito operazioni congiunte contro gli Hezbollah che sono d’origine araba. 

In Marocco esiste un’importante comunità ebraica, l’assessore principale di Re Mohamed VI è l’ebreo Andrè Azulay che coordina le azioni congiunte tra Israele e Marocco. Le stesse sono state instradate verso operazioni di sterminio dei leader oppositori marocchini come l’intellettuale Mehdi ben Barka , catturato e ucciso in Francia nel 1966. A loro volta, le forze armate marocchine hanno acquistato ingenti quantità d’armi israeliane per portare avanti la guerra coloniale contro la Repubblica Araba Saharaui Democratica. In poche parole: in Marocco si trova il quartiere generale del Mossad per l’Africa.

Un altro caso recente,riguardante l’uccisione a Dubai, il 19 gennaio 2010 di Mahmud al Mabhud, uno dei leader di Hamas da parte dei servizi segreti israeliani con la collaborazione di agenti arabi contrari al Movimento della Resistenza Islamica, ha messo in evidenza le relazioni coperte delle monarchie arabe e Israele contro chi viene considerato nemico comune.

Quando studiamo la situazione dei paesi che hanno frontiere in comune con Israele, troviamo tra questi la Giordania che dal 1963 mantiene vincoli con lo Stato sionista, l’argomento di discussione e di negoziazione è sempre stato lo stesso: il controllo e la sottomissione del popolo palestinese che compone la maggior parte della popolazione giordana e con chi entrambi i paesi hanno rapporti di frontiere. Si sa che la monarchia hashemita della Giordania ha avuto contatti segreti con i servizi dell’intelligence israeliana quasi dalla creazione di questo paese. Allo stesso modo, i Re giordani sono stati stipendiati dalla CIA dagli anni 50. Da qui la penetrazione del Mossad per stabilire accordi di cooperazione in detrimento del popolo arabo palestinese. Con tale obiettivo, il 26 ottobre 1994, entrambi i paesi firmarono un trattato di pace nonostante il malcontento della popolazione giordana.

L’uccisione del presidente Gamal Abdel Nasser fu il segnale affinchè l’Egitto iniziasse la sua collaborazione con Israele. Di fatto, la sparizione fisica di questo leader arabo si inscriveva nella necessità imperiale di eliminare il principale ostacolo per lo sviluppo del nazionalismo arabo che aveva un ruolo di verticalità rispetto a Israele.  Il successore di Nasser, Anwar el-Sadat non tardò in accettare la mediazione del re marocchino per negoziare e firmare gli ignominiosi accordi di Camp David attraverso i quali l’Egitto recuperò il territorio occupato da Israele durante la guerra del 1967, a cambio di ipotecare il suo appoggio alla giusta lotta della liberazione del popolo palestinese. In aggiunta l’Egitto è diventato il principale fornitore di combustibile per  Israele. Camp David fu un alto tradimento ai popoli arabi.

Il giornalista Javier Moreno durante un’intervista realizzata a Shimon Peres il 14 marzo 2010 per il giornale El Pais  sostenne che “…c’è qualcosa di più che semplici indizi sul fatto che Israele non è da solo in questa guerra, ma che dispone di un certo grado di collaborazione da parte di vari paesi arabi che considerano l’islamismo radicale la minaccia alla stabilità dei suoi regimi tanto o più di quanto lo rappresentino per lo stesso Israele”.

La gigantesca storia di negoziazioni segrete, vincoli non chiari, accordi tra i servizi dell’intelligence per sterminare oppositori, acquisto di armi, fino ad arrivare a Camp David dimostrano una successione che segnala la decisione certa di negoziare a spalle dei popoli e a favore dei loro interessi dove le differenze religiose non impediscono di ordire complotti allo spirito nazionalista e liberatore dei popoli arabi.

Israele, le monarchie autocratiche e i governi reazionari del Medio Oriente e il nord d’Africa hanno stabilito un’alleanza virtuale sotto l’egida della Gran Bretagna prima e  degli Stati Uniti dopo, dove la volontà della Palestina per costruire la sua nazione, la lotta per la sovranità del Sahara Occidentale e lo spirito liberatore e democratico dei popoli arabi sono stati, attraverso la storia, moneta di scambio per perpetuare il dominio degli uni e degli altri in una logica imperiale che fornisce a quella regione un’importanza geopolitica trascendentale per essere il maggior acquirente d’armi e la più importante produttrice di energia del pianeta.

La fallacia di un ipotetico conflitto alimentato da Occidente non fa altro che sostenere un mercato vitale per mantenere un modello di società decadente. Allo stesso modo i governi autocratici arabi e lo Stato sionista d’Israele si sono prestati per essere la comparsa necessaria che genera condizioni politiche ottime per la presenza e l’intervento imperiale ogni volta che i suoi interessi si vedono minacciati.

La congettura che questo “conflitto” abbia uno sfondo religioso e anche biblico è priva di fondamento. Entrambi i popoli, arabi ed ebrei, hanno un origine comune, sono discendenti di Sem, figlio di Noe e devono vivere in pace, e per riuscirci dovranno continuare a lottare fino a sconfiggere sia lo stato sionista che le retrograde monarchie arabe.

Fonte

Traduzione: FreeYourMind!

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