Sul regime fantoccio di Seoul

Recentemente, nel regime fantoccio della Repubblica di Corea, si sono verificati numerosi casi di scioperi, rivolte, sassaiole e occupazioni di edifici pubblici, tutti accompagnati da bandiere rosse e nordcoreane. L’Occidente nasconde e cerca di oscurare il più possibile questi fatti, segno che il regime fantoccio si sta sgretolando ed è molto debole, ma su cui è molto importante fare chiarezza. L’attuale crisi del regime fantoccio, sotto molti aspetti, è un primo sintomo dell’indebolimento dell’imperialismo americano in Corea e nell’Estremo Oriente, e questo movimento di protesta sta sempre di più coinvolgendo il popolo coreano, schierato contro la politica di Lee Myung-bak e deciso a riunificarsi.
Il primo problema del Paese è la politica di Lee Myung-bak, che oltre a mettere in ginocchio il paese, ha anche gravemente violato gli accordi esistenti tra le due Coree, sfidando nuovamente P’yongyang e mettendo a repentaglio la sicurezza dell’Area. Il 21 Febbraio l’”Istituto Nazionale per la Riunficazione” ha pubblicato un memorandum nel quale fa luce sui dieci maggiori crimini contro la riunificazione, commessi durante il mandato di Lee Myung-bak. Tra i maggiori crimini, notiamo l’annullamento della Dichiarazione Congiunta del 15 Giugno e del 4 Ottobre, e il tentativo di isolare P’yongyang e congelare ogni tipo di relazione economica. A questo scopo sono serviti arresti e condanne a morte verso membri che compongono il movimento per la riunificazione, con le accuse di “essere servi del Nord”, “essere favorevoli al comunismo” e “spionaggio”. Tra i maggiori dirigenti ci sono Do Han-young e Jang Young-shim, condannati a 8 mesi, e persino un religioso e attivista, tale Park Jeong-geun, colpevole di avere eretto un altare in onore di Kim Jong-il e aver scritto su Twitter “Kim Jong-il vivrà per sempre!”. Tra gli altri crimini troviamo anche una grave offesa alla dignità del Leader e alla politica di P’yongyang, definendo il popolo del Nord “un popolo da non considerare compatriota e il ‘regime’ di P’yongyang come un soggetto distinto” . Per questo motivo la Kcna e vari reparti dell’Esercito Popolare Coreano hanno lanciato il grido di battaglia “Chiunque osi offendere la dignità del Leader Supremo della Repubblica Popolare Democratica di Corea non avrà modo di respirare in questa terra ed in questo cielo” e manifestazioni di protesta come quella del 4 Marzo, che ha coinvolto oltre 100.000 persone a Pyongyang.
Per quanto riguarda la popolazione sudcoreana, si sono intensificate, in particolar modo nel 2011 e nel 2012, le proteste contro Lee Myung-bak, contro l’occupazione americana della penisola e contro la politica di ostilità verso il Nord. Il 9 , il 10 e l’11 Novembre del 2011 sono stati i più grandi momenti della protesta, in cui il popolo sudcoreano, manifestando nelle maggiori città del paese, ha chiesto l’immediata liberazione del paese dalle truppe americane e un’interruzione della politica anti-comunista e guerrafondaia di Lee Myung-bak. Anche gli studenti hanno partecipato attivamente alla protesta, e tra i motivi di scontento c’erano anche l’aumento delle tasse universitarie, il ribasso degli stipendi e la richiesta di migliori condizioni di lavoro. In molti cortei e meeting si è registrata la presenza di bandiere rosse, nordcoreane e di immagini della Corea unita, e, infatti, in parecchi di questi si è verificato l’intervento (spesso anche violento) della polizia sudcoreana. Tra le proteste dirette contro l’occupazione americana della penisola, si è registrata quella, per tutto il 2011, contro la costruzione di una base militare sull’isola di Jeju, l’isola più grande appartenente alla penisola di Koryo. La base militare avrebbe avuto un costo stimato di quasi 700 milioni di $, sarebbe stata proprio a ridosso delle acque territoriali cinesi e avrebbe ospitato 20 navi da guerra, portaaerei nucleari e sottomarini. In risposta a questa protesta civile, le autorità sudcoreane sono state responsabili di atti di violenza, brutalità contro i manifestanti (compreso il sindaco Kang Dok-kyun). Un fatto simile era accaduto anche nel 2006, quando, verso Maggio, oltre 2.000 persone si erano scontrate violentemente contro la polizia, per protestare contro l’ampliazione della base americana di P’yongtaek, e oltre 200 sono rimaste ferite. In supporto alla protesta, oltre 6.000 cittadini di Seul avevano manifestato il giorno seguente, contro la presenza americana in Corea. Il 29 Luglio 2011, inoltre, il Fronte Democratico Nazionale del Sud della Corea, ha pubblicato un documento in cui chiede l’abolizione della “Legge per la sicurezza nazionale”, ovvero la garanzia all’Esercito americano di potere occupare il territorio della Corea del Sud.
Nel frattempo la crescita economia della Corea del Nord ha recentemente superato quella del Sud, che attualmente si trova in stagnazione e vicino a una crisi. La crescita media del Nord raggiunta nel settore industriale nel 2011 si aggira intorno al 4,2%, e nel settore agricolo addirittura al 7,2%. Nello stesso tempo, nel regime fantoccio del Sud, le diseguaglianze sociali, la disoccupazione e il malumore dei cittadini cominciano a farsi sentire. Nel Gennaio 2011, a Busan, Kim Jin-suk, attivista donna, ha occupato un cantiere di costruzione che aveva annunciato il licenziamento immediato di oltre 400 lavoratori, per 309 giorni. Alla fine, i lacrimogeni e l’intervento del sindaco hanno ristabilito la situazione. Il problema più scottante del regime fantoccio, però, è sempre stato, e resta, la dilagante corruzione dei funzionari pubblici, dei politici (tra cui Lee Myung-bak, anch’esso coinvolto) e di molti burocrati e uomini di potere. Un ex-membro dell’Assemblea Nazionale, Chung Bong-ju, che aveva denunciato diffuso gli scandali borsistici di Lee Myung-bak è stato condannato ad 1 anno di reclusione, sintomo che Seul ha intenzione di comprire le malefatte dei suoi politici.
In definitiva, i cittadini della Repubblica di Corea iniziano a non tollerare più l’occupazione Statunitense della penisola, il governo guerrafondaio e anti-nordcoreano di Lee Myung-bak e stanno iniziando a sentire il bisogno di una riunficazione della nazione, da sempre ostacolata dal regime capitalista del Sud.

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