Lettera aperta all’onorevole Fiamma Nirenstein

 

Signora Nirenstein, io in un certo senso La ammiro. La ammiro perché certamente la Sua condotta è talmente schietta ed onesta che, a prender Lei come esempio, il cosiddetto pregiudizio sulla predilezione degli ebrei per la segretezza e il doppiogiochismo, sarebbe in un istante demolito. La ammiro ma mi chiedo quale sia l’origine di tale schiettezza: una improbabile ingenuità? La dogmatica e manichea certezza di essere nella ragione sempre e comunque? La certezza del proprio potere, Suo e della Sua gente, che La mette machiavellicamente al riparo da ogni fatto spiacevole? Trasalisco quando La vedo sostenere con soddisfazione, sembrerebbe con gioia, l’imminenza di una guerra. Sa, onorevole, la guerra provoca dolore e morte anche se è combattuta contro l’Iran, ne è a conoscenza? I morti iraniani, donne, vecchi e vecchie, neonati, adolescenti che giocano nei cortili, studenti nelle classi…ce li ha presenti mentre, peggio di un irrequieto reduce della Grande Guerra, Lei pontifica sulla “necessità” di bombardare un Paese che forse -e sottolineo forse- ha come unica colpa il voler dotarsi di un’arma che Israele possiede già in gran copia?
Questo ho pensato leggendo il Suo articolo su “Il Giornale” dell’8 Marzo, in cui si vanta che l’Aipac sia in qualche modo riuscita a forzare la mano del presidente Obama sull’attacco preventivo all’Iran.
Ma Lei si rende conto che l’Aipac è un organismo di pressione politica che intende guidare le strategie militari di una nazione, dal suo interno, verso posizioni favorevoli ad un’altra nazione e non necessariamente alla prima? Lei potrebbe rispondermi che si tratta di un organismo ovviamente consultivo, che può solamente illustrare costi e benefici di alcune scelte di politica estera, ma io ribatterei dicendo che è Lei stessa a chiarire le vere motivazioni che sono dietro all’accondiscendenza di Obama: voti e soldi degli ebrei sionisti d’America.
Lo dice esplicitamente Lei nell’articolo citato e lo diceva in un altro articolo del 5 Luglio 2010, sempre su “Il Giornale”. Quindi Lei non ci trova nulla di male nel comprarsi con i soldi dei “fund raiser” ebrei e con la “coesione” degli ebrei americani una guerra che sarebbe disastrosa, economicamente e politicamente, anche per l’Europa e soprattutto per l’Italia, la cui bandiera Lei vorrebbe sostenere? Davvero concepisce la democrazia solo come la terra di conquista di chi ha denaro in abbondanza, ad esempio la cosiddetta “plutocrazia giudaica”, come scrive Hannah Arendt?
Ma c’è dell’altro: questo accordo tra Israele e Usa è in qualche modo formalizzato, ufficiale, così che i cittadini americani possano rendersene conto, confermarlo o disdirlo? No, infatti Lei dice che si tratta di un “patto non scritto” fatto per “farsi amare e votare”!
E non mi venga a raccontare le storielle degli Stati-Canaglia, termine con cui il sionismo e i proprietari delle banche mondiali designano chi non si piega al volere di Usraele, del Fmi e della Banca Mondiale, perché mi basterebbe risponderLe che in fatto di pericolosità, di aggressività, di belligeranza, mai nella storia c’è stato uno Stato peggiore degli Stati Uniti d’America con le sue innumerevoli guerre, e che tanto meno Israele può permettersi di dare lezioni al mondo quando si tratta di rispettare le volontà del pur fantoccio Onu in fatto di rispetto di confini, confinanti e diritti.
A proposito del Suo essere guerrafondaia, Le faccio anche notare come, quando la guerra faccia da apripista ad immensi guadagni dell’industria bellica e della finanza e prepari al globalismo (cioè sempre), Lei sia in prima linea. Rammento infatti di averLa ascoltata circa un anno fa, in diretta radio, durante i lavori di una non so che commissione parlamentare, caldeggiare il bombardamento della Libia e istigare a proposito Hilary Clinton, dicendo di aver avuto notizia certa di ritrovamenti di ingenti quantità di armi chimiche nel deserto libico. Di tali armi si è persa traccia, come per altro successe in occasione della guerra all’Iraq, ma si sa che ormai è una tecnica nota, come ben sanno i Suoi “correligionari” neocons americani.
Al termine di questo breve ragionamento con me stesso mi sono convinto che tra le tre opzioni che all’inizio ritenevo possibili, a causa della Sua schiettezza, ne rimane una plausibile: l’assoluta certezza di aver vinto, di essere gli intoccabili padroni del mondo, contro i quali neanche uno scrupolo di coscienza può nulla.

Matteo Simonetti

 

Fonte

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