Un ologramma chiamato Saviano

 

 

Che la lingua italiana sia oggetto delle più assurde ed incredibili distorsioni è un fatto che pochi oseranno contestare, specialmente alla luce dell’ultimo articolo – intitolato “Elogio dei riformisti” – a firma dell’ascoltatissimo “intellettuale” Roberto Saviano.
All’interno di tale articolo, Saviano punta il dito contro una certa sinistra ritenuta responsabile di aver allevato intere generazioni di figli degeneri e rabbiosi, educandoli all’odio nei riguardi dell’avversario politico.
Il noto scrittore ha affermato che l’irrilevanza, la marginalità di questi gruppi che “Amano Cuba e non rispondono dei crimini della dittatura castrista, non rispondono dei crimini di Hamas o Hezbollah, hanno in simpatia regimi ferocissimi solo perché antiamericani, tollerano le peggiori barbarie e si indignano per le contraddizioni delle democrazie”, rifletta i sani principi di una particolarissima scala meritocratica gradita all’autore.
Eppure dovrebbe sapere, la prestigiosa firma de “La Repubblica”, che l’Italia di oggi non rappresenta esattamente la patria della meritocrazia ma il paradiso dei cortigiani, in cui esistono ben poche voci dotate dell’autorevolezza di un Pasolini, di uno Sciascia o del bistrattatissimo Gramsci.
Proprio a Gramsci l’autore rimprovera l’aver fatto ricorso all’insulto personale e l’aver inneggiato alla violenza,salvo poi correre ai ripari ammettendo che “Il pensiero di Gramsci non può essere confinato in questo tratto violento, e d’altronde le sue parole risentivano l’influenza della retorica politica dell’epoca, che era (non solo a sinistra) accesa, virulenta, pirotecnica”.
Ma las considerazione più interessante e curiosa dell’articolo riguarda il fatto che, allora, “Il politicamente corretto non era stato ancora inventato”.
E chi può rivendicare di aver immolato altrettanti agnelli sacrificali sull’altare di quella particolare sclerosi concettuale meglio nota come “politicamente corretto” rispetto a Roberto Saviano?
Egli ha acquisito notorietà pubblica in seguito a minacce rivoltegli da taluni clan camorristici inferociti per i contenuti del libro “Gomorra” e da allora si è sentito in diritto (e presumibilmente in dovere) di esprimere le proprie “perle” su qualsiasi argomento possibile ed immaginabile.
Uno che Sciascia avrebbe indubbiamente inserito nel novero dei “professionisti dell’antimafia”, che ha potuto sfruttare la dabbenaggine endemica di questo paese per bruciare le tappe rispetto a suoi meno conosciuti ma assai più competenti e meritevoli colleghi ed approdare sul lido della celebrità, dall’alto del quale si arroga costantemente la pretesa di diffondere la “buona novella”.
Così Saviano si è dapprima unito al coro sionista organizzato nientemeno che da Fiamma Nirenstein per tessere le lodi di Israele, per ignorare decenni di umiliazioni, vessazioni, omicidi, bombardamenti, segregazioni a danno del popolo palestinese e celebrare la cosiddetta “unica democrazia del Medio Oriente”.
Saviano si premura di citare sia “I crimini di Hamas ed Hezbollah” sia “I regimi ferocissimi antiamericani”, ma glissa sulla linea politica propugnata da Israele e Stati Uniti, limitandosi a parlare di “contraddizioni della democrazia”.
Ecco spiegato, in poche righe, il mantra del “politicamente corretto”, contro cui si scagliò un paio di millenni fa un personaggio difficilmente tacciabile di antiamericanismo o antisemitismo come Gesù, che attaccava coloro che utilizzano un metro di misura per i propri amici ed uno per i propri nemici.
La categoria degli ipocriti di cui parla il Vangelo ha progressivamente rinfoltito le proprie fila nei “secoli dei secoli” reclutando adepti in quell’inesauribile serbatoio che è il clero intellettuale, responsabile della tragica “Trahison des clercs” di cui parlava Julien Benda, che consiste nella perenne esaltazione di quelli che sono i canoni imposti dal “pensiero unico”.
Un intellettuale ferocemente anticomunista come George Orwell era conscio di questa degenerazione, al punto da concludere il proprio saggio di otto pagine in appendice al celebre “La Fattoria degli Animali” affermando che «Nel nostro stato [Inghilterra], ma non è lo stesso in tutti gli stati, sono i liberali che temono la libertà e gli intellettuali che vogliono infamare il pensiero».

 

 

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One Response to Un ologramma chiamato Saviano

  1. Francesco Nisi says:

    In italia non sono stati i liberali ma i comunisti e posso essere d’accordo con Orwell sugli intellettuali che in passato sono stati in gran parte vicini al pci. Vogliamo passare dalle parole alla storia e vedere quanto anti-socialismo c’è stato in Italia? Iniziamo dai fratelli Rosselli “prescelti” dal fascismo come martiri per essere stati ispiratori del pensiero liberalsocialista e che Togliatti definì fascisti pentiti come pure fece con Saragat definendo i socialdemocratici “socialfascisti”. Peccato che i fratelli Rosselli e Saragat sono ispiratori di ideali ancora attuali e che il fascismo non si occupò di eliminare Togliatti, che pure come i rosselli viveva in esilio in francia, ritenendolo forse meno pericoloso. Analogamente il fascismo fece con Matteotti, Di Vagno e Buozzi e il liberale Amendola ed eliminò solo Gramsci, tra i dirigenti pci, un intellettuale che per la sua libertà di pensiero poteva dare molto fastidio. Ritengo di non sbagliare se dico che la logica del tanto peggio, tanto meglio così cara alle brigate rosse non sia stata del tutto estranea al pci, naturalmente non nella parte criminale dell’idea rivoluzionaria ma sicuramente nei comportamenti politici si . Faccio un esempio: lo statuto dei lavoratori fu approvato con il voto e il contributo importante del psi e con gli alleati di allora tra cui la dc, il pci si astenne il che significa che se maggioranza non ci fosse stata, sarebbe fallito un provvedimento che in maniera tangibile oggi, come sempre, caratterizza l’essere sinistra in italia; ma se berlinguer riteneva che non sarebbe mai diventato socialdemocratico perchè riteneva fosse necessario il superamento del capitalismo, non rientra anche questo nella logica del tanto peggio, tanto meglio? Non temete poi per quello che fa il gruppo Scalfari-De Benedetti che vorrebbe un accordo sull’art. 18 e che tuona contro la cgil e le idee socialiste di Bersani questo perchè il massimalismo o peggio ancor le idee liberiste fanno più comodo da sempre alla borghesia imprenditoriale e alle idee di molti intellettuali che vogliono che cambi tutto perchè nulla cambi. Il riformismo è il modo più efficace per ridurre le disuguaglianze prima si capisce e prima si va verso un europa di progresso e di civiltà.

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