L’Italia alla canna del gas

Il presidente dell’ENI, Paolo Scaroni, dà l’annuncio shock: «Fino a mercoledì non ci saranno problemi. Poi l’Eni potrebbe essere coinvolta nelle misure che deciderà il ministero dello Sviluppo. Ci attendiamo momenti difficili, e ci stiamo preparando». Entro pochi giorni potrebbero esserci le prime interruzioni nella fase di erogazione del gas destinato sia per uso domestico sia per uso industriale. Proprio nel momento più buio per la nostra economia e nel mese più freddo dell’inverno, si potrebbe avverare ciò che da un anno stiamo prevedendo e paventando. L’Italia è alla canna del gas.
Avevamo avvertito della pericolosa ideologizzazione portata avanti da numerose sigle politiche e movimentiste in merito alla questione nucleare, coordinata dal terrorismo mediatico ecologista (quasi sempre telediretto da Londra e Washington), e dell’oscurantismo reazionario che si annidava nelle posizioni dogmatiche (“Quattro SI” ripetuto ad libitum, da destra a sinistra) in occasione dei passati referendum di giugno 2011. Allo stesso modo, avevamo avvertito di quanto controproducente, oltre che criminalmente imperialista, fosse la partecipazione dell’Italia all’aggressione militare della Libia socialista, nostro alleato e principale partner strategico nel Mediterraneo per quanto concerne il settore energetico.
Il gigante del gas russo Gazprom, ovviamente, ha lasciato intendere che le riserve devono anzitutto garantire la copertura del territorio nazionale federale da qualunque emergenza, e che solo in un secondo momento ci si può preoccupare di soddisfare la richiesta dei partner internazionali. Quasi tutta Europa, però, dipende dal gas proveniente dai vasti giacimenti della Siberia e della Russia occidentale. Scaroni denuncia il fatto che la Russia e l’Ucraina stanno diminuendo le forniture gassifere del 25%-30% e sostiene che dunque l’ENI sta già correndo ai ripari, aumentando il volume di gas importato dall’Algeria, e che sarà costretta a giocare carte alternative, come il ricorso all’olio combustibile, pur con tutte le conseguenze del caso in termini di inquinamento reale, sino ad ipotizzare periodi di interruzione del servizio, come già accaduto in passato.
Il problema energetico, sempre taciuto negli ultimi anni e mai veramente affrontato se non nel quadro di analisi per lo più dottrinare ed assolutamente impratiche, si impone dunque con tutta la sua stringente urgenza.
Cosa farà l’Italia? Potremo continuare a scaldarci nei prossimi due mesi di questo pungente inverno? Quanto perderanno le nostre produzioni a causa di queste interruzioni?
Se Berlusconi, pure con le sue tante contraddizioni negative per l’Italia, aveva posto (senz’altro consigliato da ambienti di tecnici ed esperti nel campo delle aziende strategiche del settore) le prime basi per una politica strategica di prospettive importanti, che prevedeva un quadro di fondamentali alleanze e partnership con la Russia, la Libia, la Bielorussia ed il Kazakistan, il governo Monti, invece, tace completamente su questo ambito e, nel frattempo, continua ad occuparsi di politica internazionale, investendo miliardi e miliardi, soltanto per intensificare gli impegni del nostro Paese sul fronte delle attività belliche imperialiste, al fianco della Nato.
Un vero e proprio ruolo di quisling collaborazionista per un Paese sempre più ridotto al rango di colonia anglo-americana.

 

Stato&potenza

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