Iper Realtà

                                                                       Omar Ortiz

come potete sapere che ogni Uccello che fende le vie dell’aria non sia un universo di delizie, chiuso dai vostri cinque sensi?
William Blake

Un giorno un re riunì alcuni ciechi e propose loro di toccare un elefante per constatare come fosse fatto.
Alcuni afferrarono la proboscide e dissero: “Abbiamo capito: l’elefante è simile a un timone ricurvo”.
Altri tastarono gli orecchi e dichiararono: “È simile a un grosso ventaglio”.
Quelli che avevano toccato una zanna dissero: “Assomiglia a un pestello”.
Quelli che avevano accarezzato la testa dissero: “Assomiglia a un monticello”.
Quelli che avevano tastato il fianco dichiararono: “È simile a un muro”.
Quelli che avevano toccato una gamba dissero: “È simile a un albero”.
Quelli che avevano preso la coda dissero: “Assomiglia a una corda”.
Ognuno era convinto della propria opinione. E, a poco a poco, la loro discussione divenne una rissa.
Il re si mise a ridere e commentò: “Questi ciechi discutono e altercano. Il corpo dell’elefante è naturalmente unico, e sono solo le differenti percezioni che hanno provocato le loro diverse valutazioni e i loro errori”.

Questa nota storiella zen esprime meglio di mille testi filosofici il rapporto che gli uomini hanno con la realtà.
Come i ciechi della storia, gli uomini possono interpretare la realtà solo rapportandosi con una piccola frazione della sua totalità, ciò è inevitabile.
L’errore in cui spesso si cade è l’elevare il proprio parziale a paradigma, sentenziando sulla totalità in base alla propria piccola limitata esperienza.
E più grave ancora è il credere di aver compreso la natura profonda della realtà basandosi esclusivamente sui propri cinque sensi.
I ciechi hanno quattro sensi, la quasi totalità del resto dell’umanità ne possiede cinque.
Ma anche essi, in fondo, potrebbero non essere sufficienti, per comprendere.

L’ iperrealismo

Steve Mills

L’iperrealismo è, probabilmente,  la corrente artistica più bistrattata dalla critica specializzata.
Nato negli anni settanta, questa tecnica si contraddistingue per la riproduzione esasperatamente fedele della realtà, il più delle volte partendo proprio da delle immagini fotografiche, immagini delle quali si ripropongono persino gli effetti ottenuti dalle macchine più professionali.
Come è noto, l’invenzione della fotografia segnò un vero e proprio spartiacque nella storia della pittura: non vi poteva più essere confronto tra la volontà del pittore di rappresentare la realtà così come era percepita e la resa fotografica; gli artisti quindi nelle loro opere cercarono dell’altro, e dopo aver dato spazio all’espressione della loro interiorità, delle percezioni che il reale offriva, investigarono l’introspezione stessa, l’essenza della realtà e il suo impatto emotivo.
La realtà così si astrasse, e si arrivvò infine venne all’arte concettuale, in cui ogni vecchio riferimento era superato nel nome della idea pura, che si materializzava.
Così l’iperrealismo, all’interno di questo percorso “rivoluzionario” della pittura, si presenta come una rivoluzione nella rivoluzione.
Gli iperrealisti ritornano alle origini.
Di fronte alla pittura, chi con l’arte ha un rapporto più diretto e meno intellettuale tende ad apprezzare le opere che maggiormente esprimono la capacità dell’artista di rappresentare il reale con maestria, “avvicinandosi” al vero.
Così come primo passo di chiunque si cimenti in questa arte è il tentativo di approcciarsi a questa realtà, alla ricerca di una verosimiglianza.
Gli iperrealisti portano a termine questo processo, in maniera oltremodo rivoluzionaria, proprio perchè il loro essere da un certo punto di vista “reazionari” non può che apparire estremamente rivoluzionario, in una epoca in cui la rivoluzione e la “provocazione” sono diventati la norma.
Non a caso diviene massima provocazione fare della pittura una perfetta simulazione del reale, e portare questo percorso agli estremi.

In una epoca dominata dalla fotografia questo tentativo può apparire oltremodo insensato, ed in effetti, andando oltre, gli iperrealisti non solo riproducono il reale, ma ricopiano delle fotografie, ovvero delle riproduzioni del reale.
In questo, probabilmente, il movimento iperrealista è quello che meglio rappresenta la nostra epoca, in cui reale, non reale, copia del reale e riproduzione della realtà si fondono.
Più reale del reale.

Le idee celesti e le idee terrene

solve et coagula, … et solve …

Secondo la concezione cosmologica di Platone, il mondo “reale”, quello che a tutti gli effetti può considerarsi tale, è il mondo delle idee.
Un mondo in cui ogni cosa è presente nella sua pura essenza, un mondo del quale il nostro non rappresenta che una mera riproduzione di livello inferiore.
Tale concezione è tipica della mentalità arcaica pre-aristotelica.
Con Aristotele si compie invece quella rivoluzione che darà il via a tutta la mentalità moderna.
La realtà, da Aristotele in poi, verrà cercata nella materia, al suo interno, e il mondo metafisico lentamente si ecclissa.
E’ noto come Platone considerasse il mondo materiale come pallida imitazione del mondo “vero”; di conseguenza, nelle rappresentazioni artistiche, nella pittura e nella scultura, il maestro Ateniese vi vedeva una ulteriore imitazione, di livello ancora più basso.
Una riproduzione di una imitazione.
Se Platone avesse avuto la possibilità di osservare delle fotografie, probabilmente le avrebbe giudicate allo stesso modo: copie di copie.
Secondo questa concezione, quindi, l’opera degli iperrealisti che riproducono su tela il più fedelmente possibile delle foto, risulterebbe una copia di una copia di una copia.
Ed in ogni passaggio una “frazione” della “realtà” metafisica verrebbe persa.
E’ interessante a questo punto notare come la modernità , con il suo frazionare e il suo concentrarsi sulla materia, abbia portato avanti un lungo percorso di “materializzazione” dell’esistente.
Questo percorso però nei nostri giorni ha subito una evoluzione: dopo aver attraversato un lungo periodo di materializzazione, è iniziato infatti il processo di “dissolvimento”, o “smaterializzazione” della realtà.
Ha fatto infatti la sua comparsa l’universo del “virtuale”, che ricalca, ribaltandolo, il mondo immateriale delle idee.
Le idee stesse tornano ora a riproporsi prive del loro supporto fisico.
Un processo del quale gli iperrealisti sono stati precursori, forse inconsapevoli, con la loro opera di riproduzione di un qualcosa che del reale fisico era a sua volta una rappresentazione.

La dissoluzione del reale

Dalle prime testimonianze della creatività umana, e per tutta la storia a seguire, vi è stata una costante che ha accomunato tutte le produzioni che prendevano vita.
Dai primi murales, ai primi ossi incisi, fino alle tele, ai libri di carta: ogni creazione umana necessitava di un supporto materiale per potersi manifestare.
Questa considerazione, a prima vista scontata, cela in sé in verità una questione più ampia.
Per Platone il mondo delle idee era intangibile e perfetto, e  il nostro ne era una semplice riproduzione materiale.
Da Aristotele in poi la metafisica inizierà il suo lungo percorso di declino, finché Nietzsche in epoca moderna ne decreterà definitivamente la scomparsa.
Vediamo quindi gli uomini che per creare necessitano della materia, di un supporto sul quale manifestare la propria idea, nello stesso modo in cui per Platone il mondo materiale era la manifestazione della Idea del creato del Principio Supremo.
In contemporanea, si assiste all’oblio della concezione metafisica, e il legame con il celeste viene sempre meno.
Il reale si materializza sempre più.
Il processo pare inarrestabile, e vi è un momento in cui, estratta tutta l’anima dal reale, non rimane che una mera massa.
Ma il processo non si ferma, nulla nel regno del divenire si può fermare.
E quando l’ uroboros si morde la coda, il ciclo riprende, sempre simile e mai eguale a se stesso.
Ottenuta quindi la pura materia, inizia il processo inverso.
La smaterializzazione.

Solve et coagula erano i passi fondamentali dell’alchimia medioevale, dissolvi e coagula.
Ora tutto è coagulato, ed è tempo di solve.
E il regno di questo processo, il massimo paradigma di questa rivoluzione, è proprio il luogo in cui anche questi scritti si muovono: l’etere del terzo millennio, la rete.
L’informatica, e la rete di internet, hanno dato il via al processo di smaterializzazione del reale.
Per la prima volta un pensiero, un’ opera, uno scritto, non necessitano di un supporto materiale per essere condivisi.
Per osservare un quadro, occorreva necessariamente osservare la tela in cui quel quadro fosse stato dipinto.
Per leggere un libro occorreva tenere in mano il supporto cartaceo.
L’idea era strettamente legata alla materia che la sosteneva.

Con l’informatica l’idea si slega dalla materia.
L’idea ora viaggia da sola, dopo un invio si riproduce all’infinito, scompare e ricompare, non è più materia, si è di nuovo smaterializzata.
E, a differenza di quanto fino ad ora è stato, basta un semplice black out, e tutto questo mondo di idee, questa nuova metafisica capovolta, scompare, si dilegua, senza lasciare ai posteri la minima traccia.

                                                                Omar Ortiz
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One Response to Iper Realtà

  1. TUTTO CIO' CHE SI IMMAGINA E' REALE says:

    ciao, scusate l’invadenza, ma ne va della nostra libertà, anche solo di parola. CHIEDO AGLI AMICI E FUN DI FAR GIRARE QUESTA NOTIZIA, NON TANTO PER ME E IL BLOG, MA PER DIVULGARE LA NOTIZIA RELATIVA AL FATTO CHE STIAMO PER PERDERE LA NOSTRA LIBERTA’ ANCHE SOLO DI PAROLA, PER SEMPRE. HANNO BLOCCATO IL BLOG PER L’ARTICOLO CHE LEGGETE QUA SOTTO, BISOGNA CAMBIARE SISTEMA, ED IN TUTTI I SENSI.

    QUESTO POST PREOCCUPA MOLTO WORDPRESS:
    http://patriziodevero.com/2011/11/18/quereladenuncia-per-alto-tradimento/
    ti ringrazio anticipatamente.
    Replica

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