Siria

 

 

La stampa italiana ecco da quali fonti dipende per quel che accade (accadrebbe in Siria). Vi ricordo che Awaaz, rete a cui appartengono gli “attivisti” (sic!) per i “diritti umani”, è di Soros, quello che ha prestato un volto visibile ai banchieri di Wall Street, per i quali lavora e si espone. Sì, quello che affondò la sterlina e la lira negli anni Novanta; quello che finanzia il popolo viola in Italia e arancione nei paesi confinanti con la Russia; quello che ha lo zampino nelle rivolte arabe; quello che con la Ned promuove la “democrazia” in tutto il mondo. Avrete capito che si fa prima a dire dove non ha le mani in pasta, piuttosto che il contrario. A me pare di capire che tira le fila pure dei black bloc, i quali, ho scoperto, sono una organizzazione internazionale, che si muove sui vari teatri, specie europei, per fare casino dove Wall Street ha interesse. Ad esempio: quando le donne viola sfilano contro Berlusconi che viola la dignità del corpo delle donne, i black bloc non si vedono e la manifestazione risulta pacifica, democratica, composta; insomma ha successo. Quando invece i no Tav vogliono bloccare una iniziativa che interessa alla Ue, cioè agli Usa (che vogliono una Italia atlantica (Tav) e non mediterranea (ponte sullo Stretto), ecco che arrivano i black bloc a fare casino, rendendo la manifestazione violenta, antidemocratica, scomposta, con agenti feriti; insomma i no Tav sono screditati agli occhi della opinione pubblica!

Capite che un attacco alla Siria è già un attacco alla Russia che nel porto siriano di Tartus ha il suo solo punto di aggancio al Mediterraneo. L’obiettivo è attaccare la Siria oggi per arrivare a rifilare “democrazia” e “diritti umani” anche alla Russia, paese dove la banca centrale è sotto controllo dello stato e  dove non esiste –udite, udite-  debito pubblico. Si tratta del paese con le maggiori risorse energetiche del mondo. Gli avvoltoi lo tengono circondato e attendono prima o poi una mossa falsa. Dopodichè non ci sarà più alcun paese al mondo a fare paura. Dopo sarà un giochetto e tutta strada in discesa

 

 

Beirut (Libano), 5 gen. (LaPresse/AP) – Le forze del regime del presidente siriano Bashar Assad hanno torturato a morte centinaia di persone all’interno di prigioni e centri detentivi illegali in tutto il Paese da metà marzo, quando sono iniziate le rivolte antigovernative. È quanto riporta il gruppo online di attivisti mondiali, Avaaz, secondo cui 617 detenuti sono morti per le torture. “I seguaci di Assad hanno cercato di rompere il movimento per la democrazia in queste camere della tortura, ma i siriani coraggiosi stanno ancora combattendo per i propri diritti”, ha detto Stephanie Brancaforte, direttore di Avaaz. Le presunte vittime di tortura fanno parte delle 6.874 persone uccise nella repressione, spiega il gruppo, fornendo un bilancio dei morti più elevato rispetto a quello di 5mila annunciato diverse settimane fa dalle Nazioni unite.

I membri di Avaaz hanno riferito di aver verificato il bilancio delle vittime una per una tramite tre fonti, tra cui un membro della famiglia delle persone decedute e l’imam che ha celebrato il funerale. Il gruppo ha spinto gli osservatori della Lega araba in Siria a “visitare queste camere della tortura e garantire che il regime metta fine immediatamente a queste atrocità”, aggiungendo che ad oggi ci sono ancora 37mila persone in carcere. I dati forniti da Avaaz sono impossibili da confermare in maniera indipendente perché il regime di Assad continua a impedire a giornalisti stranieri o gruppi per i diritti umani di entrare in Siria e documentare le rivolte.

Pubblicato il 5 gennaio 2012

È inglese l’unica fonte dei resoconti sulla Siria

28 dicembre 2011 (MoviSol) – Il londinese “Osservatorio sui Diritti Umani in Siria” è l’unica fonte di notizie a disposizione della stampa occidentale sui decessi giornalieri dovuti ai disordini in Siria e attribuiti ad Assad (di tale ente si servono anche la Commissione sui Diritti Umani dell’ONU capeggiata da Navi Pillay e il segretario generale dell’ONU Ban Ki-Moon). L’ente, a sua volta, riceve questi preziosi numeri da un’altra scatola londinese, il “Centro sulle Comunicazioni e sulla Risorse Strategiche”, guidata dal siriano Ausama Monajed.

Chi è questo signore? La sua storia non soltanto autorizza a dubitare della verità dei suoi luttuosi resoconti e, come ha fatto notare il giornalista Phil Giraldi, del loro provenire dalle fila dell’opposizione: probabilmente nascono completamente all’interno dei servizi segreti britannici.

Così come accadde con i terroristi libici del LIFG, operativi a partire dalla Gran Bretagna contro il regime di Gheddafi, il siriano Ausama Monajed è controllato dai britannici. Riferisce ai media occidentali dei “mayhem” ordinati dal regime di Bashar al-Assad, conta su diversi appoggi ed è ben protetto dai servizi inglesi. Fondatore e membro del Consiglio Nazionale Siriano, il gruppo che richiede con forza alla Lega Araba di rovesciare al-Assad, Monajed è membro anche dell’Osservatorio sui Diritti Umani in Siria.

Stando ad alcuni rapporti sul suo conto, lavorerebbe con altre persone residenti in Francia, Libano e Qatar. Quest’ultimo paese è diventato un ottimo avamposto per Riyadh e Londra ed ha appena adottato la corrente Wahhabita come religione nazionale, e risulta anche una delle principali fonti di finanziamento per le operazioni di Monajed.

Quest’ultimo partecipa a numerosi forum internazionali. Fu invitato, per esempio, a Chatham House per parlare ad una tavola rotonda sul futuro della Siria. È ben accolto dal gruppo dell’americano Project Democracy e ha parlato in alcuni seminari sulla Siria tenuti presso l’americano Istituto per la Pace (l’USIP di Washington).

Monajed si è formato come economista, ha lavorato per il programma di sviluppo delle Nazioni Unite, poi per la Commissione Europea sui programmi di sviluppo interni alla Siria. Nel 2005 ha rinunciato al suo incarico presso il governo siriano trasferendosi in Gran Bretagna per operare all’ombra del MI6 e di Tony Blair, in azioni contro al-Assad.

 

DeBernardi

Infiammare la Fame nel Mondo: come l’Industria Globale dei Biocombustibili sta Creando Distruzione di Massa

L’espansione globale dell’industria dei biocarburanti – in cui vengono utilizzati terreni agricoli e colture per produrre carburante per i veicoli da trasporto, piuttosto che cibo per gli esseri umani – è un fattore fondamentale per la drammatica escalation dei prezzi alimentari in tutto il mondo. [1]

In un nuovo libro, Massive Destruction [2], l’autore francese Jean Ziegler [3] mostra come l’industria dei biocarburanti e la più vasta agroindustria minacciano di provocare la fame nel mondo su una scala senza precedenti. Non è un incidente involontario, dice Ziegler. E’ il risultato intenzionale delle politiche attuate dai governi legati a potenti corporazioni agro-alimentari nella loro ricerca del profitto privato. In questo modo, il conseguente aumento dei livelli della fame nel mondo può essere descritto come una forma di “omicidio calcolato”.

Ironia della sorte, l’industria dei biocarburanti viene promossa da società e governi come sostenibile, un’alternativa ai combustibili fossili “sicura per l’ambiente”. In realtà, è solo un’altra forma dello sfruttamento sconsiderato di risorse che deriva dall’insaziabile profitto privato dell’elite nella produzione economica capitalista.
L’industria dei biocarburanti nasce da un connubio delle multinazionali dell’agrobusiness e del petrolio che sanno benissimo che questa nuova impresa globale sta provocando una massiccia distruzione ambientale e sofferenza umana.

Negli ultimi cinque anni, il mondo ha assistito all’aumento vertiginoso dei prezzi del cibo, che sta mettendo altri milioni di persone a rischio di fame – tutto perché semplicemente non possono più permettersi di comprare cibo. Questo è un atto d’accusa sconvolgente ad un sistema economico che pone l’imperativo del profitto privato al di sopra della sopravvivenza quotidiana degli esseri umani. Principale tra i fattori che causano questa inflazione dei prezzi alimentari è la crescita vertiginosa del settore dei biocarburanti a livello mondiale. Allora come si può continuare a promuovere un’industria distruttiva di fronte alle conseguenti sofferenze umane? La risposta breve è che il pubblico è in gran parte inconsapevole delle pratiche politiche ed economiche.

I seguenti sono estratti dal libro del professor Ziegler, tradotto da Siv O’Neall [4], che aiuta a scoprire la realtà del settore dei biocarburanti. Tre fattori principali contribuiscono alla scarsità e al crescente prezzo dei prodotti alimentari.

L’espropriazione della terra per la coltivazione della canna da zucchero e altre piante, soprattutto negli Stati Uniti, per la produzione di biocarburanti (etanolo), è una delle principali cause della scarsità di cibo, in quanto priva i piccoli proprietari terrieri della loro terra e riduce la quantità di cibo per tutti. Anche la perdita di terreni coltivabili, per la produzione di biocarburanti, ha contribuito all’aumento scandaloso dei prezzi alimentari. Meno terra, meno cibo – prezzi più alti. A questo si aggiunge anche il fatto che i biocarburanti aumentano quegli stessi danni alla terra che i suoi sostenitori, ad alta voce e disonestamente, dichiarano di voler ridurre.

La speculazione sui prodotti alimentari e sulla terra arabile deve essere denunciata con forza come un importante fattore dei forti aumenti dei prezzi degli alimenti di base che abbiamo visto dalla metà del 2007. Quindi, non solo i piccoli agricoltori vengono privati ​​della loro terra, spesso senza, o con un minimo, risarcimento, ma, con i prezzi alimentari alle stelle, non possono nemmeno permettersi di comprare il cibo necessario per sopravvivere.

La terza causa è la desertificazione della terra e il degrado del suolo che è unicamente accelerato dalla crescente sostituzione delle fattorie biologiche con enormi monocolture per produrre biocarburanti o coltivare Organismi Geneticamente Modificati che richiedono enormi quantità d’acqua. Fiumi e laghi sono secchi e un sempre crescente numero di persone nel mondo non ha accesso all’acqua potabile.

La menzogna

L'”Oro verde” da diversi anni è considerato come un complemento magico e redditizio all'”oro nero”.

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