Miti e leggende sulla soluzione della crisi in Islanda

Un’aurora boreale di illusioni ed approssimazioni.

Miti e leggende sulla soluzione della crisi in Islanda

di Marco Ottanelli

Incredibile. Impressionate. Un po’ spaventoso. Digitando “l’Islanda esce dal Fondo Monetario Internazionale” (con le sue varianti “abbandona- lascia-rigetta-esce ufficialmente”) si ottiengono circa 95.000 risultati su un qualsiasi motore di ricerca; l’altra versione della leggenda, “l’Islanda si libera dal FMI”, (con le sue varianti “allontana-manda via-espelle il”) viene ottusamente ripetuta su più di 100 mila siti, giornali, pagine web.

Possibile che nessuno abbia provato a verificare, a controllare, a dare una occhiata alle fonti? E cosa avrebbe scoperto consultando, ad esempio, il sito ufficiale del FMI o quello del Ministero degli Esteri islandese?

Avrebbe scoporte che NO: L’Islanda non è mai uscita dal FMI, non l’ha mai abbandonato, né mai rinnegato, né i funzionari del Fondo hanno lasciato, a differenza di quanto si vocifera, delusi e sdegnati, l’isola che “vuole fare da sé”.

L’entusiasmo per come la piccola Islanda abbia affrontato la più grave crisi della sua storia millenaria ha travolto un po’ troppo gli italiani, oppressi dalla ennesima crisi della loro storia appena 150ennaria.

Da mesi, se non anni, si susseguono appelli a “fare come l’Islanda”, ad imitare la “via islandese”, e a “non pagare il debito come l’Islanda”, il tutto romanticamente condito dalla descrizione epica della minuscola nazione di eroici guerrieri vichinghi che sconfiggono, espellono dal loro sacro suolo patrio, sbeffeggiandoli, i crudeli, avidi e ingordi eserciti del Fondo Monetario Internazionale.

Però, le cose, non sono andate esattamente così. Vediamo come mai, proviamo ad analizzare alcune affermazioni che circolano incontrollate sul web e su giornali vari, e poniamoci tre grandi domande:

Cosa si dice dell’Islanda, cosa è vero e cosa non è vero? Cosa è effettivamente successo in Islanda? Si può paragonare l’Islanda all’Italia e fare come hanno fatto lassù? Leggi il resto dell’articolo

La Bufala della “Rivoluzione Islandese”.

Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio.

Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.

 

 

L’Islanda invece i suoi debiti li pagherà, a cominciare proprio da quello con Fondo Monetario Internazionale. I cittadini islandesi in realtà si sono opposti “solo” al rimborso dei debiti della banca (privata) Icesave nei confronti dei clienti esteri, principalmente olandesi e britannici. Il ragionamento sottostante a questo rifiuto è che quegli investitori sapevano di rischiare, visto che erano loro offerti interessi stellari, e che se proprio qualcuno li deve rimborsare tocca ai rispettivi governi. Che in effetti hanno rimborsato i propri cittadini e ora vorrebbero rivalersi sull’Islanda, che però non ha mai garantito il debito delle sue banche private e che quindi sarebbe (forse) tenuta solo moralmente a rifondere i due stati. Tutto qui il rifiuto di pagare il debito degli islandesi, che hanno onorato e onorano invece al 100% il debito sovrano.

Tutto il resto del debito lo pagheranno eccome. Dire che “ Gli islandesi… evitarono di svendere il loro paese e di metterlo sotto tutela del Fmi“, oltre ad essere ridicolo è platealmente falso, com’è falso scrivere che “Venne allora indetto un referendum che bloccò la nazionalizzazione (delle banche)”, visto che le banche islandesi sono state nazionalizzate senza colpo ferire e che il referendum aveva come oggetto solo il rimborso del debito estero cumulato da Icesave. Eppure si si mettono le parole “islanda+debito+FMI” su un motore di ricerca escono migliaia di voci in italiano che riportano questa bufalaccia, che da noi è particolarmente diffusa, mentre con  ”iceland+debt+IMF” escono articoli e studi aderenti alla realtà, che è quella per la quale proprio il prestito del Fondo Monetario Internazionale è stato uno dei pilastri dell’azione islandese in risposta al fallimento delle proprie banche.

Quello che è successo in Islanda è poi molto più rilevante del (presunto) rifiuto di onorare i debiti, visto che in Islanda i moti popolari hanno determinato prima la cacciata del governo, poi pesanti processi per i banchieri più spericolati e infine una riscrittura della costituzione volta ad evitare che si ripeta lo stesso tipo di crack e che gli operatori finanziari possano tornare a operare senza limiti e senza responsabilità. Se succedesse lo stesso in Europa e nel mondo, molti agglomerati finanziari non potrebbero più operare come fanno ora e come continuerebbero a fare dopo un “semplice” default del debito sovrano. Decisamente più rivoluzionario di un default che lascia tutto come prima e che fa comunque pagare la crisi solo a chi non ne è responsabile.

Tutte cose facilmente verificabili con qualche click, eppure non passa giorno senza che si leggano fantasie come quella per la quale l’Islanda ha deciso di non pagare il suo debito. Ci sarà certamente un buona percentuale di semplici cretini che alimenta la diffusione di queste sciocchezze, ma in tutta evidenza c’è una serie di personaggi che campa sull’ignoranza e la credulità del suo pubblico di riferimento, esattamente come da anni lo rinfaccia a Berlusconi.

E non è un caso che chi mescola disinvoltamente la crisi islandese con le scie chimiche” (!!!) abbia letto quest’anno la partenza dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale come una loro cacciata dal paese, nonostante la stessa fonte che cita spieghi chiaramente che il FMI ha “compiuto la sua missione” e che nell’occasione:

Il Ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha parlato in maniera più personale, dicendo che molte persone erano preoccupate della cooperazione tra FMI e Islanda, che il loro welfare state – altro elemento di vanto e di efficienza – sarebbe stato tagliato duramente e che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Estremo Oriente e in Sudamerica. Army crede che la ragione per la quale tutto questo non si è verificato in Islanda è perché i prestiti forniti dall’FMI al governo Islandese hanno permesso a quest’ultimo di prendere più tempo per fissare budget e obiettivi.

Baggianate ripetute dall’estrema destra sempre in cerca di utili tarocchi, come da altri  che s’atteggiano a sinistra. No, l’Islanda non è quella che ” Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell’Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario Internazionale“.

L’Islanda ha accettato i prestiti del FMI, che le sono serviti eccome, e ha semplicemente trattato con il FMI condizioni molto differenti da quelle che lo stesso imponeva o provava a imporre ai paesi sudamericani e africani negli anni ’90.  L’Islanda ha detto sì al FMI, che ora se ne va perché non serve più, perché le sue stesse analisi hanno dimostrato l’avvenuta stabilizzazione dell’economia islandese. E se ne va con i ringraziamenti degli islandesi, non certo inseguito da vichinghi furiosi armati di torce e forconi.

 

 

 

Che poi personaggi del genere si spaccino per paladini del popolo e grandi disvelatori d’inganni è la logica conseguenza di tanto darsi maldestramente da fare, da sempre i populisti campano sugli ignoranti costruendo versioni semplificate e farlocche della realtà, che puntano opportunamente il dito là dove non duole ai poteri e nemmeno questo caso non fa eccezione. Meglio cianciare di debito e blandire il popolo con queste fantasie, che annoiarlo con analisi complesse o mettersi davvero in conflitto con certi poteri, can che abbaia non morde. Non per niente il mainstream si guarda bene dallo smentire con forza queste fantasie, che continuano a circolare copiosamente nonostante la loro natura fantastica sia facilmente verificabile.

 

Fonte: http://mazzetta.wordpress.com

Leggere notizie: la forma perfetta per diventare un robot

Nel suo obiettivo essenziale, la notizia “express”, il “fast food” dell’informazione, non è orientata ad alimentare la conoscenza ma ad ingrassare l’ignoranza in massa. E’ la risorsa più efficace che usa la struttura mediatica per trasformare il cervello umano in un microchip ripetitore di slogan al servizio del dominio senza l’uso di armi.

In un sistema (livellato come “mondo unico”), solo una minoranza elabora (e consuma) analisi o interpretazioni sugli avvenimenti che si succedono nel pianeta.
A livello di massa, le “notizie” o l’”informazione” pubblicata si sintetizza in titoli, volantini, paragrafi corti che si riassumono in se stessi. Nascono e muoiono alla stessa velocità della lettura.
Non c’è contesto, non c’è storia, non c’è relazione nè casualità tra avvenimento e avvenimento, e, le notizie, come le immagini, si fissano solo (e restano) nella retina mentre le guardiamo, le leggiamo o le ascoltiamo.
Per le agenzie di stampa, giornali e grandi catene mediatiche (locali o internazionali), questo formato di “consumo” è l’ideale.
Così si è livellata mondialmente la comunicazione “express” (veloce), l’informazione del consumo veloce, solo titoli, paragrafi corti, fatti memorizzati facili da digerire e da ricordare.
E il “grande pubblico” (il richiedente massivo d’informazione express) si è abituato ad assimilare informazione “sciolta” (senza come nè perchè) e senza analizzare nè riflettere sulla sua autenticità ed origine.
Facile e breve, è la formula imposta. Una specie di “mondo di slogan”, che il “grande pubblico” ripete come un pappagallo elettronico nella sua vita privata, nel suo lavoro, e in tutte le chat e reti sociali in cui lo lasciano inscriversi…. Leggi il resto dell’articolo

Partita a scacchi in Eurasia

Di Pepe Escobar 

Non si sa ancora quale sarà la grande storia del 2011. La primavera araba? La controrivoluzione araba, scatenata dalla Casa di Saud?  Le “doglie” del Grande Medio Oriente in un remix di cambiamenti successivi al regime? La R2P (“responsabilità di proteggere”?) che legittima i bombardamenti “umanitari”? Il congelamento della “riappacificazione” tra gli USA e la Russia? La morte di Al-Qaeda? Il disastro dell’euro? L’annuncio statunitense di un “secolo pacifico insieme a una nuova guerra fredda contro la Cina? La preparazione di un attacco all’Iran? (Ok, quest’ultima ebbe inizio tempo fa con George, Dick e Rummy….)

Sotto tutte queste sceneggiature in correlazione- e la isteria accompagnata dai titoli dei giornali tipo quelli della Guerra Fredda- esiste un’interminabile novella di suspence che si fa strada: il“Ductistan”. E’ la scacchiera dove si gioca il gemello un po’ nascosto della “guerra prolungata” del Pentagono. Virtualmente tutti gli attuali eventi geopolitici sono collegati alla questione energetica. Quindi aggiustatevi le cinture di sicurezza, è ora di ritornare a visitare la “grandiosa scacchiera” dell’Eurasia del dottor Zbigniew Brzezinski per scoprire chi sta vincendo le guerre del Ductistan. Leggi il resto dell’articolo

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