La collera di Brzezinski

 

Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, ancora attivo nel valutare lo stato del sistema e la politica estera degli Stati Uniti, era presente a una tavola rotonda tenutasi nel corso di una serata omaggio a Brent Scowcroft de The Atlantic Council. Nel testo sull’evento che l’istituzione ha messo in linea il 14 Dicembre 2011, vi è questo passaggio che riguarda gli interventi di Brzezinski:
Brzezinski è stato il più schietto, dichiarando “Abbiamo questa strana situazione in cui il partito al potere è  alquanto congelato di fronte a questa complessità, e il partito fuori dal potere è pazzo furioso.” C’è molto da biasimare in giro, ha dichiarato l’ex alto consigliere di Jimmy Carter. “Il pubblico americano è abissalmente ignorante riguardo il mondo” e “Noi non abbiamo dei mass media che forniscano un grado significativo di informazioni relative al mondo“.
Principalmente, però, ha incolpato i nostri leader politici, osservando che George HW Bush è stato l’ultimo presidente a capire veramente come condurre il mondo, accusando tutti i presidenti successivi – tra cui quelli del suo stesso partito, Bill Clinton e Barack Obama – si sono “chiusi in sé” e mancano di una grande strategia. Inoltre, il clima politico e la necessità di assecondare un elettorato semplicista porta alla “demagogia”, che a sua volta “mette in pericolo un processo decisionale intelligente“.
I verbali di questi interventi americanisti, vanno nella stessa direzione, mettendo in evidenza la critica metodica alla politica statunitense di Brzezinski, così come la situazione politica interna del paese, la condizione generale di tutto ciò, una sconcertante paralisi, o addirittura un’ossessione per la sicurezza caratterizzata da cecità, inefficienza, automatismi grotteschi che vi prevalgono. Così Brzezinski indica questo aneddoto dimostrando, dopo tutto, che non manca di umorismo:
Anche le guardie di sicurezza dell’edificio hanno ricevuto da Brzezinski una lavata di capo trattamento. Beffandosi di come gli edifici governativi di Washington siano più difficili da accedere che a punti di riferimento importanti come il Kennedy Center, Brzezinski ha detto che era stufo di tirare fuori la sua carta d’identificazione, per farla controllare da gaurdie giurate, negli uffici del centro. Non si può andare in un qualsiasi edificio sulla K street senza essere fermato da qualcuno che pretende di essere una guardia di sicurezza”, ha detto. “Mi sono così stancato e irritato di tutto questo”, ha aggiunto. “A volte firmo, quando mi chiedono il mio nome, letteralmente, firmo ‘Osama bin Laden.’ Non sono mai stato fermato.
Questo estratto proviene da un testo di US News & World Report del 14 dicembre, 2011. Questo stesso testo sottolinea i vari aspetti sopra evocati, su questa critica che trascende i partiti, poiché fustiga tutti i presidenti dopo George HW Bush, che aveva lasciato la Casa Bianca nel gennaio del 1993, tra cui, quindi, due presidenti del partito di Brzezinski (democratico).
Il sito iraniano PressTV.com si è occupato della questione aggredendola su un aspetto completamente ignorato dai testi sopra citati, ma che è stato ripreso altrove (dalla AFP, citata dal sito iraniano). Naturalmente, si tratta dell’Iran o della politica iraniana degli Stati Uniti. Brzezinski mostra la stessa severità che ha sollevato in precedenza, circa la situazione interna negli USA. (Il testo di PressTV.com, 14 Dicembre 2011.)
Pensiamo che eviteremo la guerra spostandoci verso la costrizione“, avrebbe detto secondo l’AFP, presso il pensatoio del Consiglio Atlantico di Washington, il Martedì sera. “Ma più puntate sulla costrizione, più la scelta diventa la guerra, se non funziona. Ciò restringe le nostre scelte in maniera molto drammatica”, ha notato l’ex consulente del presidente degli Stati Uniti, Jimmy Carter.
Brzezinski si è detto preoccupato per un’escalation nella “retorica”, mentre l’approccio degli Stati Uniti al programma nucleare iraniano appare unicamente rivolto a costringere Teheran a soddisfare le richieste internazionali, lasciando a Washington poca flessibilità. “Molte piccole decisioni possono esere prese, mentre nel frattempo si restringe la libertà di scelta nel futuro”, ha detto.”
È indiscutibile che Zbigniew Brzezinski sia un servitore informato, esperto ed intelligente del sistema. Le sue parola sono quindi più interessanti. Le differenze di trattamento del suo discorso, che compaiono tra il testo puramente americanista e il resto, compresi tra gli iraniani, mostrano preoccupazioni diverse; pertanto, queste preoccupazioni diverse si riferiscono alla stessa situazione, che è quella del sistema dell’americanismo.
E’ vero che la situazione del potere americanista è nella condizione descritta da Brzezinski, e probabilmente questa debolezza è fatale: impotente, paralizzata, è persa nelle faziosità interne e nelle straordinarie esacerbazioni psicologiche. Il termine di coazione che Brzezinski impiega per caratterizzare la politica iraniana degli Stati Uniti, vale anche per la situazione della leadership politica di Washington, e in realtà anche per una patologia della psicologia. (Il comportamento compulsivo è caratterizzato in questo senso, effettivamente come una patologia, come dice ad esempio Wikipedia: “Il disturbo ossessivo-compulsivo (abbreviato OCD ) è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla comparsa di pensieri intrusivi ricorrenti, relativi o meno a una fobia. …“, ecc) Quindi ce n’è per tutti, e l’una cosa o l’altra, delle loro caratterizzazioni comuni: il sistema dell’americanismo, come il sistema stesso, è malato, si tratti dei giochi politici a Washington o della politica iraniana, e la malattia ha a che fare con le dinamiche dell’auto-distruzione del sistema.
Brzezinski, grande stratega dalle ambizioni egemoniche globali dell’americanismo, ci permette di avere una buona percezione del declino, del crollo del sistema. Parla di un tempo in cui il sistema (il sistema dell’americanismo) ancora funzionava in modo efficace e brillante. Le ambizioni del sistema, la sua crudeltà, le sue pretese universali e il suo disprezzo per la sovranità degli altri erano grandi allora come lo sono oggi, ma li ha affermato con abilità e intelligenza, con misura tattica quando necessaria, accompagnati da una retorica rassicurante, senza l’ebbrezza e la cecità, senza quella patologia psicologica che le caratterizzano oggi. Brzezinski non ha rimpianti, né rigetta nulla delle azioni del sistema dell’americanismo, e deplora e respinge furiosamente la malattia che ha infettato la psicologica del sistema, e il comportamento “compulsivo“, irregolare, inconsistente, paralizzato e impotente che ne deriva. La salute mentale di Brzezinski non è diminuita, quella del sistema sì; Brzezinski parla della dinamica da superpotenza del sistema quando trionfava, e che aveva saputo mantenere la sua applicazione operativa; ha espresso tutta la sua furia sulla dinamica dell’autodistruzione che ha preso piede nel sistema. Ne siamo così perfettamente consapevoli – o meglio, diciamo che ha confermato la nostra convinzione.

Fonte: AuroraSito

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