Seconda serata: riservato ad un pubblico adulto

 

 

I programmi proseguono in seconda serata.

Si avvisano i gentili spettatori che, per le modalità descrittive e le tematiche trattate, lo spettacolo è riservato ad un solo pubblico adulto.


Prego allacciarsi le cinture di sicurezza; chi è affetto da disturbi cardiaci è gentilmente pregato di non salire a bordo: in questa seconda fase abbandoneremo definitivamente ogni “politicamente corretto”, ogni ulteriore analisi, il tedioso e sterile inseguimento dei fantasmi del potere da esso creati ad hoc; abdicheremo da ogni linguaggio culturalmente temperato per riappropriarci finalmente dell’ immediatezza, della schiettezza, e dove occorra anche della necessaria, sapiente volgarità plebea.

Perchè, parafrasando Pasolini, è proprio il potere che ci detta anche lo stesso modo di esprimerci, di opporci ad esso e di “indignarci”: qui si vuole pertanto tornare a “incazzarsi di brutto”, cominciando proprio con una riappropriazione di termini e concetti, e di un’ efficacia e coloritura di immagini da opporre agli scialbi, vuoti, frustranti neologismi e ossimori orwelliani dettati da questo spersonalizzante potere, da questa indistinta nebbia culturale politically correct, e ormai adottati dall’ intero etablishment intellettuale e scimmiottati stupidamente anche dall’ ultimo dei blogger, inconsapevole di come proprio in questo modo stia perdendo ogni sua più genuina identità, per finire miserevolmente col “conformarsi” a quello che il potere stesso vuole, per esprimersi con le sue medesime parole, i suoi concetti, le sue emozioni, i suoi modi. Che di certo non potranno dargli il benchè minimo fastidio, anzi …
Che coglioni siete diventati, parbleu !
Per questo torneremo innanzitutto a dire pane al pane, vino al vino, e merda alla merda; useremo culi e mona per spedirvici senza mezzi termini ogni comportamento dubbio; useremo “cazzo” al posto di “cribbio”, e “vaffanculo” al posto di “mi permetto di dissentire”. Torneremo ad essere svergognatamente provocanti, splendidamente selvaggi e del tutto incoercibili come la perfetta soubrette del filmato.

E’ ora infatti di cominciare a tirare anche qualche “diretto” ben piazzato allo stomaco.
Perchè non può esistere, nell’ immaginario ancor prima che nel reale, un’ opposizione che “chiede permesso”, un pugno tirato senza far male, o un forcone che trapassi le budella “gentilmente”.  E’ tempo di capirlo, come è tempo di capire che, in questo sistema di controllo soft dell’ intera emozionalità che viene in vario modo incanalata, solo “persone” che accettino di uscire dalle dinamiche di “massa” recuperando nel bene e nel male le loro UNIVOCHE specificità, potranno invertire una tendenza che pretende di annegarci in un uniformante mare di merda chiamandola cioccolata.

E questo si fa proprio a partire dall’ “Immaginario” personale prima ancora che da qualsiasi associatività (peraltro oggi del tutto inesistente): la rivolta va immaginata e conquistata in ogni piccola azione quotidiana, non fantasticata attraverso terzi, nè delegata a paladini mediatici che hanno proprio il preciso scopo di impedirla e incanalarla.
QUESTO è il primo, indispensabile punto da capire: nel romanzo di Kundera “L’ insostenibile leggerezza dell’ essere” c’ era un personaggio, di cui ora non ricordo il nome, che individuando nel suo personalissimo immaginario le automobili quali causa prima dell’ odiato “progresso”, usciva di notte armato di un coltellaccio per tagliar loro le gomme … perpetrando il suo gesto con una logica “asincrona”, in modo da farlo sembrare il gesto di un pazzo … un personalissimo modo di opporsi, uno strampalato quanto disperato e poetico tentativo di riappropriarsi dell’ anima e della dignità umana, un perfetto quanto banale esempio di autentico “comportamento anti-sistema self made man”, insomma.
Un’ azione strampalata e forse oggettivamente inutile, ma che “serve innanzitutto a lui”, sia per opporsi simbolicamente a quella che oggi da semplice “LEGGEREZZA” si è ulteriormente evoluta in una insostenibile “ASSENZA” dell’ essere, sia per dominare magicamente l’ avversario proprio come faceva il primitivo dipingendo il bisonte nella caverna … E questo è il vero punto cruciale da raggiungere per ognuno di noi, ossia il “personale dominio mentale e psicologico” sul nemico da sconfiggere. Il resto verrebbe da sè.

E non riuscirete forse con piccole ribellioni personali a cambiare il mondo, non riuscirete a fermare ogni oscura trama del potere, non riuscirete a fermare concretamente la macchina della globalizzazione, ma combatterete efficacemente il disegno di livellamento mentale, intellettuale ed emozionale indotto in modo continuo e sottostante contro di voi: potranno globalizzare i territori, la politica, i loro sporchi traffici del cazzo, ma non potranno globalizzarvi l’ anima se non glielo permetterete.

… E se questo non è amore, dimmi tu, cos’ è ? … Scupiti-ciattah !

 

 

 

 

 

 

 

Mondart

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