Israele attaccherà l’Iran?

Un recente articolo su Yedioth Ahronot (uno dei tre più importanti quotidiani israeliani, insieme a Haaretz e Maariv) ha scatenato il putiferio in Israele, poichè rivelava che Netaniahu e BaraK stessero segretamente programmando di attaccare militarmente l’Iran senza preavvisare nessuno, nemmeno il proprio parlamento.[1] (Attualmente Netaniahu è primo ministro, Ehud Barak è il ministro della difesa).

Come è noto, la ”voglia di guerra” contro l’Iran risale ad oltre dieci anni fa, e fa parte del piano complessivo di “stabilizzazione” del Medio Oriente sognato dalla nuova alleanza fra sionisti e neocons, nata con la presidenza Bush e “lanciata” ufficialmente nel mondo grazie all’11 settembre.

Attualmente l’ipotesi di un attacco unilaterale, da parte di Israele, sembra molto azzardata, e ci sono molti analisti di calibro internazionale che sostengono che la cosa sia semplicemente impossibile.

Michel Chossudosky, titolare di Global Research, ha detto che “la struttura militare della NATO prevede che Israele debba necessariamente ottenere l’autorizzazione …

… da parte degli Stati Uniti, prima di lanciare un attacco militare verso l’Iran”.

Della stessa opinione è Uri Avneri, lo scrittore pacifista isaeliano, nemico storico del sionismo fin dai tempi di Ben Gurion: “I sionisti fanno tanto rumore, ma Israele sa bene di non poter agire militarmente senza l’approvazione degli Stati Uniti e delle altre nazioni occidentali. Inoltre, se Israele attaccasse un qualunque paese islamico, riuscirebbe a riunire di colpo sciiti e sunniti di tutti i paesi arabi, e rischierebbe seriamente di venire distrutto in poco tempo.”

Paradossalmente, persino l’ex-direttore dell’intelligence dell’esercito israeliano, Shlomo Gazit [2], ha detto che “un attacco ai reattori nucleari iraniani porterebbe alla distruzione di Israele. Lo scopo che vorremmo ottenere con quell’attacco, e cioè la neutralizzazione del programma nucleare iraniano, darebbe proprio il risultato opposto”.

Ma c’è anche un rovescio della medaglia, che rende la situazione tutt’altro che tranquillizzante.

Come molti ricorderanno, di recente Wesley Clark ha raccontato che fin dal 2003 esisteva un progetto segreto del Pentagono per “fare fuori 7 paesi in 5 anni: Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Iran”. Iraq e Libia sono già caduti, e come tutti sappiamo la Siria è attualmente sull’orlo del precipizio. Ma, come spiega Webster Tarpley, “se l’alleanza occidentale riuscisse a rovesciare il governo di Assad si verrebbe a creare una situazione estremamente pericolosa, perchè l’Iran si troverebbe di colpo isolato e accerchiato da forze potenzialmente ostili. La Siria inoltre fa da collegamento territoriale fra l’Iran e gli Hezbollah in Libano, e questi si troverebbero a loro volta isolati, e probabilmente costretti a scatenare una offensiva militare contro Tel Aviv pur di sopravvivere. A sua volta Hamas non perderebbe l’occasione per lanciare i propri razzi in territorio israeliano, mettendo in gravi difficoltà il governo di Netaniahu”.

Ecco perchè i falchi israeliani potrebbero preferire la classica “azione a sorpresa” contro l’Iran, che aggirasse questa sequenza quasi obbligatoria di eventi, e mettesse il mondo di fronte al fatto compiuto.

Fra l’altro, sappiamo bene che gli Stati Uniti non possono appoggiare apertamente un attacco militare all’Iran, ma non sarebbero certo dispiaciuti di vederlo avvenire “contro la propria volontà”. Come ha detto Seymour Hersh, Obama sta praticamente seguendo la stessa linea imperialista dell’amministrazione Bush, e sembra particolarmente debole di fronte allo strapotere di Netaniahu.

Di fatto, Obama avrebbe potuto fare una dichiarazione ufficiale contro un eventuale attacco israeliano all’Iran, ma la cosa non è mai avvenuta.

Gli unici che potrebbero salvare la situazione sono gli stessi cittadini israeliani, che dovrebbero prendere il coraggio a due mani e liberarsi una volta per tutte dei sionisti che ormai da troppi anni mettono a repentaglio la loro sicurezza. Ma questo non è facile da capire, quando sei costantemente bersagliato da una propaganda a senso unico, che fa leva proprio sulla paura atavica del popolo ebraico per impedire che si liberi dalle catene che lo stesso sionismo gli ha imposto.

Massimo Mazzucco

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