La guerra umanitaria della NED e la FIDH in Siria.

La NED (National Endowment for Democracy) è un’organizzazione che si presenta come un’ONG ufficialmente dedicata alla “crescita e il rafforzamento delle istituzioni democratiche in tutto il mondo”. Ma in realtà riceve il 95% dei fondi dal Congresso degli Stati Uniti. Creata dall’amministrazione Reagan nel 1982.
La natura della NED ha portato molti intellettuali contemporanei e ricercatori a descriverla come un organismo che permette ai servizi segreti degli USA abbattere i regimi che non piacciono al Dipartimento di Stato.
Questa descrizione fu sostenuta dalla testimonianza di Oliviet Guilmain, ricercatore del CECE (Cento per lo studio comparativo delle elezioni) durante una sessione informativa nel Senato francese sui finanziamenti del processo elettorale. Si sa che la NED appoggia finanziariamente i partiti dell’opposizione in numerosi paesi e offre aiuto speciale a esiliati e oppositori dei regimi segnalati dal Dipartimento di Stato USA.
In Siria, la principale organizzazione della NED è il Centro degli Studi dei Diritti Umani di Damasco.

E’ anche socia della Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), che ha ricevuto 140.000 dollari dopo la riunione a dicembre del 2009 tra Carl Gershman e organizzazioni francesi per i diritti umani. Il contatto francese della NED  è stato Francois Zimeray, ambasciatore per i Diritti Umani dell’ex primo ministro degli Esteri Bernard Kouchner. In tale riunione erano presenti: il Comitato Cattolico contro la Fame e per lo Sviluppo (CCFD), la sezione africana dell’AEDH (insieme ai Diritti Umani), Reporter senza Frontiere, SOS Razzismo e la FIDH.

La FIDH è quindi un socio ufficiale della NED, come si dimostra anche per il suo appoggio ai discorsi formulati dall’ex segretario generale della Lega Araba per i Diritti Umani– legata a sua volta alla FIDH- contro il governo di Muammar Gheddafi. Queste dichiarazioni, appoggiate anche dall’ONG “Un Watch”, furono il detonante dei procedimenti diplomatici contro la Jamahiriya Arabe Libica.

 

 

In Siria, il Dr Radwan Ziadeh è il direttore del Centro degli Studi dei Diritti Umani di Damasco. La sua imponente biografia lascia ben chiaro il suo compromesso a favore della politica estera degli USA in Medio Oriente. E’, quindi, un membro dell’Associazione degli Studi sul Medio Oriente (MESA) e direttore del Centro Siriano degli Studi Politici e Strategici a Washington. Fu presente insieme a Aly Abuzakuuk- uno dei rappresentanti della NED in Libia- nella Tavola Rotonda dei Premi alla Democrazia, dati dalla NED a “attivisti per i diritti umani”.

D’altra parte c’è una grande similitudine tra il processo della guerra umanitaria in Libia e quello che si sta preparando in Siria. Ad esempio, “Un Watch”, organizzazione che coordina le operazioni della NED e della FIDH a Ginevra, ha già lanciato varie petizioni contro il regime di Bachar Al-Assad. Queste petizioni contro la Siria si basano sulle stesse accuse di massacro come quelle presentate dall’ex segretario della Lega Dei Diritti Umani della Libia, Sliman Bouchuiguir, nel Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU contro la Libia.

Per questo è urgente denunciare questi procedimenti, tanto quanto più la recente storia ci mostra queste accuse non si sono verificate nel caso della Libia perché non fondate su prove solide, contrariamente alle affermazioni della Corte Penale Internazionale.

 

Fonte: dmodusoperandi

Traduzione: FreeYourMind!

 

Menzogne e Verità sulla Siria

Formatosi a Parigi sotto l’egida della Francia, il Consiglio nazionale siriano intende rovesciare il regime del presidente Bashar al-Assad. E’ presieduto da Burhan Ghalioun, professore di sociologia presso l’Università della Sorbona (qui con Alain Juppé, 23 novembre 2011).

Nel 1999, durante la guerra del Kosovo, il Réseau Voltaire s’indignò per il fatto che la Francia potesse entrare in guerra a fianco della NATO, senza un voto dell’Assemblea Nazionale, con la complicità passiva dei presidenti dei gruppi parlamentari. Abbiamo considerato che il rifiuto del Presidente e del Primo Ministro di tenere una discussione vera, auspicasse l’opacità con cui questa guerra sarebbe stata condotta. Così abbiamo preso l’iniziativa di pubblicare un bollettino quotidiano sul conflitto. Essendo i siti web del governo serbo distrutti immediatamente dall’Alleanza Atlantica, non potemmo avere accesso alla versione serba di eventi. Altrimenti, ci abbonammo alle agenzie di stampa della regione (croata, bosniaca, greca, cipriota, turca, ungherese, ecc.). Durante il conflitto, abbiamo presentato quotidianamente una sintesi della conferenza stampa della NATO a Bruxelles, e una sintesi delle testimonianze di giornalisti dei paesi rivieraschi, paesi a volte con pesanti conflitti con la Serbia, ma i cui governi condividevano loro la stessa narrazione degli eventi. A mano a mano che il tempo passava, la versione della NATO e quella dei giornalisti locali si allontanavano, fino a non avere nulla in comune. Alla fine, si avevano due storie radicalmente differenti. Non abbiamo avuto modo di sapere chi stesse mentendo e se una delle due fonti avesse ragione. I nostri ebbero l’impressione di diventare schizofrenici, soprattutto perché i media riferivano solo la versione occidentale della NATO e, quindi, i nostri lettori non poterono confrontare le due versioni parallele che leggevamo. Abbiamo continuato questo esercizio di stile nel corso dei tre mesi di combattimenti. Quando le armi tacquero e colleghi e amici furono in grado di andare lì, videro con stupore che non c’era “propaganda da entrambi i lati.” No, la versione della NATO era completamente falsa, mentre i giornalisti locali avevano del tutto ragione. Nei mesi che seguirono, le relazioni parlamentari in diversi Stati membri dell’Alleanza stabilirono i fatti. Molti libri apparvero sul metodo sviluppato dal consulente per i media di Tony Blair, che ha permesso alla NATO di manipolare tutta la stampa occidentale: lo “story telling“. E’ possibile avvelenare tutti giornalisti occidentali e nascondergli i fatti, se a loro si racconta una storia per bambini, a condizione che non interrompano la narrazione, di caricarle di riferimento che risveglino emozioni distanti e di mantenerne la coerenza. Leggi il resto dell’articolo

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