L’imbroglio delle fonti energetiche rinnovabili di Luigi Longo

*L’energia è un elemento essenziale in tutte le

attività organiche e inorganiche; la storia del-

l’evoluzione della cultura umana rappresenta

perciò anche la storia delle crescenti capacità

umane nel controllo e nella manipolazione del-

l’energia.

Marion K. Hubbert

1.Il problema dell’energia è sempre stato fondamentale nella storia del genere umano sessuato per accendere il motore dello sviluppo attraverso i suoi modi di produzione e riproduzione della vita sociale e individuale storicamente data. Si è passato dalla fase dell’Homo sapiens, in cui venivano usati i convertitori biologici di energia come gli animali e i vegetali, alla fase attuale della società capitalistica in cui vengono usati convertitori inanimati di energia da fonti fossili ( petrolio, carbone, gas naturale, altro) e da fonti rinnovabili ( sole, vento, acqua, altro) passando per la rivoluzione agricola e la rivoluzione industriale: << Se la Rivoluzione Agricola è il processo mediante il quale l’uomo pervenne a controllare e ad aumentare la disponibilità di convertitori biologici ( piante ed animali), la Rivoluzione Industriale può essere considerata come il processo che permise di intraprendere lo sfruttamento su vasta scala di nuove fonti di energia per mezzo di convertitori inanimati >> (1).

Oggi viviamo in una società in cui lo sviluppo è acceso da una energia prodotta da fonti inanimate esauribili e da fonti inanimate inesauribili fino a quando il sole avrà vita ( i lunghi << tempi biologici >> ): nel 2009 il consumo mondiale di energia prodotta da fonti fossili è pari al 80% contro il 20% prodotta da fonti energetiche rinnovabili (FER) ( soprattutto idrica), nucleare e altre fonti (2). << La parte del leone nella fornitura di energia nel mondo spetta alle sorgenti fossili, in particolare agli idrocarburi in virtù della disponibilità di infrastrutture in grado di estrarre, raffinare 1.000 barili al secondo di grezzo e di distribuire convenienti vettori energetici, che hanno reso disponibile l’energia in ogni luogo, in qualunque momento e alla potenza desiderata ( corsivo mio ) >> (3).

Quindi l’energia prodotta da fonti fossili esauribili è un elemento fondamentale dello sviluppo della società capitalistica e diventa indispensabile l’appropriazione e la disponibilità delle risorse energetiche da fonti fossili che non sono sparse in maniera omogenea sulla terra ma sono concentrate in alcune aree [ per esempio, la maggior parte delle riserve di petrolio si trovano in Arabia Saudita, Iran, Iraq, Kuwait;( in una ristretta zona del Medio Oriente chiamata << ellissi strategica >>); la maggior parte delle riserve di gas naturale in Russia, Iran, Qatar; la maggior parte delle riserve di carbone in Stati Uniti, Russia, Cina ] (4). La loro appropriazione segue la logica dello sviluppo ineguale e del conflitto tra potenze nazionali per l’egemonia mondiale (5).

L’uso dell’energia, sia da fonti rinnovabili sia da fonti esauribili, è determinato storicamente dal modo di produzione e riproduzione della società. Per esempio, l’uso del cavallo come mezzo di mobilità corrispondeva ad un determinato modo di produzione e riproduzione della società e del territorio ( società tradizionale); l’uso della macchina come mezzo di mobilità implica un diverso determinato modo di produzione e riproduzione della società e del territorio (società capitalistica) (6).

Il passaggio da risorse energetiche con fonti esauribili (preponderanti) a quello d’uso di fonti energetiche “inesauribili” (marginali) è subordinato ad una diversa produzione e riproduzione della società e del territorio. Passaggio che avrà i suoi tempi storici e le sue modalità di attuazione. E’ una vera trasformazione sociale che porterebbe ad una diversa configurazione della società ( una rivoluzione dentro o fuori il capitale inteso come rapporto sociale) in generale, e ad una specificità propria delle formazioni economiche e sociali particolari che si conterranno l’egemonia mondiale (7).

Quindi la sostituzione di sorgenti inesauribili di energia inanimata con le sorgenti attualmente insostituibili rappresenta uno fra i principali problemi della società capitalistica generale e particolare ( le varie formazioni sociali) che coinvolge, attraverso il suo legame sociale, l’insieme conflittuale della società ( politica, economica, sociale, culturale) e del suo rapporto con le leggi della natura. Non è la semplice sostituzione di fonti di energia, ma è un passaggio d’epoca, attraverso la fase multipolare e la fase policentrica (8), che coinvolge tutti gli aspetti della società capitalistica ( economici, politici, sociali, istituzionali, culturali, ideologici) in generale e, in particolare, secondo la loro peculiarità storica, territoriale e sociale, le singole formazioni economiche e sociali (nazioni).

Oggi, parlare di sviluppo basato sulle FER è un imbroglio perché:

a) le fonti di energia tradizionali esauribili saranno ancora, per un lungo periodo (9), importanti per accendere in modo appropriato (energia in forma concentrata ed in gran quantità) lo sviluppo che la società capitalistica si è dato in termini politici, economici, sociali, culturali e territoriali;

b) lo sviluppo delle FER( probabilmente energia in forma meno concentrata e un minore consumo ) presuppone una diversa organizzazione produttiva e riproduttiva della società << Ogni “ rivoluzione” ebbe le sue radici nel passato, ma ogni “rivoluzione” creò anche una profonda frattura con quello stesso passato. La prima “rivoluzione” trasformò cacciatori e raccoglitori in pastori e agricoltori; la seconda mutò agricoltori e pastori in operatori di “schiavi meccanici” alimentati da energia inanimata >> (10);

c) la ricerca e la tecnologia non sono ancora mature e lunga è la fase per arrivare all’innovazione reale, cioè alla svolta epocale << Va considerato che, per avere dati certi sui contributi delle energie alternative, occorrerebbero ricerche di enti che impieghino un gran numero di ricercatori. È fuori dalla portata di un singolo (o anche di più singoli), al di fuori da centri di ricerca organizzati e da finanziamenti appositi, riuscire nell’impresa. Ci sono troppi parametri in gioco, e molte intelligenze e competenze occorrerebbero per tali studi. E certamente i tagli brutali alla ricerca approntati dal centrodestra [ e dal centro sinistra, per chi crede, oggi, ancora a queste apparenti divisioni, precisazione mia] ci rendono ultimi nell’ambito dei Paesi che si pretendono avanzati >> (11);

d) la produzione attuale di energia (da FER) ha bisogno di ingenti finanziamenti pubblici per essere competitiva << …gli incentivi italiani dedicati allo sviluppo delle fonti rinnovabili ai fini della generazione elettrica sono tra i più alti del mondo. >>(12);

e) la carenza e l’insufficienza delle infrastrutture di rete per il trasporto e la distribuzione di energia che impediscono la massima valorizzazione degli impianti delle fer << …lo Strategic Energy Technology Plan presentato dalla Commissione Europea nel 2007 comprende, fra le azioni prioritarie per i prossimi 10 anni, lo sviluppo delle reti intelligenti, mentre assume come obiettivo per il 2050 l’elaborazione di strategie per la transizione verso reti energetiche integrate a livello europeo. Attraverso lo sviluppo delle Smart Grids la Comunità definisce un percorso di progressiva migrazione delle reti di trasmissione verso un modello di rete decentrata, che integri quote crescenti di produzione da fonti rinnovabili e la generazione distribuita di energia elettrica >>(13).

L’America

A noi ci hanno insegnato tutto gli americani. Se non c’erano gli americani… a quest’ora

noi eravamo europei, vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri.
Non c’è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi. Gli americani non prendono mai. Dànno… dànno. Non c’è popolo più buono degli  americani.

I tedeschi sono cattivi. E per quello che le guerre gliVengono male! Ma ci provano non stanno mai fermi.Ci hanno il diavolo che li spinge: dai…dai…Intanto dio fa il tifo per gli americani. E secondo me ci influisce, non è mica uno scalmanato qualsiasi, dio.Ci influisce.E il diavolo si incazza. Stupido prende sempre i cavalli cattivi!Già, ma non può tenere per gli americani. Per loro le guerre sono una missione.Non le hanno mai fatte per prendere, macchè, per dare! C’è sempre un premio per chi perde la guerra: Quasi, quasi conviene: “Congratulazioni, lei ha perso ancora!…” E giù camion di caffè! A loro gli basta regalare. Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto: donne, religione, scienza, cultura… Loro, no. Non sono capaci. Uno vince la guerra, conquista l’Europa e trova… non so… una lampada Liberty… che fa? Il saccheggio è ammesso… la fa sua. No! Civilizzano, loro. È una passione… E te ne mettono lì una al quarzo: tutto bianco. E l’Europa, con le sue lucine colorate, i suoi fiumi, le sue tradizioni, i violini, i valzer…E poi luce, e neon, e vita, colori

e poi ponti, autostrade, grattacieli, aerei… Chewingum…Non c’è popolo più stupido degli americani La cultura non li ha mai intaccati. Volutamente. Sì, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura elaborata, vecchia, contorta. Certo, più semplicità, più immediatezza… Loro creano così. Come cagare.Non c’è popolo più creativo degli americani. Ogni anno ti buttano lì un film, bello, bellissimo. Ma guai se manca un po’ di superficialità. Sotto sotto c’è sempre un po’ il western. Anche nei manicomi riescono a metterci gli Indiani. E questa è coerenza. . I buoni sono loro! E ti regalano idee, scatole di sigari,cassette di whisky, navi, libertà, sapone, computer, squali, abiti usati…A me l’America non fa niente bene… Troppa libertà, bisogna che glielo dica al dottore.

A me l’America mi fa venir voglia di un dittatore. Oeh… Sì, un dittatore. Almeno si vede, si riconosce. Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì. Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro. Come sono geniali gli americani! Te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà.

Giorgio Gaber

2.L’Italia da oltre due decenni non ha un piano energetico nazionale, cioè non ha un quadro di riferimento strategico di approvvigionamento e di produzione di energia sia da fonti fossili sia da fonti rinnovabili (14). Ha un “Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili ( direttiva 2009/28/CE)” del 2010, elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico, che riguarda gli aspetti dei consumi finali lordi di energia e gli strumenti per lo sviluppo delle energie rinnovabili [ misure di sostegno: finanziamenti pubblici diretti e indiretti con incentivazioni all’interno del Programma Operativo Interregionale (POIN) Energia 2007/2013 a valere sui fondi strutturali comunitari e del Fondo di Rotazione per Kyoto, procedure amministrative, specifiche tecniche, eccetera ], visti soprattutto in funzione degli obiettivi fissati in sede di Unione Europea da raggiungere nel 2020 che sono a) la copertura del 17% dei consumi finali lordi; b) la copertura dei consumi nel settore dei trasporti pari al 10% (15).

Quindi la disponibilità di una consistente fetta di denaro pubblico per la produzione di energia da FER non ha nulla a che fare con lo sviluppo energetico, con lo sviluppo produttivo e riproduttivo, con l’autonomia energetica, con l’ecologia e con la difesa del territorio del nostro Paese.

Riporto un passo di Giorgio Nebbia ( che non condivido nell’impostazione strutturale ma che avanza con chiarezza delle importanti riflessioni ) nel quale si dice: << Le leggi che hanno consentito la crescita delle fonti energetiche rinnovabili erano motivate dalla buona intenzione di diffondere il solare e l’eolico per motivi ecologici, ma hanno ben presto dato vita ad un ingegnoso sistema di produzione di soldi a mezzo di energia ( corsivo mio).  Gli incentivi, alcuni miliardi di euro ogni anno (16) ( si stimano 170 miliardi di euro nei prossimi venti anni, precisazione mia), sono pagati dai cittadini sia sotto forma di imposte, sia sotto forma di aumento del prezzo dell’elettricità che figura, nelle bollette elettriche, nella voce tariffaria A3 ( il prelievo tariffario obbligatorio presente sulla bolletta di ogni utenza elettrica pesa per il 4% in quelle domestiche e per il 6% in quelle industriali, precisazione mia), per cui ciascuno di noi regala soldi a chi vende, installa e gestisce motori eolici e pannelli fotovoltaici solari, tanto che molti terreni agricoli sono coperti di pannelli solari perché si guadagna di più in questo modo che coltivando carciofi o uva. Che la situazione sia drogata dimostra lo spavento che sta colpendo tutti gli interessati davanti alla prospettiva di una diminuzione degli incentivi che cominciano ad apparire esagerati. Purtroppo si ha l’impressione che le leggi energetiche siano scritte più da gruppi di interessi economici che da una nuova politica nazionale energetica (corsivo mio), coraggiosa e lungimirante diretta ad aumentare l’uso delle fonti rinnovabili senza speculazioni, a far diminuire il costo dell’elettricità per le famiglie e le attività economiche, a far diminuire l’inquinamento e le alterazioni ambientali, a una produzione nazionale di dispositivi solari ed eolici adatti alle caratteristiche del nostro territorio. L’attuale politica che ha portato alle speculazioni finanziarie sulle fonti rinnovabili sta gettando il discredito su tali fonti, di cui avremo invece bisogno sempre di più in futuro, e sta facendo il gioco di chi vuol far credere che l’unica salvezza va cercata nel nucleare, il che non è certo vero. >> (17).

L’autosufficienza energetica complessiva in Italia è molto modesta, il 16.5%. L’83,5% di energia importata (UE-27, circa il 53%) è soprattutto petrolio e gas naturale che raggiungono rispettivamente il 41% e 36%.
Nel 2009, in Italia, la composizione percentuale delle fonti energetiche impiegate per la copertura della domanda è stata determinata con il 77% di produzione da combustibili fossili [ petrolio (41%) e gas naturale (36%) ], il 19,3% da fonti rinnovabili (energia eolica, idroelettrica, solare e geotermica), il 13,3% da fonti solidi e il rimanente 5% di energia elettrica (Rapporto Enea, 2010).

La produzione italiana di energia elettrica nel 2010 da fonti non rinnovabili è stata pari al 63,8% della produzione nazionale totale, con utilizzo di gas pari al 44.9%, di carbone pari al 10,8%, di altri combustibili pari al 7,1% e di idraulica da pompaggio pari all’1%.

Nel 2010 la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è stata invece pari, nel suo complesso, al 22,8% della produzione nazionale, ma non bisogna dimenticare che in questa percentuale vengono computate anche le quote da combustione rifiuti, annoverate tra le rinnovabili e incentivate dai Cip6, ma a tutti gli effetti da non considerarsi come tali. A tale risultato hanno contribuito per il 15,3% l’energia idroelettrica, per il 2,7% le bioenergie ( biomasse, biogas, bioliquidi), per l’1,5% l’energia geotermica, per il 2,7% l’energia eolica e per lo 0,6% l’energia solare e fotovoltaica.

Il saldo estero per la produzione di energia elettrica è stato invece pari al 13,4%.

In sintesi la produzione netta, espressa sia in valori assoluti, TWh( l’unità di misura pari a mille miliardi di watt), sia in valori percentuali, del bilancio elettrico nazionale per l’anno 2010 è la seguente: da fonti non rinnovabili 210.9 (63,8%); da fonti rinnovabili 75,4 (22,8%); saldo estero 44,2 (13,4%). Mentre i consumi, espressi in TWh e in percentuale, al netto delle perdite di rete (20,6 TWh), sono: agricoli 5,6 (1,8%); industriale 138,4 (44,7%); terziario 96,3 (31%); domestici 69,6 (22,5%).

E’ importante aggiungere ( tralasciando l’ importanza che la mobilità rappresenta nell’organizzazione e nella trasformazione del territorio) che il settore dei trasporti in Italia, come in tutti i paesi sviluppati, riguarda una fetta rilevante dei consumi energetici: << Gli impieghi finali di energia per i trasporti, inclusi quelli delle famiglie che si stima incidano per circa il 40 per cento, rappresentano il 30 per cento del totale e sono cresciuti dal 1990 a un tasso medio annuo dell’1,5 per cento. Per quasi il 90 per cento sono legati al trasporto su strada di persone e merci >> ( Banca d’Italia, Relazione Annuale 2010, pp.125-126).

La soluzione da agrocarburanti ( di prima e seconda generazione) per la sostituzione di fonti fossili ( petrolio) nella mobilità è lontana e poco credibile tant’è che le nuove ricerche suggeriscono che se vogliamo convertire le biomasse in energia, la cosa migliore è trasformarle in elettricità.

L’Italia per quanto riguarda la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nell’Europa-15 è tra i maggiori produttori con le seguenti posizioni: 3° posto per il solare, 4° posto per le bioenergie e quinto posto per l’eolico (18).

Gli impianti installati in Italia hanno una capacità di produzione potenziale di oltre 106 gigawatt (l´unità di misura pari a un miliardo di watt): contro una richiesta che ha toccato il picco storico di 56,8 GW nell´estate 2007 e una potenza media disponibile stimata in 67 GW. Per di più, negli ultimi due anni, la crisi economica ha ridotto ulteriormente la domanda (51,8 GW nel 2009). In altre parole la potenza di cui disponiamo corrisponde al doppio di quella che occorre.

In sintesi siamo un Paese che:

  1. è dipendente dall’estero per l’83,5% di energia da fonti fossili;
  2. non ha un piano energetico nazionale strategico;
  3. ha un piano di azione nazionale per le FER finalizzato alla distribuzione dei finanziamenti pubblici e comunitari a favore di imprese e banche di investimenti soprattutto degli USA (19);
  4. ha un livello limitato di investimenti in ricerca, in conoscenza e in brevetti in generale, e, in particolare, sulle FER;
  5. ha una produzione di energia elettrica potenziale pari ad oltre il doppio di quella occorrente.

E’ un Paese dove i decisori/blocchi di potere della Grande Finanza parassitaria (GF) e della Industria Decotta delle passate ondate della rivoluzione industriale (ID), per dirla con i termini di Gianfranco La Grassa, non hanno una politica energetica autonoma nazionale. Non tutelano le poche imprese internazionali strategiche nel settore dell’approvvigionamento ( e non solo) dell’energia da fonti fossili. Non creano alleanze strategiche con i nostri maggiori fornitori (Russia, Medio Oriente, Africa ), anzi, hanno aggredito, bombardato e distrutto popolazioni e territori della Libia, una delle nazioni da cui importavamo gas naturale e petrolio di ottima qualità (rispettivamente il 13.2% e 23% del fabbisogno nazionale), seguendo le nuove strategie mediterranee degli agenti dominanti USA in funzione anti Russia e Cina <<… entrambe hanno subito una battuta d’arresto e un significativo danno economico…30 000 operai cinesi evacuati dalla Libia, vaste forniture militari e sfruttamento di giacimenti gas/petroliferi annullati alla Russia, ecc…>>(20).

L’egemonia mondiale degli USA ( anche se incomincia ad essere messa in discussione) non passa solo attraverso il controllo e l’appropriazione delle risorse naturali di energia fossile, ma passa attraverso il dominio, hard o soft, del proprio modello di sviluppo e della propria concezione della vita materiale e del mondo che è un continuo ri-modellare, è un continuo ri-creare l’insieme della propria nazione da esportare egemonicamente nelle formazioni economiche e sociali particolari ( le nazioni) che formano la società capitalistica mondiale storicamente data ( chiarirò meglio quanto detto nel prossimo scritto su “l’americanizzazione del territorio italiano”). Gli agenti strategici dominanti americani << Te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole e tutti suonano come vuole la libertà >>.

3. La Puglia si caratterizza come regione nella quale si concentra la produzione di energia per autoconsumo oltre a esportare energia (più dell’80%) verso altre Regioni confinanti: infatti, la Puglia presenta un surplus di produzione di energia elettrica, ossia produce più elettricità (soprattutto mediante combustione di carbone) di quella richiesta dai carichi in essa localizzati (PEAR, 2007).

La regione Puglia è la prima regione d’Italia nel settore fotovoltaico e la seconda nel settore eolico sia in termini di produzione sia in termini di potenza installata ( fonte: GSE, 2010). Nella divisione del lavoro territoriale energetico della Regione si ha che lo sviluppo dell’eolico è prevalente nella Capitanata ( o provincia di Foggia) e lo sviluppo del fotovoltaico è prevalente nel Salento ( province di Lecce, la parte centro meridionale di Brindisi e la parte orientale di Taranto). I settori delle FER da sviluppare strategicamente sono: eolico, solare, biocarburanti, biomasse (agroenergie)(21).

La Regione ha prodotto una serie di strumenti ( linee guida, regolamenti regionali, pianificazione energetica, distretto delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, eccetera) finalizzati allo sviluppo delle FER, nella logica dell’imbroglio innanzi esposto, senza nessuna interconnessione, verifica e coordinamento con gli strumenti della pianificazione territoriale, economica ed ambientale. Ha sacrificato e distrutto il territorio, l’ambiente e il paesaggio per sovrapprodurre energia elettrica senza ricaduta in termini di costruzione completa della filiera FER ( ricerca, investimenti, produzione, occupazione, ecc.). Le tecnologie per le fonti rinnovabili e/o tecnologie efficienti sono in genere prodotti all’estero : i pannelli (l’80% dei componenti sono importati dai paesi asiatici) e le pale eoliche; in Puglia ( e in Italia) queste tecnologie assicurano occupazione soltanto per le opere di installazione e di manutenzione.

In Puglia la sovrapproduzione di energia elettrica, pari a 18.158 GWh differenza tra produzione 34.585,5 GWh e consumo 16.427,5 GWh, non è sufficiente a programmare la chiusura con riconversione delle centrali a carbone di Brindisi ( le più inquinanti d’Italia con 14,8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno ); evidentemente la logica del minimo costo e del massimo profitto (una delle ragioni fondamentali della produzione capitalistica) e il blocco di potere dei rapporti sociali territoriale e nazionale ( politici, economici, istituzionali) hanno la forza di contrastare nei fatti il protocollo di Kyoto e il pacchetto energia e clima (il cosiddetto 20-20-20), che, a mio avviso, si rivelano quali strumenti ideologici negativi degli agenti strategici mondiali del sistema capitalistico. Voglio dire che le cause vanno inquadrate nella logica del capitale, inteso come rapporto sociale, che ha nell’accumulazione infinita a mezzo di produzione di merci la sua ragione di essere ( non è un caso che Karl Marx apre Il Capitale con “La merce” ). La merce energia deve essere prodotta in modo da ridurre i costi e incentivare maggiormente i consumi ( quello che gli economisti chiamano l’effetto rebound) e l’acquisto di altri beni di consumo il cui bilancio ( in termini di impiego di energie fossili) sarà probabilmente ancora più negativo per l’ambiente. Così mi spiego la continuazione della produzione di energia elettrica da parte della centrale Enel di Brindisi Sud-Cerano e della centrale Edipower di Brindisi Nord con il carbone. (22).

Il territorio agricolo si avvia verso una trasformazione della sua produzione con gravi conseguenze economiche e sociali essendo l’agricoltura un settore fondamentale per la maggior parte del territorio pugliese. Un esempio per rendersi conto della gravità della situazione e dell’orientamento nefasto dell’UE sia con la nuova PAC (politica agricola comunitaria) sia con l’obiettivo di coprire i consumi del settore dei trasporti con una produzione di biocarburanti pari al 10%, arriva direttamente dagli agricoltori del tavoliere foggiano e della Lomellina padana.

L’agricoltore del Tavoliere foggiano:<< …la disperazione favorisce il fotovoltaico. Prezzi bassi e costi elevati, speculazione sui prodotti agricoli, pagamenti in ritardo, le associazioni di categoria che invitano a non investire per ridurre alcune produzioni ( per es. il pomodoro), aumento di fertilizzanti, fitofarmaci, diserbi, semi, eccetera portano alla necessità per sopravvivere di dare spazio al fotovoltaico.>> (23).

L’agricoltore della Lomellina padana:<< Faccio l’esempio che ho sotto gli occhi della Lomellina, territorio vocato alla coltivazione del riso. Quest’ultima è una coltura che proprio per il particolare valore assegnato al prodotto riceveva dall’Europa incentivi pari all’incirca a mille euro l’ettaro. Con la nuova Pac il contributo scenderà a duecento euro. Questo significa che molti imprenditori saranno spinti a seminare non più riso ma ad esempio mais per produrre biogas, che a quel punto sarà molto più redditizio. Ecco perché la nuova Pac potrebbe cambiare addirittura il paesaggio di territori come la Lombardia o il Piemonte». (24).

Sintetizza così Carlo Petrini:<< Ecco allora che il sistema degli incentivi, cui si uniscono quelli europei per la produzione di mais, ha fatto sì che convenga costruire impianti grandi e costosi (anche 4 milioni di Euro), che possono essere ammortizzati in pochi anni. Soltanto nel cremonese nel 2007 c´erano 5 impianti autorizzati, oggi sono 130. E lì oggi si stima che il 25% delle terre coltivate sia a mais per biogas. In tutta la Lombardia si prevede che entro il 2013 dovrebbero esserci 500 impianti. Ci sarebbe da riflettere su quante volte un cittadino che versa anche le tasse arrivi a pagare quest´energia “pulita”, ma l´emergenza è di altro tipo: così si minacciano l´ambiente e l´agricoltura stessa. Primo e lapalissiano: si smette di produrre cibo per produrre energia. Secondo: la monocoltura intensiva del mais è deleteria per i terreni perché deve fare largo uso di concimi chimici e consuma tantissima acqua, prelevata da falde acquifere sempre più povere e inquinate >> (25).

La regione Puglia non si chiede concretamente se questa produzione di energia, soprattutto elettrica, conduce a uno sviluppo ecologico e territoriale sostenibile per usare termini retorici che riempiono piani territoriali, piani strategici, studi e ricerche. Non ha delegato nessuna provincia in termini di decisione finale sugli investimenti, ad eccezioni di strumenti tecnici vuoti, non incisivi, come la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e la Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Nè le Province hanno chiesto e posto il problema dell’autodeterminazione territoriale sui progetti e gli investimenti FER visto che producono pianificazione strategica e pianificazione territoriale: strumenti vuoti di relazioni sociali e di rapporti sociali, strumenti vuoti di strategie, strumenti costruiti senza nessuna idea di progetto di territorio, senza nessuna tensione ideologica positiva per raggiungere obiettivi di sviluppo.

En passant, la Provincia è un ente intermedio importante e non va eliminata ma va ripensata e rifondata tenendo conto che << poiché il comune è la base dell’edificio dello Stato, una razionale definizione territoriale del comune consentirà un disegno più ordinato delle province ed una nuova funzionale strutturazione territoriale delle regioni >> (26).

Il paradosso si ha con la provincia di Foggia, la prima provincia d’Italia per potenza e produzione eolica ( fonte: GSE, 2010; Piano Energetico Ambientale della Provincia di Foggia, 2011), che produce e approva il Piano Energetico Ambientale dopo che l’eolico è stata realizzato abbondantemente prendendo letteralmente d’assalto il territorio ( la stessa cosa si sta ripetendo con il fotovoltaico e le biomasse) e la cui linea di fondo della politica energetica è quella che è il libero mercato che stabilisce il livello della produzione e le modalità delle trasformazioni territoriali (Sic).

La Capitanata sta diventando un territorio dell’eolico e del fotovoltaico, FER che distruggono risorse, territorio, paesaggio, ambiente e settori economici importanti come l’agricoltura, senza sviluppo locale e tutela del paesaggio. Ha blocchi di potere dediti solo a sfruttare i residui delle risorse finanziarie nazionali e comunitarie ( così è stato con i finanziamenti del Grande Giubileo 2000, con il Contratto d’Area di Manfredonia ,ed ora con le FER giusto per rimanere alla storia locale recente).

E’ facile ipotizzare che la provincia di Foggia da territorio granaio d’Italia ( che ha/aveva alle spalle una struttura economica e sociale storicamente consolidata ) diventerà territorio eolico d’Italia ( che avrà solo l’amara illusione di uno sviluppo economico e sociale ecosostenibile fondato sulle energie rinnovabili).

La regione Puglia e le sue sei Province ( … la BAT è una provincia da eliminare perché creata su basi di misero potere politico) sono luoghi dove si creano blocchi di potere, a servizio di agenti strategici di imprese internazionali, che, in maniera servile, sfruttano le ingenti risorse finanziarie che ruotano intorno alle FER ( 112 milioni di euro) per l’accrescimento del proprio potere politico ( consensi, occupazione di luoghi istituzionali, gestione di imprese pubbliche locali, di agenzie energetiche , di distretti produttivi energetici), economico (piccole imprese locali ) e sociale ( filiera della produzione di nuove professioni “qualificate”nei vari comparti delle FER che passa attraverso le istituzioni, le università, le imprese sociali no profit di formazione che intrattengono i giovani con lunghi corsi di formazione con la prospettiva illusoria di un futuro occupazionale!).

La conseguenza di quanto detto è la distribuzione a livello territoriale di risorse finanziarie che sono appannaggio di blocchi di potere (già consistenti nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura) che investono al puro scopo di sfruttare le briciole dei finanziamenti pubblici senza ricaduta alcuna sullo sviluppo del territorio e su quello di settori strategici capaci di valorizzare l’economia peculiare del territorio.

Sono risorse finanziarie che vengono distribuite a blocchi di potere locale che rafforzano il sistema egemonico di un blocco di potere nazionale servile ( le costituende gerarchie dei subdominanti di cui parla Gianfranco La Grassa nell’ultimo scritto del 20 novembre 2011 apparso sul blog “Conflitti e strategie”) all’impero USA che considera il territorio italiano strategico per le sue politiche di dominio nel Mediterraneo e nel Medio Oriente ( la guerra in Libia ha chiaramente illuminato il blocco di potere nazionale servile e l’uso del territorio italiano come base di teatri di guerra futuri) in funzione dell’egemonia mondiale.

I blocchi di potere sono succubi delle grandi imprese internazionali, dei fondi di investimento, delle banche di investimenti che investono nel territorio pugliese stravolgendolo e distruggendolo ( altro che identità e peculiarità territoriali da tutelare!) con impianti che non sfruttano la potenza installata per le carenze innanzi dette, ma sfruttano le ingenti risorse finanziarie degli italiani.

Intanto, il Presidente della regione Puglia va in Cina a presentare il distretto produttivo regionale delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica “La nuova Energia” (che non riesce a far decollare in Puglia) e mette a disposizione le competenze ambientali, di recupero e di risanamento ( un progetto pilota per la riqualificazione con tecnologie “verdi” italiane) per le periferie delle città della provincia cinese di Guangdong (facente parte di una delle tre grandi regioni dell’industrializzazione cinese sulla costa meridionale ); quelle competenze che non riesce a sfruttare nella sua regione per risanare, per recuperare non solo spazialmente ( costruzioni, forma, assetti) ma soprattutto socialmente  ( ceti popolari, ceti medi in declino, disoccupati) le sue città, a partire da Taranto (inquinamento da diossina) e Brindisi (inquinamento da polveri, radioattività, CO2). Il Presidente dovrebbe sapere che i cinesi conoscono, al contrario dei russi, molto bene il funzionamento delle istituzioni italiane e i loro meccanismi di potere sulla lunga via della produzione amministrativa, normativa e legislativa.

Cambiare il mondo non basta. Lo facciamo

comunque. E, in larga misura, questo

cambiamento avviene persino senza la nostra

collaborazione.

Nostro compito è anche d’interpretarlo.

E, ciò, precisamente, per cambiare il cambiamento.

Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi.

E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi.

Gunther Anders

4.In Italia, oggi, vogliono far credere che l’energia elettrica prodotta con le FER sia l’energia per lo sviluppo del paese. Ma le FER non sono competitive, in termini di costi, con le energie prodotte da fonti fossili, se non con forti sovvenzioni pubbliche che sono a forte appannaggio degli agenti strategici delle imprese estere e le poche imprese italiane stanno investendo all’estero nella classica ottica liberista di vedere il commercio, anziché la produzione, come cuore pulsante dello sviluppo.

C’è bisogno, invece, di una politica energetica autonoma creando relazioni con i nostri principali fornitori di risorse energetiche da fonti fossili che saranno ancora per un lungo periodo le fonti energetiche del modo di produzione e riproduzione delle società capitalistiche. Occorre quindi uscire dal giogo della potenza mondiale USA: l’ultima miserevole partecipazione alla guerra di aggressione alla Libia insegna questo!. Occorre farlo con decisione e attenzione perché la storia energetica del nostro Paese è sempre stata ostacolata con forme di potere forte ( la morte di Enrico Mattei) e forme di potere morbido ( il blocco della ricerca e la distruzione del patrimonio di esperienza costruito attorno a Felice Ippolito).

Le FER hanno bisogno di forti finanziamenti per la ricerca scientifica, siamo l’ultimo paese cosiddetto sviluppato in termini di investimenti nella ricerca, nella conoscenza e nei brevetti. Bisogna spostare gli ingenti finanziamenti dal commercio alla produzione delle FER intesa come costruzione della filiera che va dalla ricerca applicata alla produzione reale e competitiva nella economia del Paese. Per questa ragione bisogna difendere la nostra autonomia con forme di protezionismo che è una condizione imprescindibile nella ricerca di autonomia così come fanno tutte le nazioni sviluppate e soprattutto le potenze mondiali (USA, Russia, Cina). Protezionismo come forma di autonomia nazionale per le relazioni mondiali, che si realizza con una strategia che passa anche attraverso la formazione di un Piano Energetico Nazionale. Cerchiamo di andare oltre l’attuale maschera del libero scambio: viviamo in una società capitalistica universale e in specifici capitalismi nazionali in lotta perenne per il potere e l’egemonia mondiale non in una fantastica società alternativa di sviluppo eco-sostenibile.

Chi deve farsi carico di un processo-progetto di autonomia nazionale in un paese privato di sovranità politica e geopolitica << Affinché il mondo non continui a cambiare senza di noi. E, alla fine, non si cambi in un mondo senza di noi >>?.

NOTE

*Le citazioni che ho scelto come epigrafe sono tratte da: V. Smil, Storia dell’energia, il Mulino, Bologna, 1994, pag.311; G: Anders, L’uomo è antiquato. Sulla distruzione della vita nell’epoca della terza rivoluzione industriale, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, pag.1; G. Gaber, L’America in “Libertà obbligatoria”, 1976.

  1. C.M. Cipolla, Uomini, tecniche, economie, Feltrinelli, Milano, 1989, pp. 27-28. Sulle diverse fasi della rivoluzione industriale si rimanda a D.S. Landes, Prometeo liberato, Einaudi, Torino, 1978.
  2. Enea, Rapporto energia e ambiente. Analisi e scenari 2009, novembre 2010, in www.enea.it. << Oggi i consumi mondiali vedono al primo posto il petrolio con circa 4200 milioni di tonnellate all’anno, seguito dal carbone con circa 5000 milioni di tonnellate all’anno (ma con un contenuto di energia equivalente a quello di appena 3500 milioni di tonnellate di petrolio), e al terzo posto il gas naturale con circa 3000 miliardi di metri cubi all’anno (con un contenuto di energia equivalente a quello di appena 2500 milioni di tonnellate di petrolio). I bilanci energetici si fanno con una unità di energia che si chiama tep (tonnellate equivalenti di petrolio)… Circa un terzo del petrolio consumato nel mondo va nei trasporti terrestri, aerei, navali; i principali mezzi di trasporto terrestre sono, da decenni, gli autoveicoli azionati da motori a scoppio a ciclo Otto; la rotazione delle ruote è assicurata dall’energia liberata dalla combustione di un carburante liquido, la benzina o il gasolio, entrambi derivati dalla raffinazione del petrolio >> in G. Nebbia, Se un giorno il petrolio scomparisse in “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 15/5/2011.
  3. S. Carrà, Energia e tecnologia in “ Energia” n.1/2001. Si vedano anche le visioni e le raccomandazioni sull’evoluzione della domanda di energia a livello italiano dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IAE), Politiche energetiche dei paesi membri dell’AIE, 2009, in www.iea.org/books e gli scenari a livello mondiale ed europeo sull’evoluzione della domanda di energia dell’Enea, Rapporto energia e ambiente. Analisi e scenari 2009, novembre 2010, in www.enea.it.
  4. Per ulteriori dettagli e statistiche si rimanda a N. Armaroli e V. Balzani, Energia per l’astronave Terra, Zanichelli, Bologna, 2008.
  5. G. La Grassa, Gli strateghi del capitale, Manifestolibri, Roma, 2005; Idem, Oltre l’orizzonte, Besa, Lecce, 2011.
  6. <<Le società tradizionali ( le società basate esclusivamente sullo sfruttamento dell’energia solare) potevano permettersi solo un numero limitato di grandi città perché le elevate densità di potenza energetica rese necessarie dal fabbisogno alimentare e dai consumi di combustibile erano garantite solo dalla raccolta delle risorse di energia organica situate nelle zone immediatamente circostanti gli insediamenti urbani. I consumi alimentari e il fabbisogno di combustibile complessivi di una grande città pre-industriale richiedevano la presenza di un’area di campi e boschi quaranta volte più estesa della superficie del territorio urbano. Inoltre, l’indisponibilità di motori primi efficienti e potenti limitava in modo molto evidente le possibilità di trasporto di alimenti e materie prime nelle città, la distribuzione delle risorse idriche e lo smaltimento dei rifiuti urbani. Nelle società tradizionali, le città dovevano contare sulla concentrazione di flussi di energia diffusa; le società moderne, al contrario, sfruttano la diffusione di energia concentrata ( corsivo mio )…>> in V. Smil, Storia dell’energia, il Mulino, Bologna, 1994, p. 292.
  7. Per analogia, da prendere con cautela, si pensi a ciò che avvenne con la prima fase della rivoluzione scientifica (e della relazione tra scienza e tecnica) durante lo sviluppo industriale della società capitalistica, si veda C. M. Cipolla, Le tre rivoluzioni, il Mulino, Bologna, 1989; Idem, Le macchine del tempo, il Mulino, Bologna, 1996; C. Merchant, La morte della natura, Garzanti, Milano, 1988.
  8. G. La Grassa, Tutto torna ma diverso. Capitalismo o capitalismi, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2009.
  9. Per un’analisi prevalentemente tecnica e neutrale sulle previsioni della produzione e del consumo energetico per grandi aree, si veda G. Zanetti, Energia: proiezioni di domanda e offerta in scenari a elevata complessità in S. Carrà, a cura di, Le fonti di energia, il Mulino, Bologna, 2008.
  10. C.M.Cipolla, Uomini…, op.cit., pag.52.
  11. R. Renzetti, Dal petrolio al nucleare: diversa la fonte, analoga la dipendenza in “Indipendenza” n.24/2008. Per un approfondimento sul misero livello in Italia degli investimenti in ricerca, in conoscenza e in brevetti si rimanda a R. Renzetti, a cura di, Ricerca & sviluppo: dati recenti (2005) sul caso italiano in www.fisicamente.net; per un aggiornamento sull’andamento della ricerca e sviluppo in Italia e nei principali paesi OCSE in www.progetti.airi.it, oltre ovviamente al sito dell’OCSE ( www.oecd.org).
  12. G. Montanino ed altri, Lo sviluppo delle rinnovabili nel settore elettrico verso il traguardo del 2020 in “ Economia delle fonti di energia e dell’ambiente” n.1/2010, pag. 32. Sul peso dell’elevato costo degli incentivi pubblici al fotovoltaico sopportato dagli italiani ( un debito di quasi 90 miliardi, il 5% di tutto il debito pubblico) si legga G. Ragazzi, Ma quelle fonti di energia hanno costi esorbitanti (31/8/2010) e Idem, Le follie del fotovoltaico (6/5/2011) in www.lavoce.info . Sulle difficoltà che incontrano gli USA sullo sviluppo delle FER ( necessità di continui sussidi governativi e impossibilità di avvantaggiarsi di economie di scala) si veda H. W. Parker, Le fonti rinnovabili beneficiano di economie di scala? In “Energia” n.3/2009.
  13. M.R. Vittadini, Come ti gestisco la trasmissione elettrica in “ QualEnergia” nn.  settembre/ottobre e novembre/dicembre 2008. Si veda anche G. Selmi, A.Sileo, L’intelligenza elettrica che trasforma la rete: le smart grid in www.nelMerito.com (16/9/2011); sulla criticità delle rete di trasmissione nazionale si rimanda a Terna, Piano di sviluppo 2011 in www.terna.it . L’International Energy Agency (IEA, Agenzia Internazionale dell’Energia) sostiene che in Italia << Dall’analisi dei vari settori emerge un elemento comune a tutti gli operatori che realizzano infrastrutture energetiche: la difficoltà di far avanzare i progetti dalla fase di pianificazione iniziale alla fase di completamento. Nonostante numerose iniziative prese a livello dell’amministrazione pubblica centrale in questi ultimi anni, rimangono ancora problemi essenziali da risolvere come testimoniano i ritardi nella costruzione di nuove strutture destinate al GNL ( Gas Naturale Liquefatto, precisazione mia) e alla fase di produzione upstream ( la catena produttiva che include: l’esplorazione, la perforazione, l’ingegneria e la produzione e infine la coltivazione dei giacimenti, precisazione mia) di petrolio e gas, di nuove infrastrutture per la trasmissione di energia elettrica e di nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili >> in IEA, Politiche energetiche dei paesi membri dell’AIE, 2009, p.5, in www.iea.org/books .
  14. Tra gli obiettivi di fondo del PEN, oltre alla riduzione della dipendenza dall’estero, ci sono lo sviluppo dell’industria del settore energetico, lo sviluppo dell’occupazione, le possibilità di esportazione, l’orientamento dei consumi, l’efficienza energetica, il risparmio dell’energia, ecc. Persino l’Agenzia Internazione dell’Energia (IAE) raccomanda all’Italia di << Creare una strategia globale di lungo termine per lo sviluppo del settore energetico nazionale…>> in IEA, Politiche…,op.cit., p.6.
  15. Il “Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili ( direttiva 2009/28/CE)” del 2010, elaborato dal Ministero dello Sviluppo Economico, è scaricabile dal sito internet www.governo.it/Governoinforma/dossier .
  16. << Uno studio di AT Kearney per “il Sole24Ore” ( 3 maggio 2011 ) ha stimato il valore del mercato delle rinnovabili in Italia nel 2010 in circa 21 miliardi di euro, di cui 7,2 per elettricità e incentivi… e 13,7 miliardi di investimenti in nuovi impianti. Prevale tra i diversi comparti il fotovoltaico con circa 11,5 miliardi, grazie alla realizzazione di oltre 3.000 MW nel 2010. Seguono l’idroelettrico con 4,5 miliardi, l’eolico con 2,6 ( in calo di circa il 15% rispetto al 2009), le biomasse con 1,8 miliardi e infine il geotermico con 500 milioni >> in Svimez, Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno, il Mulino, Bologna, 2011, pag.726.
  17. G. Nebbia, Una situazione drogata in “ La Gazzetta del Mezzogiorno” del 21/1/2011.
  18. Per il bilancio elettrico nazionale si rimanda a GSE ( Gestore Servizio Elettrico), Rapporto statistico 2010. Impianti a fonti rinnovabili, in www.gse.it . La produzione di energia elettrica può essere ottenuta da numerose fonti energetiche. Attualmente, a livello mondiale, rimangono ancora i carburanti fossili con il 64% (40% carbone, 17% gas, 7% petrolio) la principale fonte di produzione di energia elettrica. Seguono le rinnovabili con circa il 18,5%, di cui il 17% è rappresentato dall’energia idrica e solo l’1,5% dalle altre (eolico 1,3%, fotovoltaico 0,1%). La restante parte è coperta per il 14% dal nucleare e per circa 3,5% da altre fonti. Per quanto riguarda l’Europa, il peso dei combustibili fossili scende al 55% (30% carbone, 21% gas, 4% petrolio), mentre quello del nucleare sale al 30% e quello delle rinnovabili si ferma intorno al 13%, di cui il 9% è costituito dall’energia idrica e il 4% circa dalle altre rinnovabili (4% eolico e 0,1% fotovoltaico). Il restante 2% è prodotto con altre fonti (dati Terna, WEO, Enerdata dai rispettivi siti internet: www.terna.it, www.iea.org , www.enerdata.net .).
  19. Nell’ultimo rapporto della Bank of America Merryl Linch si prevedono entro il 2030 investimenti pari a 20 mila miliardi di dollari nel settore delle FER. Sulle società di venture capital come strumento importante per promuovere lo sviluppo delle FER ( strumento usato maggiormente dagli USA), soprattutto nei tre settori che sembrano destinati ad una crescita marcata: solare ( fotovoltaico e termico), eolico e biomasse, e sulle tendenze in atto in materia di finanziamento delle FER a livello mondiale, europeo e italiano si veda Enea, Finanza, venture capital e tendenze globali dell’investimento in energia sostenibile: quali sviluppi per l’Italia?, dossier, 2008, in www.old.enea.it/produzione_scientifica/dossier/D015_Finanza.
  20. << Tutto sembra sia stato scatenato dall’accordo tra ENI, governo italiano e libico: l’Eni accettava di vedersi ridurre le percentuali di pagamento del petrolio e gas estratti, percentuali che scendevano al 12,5 % invece delle precedenti 30-40%; in cambio l’Italia avrebbe avuto congrui appalti per infrastrutture. Questo accordo suscitò la violenta reazione delle compagnie petrolifere francesi (Total), inglesi (BP) e americane (Chevron, Exxon) che temevano veder applicato anche a loro la riduzione al 12.5 % sui barili estratti. Vedremo i nuovi accordi col governo fantoccio. Gli appalti per la costruzione di infrastrutture e per lo sfruttamento di nuovi giacimenti erano stati affidati dal governo libico di Gheddafi a italiani russi cinesi (in piccola parte anche ai tedeschi), tagliando fuori le potenze atlantiche: già ora il governo del CNT li sta consegnando alla Francia, che ha già presentato il conto, e che sta avocando a se la ricostruzione delle infrastrutture e le forniture militari (precedentemente russe e italiane). Per le ingenti risorse idriche sotto il Sahara che il Governo libico di Gheddafi aveva fatto incanalare nella più grande infrastruttura idrica mai costruita dall’uomo, ancora la Francia sta manifestando interesse. >> in L. Ambrosi, 10 osservazioni geopolitiche sull’occupazione della Libia, 2011, in www.comedonchisciotte.org ; si veda anche G. Gaiani, Parigi presenta il conto a Tripoli. Pressioni sulla Libia dopo il forte calo delle commesse militari in “Il Sole 24 ore” del 20 ottobre 2011.
  21. Si veda Agenzia Regionale per la Tecnologia e l’Innovazione (ARTI), L’innovazione nelle energie rinnovabili: possibili progetti prioritari per la Puglia, quaderno n.14/2008 in www.arti.puglia.it; Idem, Le energie rinnovabili in Puglia. Strategie, competenze, progetti, quaderno n.5/2008 in www.arti.puglia.it.
  22. 22.                       L’<< effetto rebound >> in energia si ha quando si riduce l’impiego di energia di un servizio, il suo costo si abbassa; quindi, il risparmio realizzato permette un consumo maggiore dello stesso servizio in C. Gossart, Quando le tecnologie “verdi” in << Le Monde Diplomatique >> del 20 luglio 2010 ( versione italiana).
  23. Lettera di un agricoltore in “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 19/4/2011.
  24. C. Del Frate, La riforma degli aiuti? Cambierà il paesaggio nelle nostre campagne, intervista a Federico Radice Fossati in “Corriere della Sera” del 14 ottobre 2011.
  25. C. Petrini, Il boom delle energie rinnovabili spinge molti agricoltori a cambiare mestiere. E i campi diventano centrali per fotovoltaico e biogas in “La Repubblica” del 28 luglio 2011. Sulle nefaste conseguenze degli agro combustibili sull’alimentazione, sulle risorse e sull’ambiente a livello mondiale si veda  M. Grunwald, I sette falsi miti sulle energie rinnovabili in “il Sole 24 ore” del 6 settembre 2009; F. Houtart, Lo scandalo degli agrocombustibili nei paesi del Sud, 2009, in www.puntorosso.it.; Idem,Agroenergia. Soluzione per il clima o uscita per il capitale dalla crisi ?, Edizioni Punto Rosso, Milano, 2009; E.Holtz-Gimenez, I cinque miti della transizione verso gli agro carburanti in “Le Monde Diplomatique, giugno 2007 ( versione italiana).
  26. L. Gambi, L’irrazionale continuità del disegno geografico delle unità politico-amministrative in L. Gambi, F. Merloni, a cura di, Amministrazioni pubbliche e territorio in Italia, il Mulino, Bologna, 1995.

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