E’ nato il governo Vichy

          – Marco Cedolin –

 

Sta insediandosi proprio in queste ore il nuovo governo di occupazione, presieduto da Mario Monti, novello Presidente del Consiglio con delega al ministero dell’Economia e composto da 16 ministri, rigorosamente tecnici.

Tutti, Monti compreso, mai eletti dagli italiani e deputati a portare avanti un programma di governo imposto nei dettagli dalla BCE e mai sottoposto al vaglio degli elettori, che a suo tempo votarono i programmi di Berlusconi e Veltroni, di natura profondamente diversa, se non antitetica, rispetto a quello che verrà realizzato nei prossimi mesi.
Dovrebbe essere chiaro a tutti che non si tratta di un ribaltone, bensì di un’azione estremamente più grave, consistente nell’esautorare completamente il popolo dal diritto di scegliere chi lo governerà e sulla base di quale programma espliciterà il proprio mandato.
In tutta evidenza chiaro non lo è dal momento che i cittadini e le cosidette parti sociali, anzichè trovarsi in strada con il forcone, sono comodamente seduti a guardare la TV o impegnati a tentare di conquistare la benevolenza del nuovo padrone, ragione per cui ci sembra giusto constatare la morte cerebrale intervenuta per asfissia del mito della democrazia.
La lista dei ministri scelti da Monti, che in queste ore sta tenendo banco su giornali e TV, risulta molto oculata e dimostra chiaramente come ci si trovi davanti ad un progetto costruito nel tempo con cura certosina e non certo ad una squadra improvvisata dal professore nel corso dell’ultimo paio di giorni….

Le personalità ed i curriculum sono estremamente rilevanti, così come scientificamente studiata appare la collocazione dei singoli nei vari ministeri.
Ministro della Difesa, nella persona di Giampaolo di Paola, sarà un soldato (ammiraglio) di lungo corso, uomo di spicco della Nato e organizzatore di quasi tutte le missioni di guerra italiane all’estero.
Ministro degli Esteri, nella persona di Giulio Terzi, già ambasciatore a Israele e Washington, sarà un uomo molto vicino all’aministrazione USA, ma anche con lunghe esperienze in seno alla Nato e all’ONU.
Ministro della Giustizia, nella persona di Paola Severino, specializzata nella difesa di personaggi illustri, anche qualora indifendibili, come ad esempio Romano Prodi, Caltagirone e Geronzi, nonché molto vicina agli ambienti dell’università Luiss, sarà un avvocato di grande peso, certo gradito a chiunque perori la “giustiza del portafoglio”.
Ministro dell’istruzione, nella persona di Francesco Profumo, sarà un ingegnere molto vicino al PD, ad Unicredit, a Pirelli e al sole 24 Ore.
Ministro degli Interni, nella persona di Anna Maria Cancellieri, sarà un prefetto in pensione che ha vissuto una lunga carriera da commissario straordinario fra l’emilia e la Lombardia.
Ministro dello Sviluppo e delle Infrastrutture, nella persona di Corrado Passera, sarà un banchiere fino a ieri ad di Intesa, da sempre vicino a De Benedetti e al gruppo Repubblica.
Ministro per gli Affari Europei, nella persona di Enzo Moavero Milanesi, sarà un giudice già in squadra con Monti presso la UE, ai tempi consigliere dei poco rimpianti governi Amato e Ciampi negli anni 90.
Ministro del Welfare, nella persona di Elsa Fornero, sarà un’economista specializzata nella “riforma” delle pensioni, con carriera in Intesa SanPaolo, già editorialista del sole 24 Ore e moglie di Mario Deaglio, economista ed editorialista della Stampa.
Ministro della Coesione territoriale (che roba è?) nella persona di Fabrizio Barca, sarà un economista che ha saputo spendersi fra il MIT, la Stanford University e la Bocconi.
Ministro della Salute, nella persona di Renato Balduzzi, sarà un giurista esperto in sanità che già lavorò per Rosy Bindi e con il governo Prodi.
Ministro della Cooperazione internazionale, nella persona di Andrea Riccardi, sarà uno storico già fondatore della comunità di Sant’Egidio.
Ministro alle politiche Agricole e forestali, nella persona di Mario Catania, uomo da sempre impegnato a Bruxelles, con carriera inossidabile in grado di sopravvivere eternamente all’alternanza fra Prodi e Berlusconi.
Ministro del Turismo e dello sport, nella persona di Piero Gnudi, sarà un commercialista consigliere di amministrazione di Unicredit e membro dell’Aspen Institute, ex presidente di Enel ed ad di IRI, di RAI holding e di Astaldi.
Ministro dell’Ambiente, nella persona di Corrado Clini, sarà un medico del lavoro, sostenitore del protoccollo di Kyoto e della crescita verde, frequentatore di Harvard e membro dell’Agenzia europea dell’ambiente.
Ministro per i Beni culturali, nella persona di Lorenzo Ornaghi, sarà l’ex Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, presidente dell’Agenzia per le Onlus.
Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, sarà l’immarcescibile Antonio Catricalà, fino ad oggi (da tempi immemorabili) garante della concorenza e del mercato.
Curriculum senza dubbio inossadibili, competenza nei singoli campi fuori discussione, conflitti d’interesse con banche, multinazionali, nazioni straniere, chiesa e organizzazioni di vario genere, così tanti da travalicare qualsiasi pudore, ecco dunque la squadra “vincente” di Mario Monti.
Una squadra che al di là di qualsiasi considerazione impone una domanda su tutte. Dal momento che il popolo italiano non ha mai delegato questi 17 “eroi” a governarlo, quale autorità (alle spalle di Napolitano) ha dato loro il potere per farlo? E con quale mandato imporranno le proprie decisioni a chi non li ha scelti e fino a ieri magari neppure li conosceva?
Misteri di una democrazia in stato di decomposizione, dove si può amministrare una banca fino al giorno prima e la mattina successiva salire al governo senza essere stati eletti, per ritrovarsi a legiferare in tema di economia, naturalmente con la massima onestà e per il bene del paese, ma quale paese?
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