LA VIE EN ROSE

Premetto che Paolo Barnard è un personaggio che mi è umanamente simpatico. Probabilmente perché mi somiglia parecchio. O almeno, somiglia a me come ero fino a qualche anno fa. Dietro i suoi sbrocchi sempre più veementi, dietro la sua furia impotente di fronte allo sfascio economico, dietro al suo continuo prendere a ceffoni gli allibiti lettori che lo seguono, scorgo una rabbia sincera, il travaso di bile genuino e incontenibile di chi crede di aver compreso (e in parte ha compreso effettivamente) alcuni meccanismi economici che stanno conducendo il nostro continente ad una devastazione senza precedenti, al guinzaglio delle politiche di potenza dell’impero centrale; e non scorge, né riesce a produrre nell’opinione pubblica – nonostante l’impegno e i sacrifici personali – una reazione adeguata alla minaccia incombente.

Preferisco di gran lunga Barnard ai suoi detrattori, benché le analisi economiche di questi ultimi siano spesso più accurate e convincenti delle sue. Le analisi, giuste o sbagliate che siano, non servono a un tubo senza l’energia e l’impegno che nascono dall’indignazione, dalla ribellione morale, dal desiderio di agire. Leonida fermò i persiani alle Termopili partendo da una valutazione completamente sbagliata delle forze in campo. Colombo scoprì il continente americano mentre cercava di raggiungere l’oriente, fondandosi su calcoli pacchianamente erronei della misura della circonferenza terrestre. Tutte le grandi imprese della storia umana sono scaturite dalla risolutezza di individui o gruppi di individui animati dalla determinazione a muoversi ad ogni costo,  prescindendo dalle dotte ed accurate analisi che – razionalmente e fondatamente – consigliavano di restare fermi dove si era. Leggi il resto dell’articolo

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