CON QUELLA FACCIA UN PO’ COSI’…

Nel dramma dell’Italia e del suo lento colare a picco nel mare del debito, mentre tutt’intorno emergono dalle acque le pinne dorsali a triangolo degli squali del FMI, la cosa più angosciante è la sensazione di totale abbandono che ogni passeggero della nave sperimenta quotidianamente.

E’ una sensazione che riguarda ogni ambito della vita politica e sociale. Il comandante si è chiuso nella sua cabina, guarda fisso l’oceano che si avvicina metro dopo metro e non sa cosa diavolo fare. Così trascorre il tempo a cazzeggiare con i primi e secondi ufficiali, a lucidare le lampade argentate, a spolverare la poltrona di comando. Spesso si affaccia all’oblò e saluta sorridendo i branchi di squali che gli mostrano i denti dall’acqua sottostante, convinto che anche quello sia un sorriso. Tutt’intorno i passeggeri si accalcano alle scialuppe, si gettano in acqua tra le fauci dei pescecani, corrono come impazziti su e giù per i ponti, annegano nelle stive e nelle cuccette già invase dall’acqua. I timonieri superstiti suonano il violino. Il capitano prepara quietamente il discorso, ricolmo di pathos e di toccanti richiami alla democrazia e alla fratellanza, che dovrà tenere dinanzi al consesso dei pesci nei minuti che seguiranno. Sembra sicuro di riuscire a convincerli, con la sua abile retorica e la sua sopraffina strategia dialettica, a non divorarlo o perfino ad affidargli un battello con cui raggiungere la terraferma. Leggi il resto dell’articolo

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: