Anche il Papa si è “indignado”

Se io venissi eletto papa, il mio primo problema sarebbe quello di portare avanti l’agenda del Vaticano, da sempre elitaria e restauratrice, cercando nel contempo di apparire come un difensore delle masse oppresse e sfruttate in tutto il mondo.

Quale migliore occasione, quindi, per una “cavalcatina” fuori porta, quando là fuori da cavalcare c’è addirittura un movimento mondiale, che protesta per le ingiustizie subite a causa di un sistema finanziario che ha allargato ormai la forbice del benessere oltre ogni limite di sopportazione?

Se poi fossi particolarmente astuto, non introdurrei concetti nuovi – sempre rischiosi in ogni caso – ma mi adagerei comodamente su frasi e citazioni altrui, in modo da allontanare da me ogni possibile sospetto di manipolazione del messaggio. A quel punto ci infilo dentro le conclusioni a cui voglio arrivare, e il gioco è fatto.

Tanto la gente al meccanismo problema-reazione-soluzione ormai è abituata, per cui nessuno si accorgerà che mancano i passaggi logici fondamentali fra la premessa e le conclusioni.

Sarà un caso, ma sembra proprio questa la strategia adottata da Joseph Ratzinger per introdursi nel dibattito mondiale sulla finanza attualmente in corso.

Il documento pubblicato ieri dal Vaticano si intitola “Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale”, …

… ed è formato dal “Pontificio consiglio della giustizia e della pace”. (Perchè ovviamente è nel nome della giustizia e della pace che ci vengono dati questi “consigli”, non dimentichiamolo).

Sulla “premessa” del documento, ovviamente, c’è poco da dire: il disastro globale è sotto gli occhi di tutti, lo scontento popolare dilaga in ogni paese, e non ci vuole certo un coraggio da leone per riconoscere apertamente la rabbia della gente.

Basterà citare “una tendenza negativa della produzione e del commercio internazionale, con gravi riflessi sull’occupazione, e con effetti che ancora non hanno probabilmente esaurito tutta la loro portata,“ poi ci aggiungi che nei “Paesi ed aree dove mancano ancora i beni più elementari della salute, del cibo, del riparo dalle intemperie, oltre un miliardo di persone sono costrette a sopravvivere con un reddito medio di poco più di un dollaro al giorno,” e a quel punto il tuo ruolo di difensore dell’umanità è stato sdoganato.

E nemmeno sull’analisi delle cause che ci hanno portato alla situazione odierna è necessario sbilanciarsi più di tanto. Basta dire che “alcuni sottolineano anzitutto gli errori insiti nelle politiche economiche e finanziarie; altri insistono sulle debolezze strutturali delle istituzioni politiche, economiche e finanziarie; altri ancora le attribuiscono a cedimenti di natura etica intervenuti a tutti i livelli, nel quadro di un’economia mondiale sempre più dominata dall’utilitarismo e dal materialismo” e sei a posto. E se proprio ci tieni ad apparire “informato”, specifichi che “negli ultimi decenni sono state le banche ad estendere il credito, il quale ha generato moneta, che a sua volta ha sollecitato un’ulteriore espansione del credito. Il sistema economico è stato in tale maniera spinto verso una spirale inflazionistica che inevitabilmente ha trovato un limite nel rischio sostenibile per gli istituti di credito, sottoposti ad un pericolo ulteriore di fallimento, con conseguenze negative per l’intero sistema economico e finanziario.“

Sono cose che ormai trovi anche sul Corrierino dei Piccoli, ma dette dal Papa fanno sempre un certo effetto.

Bene, ora che hai presentato problema e reazione, è giunto il momento di introdurre la soluzione. Ma attenzione – come dicevamo prima – non dirlo subito in prima persona, fallo prima dire dagli altri che è meglio:

“Nella profetica Lettera enciclica Pacem in terris del 1963, [Giovanni XXIII] avvertiva che il mondo si stava avviando verso una sempre maggiore unificazione. Prendeva quindi atto del fatto che, nella comunità umana, era venuta meno la rispondenza fra l’organizzazione politica « su piano mondiale e le esigenze obiettive del bene comune universale ». Per conseguenza auspicava la creazione, un giorno, di «un’Autorità pubblica mondiale ».”

Avete notato la finezza? “Per conseguenza”, ci dice Ratzinger, come se già allora quella fosse l’unica soluzione possibile.

E se per caso la citazione di Roncalli apparisse troppo obsoleta, c’è sempre qualcosa di più recente a cui ricorrere: “La crisi, insegna Benedetto XVI, « ci obbliga a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e a trovare nuove forme di impegno, a puntare sulle esperienze positive e a rigettare quelle negative. La crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità. In questa chiave, fiduciosa piuttosto che rassegnata, conviene affrontare le difficoltà del momento presente ». Gli stessi leader del G20, nella Dichiarazione finale di Pittsburgh del 2009, affermano del resto come « la crisi economica dimostra l’importanza di avviare una nuova era dell’economia globale fondata sulla responsabilità ».

Se lo dicono “gli stessi leader del G20” possiamo sicuramente fidarci. Cioè, gli stessi burattini dei banchieri che ci hanno portato alla rovina ora dovrebbero fornirci la soluzione.

Ma Ratzinger non si preoccupa di queste piccole contraddizioni. Dopo aver spianato la strada alla “ovvietà” della soluzione, vola dritto verso il suo obiettivo: “Un’attenzione specifica andrebbe riservata alla riforma del sistema monetario internazionale e, in particolare, all’impegno per dar vita a qualche forma di controllo monetario globale, peraltro già implicita negli Statuti del Fondo Monetario Internazionale. […] Sullo sfondo si delinea, in prospettiva, l’esigenza di un organismo che svolga le funzioni di una sorta di « Banca centrale mondiale » che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle Banche centrali nazionali.”

Poi magari ti accorgi di aver esagerato, e cerchi di metterci una pezza, dicendo che questa “Autorità, posta al servizio del bene di tutti e di ciascuno, sarà necessariamente super partes, ossia al di sopra di ogni visione parziale e di ogni bene particolare, in vista della realizzazione del bene comune. Le sue decisioni non dovranno essere il risultato del pre-potere dei Paesi più sviluppati sui Paesi più deboli. Dovranno, invece, essere assunte nell’interesse di tutti, non solo a vantaggio di alcuni gruppi, siano essi formati da lobby private o da Governi nazionali.”

Naturalmente Ratzinger non si preoccupa minimamente di spiegarci come sarebbe possibile imporre un organismo di controllo veramente “super partes” a coloro che di fatto controllano il mondo da 80 anni a questa parte. A questo punto fai prima a chiedere ai banchieri di regalare tutto quello che hanno in beneficienza, e magari qualche probabilità di successo ti rimane.

Ma, come dicevamo, i passaggi logici ormai non servono più, il meccanismo problema-reazione-soluzione è ben collaudato, e non saranno certo i giornalisti del Corriere della Sera a farti notare qualche piccola incongruenza.

Resta la soddisfazione, per quei pochi che hanno voglia di approfondire, di accorgersi come anche la migliore propaganda, travestita da umanesimo dozzinale, ti porti comunque a compiere errori minimi, ma significativi: in fondo, l’uomo che si spaccia per grande difensore delle masse, non riesce a resistere alla tentazione di dire che comunque nella “transizione” verso questa autorità mondiale il fardello della fregatura dobbiamo portarlo noi:

“Non va, però, dimenticato che questo passaggio, data la natura ferita degli uomini, non avviene senza angosce e senza sofferenze”.

Caro Ratzinger, la mia natura sta benissimo, e non è affatto ferita. Non ho quindi bisogno nè di angosce nè di sofferenze, ma di soluzioni reali, che di certo non potranno venire dall’Alto, come si augura lei.

Si tolga piuttosto le sue scarpine di Prada, metta delle comode scarpe da ginnastica, e vada a farsi una bella passeggiata dalle parti di Wall Street, se davvero vuole capire che cosa desidera la gente in questo momento.

Massimo Mazzucco

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One Response to Anche il Papa si è “indignado”

  1. Rob says:

    il Papa non veste Prada.
    Negli ultimi due anni circolavano voci secondo le quali le scarpe del Papa fossero state confezionate dalla famosa casa di moda milanese.
    L’anno scorso la rivista Esquire magazine aveva nominato le scarpe di Benedetto XVI come “l’accessorio dell’anno”.
    L’Osservatore Romano ha così deciso di mettere a tacere le voce: “naturalmente questa attribuzione è falsa. La banalità dei tempi moderni non tiene in considerazione che il colore rosso ha un significato religioso” (sacrificio). Insomma, il rosso delle scarpe del Papa non è quello di Prada.
    A rivelare l’identità del realizzatore delle scarpe del Papa ci ha pensato il Corriere della Sera: si tratta di Adriano Stefanelli.
    L’Osservatore Romano – che almeno in questa occasione non detta linee guida nella politica italiana – conclude: “il Papa non veste Prada, veste Cristo. Le preoccupazioni del Papa non sono gli accessori, bensì l’essenziale”.
    Ma sono convinto che, nonostante la nota del Vaticano, questa leggenda continuerà a circolare per molto, come ogni leggenda che si rispetti.. [www.magnaromagna.it]

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