Slogan del potere: “Ci servite indignati sennò finirebbe il mio gioco. Indignatevi dunque!”

Se il potere non facesse il possibile per farti incazzare, per indignarti, per farti arrabbiare, tu non entreresti nel suo gioco e l’”affare” finirebbe. Se il potere non ideasse e promuovesse drammi che alimentano il tuo desiderio di vendetta (crisi, guerre, catastrofi), tu, semplicemente, te ne andresti. Se il potere non ci avesse fatto sentire come necessario il superamento di se stessi per raggiungere la “felicità”, da molto tempo non saremmo più qui.

Ma il potere ha bisogno di averti vicino, dato che se non ti avesse vicino non potrebbe continuare con il suo gioco.

E per tenerti vicino, il potere, prima di tutto, ha bisogno che tu lo odi irrazionalmente, così lo affronti, in modo che tu abbia come unico fine quello di superarlo, in modo che non ti separi mai dal suo fianco; in modo che tu non debba pensare neanche di allontanarti da lui. Per questo ti punge, ti morde, ti graffia, e lui stesso ti fa credere che puoi arrivare a superarlo, che puoi arrivare a prendere il potere, e che in questo modo tutto migliorerà.

Il potere ci fa credere che è un ostacolo per le nostre vite; che non permette che si sviluppino, che solo scontrandoci con lui e superandolo, otterremo la completa pienezza vitale. Ma con questo solo otterremo una cosa: retro- alimentare il gioco del potere.

E’ come pretendere di finirla col calcio giocando a calcio contro il rivale migliore. Anche se vincessimo avremo solo ottenuto una cosa: perfezionare il gioco del calcio, non eliminarlo. Da quel momento, toccherà a noi difendere il nostro “regno” di fronte agli altri, dando così continuità al gioco.

Il potere sa che, per sopravvivere, ha bisogno che tu lo odi, ha bisogno di un’opposizione che lo alimenti, non solo con lo scopo di essergli utile come scusa per esercitare il suo potere ma anche per, usandoti come veicolo, possa, con un’altra maschera, sedersi di nuovo sul trono con più forza di prima, e questo a sua volta, provocherà la nascita di una nuova opposizione il cui scopo sarà quella di rimettere in azione il gioco. E così, una ed un’altra volta ancora,sarà sempre più “perfetto”, come direbbe il buon Herbert Spencer (1) anche se considero che psicopatico sia il termino preciso.

Per tutto questo, la tua indignazione e la tua lotta contro il potere è soltanto una garanzia della sua sopravvivenza, dato che espressa la tua volontà di non porti una vita senza di esso, di non separarti mai da esso.

Per esso , tutto è molto chiaro, forse un giorno sarà chiaro anche per noi.

1)      Herbert Spencer è stato il padre del darwinismo sociale, teoria pseudoscientifica creata, esclusivamente, con lo scopo di giustificare e mascherare il carattere psicopatico del gioco del potere.

Di cosa vi indignate se siete voi a scegliere di non essere liberi?

Perché urlate così? Perché protestate in questo modo? Di cosa vi indignate? Se la vostra decisione è stata e continua ad essere quella di accettare di essere schiavi di un altro; servo di un altro, attenetevi alle conseguenze adesso. Dovreste sapere che quello che vi sta succedendo non è altro che la conseguenza della vostra volontaria decisione di rinunciare alla libertà e optare per la schiavitù. Cosa volete? Continuare ad essere schiavi ma con i grilletto meno premuto? Riconoscetelo, almeno, che non siete disposti a rinunciare alle vostre catene, che solo volete siano più facili da portare.

Questo atteggiamento mi risulta così ridicolo quanto quello di quel gruppo di bestie che protestavano perché al posto di essere portate al macello lungo la solita via che volevano venivano trasportate lungo un’altra.

Voi stessi siete in qualcosa che somiglia molto ad un macello e sembra che, più importante del fatto che vi portino a mutilarvi le estremità, vi importi il modo in cui sarete mutilati. Sembra che la cosa più importante per voi non è uscire dal macello, scappare da esso, ma il modo di starci meglio al suo interno. Ma al macello solo si va per un motivo, quindi, smettete di indignarvi!

Mi ricordate anche quella famiglia di disgraziati invitata da amici a trascorrere le vacanze in una casa in montagna e che si lamentavano tutto il tempo perché la casa era troppo lontana dal mare. Se non ti piace la casa perché ti ostini a rimanerci a ogni costo? Non vedi che la casa è stata creata per coprire i bisogni dei suoi proprietari non i tuoi? Per molto che ti impegni per ristrutturarla, la casa sempre compierà la stessa funzione: farti rimane nella montagna lontano dal mare.

Dovresti sapere che quando accetti volontariamente di rinunciare alla tua libertà, a cambio dell’ipotetica protezione dei muri del castello, stavi anche accettando che i suoi proprietari potessero disporre della tua vita come volevano. Ricordati che, nel contratto che hai firmato, ciò che meno conta è la tua individualità. Con quel contratto hai rinunciato a te stesso. Questo è il vero e unico oggetto di quello che chiami contratto sociale, per quanto variopinto che cerchi di rappresentartelo mentalmente per nascondere la cruda realtà.

Adesso, non devi lamentarti se loro esercitano il diritto che tu hai concesso ma di avergli concesso tu stesso quel diritto, e per non avere il valore sufficiente o l’immaginazione necessaria per pensare altre forme di vita lontano dal castello. La nostra libertà non muore quando qualcuno ce la chiede ma quando noi decidiamo di consegnarla.

Se non ti piace la strada che ti conduce al macello perché ti ostini a continuarla a percorrere? Se non ti piace neanche la casa che altri hanno costruito perché non te ne vai una volta per tutte? Se tanto infelice ti rende quel contratto, cosa aspetti per romperlo?

In qualsiasi caso, anche se riuscissimo a migliorare la decorazione dei muri del carcere nel quale viviamo, o anche aumentare la metratura dello stesso, questo avrebbe come risultato solo una cosa: che la nostra condizione di prigionieri sarebbe ancora meno percepita e quindi meno percepibili le nostre catene e questo non farebbe altro che aumentare la difficoltà di liberarcene, un giorno.

Non è arrivata l’ora di smettere di pensare a come migliorare la nostra vita nella prigione e cominciare a teorizzare sul modo di uscirne? A meno che crediamo (o vogliamo credere) che l’habitat naturale degli esseri umani sia la prigione.

Fonte: Antimperialista

Traduzione: FreeYourMind!

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2 Responses to Slogan del potere: “Ci servite indignati sennò finirebbe il mio gioco. Indignatevi dunque!”

  1. Pingback: Sognare è la sorte dei deboli: attenti ai cialtroni « FreeYourMind!

  2. TUTTO CIO' CHE SI IMMAGINA E' REALE says:

    le “rivoluzioni”, si fanno in modo diverso, non indignandosi, e facendo appuntamenti su social network, che oltretutto sono controllati proprio da chi ci governa, e questo per sapere sempre cosa vogliamo fare o dire contro di loro. che stupidi, stanno facendo il loro gioco e non lo sanno.

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