Fatti e riflessioni

1. Non vi è dubbio che il corpo dei sedicenti giudici ha ormai raggiunto livelli di bassezza e faziosità che superano quelli di “mani pulite”; anche se lo scopo e il servizio che rendono a certi mandanti è assai simile a quello di allora, comunque dello stesso genere. Si continua a dire che la maggioranza dei magistrati è formata da gente per bene, che fa il suo lavoro, ecc. Non ho difficoltà a crederlo. Così come la maggioranza della popolazione di un paese è pure composta da persone che non sono ladri, assassini, delinquenti da trivio, e via dicendo. Ha molti difetti, quelli degli esseri umani in genere, ma non è particolarmente disgustosa. Il problema è che si deve vedere il risultato (il “vettore di composizione delle forze”) dell’azione di un certo agglomerato di individui svolgenti una certa professione o mestiere o lavoro. La funzione che svolge in questo momento il corpo dei “giudici” è vergognosamente sbilanciato in una sola direzione. Solo chi è in perfetta mala fede – quindi più o meno l’intero “popolo detto di sinistra” – riesce a far finta di credere che non vi sia un accanimento spaventoso nel perseguire un individuo, attorno al quale un altro “corpo”, quello dei politicanti, ha impostato ogni lotta chiamata politica mentre da vent’anni è stata solo una lite tra dementi e farabutti di primaria grandezza per essere i più reverenti servi nei confronti degli Usa (o dei Bush o di Clinton-Obama).

Non sto ad elencare gli incredibili sbilanciamenti della magistratura contro un uomo, l’infame ipocrisia con cui ultimamente lo si è fatto passare per soggetto a ricatto per poterlo meglio fregare e trasformarlo da vittima in carnefice. Dopo un infinito numero di intercettazioni sempre uscite dalle procure e date a giornali amici (di una “classe dirigente” composta da parassiti in combutta con potentati stranieri), ci si è inalberati per la sola intercettazione riportata dai giornali di cosiddetta “destra” relativa alla ridicola uscita di un “poveretto”, che credeva di avere ormai in mano una banca (non lui personalmente, per carità). La mascalzonaggine e furfanteria di chi agisce così è lampante; dunque è altrettanto lampante che il “popolo di sinistra”, approvando e sostenendo simili metodi, è un ammasso di meschini individui del tutto ignoranti di politica, dai quali guardarsi perché attentano alla stessa nostra vita, al nostro benessere. Stanno sbriciolando il tessuto sociale per ignobili scopi, per continuare a imperversare quale insieme di ceti dannosi e non solo improduttivi. Dovrebbero essere infine messi in condizione di non più nuocere.

Detto questo, risultano evidenti alcuni fatti che penso inoppugnabili. Innanzitutto, il premier è un “uomo ridicolo” e mostra tutta la sua pochezza (e, secondo la mia opinione, poca intelligenza) perché non è possibile attingere simili livelli di stoltezza nel lasciarsi infilare in situazioni del genere, dopo ormai vent’anni che ribadisce di essere un “perseguitato”. Se lo sa e continua a fornire materiale per barzellette d’osteria, in effetti nessuna persona sensata sosterrà che ha la stoffa per esercitare la funzione di leader politico. Questo è lapalissiano. Altrettanto ovvio è che non controlla gli apparati di sicurezza, i Servizi e quant’altro è necessario per chi eserciti funzioni di governo. Una escort entra nella sua residenza romana e nella sua stanza da letto con apparecchi di registrazione; chi l’ha fatta passare e a chi obbedisce questo qualcuno? Un fotografo lo riprende con teleobiettivo nella sua residenza sarda; se fosse stato munito di un fucile a cannocchiale, lo avrebbe freddato sicuramente. Secondo me si è trattato di un segnale preciso per fargli capire che lo si poteva colpire in qualsiasi momento lo si fosse voluto veramente; e lo si sarebbe voluto se non si fosse “messo agli ordini”.

Si potrebbe continuare (chi ha fotografato la sua residenza ad Arcore per oltre un anno per vedere chi entrava e usciva, ecc.), ma basta. L’uomo non ha la levatura dello statista, ha occupato un ruolo non adatto a lui per un tempo impensabile; bisognerebbe capire come questo è stato possibile. Per comprenderlo bisogna trasferirsi negli Usa, dato che in Italia Confindustria e banchieri (i “poteri forti”) sono puri fantocci (una sorta di “borghesia compradora” fuori tempo); sono, come detto più volte, assimilabili ai “cotonieri” del sud degli Usa nell’800, in combutta con la potenza predominante di allora. Da quando è crollata l’Urss e gli Usa sono rimasti l’unica superpotenza, quest’ultima ha seguito alternativamente due tattiche (o strategie, sono incerto sul termine da usare) per protrarre il suo predominio; tattiche sempre però intrecciate tra loro, mai distinte veramente in modo chiaro e netto. Diciamo un “pendolo” che oscilla a seconda delle diverse contingenze politiche.

Queste due tattiche riguardano principalmente il mondo, va da sé; ma nel mondo ci siamo anche noi, non occupiamo una posizione geografica (ed economica) del tutto marginale. Le due tattiche si sono riversate con particolare virulenza nel nostro paese. Chi guidò “mani pulite” (anche tramite opportuno uso del “pentito” Buscetta) nel far fuori il vecchio regime italiano? L’Amministrazione che prende il nome (nulla più che il nome, ma questo si è costretti ad impiegare per economia del discorso) di Clinton, eletto infatti nel 1992. E quando Berlusconi, tirato per i capelli (tutti si sono scordati le modalità della sua riluttante, all’inizio almeno, entrata in politica), si fece avanti e raccolse l’insperato successo per l’errore di calcolo dei “furboni” golpisti – dimentichi del fatto ovvio che l’elettorato democristiano e socialista mai avrebbe votato per comunisti ritenuti voltagabbana in un attimo, non appena crollato il socialismo (chi poteva sapere, nel “poppolo”, delle manovre ventennali di Berlinguer-Napolitano? Anche qui due nomi solo per indicare “economicamente” processi assai complessi) – ci si ricorda quel che accadde?  Appena compiuto l’affronto, Berlusconi dovette subire l’assedio della magistratura e il famoso “ribaltone” leghista, su cui si sono dette futilità “da cortile”, ma non si sa che cosa veramente si è svolto “dietro”.

La mitologia vuole che un piccolo gruppo di “aspiranti secessionisti”, sfruttando il malcontento del nord-est, si sia espanso rapidamente e abbia di fatto travolto la Prima Repubblica. L’operazione è riuscita solo perché preparata negli Usa dagli ambienti già indicati; e forse fu aiutata pure, in posizione subordinata a questi ultimi, da alcuni settori tedeschi. Ci si è dimenticati di chi, nel dopoguerra e fin quando la Dc non travolse il Fronte Popolare il 18 aprile 1948, alimentò la secessione in Sicilia aiutando il “bandito” Giuliano? Eliminato poi nel 1950, tramite il tradimento del suo luogotenente Pisciotta (a sua volta accoppato con caffè avvelenato quando al processo minacciò di rivelare questi retroscena), perché montatosi la testa e incapace di rientrare nei ranghi del semplice sicario. La Lega, con il ribaltone, ha forse solo pagato il suo debito verso chi aveva aiutato il “piccolo gruppo” a crescere con lo scopo di coadiuvare “mani pulite” nel far fuori Dc-Psi.

Dopo (1999) è venuta l’aggressione alla Jugoslavia, con la finta riluttanza degli Usa ad intervenire, la commedia che si sarebbero infine decisi per le titubanze europee di fronte ad un (mediatico) “genocidio”; quando invece avevano ben preparato da oltre un anno i banditi dell’UCK guidati da quel Thaci, su cui nell’ottobre 2010 una Commissione d’inchiesta europea ha fatto luce, indicandolo come un trafficante non di soli narcotici ma d’organi umani tolti ai serbi, debitamente trucidati proprio allo scopo di alimentare quel traffico. Gli Usa di Clinton – e nuovamente con la “superiore complicità” dei rinnegati del comunismo, del tutto affidabili perché ricattabili in ogni momento, veri scherani degli Usa, costantemente “riabilitati” dal certamente ignobile e meschino centro-destra berlusconiano che li tratta da comunisti (no, sono rinnegati e i rinnegati diventano pura feccia senza alcuna dignità né onore, sono quindi i più ignobili e turpi di tutti!) – intervennero in realtà per dare l’alto là alla penetrazione tedesca verso est, o quanto meno per controllarla e renderla funzionale ai loro interessi; che magari non venisse in testa ai teutonici di ricominciare con l’ostpolitik.

2. Nel 2001, la musica cambia con Bush (sempre un nome). La lotta al terrorismo (islamico) diventa la fissazione, su cui gli Usa trascinano anche gli altri paesi, compresa soprattutto la Russia (ormai di Putin, altra denominazione “economica”) e anche la Cina. Il fronte anti-terrorismo si sfalda soprattutto con la seconda aggressione all’Irak – mai ignorare però che le due tattiche non si separano e contrappongono completamente, pur con la prevalenza dell’una o dell’altra – che non viene interrotta come la prima volta (e anche qui i reali motivi dell’arresto, con Schwarzkopf sconsolato e incredulo per l’ordine di fermarsi alle porte di Bagdad, non furono del tutto comprensibili, malgrado varie giustificazioni). Comunque, nello scorcio di tempo delle due presidenze di Bush jr., si verifica una qualche mossa di politica estera di Berlusconi, che la “sinistra” mai avrebbe potuto ordire perché legata mani e piedi all’altra tattica, cioè all’altro centro strategico statunitense che denominiamo clintoniano (e oggi, ovviamente, obamiano).

In effetti, noi abbiamo rilevato con maggiore chiarezza queste mosse berlusconiane soprattutto a partire dall’incontro in Sardegna nell’estate 2003 (a guerra irachena già finita, ma non finita la guerriglia) con Putin, che tornava, se ricordo bene, da Algeria e Libia. Lascio perdere l’importanza del Southstream (attualmente si insiste che solo ritarderà al 2015, ma intanto l’Eni è passata dal 50% al 20% di partecipazione ad un progetto rilevante per il rifornimento d’Europa, e che quindi poteva attribuire all’Italia un buon potere di contrattazione, oggi perso), la sostituzione di Mincato con Scaroni all’Eni (2005) con esiti, mi sembra, non proprio eccelsi a lungo andare. Resta il fatto che esistevano evidentemente alcuni margini di manovra per l’Italia. Non erano però dovuti alle capacità di Berlusconi, ma ad una certa manica larga dell’Amministrazione Usa, attuante una strategia militare puntata verso il Medio-Oriente, ma assai di più verso il Pakistan-Afghanistan quale zona di controllo situata all’incrocio tra Russia, Cina, India.

Nel 2006 (novembre) Rumsfeld lascia il segretariato di Stato a Gates (già direttore della Cia nel 1991-93), considerato vicino ai repubblicani, ma “indipendente”, quindi uomo di transizione tra una tattica (strategia), quella dei neocon bushiani, e l’altra, che si affermerà più compiutamente con Obama, eletto nell’autunno del 2008. Già nell’estate di quest’anno si verificò, però, il primo serio atto (d’assaggio) della nuova strategia con l’aggressione della Georgia alla Russia, che reagisce bene, dando l’impressione di tenere il campo. Si ricordi che Berlusconi, “amico” di Putin (ma pure di Bush), indica chiaramente nella Georgia l’aggressore, dispiacendo molto ai “nuovi” Usa, già in formazione e che otterranno la sanzione ufficiale con l’elezione del presidente nero. Nessun particolare coraggio del nostro attuale premier, solo un ultimo servigio reso all’altra tattica, che forse non era del tutto d’accordo con la provocazione verso la Russia di Putin.

La nuova tattica si precisa sempre più con lo scontro tra McChrystal e Obama (estate 2010), la sostituzione del primo con un fiduciario del nuovo presidente, Petraeus, che aveva già saggiato tale nuova tattica in Irak, ottenendo la “divisione” netta del fronte islamico e la guerra tra le due fazioni con “destabilizzazione permanente” del paese, consegnato ad un sostanziale caos (con continui episodi di guerra civile, di tipo però religioso), e forte alleggerimento del conflitto per l’esercito americano. La stessa “solfa” si tenta in Afghanistan, con l’appoggio a Karzai (di cui gli anti-obamiani cercarono di invalidare la rielezione) e il tentativo di dividere i talebani (che finora non sembra gran che riuscito, ma è bene aspettare un po’ prima di emettere giudizi definitivi), ecc.

Nel maggio 2011, con la nuova tattica in pieno svolgimento dall’inizio dell’anno, si ha la pantomima dell’assassinio di Bin Laden, che viveva tranquillo da cinque anni vicino ad Islamabad e non era braccato sui monti come “capo del terrorismo islamico” secondo la “sceneggiatura” dell’era bushiana. La commedia – interessa poco se si è veramente ucciso qualcuno o si è inscenata la solita “americanata” (comica la quasi sicuramente finta trasmissione della combriccola mandante dell’omicidio, in ansia davanti alla TV che lo avrebbe trasmesso in diretta) – serve per dimostrare che il terrorismo (quello più cattivo, di Al Qaeda, fin troppo simile alla “Spectre” dei film di James Bond) è nella sostanza vinto, per cui ci si può dedicare ad una più duttile tattica nei confronti dell’islamismo, conquistando alcune sue frange ad una piena collaborazione con gli Stati Uniti.

Subito dopo la “vittoria”, Gates (che aveva già annunciato il ritiro) viene sostituito dal convinto obamiano (e democratico) Panetta, che dalla Cia passa al Segretariato di Stato, sostituito da Petraeus, che dovrebbe così completare la piena occupazione del potere da parte del nuovo Presidente. Resta tuttavia indecisa la funzione del Fbi, che sembra più vicino al Pentagono e ai “vecchi” ambienti tattico-strategici. Si dice, ad esempio, che la faccenda dei documenti Wikileaks sia stata uno “scherzo” dell’Fbi alla Cia, e quindi ad Obama (sempre “un nome”!); ma qui è meglio fermarsi, non avendo riscontri “informativi” tali da esprimere pareri minimamente sicuri. Aggiungo solo che gran parte dei componenti la squadra assassina di Bin Laden è morta in un elicottero abbattuto, si dice, dai talebani (forse qualcuno di questi inizia a collaborare? Lo dico ironicamente, ma non si sa mai con questi film americani dai “terribili effetti speciali”).

Quel che è accaduto dall’inizio del 2011 è ormai ben noto; la nuova tattica (strategia) statunitense – del caos e della liquidità – è in pieno svolgimento. Il terrorismo di Al Qaeda salta qualche volta ancora in evidenza, ma sempre meno; è ormai “indebolito” a causa delle “vittorie” delle bande di “assassini specializzati”, esattamente come prima era forte e pericoloso quando serviva per l’altra tattica. Il fronte islamico è diviso (il solito, ben noto da millenni, divide et impera), Israele è assai meno blandito e vezzeggiato. Soprattutto la mossa in Egitto (dove il “democratico” El Baradei, convinto di essere il leader vincente, pur alzando “alti lai” è pressoché scomparso; al momento, ovviamente, perché questi Usa sono come il “vaso di Pandora”) sembra aver portato acqua al mulino turco, che si è schierato violentemente contro la Siria, è entrato in frizione con Israele, ma anche con l’Iran, per giocarsi il ruolo di principale subpotenza regionale, alleata con i “nuovi” Stati Uniti.

Quanto ai fatti libici, sono di un’ancora più sconvolgente evidenza, oltre a mettere in luce che, quanto a criminalità e menzogna spudorata, l’attuale Amministrazione statunitense non è seconda a nessuno. Bisogna, tuttavia, riconoscerle una certa astuzia e flessibilità nelle operazioni. Utilizza inoltre maggiormente i suoi sicari, offrendo loro qualche “brandello di carne”; si tratta di quelli europei (Francia e Inghilterra in Libia, forse la Germania per portare lo sconquasso in Europa), della Turchia nel sud-est, e via dicendo. La Russia è in difficoltà e mostra debolezza. La Cina è subdola, svolge i suoi giochi, e credo si dedicherà soprattutto ad avvantaggiarsi sui concorrenti Russia e India quale potenza emergente. Il BRIC (o anche BRICS) mi sembra “sfrangiato” (e “sfregiato”) a sufficienza. Se va avanti così, aspettiamoci in pochi anni alcuni tentativi statunitensi di riordino del “giardino di casa” (dove infatti Chavez ha ben capito che cosa può aspettarsi). Comunque, non entriamo adesso in particolari su ciò che è noto, ma ancora in pieno movimento e suscettibile di chissà quanti cambiamenti. Ne riparleremo, seguendo gli avvenimenti “cangianti” come il tempo in primavera. Torniamo invece all’Italia.

3. Gli Stati Uniti sono comunque una nazione. Indubbiamente, avvengono ogni tanto “incresciosi incidenti” del tipo dell’assassinio di Kennedy o del Watergate ai danni di Nixon (per aver seguito le indicazioni strategiche di Kissinger verso Cina e Vietnam, dimostratesi con il tempo piuttosto intelligenti). In genere, tuttavia, le lotte intestine tra fazioni e gruppi di dominanti (con i loro centri strategici e di controllo degli apparati di Stato) non comportano lacerazioni gravi; spesso anzi, come già rilevato, si tratta di oscillazioni del pendolo da una tattica (strategia) all’altra, che talvolta persino si completano vicendevolmente rendendosi complementari. Nella “periferia”, in quelle che possiamo definire asetticamente le aree di influenza “imperiali”, tali lotte possono invece riflettersi con effetti ben più acuti e a volte devastanti. Così accade per l’Italia dal 1992-93, da “mani pulite” in poi.

Non ripeto tutte le tappe del percorso da quegli anni ad oggi poiché ne abbiamo parlato innumerevoli volte in questo blog (e in quello precedente). Ripeto che Berlusconi è stata la risposta “autoimmunitaria” (sbagliata) in un organismo sociale ormai ammalato per l’infezione di quella che si è chiamata “sinistra”. Chiariamo innanzitutto che non è sinistra. Storicamente, quest’ultima è stata sempre formata dalla parte in qualche modo più progressista della “borghesia” (la sua ala riformista) in collaborazione con l’ala “destra” del movimento operaio (o sedicente tale, comunque i partiti con base nei ceti sociali più popolari). L’attuale falsa sinistra italiana è un informe ammasso di gruppi politicanti nati dal rinnegamento generale del comunismo, e da quello più particolare dei settori del partito cattolico e socialista messisi frettolosamente in salvo dall’attacco giudiziario devastante portato per conto degli Usa clintoniani e dei “cotonieri” italiani, quelli da me denominati GFeID (grande finanza e industria decotta, e sempre sussidiata dallo Stato).

La “destra” è un’accozzaglia ancora più confusa e raccogliticcia (in tutta fretta), che ha subito nel tempo processi di decantazione ma senza poter esprimere altro leader che un uomo, lo ripeto, di poco spessore realmente politico (da statista), pompato più dagli avversari – creatori del Mostro, essendo assolutamente incapaci di proporre soluzioni alternative – che dai suoi stessi sostenitori. Tra sinistra e destra reali si sono sviluppate storiche battaglie in merito all’organizzazione politica e sociale (ed economica) nei vari paesi a capitalismo avanzato. Tra sinistra e destra italiane si è svolto invece, dal 1992-93, un confronto privo di qualsiasi definitezza e concretezza – dove, ad es., liberisti e statalisti sono presenti in entrambi gli schieramenti – improntato al più vergognoso scambio di accuse scandalistiche e con il costante uso dell’apparato giudiziario, ormai un cancro nel cancro più complessivo (metastasi) costituito dalla sedicente sinistra.

L’inganno e la menzogna sono stati bipartisan: Berlusconi fascista (figuriamoci un Mussolini che si faceva sputtanare così!), gli altri tutti comunisti con l’appoggio delle “toghe rosse”. Un continuo imbroglio e fraintendimento che è stato incredibilmente assorbito da una popolazione, ormai arrivata al punto più basso della sua storia e che dimostra una incultura politica e un annebbiamento cerebrale totale. Lascio perdere i gruppi politici e intellettuali, del cui abominio questo blog ha trattato spesso. In realtà, comunque, le vicende italiane sono state orientate da quanto avveniva all’estero, in modo del tutto particolare negli Usa, di cui gli organismi dell’Europa sedicente unita sono semplice emanazione. Le nostre alterne vicende riflettono, pur con qualche deformazione e ritardo temporale, quelle delle due “anime” statunitensi (i cui “nomi” sono Bush senior e junior, da una parte, e Clinton e Obama, dall’altra).

L’ultimo atto della cosiddetta “libertà d’azione” berlusconiana (creatasi durante la “lotta al terrorismo”, caratterizzata da una violenta opposizione all’islamismo e da un sostanzialmente pieno appoggio ad Israele) è stato il viaggio, pressoché da solo (un solo accompagnatore), in Russia (mi sembra nell’ottobre del 2009; comunque dell’anno sono sicuro), dove i due “amici” hanno presumibilmente constatato l’impossibilità o di un accordo fra loro o di una effettiva resistenza ad oltranza a quella che probabilmente già sapevano sarebbe stata l’ondata obamiana, scatenatasi poi apertamente quest’anno. Le ragioni non le conosco, così come non sono in grado di conoscere i motivi dell’appoggio di Putin a Medvedev che, all’apparenza, ha creato indebolimento della politica russa (è stato un errore? Oppure una necessità? Momentanea o duratura?). Da quel momento Berlusconi è andato sempre più in ribasso. La statuetta in faccia nel dicembre di quell’anno è stata pressoché sicuramente soltanto casuale. Non casuali gli avvenimenti del 2010: scatenamento ad oltranza dei pedinamenti e intercettazioni, ossessività nell’azione delle Procure, foto in Sardegna come segnale lanciatogli, lo ribadisco, affinché comprendesse a fondo la sua vulnerabilità, ecc.

Del suo salvataggio nel voto del 14 dicembre dell’anno scorso, della sua impossibilità a convocare elezioni anticipate (con sicuro largo successo in quel momento), della sua messa sotto tutela da parte del “Plenipotenziario” di Obama in Italia (vero governatore del paese ridotto a Protettorato), del continuo barcamenarsi con il “teatrino della politica”, tra ritorni e abbandoni, con il progressivo logorio del quadro politico (sedicente tale) dovuto all’impossibilità di sostituirlo subito dato lo stato comatoso dell’accozzaglia di rinnegati chiamata “sinistra”, del crollo rovinoso della politica estera con l’avventura libica, dei sintomi che indicano nuovi tentativi di svendita delle ultime imprese strategiche rimaste, ecc. il blog ha già discusso molto negli ultimi mesi (e ci torneremo comunque ancora e ancora); così come si è detto della fine miseranda, ma prevedibile e da noi prevista da anni, di quello che si voleva radicalismo antimperialista, ancora comunista, ultimo “urlo” della Classe in strenuo combattimento con il Capitale, e altre stronzate varie. Si tratta di miserabili residui del passato divenuti bande di assatanati segugi dei più reazionari ambienti, quelli schierati con Obama, i parassiti e devastatori del nostro paese.

D’altra parte, è solo venuto a maturazione quel processo di totale degenerazione sociale iniziato soprattutto negli anni ’70 del ‘900 con il “compromesso storico”, la “concertazione”, ecc.; processo che ho per sommi capi delineato nel “Panorama storico” (in questo stesso sito e blog, che sarebbe ora di sistemare al fine di rendere disponibili alcuni testi tipo quello appena citato; dato che non si può sempre ripetere tutto). La distorsione della “struttura” sociale prodottasi in quegli anni e protrattasi nel tempo – che gli economicisti vedono solo come gonfiamento del Debito Pubblico, lo spread con i bund tedeschi, la necessità di riequilibrio puramente finanziario (Debito e deficit), che comporterà in realtà svendite di parti decisive del “sistema Italia” e nostra subordinazione sempre più passiva e servile – è esattamente quella che fornisce una certa base di massa (e frange delinquenziali) ai traditori di questo paese, ormai piazzati ai più alti livelli dell’economia e della politica. Da qui si deve ripartire per un’analisi dei mali più decisivi, duraturi, di difficile soluzione.

4. Dobbiamo cercare di non fare catturare troppo la nostra attenzione dalle alterne vicende del premier e delle forze governative, come da quelle dell’opposizione. La questione fondamentale, duri o non duri il governo e/o Berlusconi, è che in questo momento non esistono margini di “libera” manovra italiana, soprattutto sul piano estero. Gli Usa di Obama (con le loro propaggini in Italia che vanno dai “poteri forti” fino a chi siede sul “Colle”, un tipico ex e post-comunista) sono piuttosto flessibili in termini di rapporti con settori islamici (perfino con alcuni considerati vicini ad Al Qaeda), giostrano con una certa abilità (e senza parere, quasi non c’entrassero) tra Israele e Turchia (che oggi fa la voce grossa anche con la UE per far capire quale importante posizione intenderebbe assumere in Medio Oriente); tuttavia, non lasciano margini in Italia. Perfino in progetti specifici, il Southstream, l’Italia (Eni) non entra più a pari capitale con la Russia (Gazprom), perdendo il peso che poteva avere in Europa e che si sarebbe riflesso anche sulla Russia di Putin.

Attualmente l’azienda russa, che pur intelligentemente ha mantenuto il suo 50%, deve trattare con ben tre aziende europee, due delle quali ben controllate dal potere politico nazionale. Mentre quello italiano, nella persona di Berlusconi, vede ridotto e pressoché annullato il suo rilevante ruolo nella fornitura di gas all’Europa. L’indebolimento della forza italiana in sede europea e mondiale avvantaggia i nostri “cotonieri” (Confindustria e grandi banche), i quali si adopereranno per il completamento della svendita dei settori strategici (non semplicemente pubblici, o stolti cultori del pubblico come “interesse generale”, questa favola di tutti gli statalisti, ancora più ideologici dei liberisti della “mano invisibile”) per dividersene le spoglie tra produzione, distribuzione, magari divisione in diverse società con ulteriore indebolimento e conquista (acquisto) da parte di altri paesi europei ed esteri in genere.

Il popolo italiano è all’oscuro di tutte queste mene. Del resto è ormai un popolo a brandelli e, come già detto, caratterizzato da una distorsione “strutturale” prodotta da quello che chiamo cancro con attacco dei principali “linfonodi”. Solo un potere forte, senza più esigenze elettorali, potrebbe dare un colpo decisivo ai ceti sociali inutili e parassitari, base sociale (anche tramite “concertazione”) della GFeID, delle bande industrial-finanziarie antinazionali, interessate solo ai sussidi statali per “fornicare” esclusivamente con lo “straniero”, nella figura degli Usa.

Coloro che fanno ancora finta di difendere i lavoratori (invece solo organizzazioni al servizio dei “cotonieri” italiani e quindi degli Usa di Obama) sono sbiaditi agitatori che coadiuvano il divide et impera: mettono lavoratori dipendenti contro quelli detti autonomi, difendono la pletora di lavoratori pubblici inutili (perché sovrabbondanti) accentuando i problemi finanziari, del Debito Pubblico, ecc. che favoriscono tutte le manovre dei governanti (mascherate da interventi necessitati dall’urgenza) ulteriore fonte di malcontento e di divisioni tra strati e segmenti sociali; favoriscono di fatto i “cotonieri” nelle loro richieste di sussidi, anch’essi fonte di ulteriori squilibri finanziari, nel mentre poi vengono stretti rapporti con il sistema dei predominanti statunitensi e dei loro sicari europei “preferiti”. In ultima analisi, il tutto sfocerà nell’annientamento dei suddetti settori strategici e nella consegna dell’Italia alla cura e al salvataggio del paese da parte degli Usa (e di una UE complice di questi ultimi, così come magari il FMI o altri organismi internazionali controllati dai predominanti). Cosicché avremo di nuovo gli occupanti presi per “salvatori” come avvenne nel 1945, e saremo lo zerbino su cui tutti si puliranno i piedi, noi ringrazianti e con il cappello in mano.

I nostri affossatori interni ci stonano ancora la testa con fascismo e antifascismo, comunismo e anticomunismo, per creare sempre nuove divisioni e impedire a tutti di vedere la realtà. Comunismo e fascismo sono processi storici finiti; e certamente quei residui che ancora si ostinano in nostalgie – siano mascalzoni o solo ingenui non ha rilevanza – sono esiziali perché forniscono argomenti agli imbroglioni e mentitori che giocano alla divisione di settori sociali potenzialmente uniti dallo stesso scatafascio e dal malcontento da questo indotto. Cacciamo questi residui a pedate in culo e diciamo senza mezzi termini: fascismo e comunismo hanno registrato un fallimento storico definitivo. Non è tassativo rinnegare alcunché, non si deve affatto accettare che si tratti solo di fenomeni criminali, è solo necessario avere un po’ di sale in zucca. Vi è però un fenomeno che non è passato, perché storicamente si ripete di tanto in tanto, ora in una zona ora in un’altra. Esistono stati d’eccezione, in cui occorrono mezzi speciali e d’emergenza per governare i processi e renderli funzionali agli interessi della maggioranza della popolazione abitante in una di quelle zone in cui lo stato d’eccezione si è prodotto.

Oggi una di queste zone è l’Italia. Ed è qui che urgerebbe dichiarare lo stato d’emergenza nazionale, che riguarderebbe gli interessi fondamentali di almeno due terzi, anzi tre quarti della popolazione, invece divisa mediante le suddette modalità da chi ci “marcia sopra”. Dobbiamo lasciar da parte discorsi troppo roboanti, che oggi sarebbero solo la foglia di fico dell’inettitudine o dell’aperta mala fede di chi tende a tenerci sotto dominio. Per favore, si bandiscano i paroloni come Patria o Nazione o, ancor peggio, la Classe (il Proletariato, per fortuna, non gode più di “cittadinanza”, almeno mi sembra e spero). Sono il primo, data la mia particolare formazione nel campo delle teorie della società, a ritenere che un lavoro di fondo dovrebbe essere compiuto in merito alla struttura dei rapporti sociali: sia in generale per quanto concerne l’odierna formazione capitalistica (non omogenea dappertutto, anzi l’esatto contrario) sia con specifico riferimento all’Italia, e ai processi storici (risalenti in particolare agli anni ’70 e successivi, con accelerazione dopo il “golpe giudiziario” dei primi anni ’90) che hanno creato da noi le già segnalate gravi “escrescenze” e deformazioni “tumorali”.

Tuttavia, la prima esigenza è quella della formazione in Italia di un polo nazionale, che deve sostanziarsi di un’adeguata analisi della situazione internazionale e, in particolare, delle tattiche/strategie statunitensi attualmente in sviluppo, con creazione di tutto quel caos che vediamo ed in cui tuttavia ci si dovrebbe inserire per meglio galleggiare nel “liquido in ebollizione”. Un simile polo non avrebbe ragione di esistere – nel senso che non avrebbe alcuna incidenza reale – se non fosse dotato degli strumenti tipici di uno stato d’eccezione. D’altronde, nemmeno sarebbe produttivo d’effetti se non riuscisse a stabilire connessioni e legami con altre forze intenzionate nello stesso senso in paesi europei importanti. Siamo ancora lontani dalla maturazione di simili prospettive. Tuttavia, esiste qualche segnale che non tutto è morto. Credo vi siano forze che cominciano a rendersi conto del tunnel in cui ci stanno cacciando. Se ci sono, lasciamole lavorare secondo i loro tempi e senza pretendere che forniscano il destro ai “cotonieri” e ai loro sicari di vario orientamento (nettamente prevalente quello cosiddetto di sinistra) per disperderle.

Noi cominciamo a lavorare “culturalmente” per la costituzione di tale polo e per l’indicazione della sua urgenza. Nel contempo, alcuni gruppi di lavoro, se hanno il mio stesso orientamento, si impegneranno, con tempi diversi, ad analizzare la struttura sociale odierna: capitalistica in genere e italiana in particolare. Per adesso, dobbiamo scontare tempi assai duri e un tendenziale asservimento del nostro paese ai progetti dei predominanti. Tuttavia, se vogliamo avere un qualche risultato almeno nel medio periodo, è indispensabile non sottolineare ossessivamente le differenze “fra noi e loro”; tanto più che oggi è ampiamente indecidibile chi è questo “noi” e chi sono “loro”. Cerchiamo di comprendere che, perfino tra i predominanti, è forse possibile individuare settori che, per i “fatti loro”, creano problemi alle strategie oggi prevalenti. E non dobbiamo avere nemici preconcetti e ormai definitivi. Oggi sarà necessario battere il ferro in una sua parte (che ci sembra “più molle”), domani in un’altra. Manteniamo pure un’analisi di fondo coerente; sapendo però che non possiamo mettere tutti nello stesso mucchio indistinto, sforziamoci invece di capirne le differenziazioni interne. Non sarà un lavoro facile né tanto “digeribile”. Molti bocconi ci resteranno sullo stomaco. Ma se si vuole avere ancora uno stomaco, sarà meglio prepararsi alle “indigestioni” (e non per abbondanza di cibo ingerito).

E abituiamoci all’idea che di idealisti ne incontreremo pochi; anzi, se li incontriamo, allontaniamoli bruscamente come lebbrosi. Diceva all’incirca Brecht: sono tempi in cui perfino parlare d’alberi è un delitto. Se poi qualcuno ci parla dell’Uomo e dei suoi Alti Destini, o dei “poveri diseredati” cui dedicare la nostra pietosa attenzione, o di “eroi” a tutto tondo contro il Golia americano, e altre sparate da retori, invitiamolo a ripassare in altro momento. Abbiamo cose ben più serie da pensare e da dire. Per il momento è tutto, ma è solo l’inizio.

 

 

 

FATTI E RIFLESSIONI (II)

 

1. La situazione, in questo paese, è ormai senza ritorno per quanto riguarda soprattutto l’inettitudine di Governo, opposizione, giornalismo, gruppi (non) dirigenti del settore economico-finanziario, ceto degli intellual(oid)i. Veramente, non stanno gran che meglio nemmeno gli altri paesi europei, soprattutto i maggiori (Francia, Inghilterra, Germania), ma non può esservi dubbio che siamo sempre un “pelino” avanti sulla via della putrescenza. Siamo tutti nella stessa barca, comunque, per quanto riguarda il demenziale credito ancora accordato alle società di rating; due americane e una inglese, e già questo dovrebbe far riflettere sulla loro inesistente obiettività. Se fossero puri tecnici, allora va detto che sono di una ignoranza e stupidità uniche. Non hanno capito un accidenti della crisi iniziata nel 2008 (continuavano, una volta ormai installatasi stabilmente, a prenderla per una sorta di banale “riaggiustamento”), hanno garantito per titoli spazzatura quali i vari derivati, i subprime, ecc. In Italia, poi, a un paio di mesi dal crac di Cirio e soprattutto Parmalat, continuavano a dare giudizi positivi su queste due imprese. Non vi è autorità economica (e finanziaria), non vi è economista o politico, che non le abbia ampiamente sputtanate. Poi, di nuovo, tutti a dar credito ai giudizi di questi balordi, con grande gioia degli speculatori in Borsa, che approfittano dei cervellotici giudizi che essi danno su questo o su quello per giocare al ribasso o al rialzo a seconda dei casi. Una vergogna continua, con una popolazione che non va comunque scusata per la sua credulità infantile.

In Italia, come abbiamo messo in luce più volte, dalla fine dell’anno scorso (anche prima, ma tutto è venuto a piena maturazione in quel periodo) Berlusconi non conta in pratica più nulla; ha dovuto allentare i suoi rapporti con Putin (del resto anche lui leso nella sua importanza, almeno al presente), ha tradito Gheddafi. Quella almeno apparente maggior libertà di manovra, di cui godeva nell’era Bush jr., è ormai un ricordo del passato. Due pesanti attacchi – prima Fini, il kamikaze, poi Napolitano (non nuovo ai rapporti stretti con ambienti americani democratici) – lo hanno messo al tappeto. Alla fine, sotto tutela di personaggi che l’avevano abbandonato e poi sono tornati, si presenta come uno che non intende più fare alcuno sgarbo a Obama. Ha recitato un po’ di commedia sulla Libia – perché il voltafaccia è stato troppo impressionante e il grandioso ricevimento a Roma di Gheddafi troppo recente – ma ha accettato tutto quanto è stato richiesto. L’aviazione italiana ha fatto più di duemila missioni e sganciato 600 tra bombe e missili. Ciononostante non ha ricevuto nessuna citazione di Obama, che ha ringraziato Francia, Inghilterra, Danimarca e Norvegia.

Adesso la Nato, mostrando a chi capisce qualcosa l’assoluta incapacità dei “ribelli” di ottenere un qualsiasi risultato autonomo (sono mercenari ottusi e inetti, veri bestioni da soma, e pure vili in combattimento), chiede altri tre mesi di “impegno”; e l’Italia è pronta alla sua parte, pur senza mai essere ringraziata. A questo punto, pur senza mostrare alcun apprezzamento per un “amico” di Bush (oltre che di Putin), credo che agli ambienti obamiani non interessi gran che quanto può accadergli in Italia. Ormai è neutralizzato, è succube del presdelarep, vero governatore del paese, quindi a Obama questo basta e avanza (è una ipotesi, non lo affermo dandolo per scontato). Il problema è che questo appiattimento del “Mostro”, ormai obbediente alla potenza predominante, mette in “fregola” l’opposizione, sia quella detta di “sinistra” (di cui ho già chiarito l’essere solo un’ammucchiata di perfetti rinnegati, cioè di banditi di bassa tacca) sia quella finta di “centro”, emanazione dei parassiti che fingono di essere industriali e grandi finanzieri, un’accozzaglia di altri mentecatti solo capaci di rodere alla base ogni possibile fonte di ricchezza.

L’industria “principe” dei roditori è riuscita a mettersi in “sinergia” con gli Usa; una sinergia senza piano industriale (con il ridicolo lancio della “nuova 500”, vettura “di punta”), ma che si basa su un bell’accordo. Ha ricevuto i soldi, grazie all’interessamento della nuova Amministrazione americana, si è presa ufficialmente la Chrysler e così agisce nel mondo, e non più solo da noi, come si trattasse di azienda italiana mentre è agente di penetrazione americana. Questa è la nuova strategia statunitense, applicata sia in campo economico (che non è soltanto tale, perché implica molte ramificazioni lobbistiche in vari paesi, con influssi non solo “di mercato”) sia in quello politico-militare. In Nord Africa, ad esempio, sembra agiscano soprattutto Francia e Inghilterra, ma la maggior percentuale degli “introiti” dell’azione criminale spetterà agli Usa, che stanno sostenendo, e di gran lunga, i maggiori costi della criminale operazione. In Europa lo sconquasso, che sta provocando una certa azione tedesca, servirà a scaricare meglio la crisi finanziaria, il cui centro è negli Usa, nella nostra area (non tanto in Germania quanto nei paesi europei più deboli). Intanto la responsabilità, ben remunerata politicamente, se l’assumerà appunto questo nostro importante vicino.

 

2. Detto fra parentesi (una parentesi non di scarsa rilevanza), questa è la fine che si tenta di far fare, ad esempio, anche a Finmeccanica. Finché agiva soprattutto per il “mercato” (per i settori strategici) degli Usa, non vi erano grandi problemi. Poi si è lasciata andare a “golosità” in direzione di Cina e soprattutto Russia: settore aereo (Sukhoi) e ferroviario. Apriti cielo. L’Ansaldo (settore ferroviario, Breda in particolare), è in vendita ad azienda straniera, anche se ancora non è deciso a chi; all’americana General Electric o alla francese Bombardier o ad altra. I soliti “buontemponi” dicono che è una mossa intelligente perché è settore in perdita e non strategico. Vendendolo si sanerebbe la perdita e si salverebbe la parte strategica. Balle in questo caso. Intanto, si perdono i lucrosi affari in Russia, dove non si preannunciavano affatto perdite. Inoltre, certi affari in settori non di punta, per un’azienda come la Finmeccanica (che ha di tutto e di più), serve da penetrazione in un “mercato” (quello tanto amato dai liberisti); in realtà si allarga una “sfera di influenza”, in cui poi fioriscono ben altre opportunità, oltre che possibili alleanze per reali sinergie (quelle politiche di allargamento della propria influenza, che si coniuga con maggiori prospettive di una propria indipendenza).

Non a caso, infatti, alla s-vendita (e dico svendita non in senso banalmente economico, se si è capito il discorso appena fatto) si aggiunge l’attacco forsennato che magistrati felloni stanno conducendo per danneggiare pesantemente l’intera Finmeccanica, compresi i settori di punta e dunque strategici. Cosa si vuol ottenere in definitiva? O che tale azienda venga smembrata – come si tenta di fare pure con l’Eni, sotto attacco da molte parti, fra cui gli organismi UE, cioè la longa manus della presa americana sull’intera Europa – oppure che torni docile a servire il “mercato” (i settori strategici) americano, abbandonando velleità verso est. Questa la vera antifona dei traditori di cui pullulano i vertici economici e politici di questo povero paese.

E cosa fa la “sinistra”? Coadiuva in pieno l’attacco alla Finmeccanica, anche perché i magistrati sono la sua unica speranza di avere ragione delle resistenze del cavaliere. E probabilmente non solo per questo motivo, poiché i rinnegati che la compongono sono da vent’anni i designati dagli Usa (già da Clinton nel 1992-93) per avere in mano il paese e sottoporlo all’ingordigia di dati settori statunitensi con la complicità dei “cotonieri” italiani (questa infame Confindustria e l’Abi, covi di traditori da processare per direttissima). E cosa fa la Cgil? Difende l’occupazione all’Ansaldo Breda, in pericolo per la s-vendita (si ricordi che cos’è nei fatti). Bene, diranno i superficiali e i venduti della “sinistra radicale” (ancora peggiore di quella maggioritaria). Nient’affatto! L’occupazione non si difende luogo di lavoro per luogo di lavoro; così si irrigidisce semplicemente la gestione di un’azienda, la si rende ancora più “fallimentare” (economicamente parlando) e, alla fine, la battaglia viene persa in un’epoca come questa di crisi generale di stagnazione, legata all’apertura di una fase di conflitti maggiormente improntata al multipolarismo. L’occupazione – come dimostra il caso della Germania nel ’33 dopo l’ascesa dei nazisti, e quello degli Usa, che non uscirono veramente dalla crisi del 1929 con il mitico New Deal, bensì con il definitivo regolamento di conti che chiuse l’epoca policentrica nel 1945 – è legata alla politica di autonomia e di accrescimento della forza del proprio sistema complessivo; forza che è in primo luogo quella delle strategie politiche del conflitto.

I lavoratori la prenderanno in c….. e gli unici posti di lavoro salvi saranno quelli dei tirapiedi inetti e ottusi del sindacato. Esattamente ciò che desiderano i “cotonieri”; esattamente ciò che hanno fatto sempre a partire dal patto Agnelli-Lama del 1975. Lì iniziò la “concertazione”, che viene proseguita a tutt’oggi. Una donna di scarse qualità (come il suo predecessore maschio), che presiede ancora la Confindustria, urla contro il Governo perché aumenta la tassazione, non tocca il sistema pensionistico a sufficienza, non liberalizza, non introduce un regime lavorativo più “flessibile” (maggiori possibilità di licenziamento, crescita del precariato, più autoritarismo nella gestione dei turni lavorativi, delle “pause” e delle loro possibili cause, ecc.); poi critica lo stesso Governo perché tende ad irritare la Cgil, e si fa vedere tutta sorridente e disponibile alla “concertazione” con la Camusso. Quale migliore prova della connivenza dei sindacati e della protervia di industriali che vogliono solo essere riempiti di sussidi, di sgravi fiscali, di aiuti tipo Cassa integrazione, ecc. Non sono imprenditori (quelli di cui parlava Schumpeter), sono solo gestori dello statu quo, fanno concorrenza agli impiegati dei Ministeri, quelli del “caffè ogni mezzora”.

Adesso, per i motivi poco più sopra messi in luce, hanno perso l’appoggio della loro azienda “principe” (salvo la sua parte finanziaria in mano ad un giovinotto di belle speranze, Elkann), dato che quest’ultima si è data ad un intrallazzo di più ampi orizzonti con gli Usa di Obama. Gli industriali italiani sono quindi alla disperazione tanto quanto i politici della “sinistra” e del “centro”. Se non riescono a far andare via Berlusconi presto, non sanno più a che Santo votarsi. Tuttavia, non sono sostenuti fino in fondo da Obama, e nemmeno dal plenipotenziario di quest’ultimo nel nostro paese. Dato che Berlusconi ormai si è abituato ad obbedire, salvo qualche battuta per fingere che non è tanto servo quanto i “sinistri”, inutile sprecarsi troppo. Se questi rinnegati ce la fanno da soli, bene; altrimenti, in attesa del cambiamento “naturale”, si può continuare a logorare il premier, a tenerlo sotto pressione, ad ottenere da lui tutto il desiderato. Insomma, si tiene l’intero paese “a bagnomaria”. Potrebbe verificarsi la caduta del premier, potrebbe non verificarsi ancora. Agli Usa interessa poco; a Napolitano forse un po’ di più, se non altro per preparare la successione a se stesso di un personaggio del suo stesso stampo. Tuttavia, senza fretta e senza scosse violente, onde non mostrare con troppa evidenza quali strappi si facciano subire alla riverita (formalmente) Costituzione, ormai ampiamente “insultata” con gli atti concreti.

 

3. Da un quadro così insano e meschino, cosa mai potrà risultare? Siamo in forte difficoltà nell’ambito di questa Europa. Non ci lasceranno fare la fine della Grecia? Forse. D’altronde, anche questo paese verrà proprio lasciato andare alla deriva? Si vedrà, credo sia importante per tale nazione il suo diventare più apertamente la pedina della Germania per le prossime operazioni, che devono vedere emergere in sede europea una reale subpotenza d’area, tenuto conto dell’azione turca per avere un peso rilevante proprio nella zona sud. I pericoli che corriamo, e l’estrema serietà della situazione sono evidenti. Potremmo restare per un tempo indeterminato con il premier in surplace e quindi con una crescente putrefazione della società e del sistema economico. Nel mentre una serie di forze cattoliche (trasversali) conservatrici, appoggiate da gran parte della Chiesa (si parla della netta maggioranza dei Vescovi) cerca di preparare uno schieramento tradizionalista, di una chiusura sociale e culturale che si può ben immaginare.

Tuttavia, non è facile la durata di un governo come l’attuale e di un premier che, con la forza della disperazione, viene attaccato da tutti quelli che erano convinti di sostituirlo alla fine dell’anno scorso; contando su di una magistratura che sta sconquassando l’intero quadro istituzionale. D’altronde, è possibile, anzi probabile, che gli Stati Uniti non spingano a fondo per il ricambio, data la strategia degli attuali vertici di quel paese. Intendiamoci: l’Italia non è paese in via di sviluppo, non è diviso in clan e tribù né in confessioni religiose che si muovono guerra per una supremazia interna al cristianesimo come avviene in campo islamico tra sunniti e sciiti, ecc. Tuttavia, non illudiamoci troppo; la strategia del caos e dello sbriciolamento del tessuto sociale è la situazione preferita da quegli ambienti statunitensi rappresentati dal nuovo Presidente.

In Irak si è creato il caos appunto con la lotta tra fazioni religiose diverse; ed è interessante constatare come gli Usa, per ottenere tale risultato, abbiano recuperato un certo rapporto proprio con i sunniti che erano stati i più radicali nel muovere loro la guerriglia dopo l’occupazione del paese. In Afghanistan, il tentativo è il medesimo, pur se al momento i talebani fanno vedere sorci verdi sia a loro sia agli “alleati” (servi) nella Nato sia a Karzai che avrebbe dovuto garantire qualche abboccamento con determinati settori dei guerriglieri. Infatti, dopo la burrascosa sostituzione del “bushiano” McChrystal con Petraeus, quest’ultimo, a un anno o poco più dalla sua nomina, è stato spostato alla Cia (il che potrebbe apparire in un certo senso una rimozione vista la scarsa riuscita della sua strategia nel paese asiatico). In Nord Africa, e soprattutto in Libia, la strategia del caos, fondata sull’aiuto a delinquenti e tagliagole, è ancora in pieno sviluppo. Nessuno, a livello internazionale, ha osato dire qualcosa pur dopo il totale travisamento e sconvolgimento della Risoluzione del CdS dell’Onu, dove in fondo 5 paesi su 14 (e che paesi!) si erano quanto meno astenuti.

Sia chiaro che, pur ribadendo la diversità dell’Italia (non avremo lotte di religione o tribali né bombardamenti Nato), la caduta assai probabile di Berlusconi produrrà un caos, in cui potrebbero scatenarsi bande assassine. Hanno gridato per vent’anni al “lupo fascista” (il premier), ma si comporteranno esattamente come le squadre nere di un tempo (e non con semplice olio di ricino). Dovremmo essere difesi dai corpi dello Stato. Uno è ormai dalla loro parte a tempo pieno; quanto a Esercito, Polizia e Carabinieri, Guardia di Finanza e gli altri, non conosco la configurazione delle varie forze al loro interno, ma quel che si vede è scoraggiante. Ho già constatato più volte che siamo all’assurdo (apparente, tenuto conto che abbiamo contro il paese predominante in “occidente”, con vertici fondanti la loro azione sul caos indotto nel territorio sociale da ridurre alla stretta obbedienza) di un capo di Governo, per di più accusato di fascismo, completamente sputtanato e braccato 24 ore su 24. Siamo però anche all’altro assurdo in cui, ad ogni scontro tra manifestanti e forze dell’ordine, ci sono più feriti tra queste ultime; mentre i facinorosi arrestati sono subito liberati dal corpo dedito allo sconquasso sociale e istituzionale.

Non si può stare tranquilli. Per troppo tempo abbiamo accettato di denominare “sinistra” cosche di rinnegati, molte provenienti da settori sempre stati reazionari (si pensi ad un Di Pietro e, oggi, ad un De Magistris che bacia il “sangue di S. Gennaro”), disinteressate ad una pur minima autonomia del paese; ma solo intente invece a servire chi li ha ben foraggiati e appoggiati nel tentativo di assicurarsi il governo del paese. Quanto ai settori “estremi” d’essa, abbiamo sostanziali banditelli pronti eventualmente a dar vita alle squadre assassine di cui già detto. Dall’altra parte, abbiamo sciocchi che hanno continuato a blaterare di “comunisti” e “toghe rosse”. Potrebbero essere felici se si trattasse veramente di comunisti, appartenenti ad un’organizzazione che fu in definitiva docile e malleabile, e non arrivò a promuovere nemmeno una rivoluzione, di cui non si potevano negare obiettivi politici anche di tipo nazionale. Si cercò, e ancora si cerca, di diffondere la menzogna che intendessero portarci in servitù dell’Urss, ma era una gran balla; oggi, i mentitori pagano lo scotto e hanno a che fare con effettivi servi degli Usa di Obama, che li schiacceranno (del resto è ciò che desidera una gran parte dei paraculi del sedicente centro-destra).

Lo ripeto, non si può stare tranquilli. Qui non si vede nessuno dotato della decisione necessaria ad opporsi alla sedicente “sinistra”, composta da personaggi che dovrebbero essere processati e condannati per direttissima. Di fronte alle bande criminali, smaniose di entrare in azione e che del resto compiono in continuazione prove d’assaggio (Di Pietro sta gridando che è possibile ci “scappi il morto”, ecco già gli avvertimenti!), dovrebbero sorgere degli “anticorpi” adeguati pronti alla dura repressione di ogni accenno di disordini e di sovversione. Invece, un ceto medio-alto ancora pingue e ben pasciuto tace ed acconsente, “pagando” anche lui i fomentatori di scontri e scatafasci poiché crede di essere così lasciato in pace. Quando scoppiassero fatti “simil-libici” – intendo dire non nella medesima forma, ma sempre parte della strategia statunitense del caos, atta a distruggere il tessuto sociale di un paese destinato al pieno asservimento – nessuno sarà tranquillo. La Chiesa crede di poterlo essere; e i “fedeli” (ipocriti “invertebrati” come lo sanno essere certi “cattolici da sacrestia”) si aggrappano ad essa e sperano di contare (e contrattare) qualcosa. Non sarà proprio facile, giacché quelli che si muovono con gli Usa (di Obama) non sono esattamente del tipo che poi promosse il “Concordato” nel 1929.

Situazione dunque fosca, ultrapericolosa, di cui mi sembra non si avverta l’intenso “scampanio” di avvertimento. Stiamo tutti all’erta; eventi forse tragici ci attendono. Sperare di no è lecito, contarci troppo, no. O la lenta putrescenza che prepara l’avvento di una conservazione asservita e grigia; o eventi drammatici con violenze e lotte tra fazioni in stato di disfacimento, ma vogliose di dimostrare al Presidente Usa di essere i “migliori” (servi). Tertium non datur, se non esce allo scoperto un nuovo schieramento interessato alla nostra autonomia, consapevole però dell’impossibilità di conquistarla con i “pannicelli caldi”. O saprà usare il bisturi o sarà disperso. Anche in tal caso: tertium non datur.

 

 

 

FATTI E RIFLESSIONI (III)

 

 

1. Da lunga pezza ormai il Governo italiano (in particolare il premier che era in fondo quasi l’unico a sembrare non del tutto omologato in politica estera) è stato appiattito sugli Usa di Obama. Dico “di Obama” per significare un cambiamento nient’affatto modesto della precedente strategia che aveva ricevuto particolare impulso dai “fatti” (sulla cui origine sospendo ogni giudizio) dell’11 settembre 2001. C’è stato forse un periodo di interregno dopo la fine del 2006 (ancora sotto la presidenza di Bush jr.), poi si è prodotta una svolta piuttosto ben avvertita. Ribadisco quanto già detto in precedenza. Gli Stati Uniti sono una vera nazione, dunque i cambiamenti politici, tutt’altro che marginali, non implicano una lotta distruttiva tra vecchio e nuovo; inoltre le due strategie spesso si alternano o addirittura si intrecciano in utili compromessi e interconnessioni. Non esistono più negli Usa settori come furono quelli “cotonieri” (del Sud confederato) nell’800, che non a caso furono annientati mediante una sanguinosa guerra (e per di più civile). Oggi, però, abbiamo appunto a che fare con una nazione, quindi con un “sistema” piuttosto ben integrato, che non corre affatto pericolo di implosioni di alcun genere; i pericoli sono scaricati su paesi “non nazionali” come il nostro, un coacervo di gruppi subdominanti di vario genere, privi di compattezza, di dignità, di autonomia, solo dediti a bassi servizi verso potentati stranieri (non solo statunitensi).

Ci sono stati alcuni anni (in specie 2003-9) in cui ritengo tuttora non sia stato errato pensare alla formazione, pur “timida” e incerta, di un asse tra Mosca, Roma con prolungamento in Nord Africa (Libia per l’appunto); per un determinato periodo si è potuto pure immaginare l’avvicinamento a quest’asse (non dico una vera alleanza) della Turchia. Vi è stata la mancanza di coraggio, soprattutto in Italia, di collegarsi all’Iran; sembrava troppo insultante verso gli Stati Uniti, troppo pericoloso per i progetti di quest’asse, ancora abbastanza “gassoso”. Comunque, adesso è inutile parlarne più. Il “gas” è stato disperso, i due personaggi principali (Berlusconi e Putin) sono nella sostanza separati. Il primo è ormai definitivamente neutralizzato; il secondo sembra giocare in “alterne” parti con altri settori politici. Quanto vi sia di sotterranea tensione o invece di sostanziale accordo in tale gioco è al momento difficile a dirsi. In ogni caso, la Russia ha assunto negli ultimi frangenti un atteggiamento di non opposizione alla strategia “obamiana” .

Le “rivoluzioni colorate” in Georgia e Ucraina si sono “imbozzolate”, ma ciò non significa la fine di altri tipi di manovre per tenere all’angolo la potenza che sembrava emergente. Secondo me, gli Stati Uniti stanno dimostrando una buona flessibilità d’azione, basata appunto sul caos e sul mettere in difficoltà gli altri più che non stabilire forti prese dirette su specifiche zone territoriali. Attualmente, la famosa lotta tra potenze non viene svolta “in positivo” – da quella che è ancora decisamente superiore alle altre – per stabilire il proprio dominio su date regioni. Gli Usa mirano, intanto, ad impedire che qualcuno vi eserciti stabili influenze; poi, “da cosa nasce cosa”, questo l’orientamento della nuova strategia. Naturalmente, quest’ultima implica che si dia credito (con cautela) ad altri paesi, da assumere, in modo molto provvisorio, quali propri sicari cui far intravvedere possibilità di “promozioni” ulteriori. Alcuni agiscono come semplici “maggiordomi” degli Usa (Francia e Inghilterra, ad esempio); non credo invece sia questo il caso della Turchia e, chissà, forse nemmeno della Germania (qui siamo però più prudenti).

Ribadisco che gli Usa obamiani (solo una denominazione per indicare comunque una diversa politica rispetto a quella seguita in precedenza, spero lo si sia ormai capito) non si pongono in netta e allora lacerante contrapposizione rispetto al passato. Agire nel caos è molto complicato e rende una strategia comunque labile e rischiosa anche per chi la applica; a volte si deve procedere a rapidi revirements da un momento all’altro. La pantomima sulla mossa di Abu Mazen è abbastanza chiara; non si tratta di una forzatura del lacchè palestinese, il quale invece agisce con il consenso di Obama. Questi finge di non essere d’accordo, non rifiuta affatto la prospettiva di mettere il veto apparendo ancora il “difensore” di Israele. In realtà, i media del mondo politico “occidentale” (quello vicino ad Obama) daranno risalto e pubblicità alla mossa, perfino talvolta criticandola. Abu Mazen cercherà di acquistare credito internazionale. Il tentativo è di spingere settori islamici più moderati a staccarsi da quelli radicali. Tra i primi, vi è chi funzionerà da vero servitore degli Usa, altri invece da “alleati” subordinati però all’influenza della Turchia, che cercherà di avvantaggiarsi rispetto sia ad Israele sia all’Iran quale subpotenza principale nell’area mediorientale; giocando in relativa autonomia, ma certamente con una maggiore vicinanza alla strategia statunitense odierna.

Chi non vede in tutto questo un profondo rimescolamento delle carte – quanto meno tentato, i risultati effettivi si vedranno in seguito – da parte degli Usa di Obama, non è in grado di capire gran che di ciò che si andrà sviluppando nel prossimo futuro. Verrà facilmente a trovarsi in pieno contrasto con quelli che la pensano come noi, perché il suo cieco furore antiebraico lo porterà ad accostarsi a tale strategia che, naturalmente se riesce nei suoi intenti e non sarà quindi obbligata a ripiegare nuovamente sul “vecchio”, ridimensionerà Israele (senza abbandonarlo, perché in futuro potrebbe tornare ancora molto utile in caso di nuovo “cambio di passo”) e darà qualche “acciughina” ai “poveri palestinesi”. Ribadisco che in ogni caso il mutamento statunitense non è affatto marginale e non è per nulla una “finzione”. Certamente, tutti noi ci auguriamo che la nuova strategia finisca in un “cul di sacco”; tuttavia, ora è in pieno svolgimento e non è un cambiamento di scarsa portata.

Giusta a mio avviso la presa di distanza di Hamas. Tuttavia, mi sembra che la cautela di cui questa è pregna sia non solo dovuta alla corretta prudenza da esibire in simili occasioni; si manifesta pure una certa difficoltà di riadattare la propria strategia a quella molto più “avvolgente” degli Usa, che dettano di fatto l’agenda ad Abu Mazen. Hamas non si sente di affrontare di petto tale contingenza; e si trincera dietro la necessità di mantenere aperta la possibilità di un “fronte unito” con il Quisling palestinese, quando l’unità d’azione comporta, nelle condizioni internazionali presenti, un possibile parziale cedimento su questioni decisive. Sintomatico, direi, tale evento, da seguire comunque nell’evoluzione dei prossimi tempi.

 

2. Come già sostenuto, la politica dell’attuale Governo italiano è ormai appiattita definitivamente su quella degli Usa di Obama. Non vi è dubbio che la falsa sinistra (mai stata sinistra in senso effettivo, “storico”) tenta disperatamente di non perdere la sua qualifica di referente primario degli americani. Le demenziali, e ignobili, dichiarazioni dei suoi esponenti (compresi quelli “radicali”, termine del tutto inappropriato, che usiamo per farci intendere da chi ancora non ha capito che non di sinistra si tratta, ma di varie gradazioni del tradimento operato da frange politiche di una infamia senza pari) sono molto significative. Si è arrivati a paragonare Berlusconi a Gheddafi, proprio a colui che il primo ha tradito in modo clamoroso. Il “governo” del Comune di Milano ventila la possibilità di invitare l’eventuale nuovo Stato palestinese alla prossima Expo. Naturalmente, non si sa se per stupidità o per gioco delle parti, il centro-destra vi si oppone. Tutto concorre a far si che la falsa sinistra si presenti come il migliore e più prono sicario delle trame obamiane.

Tuttavia, il presidente nero (non tanto di pelle quanto “d’anima”) non si lascia troppo commuovere. In questo momento, è indecidibile la convenienza o meno di lasciare marcire Berlusconi nella sua situazione di ormai “prigioniero” delle manovre statunitensi. Anche il referente maggiore che gli Usa hanno in Italia, colui che veramente governa il paese dietro l’apparenza del “supremo garante”, è molto cauto. Si agitano scompostamente invece i vari settori della falsa sinistra; e quanto più a sinistra si va (quanto più falsa e ipocrita essa è), tanto più si trova gente che scalpita. In effetti, il suo “terrore” è giustificato; dopo vent’anni di fallimenti continui, se Berlusconi dura ancora sei mesi, “questi qui” hanno chiuso con ogni possibile alternanza. Tale risultato è per lo meno assai probabile (lo darei all’80-90%). La “prescia” è quindi d’obbligo.

Altrettanto scalpitanti sono i settori della Confindustria e dell’Abi, quelli che chiamo GFeID (grande finanza e industria “decotta”). In effetti, quest’ultima era sempre stata di fatto guidata e orientata dalla Fiat, che ormai sempre più si è defilata, avendo stretto una migliore e più proficua alleanza (subordinata) con gli Usa di Obama; “alleanza” di cui la “conquista” della Chrysler (ottenuta con “soldi” americani) è stata la firma. L’appiattimento di Berlusconi su Obama, le misure economiche deludenti prese finora, hanno indubbiamente scontentato vasti settori di quella che poteva essere la base sociale del berlusconismo, i settori del ceto medio produttivo (piccolo-media imprenditoria, lavoro “autonomo”, ecc.), i quali non si rendono minimamente conto di quanto si è svolto e si sta svolgendo, dei giochi internazionali che hanno “disfatto” il premier e certe sue “alleanze”. Di conseguenza, quel che conta è il malcontento dell’elettorato di centro-destra; la GFeID (come gli scherani della falsa sinistra) sente la necessità di approfittare dell’occasione: ora o mai più. Anche per questi finanzieri e industriali felloni i prossimi sei mesi sono decisivi. E lo stesso vale per i sindacati della “concertazione”; non solo quindi la Cgil, ma pure gli altri.

Incerto è il giudizio sul comportamento degli attuali Usa obamiani. Il non ringraziamento dell’Italia per il suo servile comportamento in merito alla vile aggressione alla Libia non deve trarre in inganno. E’ ovvio che non vi è feeling tra gli ambienti statunitensi oggi in auge e il premier italiano; tuttavia, è abbastanza credibile un cauto atteggiamento americano (e dunque del nostro presdelarep) data la possibilità di sconvolgimenti nel nostro paese, che non gioverebbero nemmeno all’Europa e agli indirizzi che la prevalente influenza statunitense vuole imprimere ad essa. La strategia del caos non è applicata senza discernimento e un minimo di prudenza. Difficile quindi valutare al momento (e senza informazioni precise sui comportamenti dei gruppi dominanti e subdominanti) la possibile evoluzione degli avvenimenti in Italia. Resta solo, di questo sono convinto, la fretta della GFeID e dei suoi scherani della falsa sinistra, che hanno ormai un tempo limitato per ottenere gli scopi che si prefiggono da quasi vent’anni. Assisteremo dunque ad un finale d’anno assai turbolento e logorante per Berlusconi. Il risultato non è già determinato con certezza.

La situazione è in completo (som)movimento nel nostro paese e nell’area a noi vicina. E d’altronde sarà difficile comprenderne i vari aspetti se non si capiscono più a fondo gli scopi della strategia americana. Appare piuttosto sicuro che essa ha l’iniziativa e che gli “impulsi” impressi si dirameranno in modo reticolare secondo direzionalità e obiettivi finali non preordinati con rigida determinatezza. Salvo ovviamente lo scopo precipuo e complessivo di rendere arduo il cammino delle potenze dette emergenti, che quindi emergeranno con più gravi difficoltà dovendo parare parecchi colpi e rattoppare “strappi” non prevedibili con il dovuto anticipo. L’Italia resterà a lungo un vaso di coccio, dove prevarranno forze servili e del tutto incapaci di difesa dei nostri interessi; dove “nostri” significa quelli della maggioranza della popolazione, con minoranze però cospicue che agiranno per portare il massimo disordine e la completa dipendenza (agli Usa e forse pure a Germania, Francia, ecc.).

Sarà tuttavia compito di chi si oppone a questa deriva comprendere meglio che cosa significa difendere gli interessi “nazionali”; onde non cadere in definitiva in uno sterile nazionalismo molto tradizionale e d’altri tempi, che non condurrebbe da nessuna parte. Per il momento, cerchiamo di afferrare i motivi della nostra dipendenza e di capirli soprattutto nel loro senso politico, senza le scorciatoie del debito pubblico e del deficit da sanare, della “malintenzionata” Finanza cui tagliare le unghie, ecc. Anche molti critici della politica italiana attuale – sia al governo che all’opposizione – aiutano di fatto le strategie complessive di asservimento del paese perché dirottano l’attenzione verso obiettivi assai limitati e circoscritti, mentre resta del tutto obliterato e mai analizzato l’orientamento dei reali centri strategici che si muovono, fra loro in contrasto, per ottenere la supremazia di questo o quel gruppo dominante (e, in Italia, subdominante). Anche la più cruciale polemica tra chi straparla di fine degli Stati nazionali e chi smaschera l’ideologia servile di tale tesi rischia di annebbiare la visione complessiva dei nostri problemi, in assenza di una più attenta analisi di che cos’è lo Stato, visto sempre come un “soggetto” a se stante: o custode paterno degli interessi collettivi o Leviatano diabolico che schiaccia la maggioranza a favore di una minoranza.

Ne abbiamo di strada da fare! In ogni caso, la politica al posto di comando, e rifiuto di ogni deviazione puramente tecnico-economicistica, di cui si fanno alfieri pure i “radicali nemici” del capitalismo, poi debitamente reclutati dal mondo accademico e dai media della GFeID per confondere le idee e distrarre dalle attività critiche più pregnanti perché, appunto, attinenti alla sfera della politica.

PS In Libia, a Tripoli trovata fossa comune con più di 1.700 corpi

TM News – ‎1 ora fa‎

Prigionieri uccisi dai carcerieri nel 1996. Il carcere di Abu Salim usato da Gheddafi per imprigionare e torturare gli oppositori Tripoli, 25 set. (TMNews) – I resti di più di 1.700 prigionieri uccisi nel 1996 dai loro carcerieri nella prigione di Abu

Orrore in Libia: una fossa comune con 1200 corpi scoperta alle Adnkronos/IGN

Tripoli, trovata fossa comune 1200 cadaveri tra prigionieri e insorti La Repubblica

 

Eccoli di nuovo in azione. Notare: chi scrive più di 1700, chi 1200. Ormai è inutile stupirsi di questi massacratori e assassini che chiamano assassini gli altri. Fra qualche anno sapremo che sono come Thaci, e che magari questa fossa è come quella di Timisoara; ma lo diranno per due-tre giorni e poi riprenderanno a mentire. Comunque, i giornalisti sono criminali al pari degli altri, nessuna scusante per questi delinquenti da trivio.

 

 

Conflitti e Strategie

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2 Responses to Fatti e riflessioni

  1. affus says:

    I PARTITI ,TUTTI ,TUTTI , SONO ASSOCIAZIONI A DELINQUERE DI STAMPO MAFIOSO.
    PARITITI CANCRO SOCIALE
    Il cancro di una societa’ sono i partiti ,il termine deriva dalla parola latina pars, parte. Chi si affida a un partito forma come una setta, rimane chiuso in una parte e poi si butta nel gioco democratico dove esiste solo la svendita delle propie idee ,il compromesso,la mediazione con altre parti e questo viene chiamata politica democratica . Alla fine questi vengono dominati a vita da una casta che come nelle logge, difendono i propri adepti tra le altre caste . I partiti sono figli dell’ideologia e non si spiegano senza l’ideologia , che è alienzione .separazione dal concreto pratico . Se invece andiamo alla origine della POLITICA notiamo che prima dei rex, c’erano i senex, gli anziani , poi diventati senatori a roma , ma prima c’erani i capi famiglia , cioè la gens, ovvero i patres coscritti. Spesso questi facevano da giudici .La democrazia non c’è mai stata ad Atene perchè votava solo il 5% della popolazione ed erano solo gli aristocratici e i proprietari terrieri a riunirsi e decidere . Erano esclusi i contadini, le donne ,gli schiavi e i nullatenenti. Questa cosa loro chiamavano democrazia e ce la pongono come primo modello.

  2. affus says:

    LA SOLUZIONE A TUTTO E’ L’ELIMINAZIONE DEI PARTITI POLITICI DALLO STATO E DALLA POLITICA ITALIANA ,MA UNO SI SPAVENTA E DICE : ALLORA SI VA NELL’ANARCHIA ! NO, PERCHE’ L’ELIMINAZIONE DEI PARTITTI NON SIGNIFICA ANARCHIA MA DIRETTA GESTIONE POLITICA !!!! VERO GOVERNO DI UNA NAZIONE E DI UN POPOLO .I PARTITI IMPEDISCONO LA DEMOCRAZIA ,IMPEDISCONO IL GOVERNO DEL POOLO !
    SIGNIFICA CHE ALCUNI CITTADINI SCELTI, SENZA PUBBLICITA’, GUIDANO ALTRI DIVENTANDO CONSIGLIERI E SINDACI SENZA LA MAFIA PARTITICA E LO SCAMBIO DEI VOTI E DEGLI INTERESSI.TUTTI I PARITITI CHE ABBIAMO DISCENDONO DAI PARTIGIANI, GENTE FAZIOSA E VILE CHE HA DERUBATO L’ITALIA E L’HA SACCHEGGIATA. GENTE CHE è VENUTA A PATTI CON LA MASSONERIA INTERNAZIONALE E SI è VENDUTO IL POPOLO ITALIANO PUR DI SEDERSI ALLLE POLTRONE DEL POTERE .DIFENDIAMO LA DEMOCRAZIA DAI PARTITI E LIBERIAMOLA DAI PARTITI . I PARTIGIANI CI HANNO LIBERATO DA UN PARTITO E CI HANNO DATO IN POTERE DI CENTO PARTITI, OVVERO CENTO MAFIE DA FAR GOVERNARE AL POSTO DEL POPOLO .CHIUNQUE NON E’ ISCRITTO A UN PARTITO E’ IDONEO A GOVERNARE , E’ UNO CHE AMA PERCHè NON è ” PARTIGIANO… HA DI MIRA LA GIUSTIZIA ,ORA DIO SI IDENTIFICA CON LA STESSA GIUSTIZIA .L’AGGETTIVO IN DIO DIVENTA SOSTANTIVO !

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